{"id":1218577,"date":"2020-10-19T19:30:50","date_gmt":"2020-10-19T18:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1218577"},"modified":"2020-10-19T19:30:50","modified_gmt":"2020-10-19T18:30:50","slug":"incontro-con-marie-doutrepont-dovremo-rendere-conto-ai-nostri-figli-per-il-nostro-comportamento-a-proposito-del-campo-di-moria-e-della-politica-di-accoglienza-della-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/10\/incontro-con-marie-doutrepont-dovremo-rendere-conto-ai-nostri-figli-per-il-nostro-comportamento-a-proposito-del-campo-di-moria-e-della-politica-di-accoglienza-della-ue\/","title":{"rendered":"Incontro con Marie Doutrepont: \u00abdovremo rendere conto ai nostri figli per il nostro comportamento\u00bb a proposito del campo di Moria e della politica di accoglienza della UE"},"content":{"rendered":"<p>Marie Doutrepont su Moria : \u00abogni traccia di umanit\u00e0 sparisce come una goccia d&#8217;acqua su una lastra di cemento caldo\u00bb.<\/p>\n<p>Marie Doutrepont \u00e8 un&#8217;avvocatessa belga, autrice del libro \u00abMoria: Cronache dei limbi dell\u2019Europa\u00bb,180\u00b0 edizione \u2013 2018. Dopo aver letto il suo libro, abbiamo deciso di intervistarla.<br \/>\nDesideravamo conoscerla meglio e valorizzare il lavoro di tutti coloro che si occupano dei rifugiati. Speriamo inoltre che chi non si sente coinvolto oggi sia incoraggiato a leggere le lettere pubblicate in questo libro, scritte come una boa di salvataggio dal campo di Moria.<\/p>\n<p>L&#8217;intervista \u00e8 stata realizzata alla vigilia dell&#8217;annuncio del nuovo Contratto europeo sulla migrazione 2020 (PACT) e all&#8217;ombra dell&#8217;incendio che ha avuto luogo nella &#8220;vergogna dell&#8217;Europa&#8221;, il Centro di accoglienza e identificazione \/ Campo Moria. Marie Doutrepont parla con sincerit\u00e0 e a cuore aperto della sua esperienza a Moria, dove ha prestato gratuitamente assistenza giuridica a decine di richiedenti asilo intrappolati tra le restrittive leggi europee e l&#8217;impossibilit\u00e0 di tornare ai loro paesi di origine.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;abbiamo appena saputo!<\/strong> Qualche giorno fa, il governo greco ha rimpiazzato Moria, che ha preso fuoco, con una nuova struttura a Kara Tepe (un posto vicino a Moria, Lesbo). Questa intervista esprime l&#8217;a preoccupazione di tutti, per un cambiamento non solo nella struttura del campo (acqua calda, pi\u00f9 servizi igienici, alimentazione e alloggi adeguati), ma anche nei servizi che, secondo i trattati, L&#8217;UE \u00e8 obbligata a fornire alle persone che arrivano sul continente alla ricerca di protezione internazionale. Il diritto di asilo \u00e8 inalienabile e il modo in cui questo diritto viene violato dall&#8217;accordo UE-Turchia e dalle politiche generali di asilo dell&#8217;UE oggi \u00e8 una vergogna che infanga la cultura umana contemporanea. Come abbiamo gi\u00e0 scritto a pi\u00f9 riprese, esistono delle soluzioni e possono essere trovate immergendosi nel paesaggio umano di questi luoghi remoti.<\/p>\n<p><strong>Video (in francese)<\/strong><br \/>\nPer vedere il video (21&#8217;50&#8221;) con i sottotitoli in francese (o in un&#8217;altra lingua) :<br \/>\n1. Cliccare sull&#8217;icona Sottotitoli (rettangolo bianco in basso a destra nella finestra del lettore video).<br \/>\n2. Cliccare sull&#8217;icona Parametri (ruota dentata in basso a destra), poi cliccare su Sottotitoli, successivamente su Tradurre automaticamente.<br \/>\n3. Nella finestra che si apre, scorrere la lista delle lingue e cliccare su Francese (o la lingua di vostra scelta).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Interview de Marie Doutrepont \u00e0 propos du camp de Moria\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/whNR4OX9JOM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Trascrizione del video<\/strong><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 andata al campo Moria?