{"id":1212271,"date":"2020-10-08T10:20:35","date_gmt":"2020-10-08T09:20:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1212271"},"modified":"2020-10-08T10:24:32","modified_gmt":"2020-10-08T09:24:32","slug":"la-crisi-e-le-sue-variabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/10\/la-crisi-e-le-sue-variabili\/","title":{"rendered":"La crisi e le sue variabili"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Francisco Ruiz-Tagle y Jos\u00e9 Gabriel Feres &#8211; Osservatorio Umanista della Realt\u00e0 Psicosociale<\/strong><\/p>\n<p>La crisi avanza sul pianeta come un uragano. Ogni giorno un nuovo Paese si aggiunge a questa ondata sociale e le strade delle grandi citt\u00e0 si trasformano in veri fiumi umani. Folle che non c&#8217;erano adesso le occupano, sollevando le loro richieste. Cosa rivendicano? Ebbene, questo \u00e8 piuttosto evidente, specialmente in quei Paesi che fino a oggi sono stati chiamati &#8220;emergenti&#8221;, come il nostro Cile e altri dell&#8217;America Latina: le aspettative di una vita migliore, che sostenevano la speranza e il duro lavoro quotidiano della sua gente, sono state deluse giorno dopo giorno. Questa profonda disillusione ha destato un&#8217;incontenibile ondata di ira sociale.<\/p>\n<p>Gli opinionisti vicini all&#8217;ortodossia diranno che si tratta soltanto di un&#8217;altra crisi, una delle tante che ha dovuto affrontare il capitalismo, aggravata dalla pandemia. Sperano che, una volta superato il problema sanitario, le cose riprendano il loro corso normale con un po&#8217; d&#8217;aiuto da parte degli Stati, che l&#8217;economia riparta e tutti contenti. Tra l&#8217;altro, questi portavoce del sistema sembrano convinti che la mostruosa fragilit\u00e0 sociale di una grande maggioranza della popolazione, ancora una volta messa in evidenza, sar\u00e0 rapidamente dimenticata e quei popoli, che hanno gridato la propria insoddisfazione in mille modi, torneranno docilmente all&#8217;interno della logica perfetta del <em>lavorare per consumare e consumare per lavorare<\/em>. Nessuno tra loro si trova nella condizione di poter mettere in discussione il sistema, tenuto conto\u00a0 del loro ruolo di prestanome dello stesso. Al pi\u00f9, offriranno alcune &#8220;riforme&#8221; che non andranno oltre lo slogan, senza alcun piano concreto e preciso per attuarle, seguendo la vecchia massima gattopardista: che tutto cambi perch\u00e9 tutto resti uguale. L&#8217;obiettivo principale delle \u00e9lite \u00e8 quello di ripristinare il controllo e per questo si sono viste obbligate a riformulare i loro discorsi, ad aggiornare il loro arsenale di splendide bugie al fine di sedurre una volta ancora la popolazione. Ci riusciranno?<\/p>\n<p>Neanche i settori progressisti dell&#8217;opposizione ne sono usciti bene. Come sappiamo, le loro proposte vanno sempre nella direzione di rafforzare il ruolo dello Stato nella gestione delle esigenze sociali, funzione dalla quale \u00e8 stato totalmente escluso dal neoliberismo. Tuttavia, non hanno considerato che, in un&#8217;epoca di globalizzazione come quella attuale, i capitali necessari non appartengono pi\u00f9 ai Paesi ma sono parte del circuito speculativo internazionale. Quando un Paese ha bisogno di risorse economiche per risolvere problemi interni, \u00e8 costretto a indebitarsi ed emettere &#8220;obbligazioni&#8221;, che vengono acquistate dagli &#8220;obbligazionisti&#8221;. Gli interessi che si pagano per questi prestiti dipendono dalla classificazione del rischio del Paese che emette le obbligazioni, fattore che si definisce sulla base di diversi indicatori che valutano la sua stabilit\u00e0 interna. Gli Stati latinoamericani si trovano nella peggiore situazione rispetto alla possibilit\u00e0 di accedere a tali crediti, vista la precariet\u00e0 della loro economia, la quale dipende essenzialmente dal prezzo delle loro risorse naturali (<em>commodities<\/em>) sul mercato internazionale. Questa dinamica economica globale ha ridotto drasticamente l&#8217;autonomia degli Stati nazionali, perch\u00e9 il potere decisionale si \u00e8 spostato in una specie di para-stato nell&#8217;ambito del capitale finanziario internazionale. Gli esempi che confermano questo fenomeno cos\u00ec caratteristico della nostra epoca si moltiplicano giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>In tal modo tutti gli indicatori mostrano che siamo entrati in una crisi globale sistemica, contro cui nessuna delle risposte utilizzate in passato sembra essere utile. Non sar\u00e0 arrivato il momento di sperimentare nuovi percorsi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cosa significa esattamente una crisi globale sistemica?