{"id":1211727,"date":"2020-10-07T22:25:02","date_gmt":"2020-10-07T21:25:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1211727"},"modified":"2020-10-07T22:25:02","modified_gmt":"2020-10-07T21:25:02","slug":"conflitto-armeno-azero-nagorno-karabakh-crisi-umanitaria-e-un-dialogo-da-ricostruire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/10\/conflitto-armeno-azero-nagorno-karabakh-crisi-umanitaria-e-un-dialogo-da-ricostruire\/","title":{"rendered":"Conflitto Armeno-Azero: Nagorno-Karabakh, crisi umanitaria e un dialogo da (ri)costruire"},"content":{"rendered":"<p>Dopo una relativa quiete nella notte tra luned\u00ec 5 e marted\u00ec 6 ottobre, sono <strong>proseguiti ieri per il decimo giorno gli scontri armati<\/strong> tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaigian. Iniziate il 27 settembre sulla linea di contatto che separa l\u2019Azerbaigian dalla repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh, le ostilit\u00e0 si sono ormai <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/110774\">espanse<\/a> ben al di l\u00e0 di questa, arrivando a colpire la seconda citt\u00e0 pi\u00f9 grande dell\u2019Azerbaigian e altri villaggi del paese, e non accennano a fermarsi.<\/p>\n<p>Il bilancio totale sembra <strong>superare le 300 vittime, centinaia tra i militari e decine tra i civili<\/strong>, ma potrebbe essere di gran lunga maggiore: dal lato armeno sono state comunicate ufficialmente solo le vittime militari (280), mentre dal lato azero solo quelle civili (25), e non sono state effettuate verifiche indipendenti di queste cifre. Senza un deciso intervento da parte della comunit\u00e0 internazionale, il <strong>costo umanitario <\/strong>di questo nuovo, drammatico capitolo del conflitto trentennale tra Armenia e Azerbaigian rischia di essere altissimo. E <strong>il divario tra le popolazioni<\/strong> coinvolte richieder\u00e0 sforzi ben maggiori di quelli fatti finora per essere colmato.<\/p>\n<blockquote><p><em><a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/110350\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Cronache di guerra dal Nagorno-Karabakh. Tutti i nostri articoli<\/a><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Il costo umanitario della guerra<\/strong><\/p>\n<p>Nei giorni scorsi, Armenia e Azerbaigian si sono <a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2020\/10\/5\/azerbaijan-armenia-accuse-each-other-of-hitting-strategic-cities\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">accusati<\/a> reciprocamente di <strong>colpire\u00a0in maniera indiscriminata la popolazione civile, bombardando citt\u00e0 strategiche e villaggi<\/strong>. La situazione umanitaria \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/international\/article\/2020\/10\/07\/haut-karabakh-nuit-d-intenses-bombardements-sur-la-capitale-stepanakert_6055072_3210.html\">grave<\/a> in Nagorno-Karabakh, dove si contano gi\u00e0 <strong>decine di migliaia di sfollati<\/strong>. Stepanakert, capitale della repubblica <em>de facto<\/em>, \u00e8 sotto assedio da parte delle forze azere dalla scorsa domenica. Come <a href=\"https:\/\/www.lifegate.it\/nagorno-karabakh-conflitto-bombardamenti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">testimoniano<\/a> i pochi giornalisti internazionali presenti sul posto, tra cui l\u2019italiano Daniele Bellocchio, <strong>l\u2019intera citt\u00e0 \u00e8 in stato di emergenza<\/strong>: i missili balistici cadono senza tregua, le strade sono deserte, la gente \u00e8 costretta a rifugiarsi sottoterra per proteggersi dalle esplosioni, mentre medici e infermieri lavorano senza sosta.<\/p>\n<p>Un risultato della \u201c<a href=\"https:\/\/eurasianet.org\/armenia-azerbaijan-whos-the-big-defense-spender\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">corsa agli armamenti<\/a>\u201d intrapresa negli scorsi anni da entrambi i governi \u00e8 che l\u2019Armenia e soprattutto l\u2019Azerbaigian possiedono oggi <strong>armi molto pi\u00f9 letali rispetto a quelle usate all\u2019inizio degli anni novanta<\/strong>. Basandosi su dei video filmati nelle zone residenziali della citt\u00e0, luned\u00ec 5 ottobre <em>Amnesty International<\/em> ha <a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/latest\/news\/2020\/10\/armenia-azerbaijan-civilians-must-be-protected-from-use-of-banned-cluster-bombs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">corroborato<\/a> <strong>l\u2019uso da parte dell\u2019esercito azero di bombe a grappolo <\/strong>fabbricate in Israele, ovvero ordigni<strong> vietati dal diritto internazionale umanitario<\/strong>. Denis Krivosheev, direttore della sezione Europa orientale e Asia centrale di <em>Amnesty International<\/em>, ha definito l\u2019utilizzo di bombe a grappolo su centri abitati e aree residenziali \u201cassolutamente scioccante e inaccettabile\u201d.