<\/strong><br \/>\nLavoro con i diritti degli stranieri da sempre. Sono specializzata in diritto di asilo. Sono dieci anni che le persone vengono da me a raccontarmi i motivi per cui sono fuggiti dal loro paese. C&#8217;era sempre una parte della storia che resta un buco nero, una parte della storia che, come avvocati, indaghiamo molto raramente, perch\u00e9 siamo pi\u00f9 interessati alle persecuzioni nei paesi di origine. \u00c8 la parte del racconto che riguarda quello che si chiama &#8220;la via di fuga&#8221;. E in particolare, mi interessava sapere come i richiedenti e le richiedenti asilo vengono trattati in Europa, ai confini dell&#8217;Europa, in quei luoghi che sono i luoghi del non-diritto, dei <em>no man&#8217;s land<\/em> che sono quelli chiamati gli &#8220;hotspot&#8221;, che si trovano ai confini, alle frontiere d&#8217;Europa. E poi, \u00e8 girato un piccolo annuncio di un&#8217;associazione che cercava avvocati volontari per prestare assistenza giuridica in questi hotspot, ho mandato immediatamente la mia candidatura ed \u00e8 stata accettata. \u00c8 cos\u00ec che sono partita.<\/p>\n<p>La procedura di trattenimento dei richiedenti asilo \u00e8 una violazione dei diritti umani?<br \/>\nPer definizione, la procedura di asilo a Moria \u00e8 estremamente mutevole.<br \/>\nLe procedure sono molto vaghe, instabili, le regole cambiano in continuazione&#8230; \u00c8 molto difficile poter dare anche solo una consulenza giuridica un po&#8217; pi\u00f9 sicura alle persone che sono nel processo di richiesta di asilo, proprio perch\u00e9 tutto cambia sempre. Quando sono arrivata &#8211; ormai tre anni e mezzo fa &#8211; avevamo un briefing giuridico all&#8217;inizio di ogni settimana. Eravamo tutti avvocati specializzati in diritto di asilo. Questo vuol dire che avevamo tutti delle nozioni abbastanza precise sul diritto europeo, ma c&#8217;erano tutte delle procedure specifiche a Moria che non conoscevamo, e a volte da una settimana all&#8217;altra cambiavano del tutto le procedure.<\/p>\n<p>Quindi, ovviamente, questa confusione giuridica, questa incapacit\u00e0 di poter spiegare come andare avanti nel processo, \u00e8 gi\u00e0 una fonte di violenza enorme. Dunque, \u00e8 solo questo, solo il fatto che io non possa spiegarvi nel dettaglio come funziona la procedura da quanto cambia, \u00e8 esplicativo; \u00e8 cambiata quando ero l\u00e0, \u00e8 cambiata varie volte dopo, \u00e8 gi\u00e0 questa una violazione di base dei diritti umani di persone che sono completamente alla deriva, che hanno davvero bisogno di avere una prospettiva, di capire in cosa arrivano, in cosa si stanno inserendo. \u00c8 evidentemente gi\u00e0 una violazione. \u00c8 certo che, a tutti i livelli, ci sono delle violazioni dei diritti fondamentali.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 c&#8217;\u00e8 un primo grosso problema, e cio\u00e8 la rilevazione delle persone chiamate &#8220;vulnerabili&#8221;.<br \/>\nC&#8217;era una procedura a Moria per le persone che arrivano sull&#8217;isola &#8211; e quindi che arrivano in Europa &#8211; secondo la quale in pratica vengono smistate le persone &#8220;vulnerabili&#8221; e quelle &#8220;non vulnerabili&#8221;.<br \/>\nMa c&#8217;\u00e8 una certa ironia in questo, perch\u00e9 chi \u00e8 arrivato su un gommone affollato, chi ha creduto che ci avrebbe perso la vita, chi magari ha visto morire affogate persone che erano accanto a lui sul barcone&#8230; Di fatto, per definizione, sono tutti vulnerabili! Ma bisogna fare una selezione tra chi \u00e8 pi\u00f9 o meno vulnerabile e gi\u00e0 cos\u00ec era molto problematico, perch\u00e9 l&#8217;accertamento di questa vulnerabilit\u00e0 si fa in pochi minuti, a volte senza neanche un interprete, con vari impedimenti che spesso fanno s\u00ec che le persone non dicano che hanno dei problemi per paura che se dicono di essere malate, questo pregiudichi la loro domanda di asilo.