<\/strong><\/p>\n<p>In parole povere, significa che le soluzioni e le risposte che abbiamo concepito fino ad ora per regolare la convivenza sociale non stanno pi\u00f9 funzionando. La globalizzazione ha finito con l&#8217;imporre uno stile di vita unico in tutto il pianeta: capitalismo; con alcune varianti &#8220;sociali&#8221;, specialmente in Europa, e democrazia liberale rappresentativa. Il sistema economico \u00e8 stato discusso sin dalle sue origini, per circa tre secoli, a causa della sua incapacit\u00e0 di generare uno standard accettabile di giustizia sociale, per\u00f2 non si \u00e8 mai stati in grado di sostituirlo. Le correnti del socialismo reale non sono mai riuscite a proporre un sistema di produzione alternativo, salvo per il fatto che tutta la gestione dell&#8217;apparato produttivo era nelle mani dello Stato. Una sorta di capitalismo statalizzato, un po&#8217; come quello della Cina attuale.<\/p>\n<p>Oggi le contraddizioni sociali si sono acutizzate, mettendo in evidenza il fallimento di questo sistema come unico criterio possibile della vita in comune. La recessione economica e la perdita di fiducia da parte dei cittadini nei propri rappresentanti hanno gettato le societ\u00e0 in una situazione di ingovernabilit\u00e0 che non si vedeva da molti anni. A tutte queste manifestazioni sociali della crisi ora si somma un fenomeno nuovo: il degrado ambientale generato, principalmente, dal modello di produzione e consumo capitalista. Gli attuali governanti provano a negare le abbondanti prove scientifiche disponibili riguardo alla situazione ambientale e cercano di mitigare lo scontento sociale con azioni cosmetiche, con l&#8217;unico obiettivo di mantenere lo status quo. Tuttavia, vista la profondit\u00e0 e l&#8217;estensione della crisi, \u00e8 poco probabile che questi tentativi possano avere successo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L&#8217;incapacit\u00e0 di concepire nuove risposte<\/strong><\/p>\n<p>In generale, sono state poco studiate le forme di condizionamento che un sistema impone agli individui e ai gruppi sociali che ne fanno parte. Al punto che non \u00e8 chiaro se questi condizionamenti siano soltanto di tipo culturale o se possano arrivare fino alla sfera fisiologica, sotto forma di blocchi di alcune aree cerebrali, che via via restano inutilizzate a causa della scarsa richiesta rispetto ai codici mentali e di condotta prevalenti. Magari \u00e8 questa la spiegazione del sincretismo caratteristico delle decadenze (mescolare risposte di aree differenti, per\u00f2 tutte incluse nel medesimo sistema, esattamente come si prova a fare oggi con le &#8220;riforme&#8221; che vengono proposte per uscire dalla crisi. Siamo in una fase di decadenza?) Questo problema si accentua quando si tratta di un sistema chiuso come quello attuale il quale, essendo l&#8217;unico, elimina qualunque possibilit\u00e0 di emulazione di proposte alternative magari osservate in altri sistemi.<\/p>\n<p>Se il condizionamento fosse soltanto culturale \u00e8 molto probabile che il processo di ricerca di queste nuove configurazioni socio-culturali sarebbe possibile, posto che esista una certa libert\u00e0 interna per mettere in moto le aree cognitive inutilizzate, sfruttando per di pi\u00f9 le enormi possibilit\u00e0 che offre l&#8217;intelligenza artificiale per concepire nuove variabili. Per\u00f2, se il condizionamento fosse pi\u00f9 profondo, la questione sarebbe ben pi\u00f9 complicata, perch\u00e9 sarebbe necessario accedere a un qualche tipo di procedura in grado di provocare una sorta di sblocco cerebrale collettivo. Ad ogni modo, poich\u00e9 la conoscenza della psiche umana \u00e8 oggi cos\u00ec scarsa, un&#8217;impresa del genere risulta estremamente improbabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La domanda<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il Nuovo Umanesimo sta proponendo, fin dalla sua costituzione come referente politico e sociale, \u00e8 la possibilit\u00e0 di vivere in una societ\u00e0 in cui la convivenza sia regolata in base a codici di reciprocit\u00e0 e cooperazione e non di competizione o individualismo; una societ\u00e0 in cui il potere sia in mano alla gente e non allo Stato o al grande capitale; una societ\u00e0 federativa e decentralizzata, nella quale prevalga l&#8217;autonomia delle comunit\u00e0 umane e non il controllo centralizzato esercitato da strutture amministrative imposte a posteriori; una societ\u00e0 diversificata e molteplice, che abbia necessit\u00e0 di essere co-ordinata e non sub-ordinata; una societ\u00e0 senza violenza n\u00e9 discriminazione, e non una in cui prevalga la frammentazione sociale e la separazione; una societ\u00e0 che esplori forme di propriet\u00e0 condivisa tra tutti coloro che producono ricchezza \u00a0sociale, e non una che fomenti il possesso e l&#8217;accumulo compulsivo di beni.