<\/p>\n<p>Il 29 settembre, su richiesta dell\u2019Armenia contro l\u2019Azerbaigian, la <strong>Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo di Strasburgo ha <a href=\"https:\/\/oc-media.org\/what-does-the-echrs-decision-on-armenia-vs-azerbaijan-mean\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">intrapreso<\/a> delle misure provvisorie<\/strong> nei confronti di entrambi gli stati, esortandoli ad \u201castenersi da ogni provvedimento, in particolare da azioni militari, che potrebbe comportare <strong>violazioni dei<\/strong> <strong>diritti della popolazione civile, inclusi rischi per la loro vita e salute<\/strong>\u201d. Il 6 ottobre tali misure provvisorie sono state estese anche alla Turchia, in quanto stato \u201cdirettamente coinvolto nel conflitto\u201d.<\/p>\n<p>Ma questo non basta a proteggere le popolazioni coinvolte nella guerra, soprattutto quelle residenti in Nagorno-Karabakh: come ha <a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Nagorno-Karabakh\/Nagorno-Karabakh-il-perche-di-una-guerra-205383\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scritto<\/a> il ricercatore Giorgio Comai, \u00e8 necessario non solo che si giunga ad <strong>un cessate-il-fuoco<\/strong> il pi\u00f9 presto possibile, ma anche\u00a0che la <strong>comunit\u00e0 internazionale intraprenda<\/strong> <strong>azioni concrete<\/strong> per sostenere attivamente i processi di pace, trovare un compromesso tra le parti e offrire garanzie a tutela di un eventuale accordo, che protegga i diritti delle comunit\u00e0 coinvolte. Contribuendo alla percezione (forte a Baku) che i negoziati di pace siano inutili, il <strong>silenzio e l\u2019indifferenza attuali alimentano il conflitto<\/strong> e rischiano di far precipitare una situazione umanitaria gi\u00e0 precaria.<\/p>\n<p>In una recente <a href=\"https:\/\/twitter.com\/Sophia_Pugsley\/status\/1312422215288315904\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">intervista<\/a>, la regional manager di <em>International Alert<\/em> Sophia Pugsley ha inoltre elencato <strong>una serie di priorit\u00e0 umanitarie <\/strong>che dovrebbero essere perseguite dagli attori impegnati nel conflitto, indipendentemente dall\u2019inconciliabilit\u00e0 delle proprie rivendicazioni. In primo luogo, <strong>garantire l\u2019accesso agli aiuti umanitari, tutt\u2019ora soggetto a<\/strong> <strong>restrizioni <\/strong>in Nagorno-Karabakh: la <em>Croce Rossa Internazionale<\/em> \u00e8 infatti l\u2019unica organizzazione umanitaria a poter accedere al territorio della repubblica<em> de facto.<\/em> La comunit\u00e0 internazionale, tra cui l\u2019Unione europea che ha recentemente <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/neighbourhood-enlargement\/news_corner\/news\/eu-provides-initial-emergency-aid-civilians-affected-nagorno-karabakh-conflict_en\">destinato<\/a> 500 mila euro di fondi umanitari di emergenza per le popolazioni colpite dal conflitto, potrebbe intraprendere dei negoziati in questo senso. La seconda priorit\u00e0 \u00e8 garantire la <strong>sicurezza delle popolazioni civili<\/strong>, per cui andrebbe affrontata la controversa questione della <strong>presenza di corpi di pace<\/strong>, attualmente assenti sul territorio del Nagorno-Karabakh. Successivamente, sar\u00e0 necessario <strong>ripristinare il dialogo a tutti i livelli<\/strong>, da quello ufficiale sotto la mediazione del Gruppo di Minsk dell\u2019OSCE a quello, ugualmente essenziale, della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p><strong>(Ri)costruire il dialogo tra le societ\u00e0 civili<\/strong><\/p>\n<p>Nel contesto attuale, il bilancio degli sforzi fatti finora per instaurare un dialogo tra le societ\u00e0 civili dei paesi coinvolti nel conflitto appare negativo e deve far riflettere. Ad esempio, l\u2019Unione europea ha finanziato nel corso degli ultimi dieci anni tre fasi del \u201c<strong>Partenariato Europeo per la Risoluzione Pacifica del Conflitto del Nagorno-Karabakh<\/strong>\u201d (<a href=\"https:\/\/www.epnk.org\/\">EPNK<\/a>), nonch\u00e9 il cosiddetto \u201c<a href=\"https:\/\/armenia-turkey.net\/\">Processo di Normalizzazione tra Armenia e Turchia<\/a>\u201c. Questi progetti hanno <strong>cercato di creare scambi e legami <\/strong>tra giovani, studenti, ricercatori e attivisti provenienti da Armenia, Nagorno-Karabakh e Azerbaigian, ma anche da Armenia e Turchia, <strong>per \u201ccontribuire alla pace duratura\u201d<\/strong> nella regione.