<\/p>\n<p>Mi viene in mente un esempio: un uomo congolese che era stato orribilmente torturato, talmente torturato che tutto il suo corpo era coperto di vesciche, e quando ha sollevato la maglietta e le ha mostrate al medico che aveva l&#8217;incarico di fare questo smistamento, quest&#8217;ultimo ha creduto che avesse una malattia della pelle, gli ha prescritto una pomata dermatologica e l&#8217;ha classificato come &#8220;non vulnerabile&#8221;.<\/p>\n<p>Ho incontrato persone che si trovavano in una sofferenza insostenibile, ma una volta ricevuta l&#8217;etichetta sbagliata, \u00e8 molto difficile tornare indietro.<\/p>\n<p>Inoltre c&#8217;\u00e8 il problema delle scadenze.<\/p>\n<p>Ho un&#8217;amica che \u00e8 andata recentemente a Moria e che diceva che le persone che sono arrivate a dicembre 2019 saranno chiamate in commissione di asilo nel 2021.<\/p>\n<p>Quindi, Moria, che era destinata ad essere un campo transitorio per chi si ferma qualche giorno, o magari una o due settimane&#8230; ora \u00e8 un campo profughi a tutti gli effetti, dove le persone restano a lungo. Questa \u00e8 un&#8217;altra violazione dei diritti umani, obbligare le persone a restare in un campo di concentramento. \u00c8 un campo dove vengono ammassate le persone, visto che si parla di 20.000 persone in una struttura con una capacit\u00e0 di 2.500 posti.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 affatto un&#8217;assistenza giuridica adeguata. Quando ero sul posto, eravamo circa 6 avvocati per, all&#8217;epoca, 7-8000 persone. Dunque, non c&#8217;\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di fare in modo che le persone vengano preparate correttamente. E non c&#8217;\u00e8 alcuna assistenza. Qui in Belgio, quando qualcuno inoltra una domanda di asilo, io lo accompagno in commissione. Laggi\u00f9, era quasi impossibile; non ci sono le autorizzazioni, gli avvocati stranieri sono sono autorizzati ad accompagnarli, ecc. \u00c8 tutto cos\u00ec problematico, a tutti i livelli. Non c&#8217;\u00e8 niente che funzioni, che sia in termini di informazione, di trasmissione dell&#8217;informazione, di chiarezza&#8230; anche per degli avvocati come noi, specializzati in diritto di asilo, spesso non ci capivamo niente, della capacit\u00e0 di regole che cambiano in continuazione, delle scadenze di gestione della richiesta di asilo. Anche sulla sostanza: infatti, la prima tappa era quella della vulnerabilit\u00e0, la seconda tappa era quella di vedere se si potevano rimandare le persone in Turchia.<\/p>\n<p>Dal momento che si prendeva in considerazione che uno faceva parte di un gruppo con un alto tasso di riconoscimento dello status di rifugiati, come per esempio i siriani, si cominciava con lo stabilire se non si potesse rimandarlo in Turchia. E nella misura in cui si prendeva in considerazione che la Turchia fosse un&#8217;alternativa sicura, che lo si potesse rimandare in Turchia con una garanzia minima che non lo si rimandava direttamente in Siria. In effetti, non veniva proprio esaminata la sostanza della richiesta di asilo, il motivo per cui qualcuno lascia il suo paese di origine, pertanto c&#8217;\u00e8 una evidente violazione della convenzione di Ginevra &#8211; la convenzione sui rifugiati, &#8211; che vincola tutti gli stati firmatari a esaminare la situazione almeno, a chiedersi &#8220;perch\u00e9 sei venuto qui? Qual \u00e8 la tua motivazione?&#8221;. E qui, infatti, ci sono delle procedure messe in atto a livello europeo, per dire: \u00abnon esamineremo il motivo della fuga, la ragione per cui le persone avviano una richiesta di asilo\u00bb, proprio a quelle persone che, per la loro nazionalit\u00e0, hanno bisogno a priori e in percentuale altissima di protezione.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;accordo dell&#8217;UE con la Turchia era destinato ad accelerare la procedura?