<\/p>\n<p>Cosa dovrebbe accadere nella testa della gente (nella nostra testa) per <em>smettere di credere<\/em> nei codici di convivenza, imposti da questo sistema con l&#8217;uso di tutto il suo armamentario di coercizione, e iniziare a <em>credere<\/em> in possibilit\u00e0 differenti, come quelle che propone l&#8217;Umanesimo ( o altri movimenti che potrebbero iniziare a emergere)?<\/p>\n<p>Secondo la concezione umanista, il cambiamento inizia nella testa, per questo parliamo di psico-sociale e non solamente di sociale. Il marxismo, per esempio, dal suo punto di vista materialistico, concepiva il processo al contrario. Secondo tale criterio la coscienza umana non era che un <em>riflesso<\/em>: era sufficiente trasformare le strutture socio-economiche perch\u00e9 si modificassero anche le sovrastrutture (la dimensione culturale). Allora, diveniva un imperativo prendere il potere e imporre dall&#8217;alto questi cambiamenti rivoluzionari sul corpo sociale, perch\u00e9 il resto sarebbe venuto in aggiunta. Cos\u00ec hanno fatto e cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Ci sono due fattori che possono influire profondamente su questo <em>cambio di credenze<\/em>:<\/p>\n<ol>\n<li>La convinzione profonda del fallimento totale dell&#8217;attuale sistema e il <em>movimento di immagini<\/em> che questa assenza di risposte potrebbe riattivare.<\/li>\n<li>La percezione di pericolo imminente rispetto alla possibilit\u00e0 di un cataclisma ambientale globale, con il suo seguito di distruzione irreversibile, di dolore e sofferenza per tutta l&#8217;umanit\u00e0 per migliaia di anni, o magari per sempre. Sappiamo che quando \u00e8 minacciata la sopravvivenza della specie, aumentano le probabilit\u00e0 che ci si apra a cambiamenti radicali.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alla ricerca dei segnali del cambiamento<\/strong><\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che la capacit\u00e0 di una trasformazione sistemica, per mezzo di forme di azione inedite, dovrebbe essere cercata nelle nuove generazioni, perch\u00e9 sappiamo <em>che i panorami gi\u00e0 installati dall&#8217;azione del sistema<\/em> nelle menti delle generazioni pi\u00f9 vecchie sono scenari decisamente conservatori e riluttanti al cambiamento. Per\u00f2, cosa si dovrebbe monitorare? In primo luogo, sarebbe necessario rilevare se queste due percezioni, quella del fallimento del sistema e quella del pericolo imminente, siano gi\u00e0 presenti in questo ambito psico-sociale. \u00c8 piuttosto probabile che <em>le immagini trascinanti dell&#8217;azione non siano ancora sufficientemente configurate<\/em>, tenuto conto delle difficolt\u00e0 dell&#8217;attuale pensiero non strutturato che gi\u00e0 conosciamo. Quello che oggi mobilita le persone \u00e8 l\u2019apice di frustrazione che dunque si esprime in un&#8217;esplosione catartica senza direzione.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 compito dei nuovi leader aiutare le nuove generazioni a rompere i loro condizionamenti e avanzare nella costruzione di quei paesi dove abita il futuro, sempre che tali leadership rappresentino l&#8217;espressione visibile di una nuova sensibilit\u00e0 che sta emergendo e non vengano imposte dall&#8217;alto dalle vecchie \u00e9lite, come continua tuttora ad accadere in politica. Quando si produrr\u00e0 questo <em>salto di qualit\u00e0<\/em>, tutto sar\u00e0 nuovo: le forme di azione, i codici di relazione e persino i sistemi di produzione. Allora il futuro sar\u00e0 giunto, addirittura prima che sia costruito materialmente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione: Manuela Donati. Revisione: Chiara De Mauro<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Francisco Ruiz-Tagle y Jos\u00e9 Gabriel Feres &#8211; Osservatorio Umanista della Realt\u00e0 Psicosociale La crisi avanza sul pianeta come un uragano. 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