<\/p>\n<p>Soprattutto nel caso dell\u2019EPNK, queste iniziative hanno dovuto fare i conti con tutta una <strong>serie di difficolt\u00e0 strutturali e logistiche<\/strong>, che non sono state <a href=\"https:\/\/www.ngo-monitor.org\/nm\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Armenia-Report.pdf\">affrontate<\/a> in maniera adeguata: l\u2019isolamento tra Armenia e Azerbaigian, l\u2019impossibilit\u00e0 per i partecipanti di visitare il paese dell&#8217;\u201daltro\u201d, hanno fatto s\u00ec che gli scambi coinvolgessero solo piccoli gruppi costretti a riunirsi in un paese terzo (solitamente, la Georgia). Inoltre, da entrambe le parti coloro che partecipavano a tali progetti andavano incontro a <strong>grossi rischi per la propria reputazione<\/strong>, trovando difficile giustificare alle proprie famiglie o ai propri amici perch\u00e9 fossero interessati ad un dialogo con il \u201cnemico\u201d, in un contesto in cui <a href=\"https:\/\/eurasianet.org\/perspectives-stereotypes-and-hatred-drive-the-nagorno-karabakh-conflict\">l\u2019odio<\/a> reciproco \u00e8 profondamente radicato nell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Come ha spiegato l\u2019attivista azero Bahruz Samadov in un recente <a href=\"https:\/\/oc-media.org\/opinions\/opinion-to-stand-for-peace-in-spite-of-everything\">articolo<\/a>, <strong>in Azerbaigian tali iniziative sono sempre state \u201cinvisibili\u201d<\/strong>, coinvolgendo solo particolari gruppi di giovani progressisti, di mentalit\u00e0 aperta e che parlano inglese, senza riuscire a toccare un pubblico pi\u00f9 vasto. Il contesto autoritario e la repressione attuata nei confronti della societ\u00e0 civile nel paese hanno ulteriormente contribuito a <strong>svuotare di contenuti politici e proposte concrete<\/strong> l\u2019agenda di questi progetti. Questi elementi, uniti alla<strong> mancanza di volont\u00e0 politica da parte delle istituzioni europee<\/strong> per far funzionare questo dialogo e giocare un ruolo pi\u00f9 rilevante anche sul piano dei negoziati ufficiali, hanno generato il fallimento a cui assistiamo ora.<\/p>\n<p>Sui social media ameni e azeri, la <strong>retorica nazionalista, il discorso di odio e la disumanizzazione del \u201cnemico\u201d<\/strong> <strong>crescono<\/strong> col passare dei giorni. Le voci che rifiutano queste posizioni sono poche e poco udibili, ma esistono. Ad esempio, la piattaforma pan-caucasica <em>CaucasusTalks<\/em> ha rilasciato <strong>una dichiarazione pacifista<\/strong>, che \u00e8 possibile firmare <a href=\"https:\/\/www.caucasustalks.com\/open-call\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui,<\/a> in cui si legge:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa <strong>guerra non risolver\u00e0 mai il conflitto<\/strong>. Semplicemente ci lascer\u00e0 in un circolo ancora pi\u00f9 vizioso e oscuro di ostilit\u00e0 durature e torti non sanati. <strong>Difendere la pace non \u00e8 una posizione neutrale<\/strong>. Rifiutiamo le posizioni militariste vincolate dalle narrazioni di guerra, e cerchiamo invece dei <strong>sentieri per costruire la pace<\/strong>\u201c.<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel giro di soli tre giorni, l\u2019appello ha gi\u00e0 raccolto svariate centinaia di firme dalla regione caucasica e da altre parti del mondo. Purtroppo, i cittadini <a href=\"https:\/\/twitter.com\/bahruz_samad\/status\/1313615545326096385?s=19\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">azeri<\/a> che hanno firmato l\u2019appello hanno gi\u00e0<strong> ricevuto delle gravi minacce sui social media<\/strong>, a conferma di quanto siano coraggiose, e al contempo pericolose e fragili, queste prese di posizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo una relativa quiete nella notte tra luned\u00ec 5 e marted\u00ec 6 ottobre, sono proseguiti ieri per il decimo giorno gli scontri armati tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaigian. 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