<\/strong><br \/>\nNon penso che fosse fatto per accelerare la procedura. Era per arrestare &#8211; odio queste parole &#8211; l&#8217;ondata, l&#8217;afflusso, l&#8217;esondazione, la valanga, ecc. Evocano sempre delle immagini come se si trattasse di uno tsunami, una catastrofe naturale. Quindi, quando c&#8217;\u00e8 stata questa &#8220;ondata&#8221; importante di persone che sono arrivate nel 2014, 2015, c&#8217;\u00e8 stata la volont\u00e0 di frenare, di vedere come si poteva fare per mettere fine a tutto ci\u00f2. Non penso che la volont\u00e0 prioritaria fosse di accelerare la procedura di asilo.<br \/>\nNon credo che sia mai stato cos\u00ec. Ne sono sicura e lo sono ancora di pi\u00f9 quando leggo le testimonianze di persone che ci sono state dopo di me. Ho letto il libro di Ziegler &#8220;la vergogna dell&#8217;Europa&#8221; ed \u00e8 interessante vedere che facciamo davvero la stessa analisi e diciamo entrambi che a Moria il problema non \u00e8 solo la negligenza, non \u00e8 solo la cattiva gestione. \u00c8 una politica deliberata che ha come scopo di mandare un messaggio alle persone che vogliono venire in Europa, che dice: &#8220;guardate cosa facciamo a chi viene qui. Li trattiamo male, li trattiamo come cani, li lasciamo in un campo&#8221;, e spera che quelle persone lo vadano a dire ad altri e che questo faccia da deterrente. E quindi, l&#8217;accordo UE &#8211; Turchia non ha mai avuto come obiettivo di accelerare il processo di richiesta di asilo. L&#8217;obiettivo era di cercare di frenare gli arrivi e di lasciare marcire le persone in una specie di <em>&#8220;no man&#8217;s land&#8221;<\/em> dove esse sono in Europa ma non lo sono effettivamente, e senza nessun titolo, s\u00ec be&#8217; pu\u00f2 funzionare.<\/p>\n<p><strong>Ha dei consigli da dare alle ONG sul posto?<\/strong><br \/>\n\u00c8 una questione complicata. Non so bene come rispondere. In effetti, \u00e8 cos\u00ec complicato lavorare a Moria perch\u00e9 si ha l&#8217;impressione di svuotare il mare con un cucchiaino. Io, per parlare della mia esperienza &#8211; ed \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 nato il mio libro &#8211; quello che mi ha aiutato, quello che mi \u00e8 sembrato in ogni caso assolutamente necessario, \u00e8 stato di testimoniare, di dire a me stessa che in realt\u00e0 l&#8217;unica cosa che forse potevo fare era di dire cosa sta succedendo, di denunciare, di dare degli esempi, e di vedere che questo, questo tocca le persone. Penso che ci\u00f2 che ha fatto s\u00ec che questo libro toccasse le persone \u00e8 che ho solo raccontato le storie di persone, esseri umani. Quando vedo le testimonianze che leggo, peraltro di persone che sono a Moria o che si sono state, spesso solo solo storie di vita. Ci si trovano degli uomini, delle donne, dei bambini che hanno affidato i loro racconti e che hanno raccontato come vanno le cose a Moria. E mi sembra che questo sia essenziale. E poi, ma qui \u00e8 la giurista che parla, penso ci sia bisogno di riflettere sul modo in cui si possa coinvolgere anche la responsabilit\u00e0 delle nostre istituzioni europee che autorizzano, sostengono e permettono tutto questo.<\/p>\n<p>Ma penso che sia una responsabilit\u00e0 dire cosa succede a Moria perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una volont\u00e0 molto, molto determinata a creare omert\u00e0. Non si possono fare foto nel campo, non si pu\u00f2 uscire dal campo con delle foto; all&#8217;inizio, tutti quelli che lavorano nel campo come volontari devono firmare un accordo di riservatezza in cui si impegnano a non divulgare niente di quello che succede nel campo. Quindi c&#8217;\u00e8 la volont\u00e0 che non si sappia niente in giro. E questo ha funzionato per un periodo. Credo che da qualche anno, da quando sono tornata, ci sono sempre pi\u00f9 testimonianze che escono e le persone cominciano ad essere pi\u00f9 al corrente di quello che succede. Ma credo che bisogna continuare. Dire a se stessi che \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 di essere sul posto; e che bisogna continuare a raccontare quello che si vede.<span style=\"color: #333333;\"><span style=\"font-family: Helvetica, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l&#8217;attitudine dei belgi verso i rifugiati di Moria?<\/strong><br \/>\nNon ci sono regole! Basta dare uno sguardo al panorama politico. Abbiamo un paese in cui, ad eccezione delle Fiandre, c&#8217;\u00e8 una maggioranza di estrema destra. Ci sono persone molto ostili, che hanno molta paura delle migrazioni. E poi ci sono persone, come per esempio la piattaforma cittadina, che sono fortemente impegnate.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci\u00f2 che \u00e8 interessante \u00e8 che si \u00e8 creata una sensibilizzazione, dalla negligenza colpevole dello stato belga che ha rifiutato di accogliere dei migranti, e di colpo ora ci sono persone che non erano per niente coinvolte e che prima non avevano convinzioni politiche chiare su questi temi, che si sono rese conto che c&#8217;\u00e8 qualcosa di sbagliato nel modo in cui vengono trattate le persone. Quindi, \u00e8 un po&#8217; come dappertutto, non ci sono regole. Ci sono delle cose molto molto belle che succedono e poi ci sono molte paure purtroppo, alimentate parecchio politicamente.<\/p>\n<p><strong>Aprire le frontiere o continuare a erigere muri?<\/strong><br \/>\nIo penso che, in ogni modo, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non funziona nel modo in cui si pone la domanda in questo momento storico. Palesemente. Stiamo facendo un genocidio nel Mediterraneo!! Ed io mi aspetto che, da qui a 5, 10 anni, i nostri figli ci guarderanno con sgomento dicendo &#8220;ma cosa avete fatto?&#8221; Che ci sar\u00e0 una Norimberga del mare Egeo, del mar Mediterraneo. Tutte le persone che abbiamo, in modo a volte molto molto consapevole, lasciato ad affogare laggi\u00f9, o che abbiamo aiutato a naufragare. C&#8217;\u00e8 un articolo recente che \u00e8 uscito sul New York Times che mostra dei funzionari greci imbarcare delle persone che magari hanno lo status di rifugiati in Grecia o negli hotspot; li mettono in dei barconi e li abbandonano alla deriva per rimandarli in Turchia. Quindi, c&#8217;\u00e8 veramente qualcosa che diventa folle, la macchina che si inceppa&#8230; Si ha l&#8217;impressione che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un limite a quello che si pu\u00f2 infliggere a queste persone. Insomma, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non funziona, qui, \u00e8 evidente. E si vede bene, laddove l&#8217;hanno fatto, di costruire muri &#8211; che sia in Messico o in Palestina &#8211; che questo non fa che esacerbare le tensioni, crea pi\u00f9 violenza.<\/p>\n<p>Io penso che bisogna comunque distinguere: ci sono persone che fuggono dal proprio paese per motivi di asilo, perch\u00e9 cercano un rifugio in un altro paese, e che non possono tornare nel loro.<\/p>\n<p>Ci sono anche persone che fuggono per altre ragioni, e loro, purtroppo, non ottengono protezione perch\u00e9 di fatto non rientrano nei criteri della Convenzione di Ginevra. Fuggono perch\u00e9, se restano, muoiono di fame. E questo non \u00e8 riconosciuto come un criterio che permetta di ottenere una protezione internazionale. E poi ci sono anche tutti quelli che vogliono tentare la sorte e avere un futuro migliore per loro e per i loro figli. Oppure che sono curiosi! Questo fa comunque parte della realt\u00e0 umana, direi, il voler andare a vedere cosa c&#8217;\u00e8 dall&#8217;altra parte della montagna! E questo, non si potr\u00e0 mai impedire! \u00c8 intrinsecamente umano.<br \/>\nIl problema \u00e8 che si costringono le persone a tentare un viaggio senza ritorno possibile. Perch\u00e9 una volta che partono, devono vendere tutto quello che hanno, a volte tutto il villaggio d\u00e0 il suo contributo.<br \/>\nO magari, semplicemente, non hanno pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di tornare perch\u00e9 il loro villaggio non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Penso che aprendo le frontiere, ci sarebbero sempre queste persone che vengono perch\u00e9 non hanno alternativa. Ci sarebbero anche persone che vengono perch\u00e9, in verit\u00e0, hanno voglia di sperimentare qualcos&#8217;altro. E poi si rendono conto che non fa per loro, o magari che potrebbero ripartire pi\u00f9 facilmente.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che ha fatto la Cina. Allora, non dico che la Cina sotto questo aspetto sia un modello ma si vede che \u00e8 quello che ha fatto la Cina con molti paesi africani: aver aperto le frontiere e constatare che, in effetti, c&#8217;\u00e8 tutto un commercio che si mette in moto tramite persone che fanno delle andata-ritorno.<\/p>\n<p>Credo che siamo un po&#8217; troppo concentrati su quest&#8217;idea di dire che bisogna assolutamente mantenere in piedi questa diga e che il giorno in cui crolla, ci sar\u00e0 una specie di inondazione senza fine. Penso che in ogni caso si potrebbero abolire i permessi di corto soggiorno. Dire che chiunque pu\u00f2 volere venire in Europa per meno di tre mesi, come noi, come gli europei. Se si vuole andare praticamente ovunque nel mondo per meno di tre mesi, si pu\u00f2 fare. Dopo, bisogna ritornare al termine dei tre mesi, e se si vuole restare, si possono ancora considerare altri tipi di regolamento. Ma penso che ci sia qualcosa a cui rinunciare a questo livello.<\/p>\n<p>Fa molto belgo-bega ma ho letto poco tempo fa un&#8217;intervista di Louis Michel che non si pu\u00f2 tacciare di essere un uomo di sinistra e che, anche lui, lo suggerisce. Infatti diceva: &#8220;Bisogna aprire le frontiere all&#8217;Africa, questo favorirebbe gli scambi e il commercio.<\/p>\n<p>Da parte mia, io vedo il numero di persone che arrivano qui e che, in realt\u00e0, vorrebbero poter tornare nel loro paese, ma non gli \u00e8 possibile perch\u00e9 la loro famiglia \u00e8 qui, e sanno che, se tornano, non potranno pi\u00f9 vederla; che vorrebbero per esempio poter venire per due mesi, vedere i loro bambini in estate e tornare di nuovo a casa loro. Quindi, ci sarebbe davvero qualcosa su cui lavorare, qualcosa da destrutturare qua e l\u00e0, parlo a un livello pi\u00f9 ampio, e non parlo solo dei richiedenti asilo o dei rifugiati. Parlo di tutti quelli che vogliono migrare.<\/p>\n<p>Ma questo rientra nella stessa questione. Penso che ci sia qualcosa da destrutturare a questo livello e che non so cosa pu\u00f2 succedere.<\/p>\n<p>Non sono Madame Irma (N.d.T. Nome di un sito web su arti divinatorie, visioni e predizioni) ma penso che sia necessario provare un&#8217;altra strada, perch\u00e9 quello che succede l\u00e0, ora: siamo a un punto morto.<\/p>\n<p><strong>Ci pu\u00f2 fornire qualche esempio di trattamento positivo, di collaborazione all&#8217;interno del campo?<\/strong><br \/>\nUn artista iracheno, che aveva creato una specie di happening nella sua tenda dove aveva chiesto a tutti &#8211; era una tenda in cui c&#8217;erano una dozzina o una quindicina di uomini &#8211; di mettersi in una posizione un po&#8217; rigida, e poi li aveva filmati. Ne aveva fatto una specie di momento artistico.<\/p>\n<p>C&#8217;era un parrucchiere che tagliava i capelli per 3 euro. Stava all&#8217;entrata del campo con della musica Reggae e c&#8217;erano pure delle persone che uscivano dal campo, venivano riconosciute come rifugiati, ma che tornavano a Moria per farsi tagliare i capelli da lui perch\u00e9 comunque era meno caro che a Mitilene.<\/p>\n<p>A volte, quando c&#8217;era una donna africana che trovava un po&#8217; di lana, il giorno dopo ne vedevi 25 che avevano tutte le trecce; o le unghie con lo smalto tutte dello stesso colore&#8230; c&#8217;erano questi piccoli momenti in cui ci si prendeva cura di s\u00e9.<\/p>\n<p>C&#8217;erano anche delle cose poetiche: ho visto qualcuno che aveva piantato dei fiori vicino al loro campo, vicino alla tenda.<\/p>\n<p>C&#8217;erano dei piccoli momenti cos\u00ec, di poesia.<\/p>\n<p>E poi, ogni tanto c&#8217;\u00e8 anche tutto il supporto da un punto di vista pi\u00f9 strutturale. A volte per\u00f2 ci sono molte persone che arrivano al campo, che sono molto isolate. C&#8217;\u00e8 solidariet\u00e0 tra di loro.<\/p>\n<p>Anche molte donne, perch\u00e9 uno dei grandi problemi a Moria \u00e8 il posto delle donne. Essere una donna isolata in un campo cos\u00ec&#8230; \u00c8 gi\u00e0 molto complicato essere una donna sola e aver fatto tutta quella traversata. Ma ritrovarsi come donna sola a Moria, \u00e8 una catastrofe.<\/p>\n<p>Ci sono testimonianze di donne che portano il pannolino la notte per evitare di dover andare al bagno, perch\u00e9 ci sono da 2 a 4 bagni per 20000 persone. Immaginatevi cosa vuol dire! Quindi, i bagni sono un luogo estremamente pericoloso, e di notte ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ci sono delle donne che si sono riunite per essere almeno insieme e non trovarsi da sole nel campo.<\/p>\n<p><strong>In quanto cittadini, come possiamo agire?<\/strong><br \/>\nCredo ci sia bisogno di ricordare che la politica a Moria \u00e8 la nostra politica, \u00e8 una politica europea; e quindi, non \u00e8 che &#8220;i greci&#8221; siano il braccio armato di una politica che \u00e8 stata decisa a Bruxelles. Insomma, bisogna ricordarsi che siamo noi, \u00e8 quando si vota, e la democrazia di sicuro non si limita al momento in cui si va a votare. Siamo noi che decidiamo che questa politica venga portata avanti. Spetta a noi. Abbiamo un potere di azione anche a questo livello. Possiamo manifestare, possiamo scrivere delle petizioni, possiamo proporre altre cose, possiamo interpellare i nostri governanti, per dire che non siamo d&#8217;accordo con questa politica. Questa \u00e8 una prima cosa. Ricordarsi che non \u00e8 certamente un problema greco.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, per me, \u00e8 molto problematico. C&#8217;\u00e8 uno scambio malsano con la Grecia, che \u00e8 un paese dissanguato finanziariamente, a cui l&#8217;Europa ha delegato il lavoro sporco dicendo: &#8220;tenetevi per un po&#8217; tutti questi rifugiati sulle vostre isole, che stiano lontani dalle nostre metropoli.&#8221; Ma penso che ci sia qualcosa da fare a questo livello.<\/p>\n<p>E poi, bisogna anche dire che questa politica europea si riproduce su scala nazionale a tutti i livelli.<br \/>\nTrovo impressionante vedere che, di colpo, si \u00e8 formato un circolo vizioso: criminalizziamo i migranti e poi, che sia l&#8217;Europa o lo Stato, proibiamo pure di portare loro soccorso. In Grecia, vigeva il divieto di andare a soccorrere chi stava affogando in mare.<\/p>\n<p>Qui (Bruxelles), abbiamo visto tutta la questione sul Parco Maximilien: possiamo sostenere delle persone che dormono in strada? E in terzo luogo, criminalizziamo quelli che aiutano. Con il processo degli &#8220;albergatori&#8221; qui a Bruxelles, ma ne abbiamo avuti un sacco e ce n&#8217;\u00e8 ancora un sacco in Grecia, con Carola Rackete per esempio, la capitana della nave tedesca che \u00e8 stata incriminata perch\u00e9 ha portato soccorso ai migranti. Quindi \u00e8 un circolo vizioso che fa s\u00ec che non criminalizziamo soltanto chi fugge o che cerca di migrare. In pi\u00f9, lo Stato \u00e8 coscientemente inattivo, ed \u00e8 un&#8217;inattivit\u00e0 che ha conseguenze davvero molto, molto dannose. Di colpo, dei cittadini si mobilitano e vengono criminalizzati per questo.<\/p>\n<p>Penso che sostenere i migranti allo stesso tempo qui in Belgio o in ciascun paese dove uno vive e insorgere contro la criminalizzazione di coloro che li sostengono, queste sono azioni molto concrete. Non \u00e8 perch\u00e9 sosteniamo gli albergatori qui in Belgio che questo non abbia alcun legame con quello che succede a Moria. Tutto questo deriva dalla stessa politica. Agire qui, \u00e8 anche sostenere le persone che cercano di cambiare le cose in Grecia o a Moria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dal francese di Raffaella Piazza. Revisione: Silvia Nocera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marie Doutrepont su Moria : \u00abogni traccia di umanit\u00e0 sparisce come una goccia d&#8217;acqua su una lastra di cemento caldo\u00bb. 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