{"id":1210625,"date":"2020-10-06T19:53:00","date_gmt":"2020-10-06T18:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1210625"},"modified":"2020-10-06T19:53:00","modified_gmt":"2020-10-06T18:53:00","slug":"dichiarazione-contro-la-guerra-della-gioventu-azera-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/10\/dichiarazione-contro-la-guerra-della-gioventu-azera-di-sinistra\/","title":{"rendered":"Dichiarazione contro la guerra della giovent\u00f9 azera di sinistra"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il conflitto del <strong>Nagorno<\/strong>&#8211;<strong>Karabakh<\/strong> ci accompagna dal <strong>1988<\/strong>, da quando la popolazione, in gran parte armena, di questa provincia della <strong>Repubblica<\/strong> <strong>Socialista<\/strong> <strong>Sovietica<\/strong> <strong>dell&#8217;Azerbaigian<\/strong> ha chiesto l&#8217;unione con <strong>l&#8217;Armenia<\/strong>. La guerra che ne segu\u00ec si concluse nel <strong>1994<\/strong> con il Nagorno-Karabakh e alcuni territori azeri confinanti sotto il controllo armeno, e quasi un <strong>milione<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>rifugiati<\/strong>. Da allora, mentre l&#8217;Azerbaigian ha cercato di recuperare i territori perduti e le <strong>trattative<\/strong> <strong>occasionali<\/strong> si sono rivelate infruttuose, ci sono state periodiche escalation del <strong>conflitto<\/strong>, come la <strong>Guerra<\/strong> <strong>dei<\/strong> <strong>Quattro<\/strong> <strong>Giorni<\/strong> del <strong>2016<\/strong>, ma i combattimenti non hanno mai raggiunto l&#8217;entit\u00e0 degli ultimi due giorni, con centinaia di soldati (e molti civili) uccisi da ogni parte. Poich\u00e9 la <strong>propaganda<\/strong> <strong>nazionalista<\/strong> in entrambi i paesi ha raggiunto l\u2019apice e la pochissima attivit\u00e0 contro la guerra non \u00e8 solo soffocata, ma anche punita con arresti, <a href=\"https:\/\/www.criticatac.ro\/lefteast\/\"><strong>LeftEast<\/strong><\/a> ha condiviso la dichiarazione dei giovani azeri di sinistra.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;La recente escalation tra Azerbaigian e Armenia nel Nagorno-Karabakh dimostra ancora una volta quanto sia obsoleta la struttura di uno stato-nazione per la realt\u00e0 odierna. L\u2019incapacit\u00e0 di trascendere l\u2019idea che divide le persone in umani e non umani esclusivamente sulla base del loro luogo di nascita, e che quindi procede a stabilire la superiorit\u00e0 degli &#8220;umani&#8221; sui loro &#8220;altri&#8221; disumanizzati come unico scenario possibile per una vita all&#8217;interno di determinati confini territoriali: questa mentalit\u00e0 \u00e8 l&#8217;unico occupante contro cui dobbiamo lottare. \u00c8 l&#8217;occupante delle nostre menti e capacit\u00e0 di pensare al di l\u00e0 delle narrazioni e dei modi d&#8217;immaginare la vita, imposti dai nostri governi nazionalisti predatori. \u00c8 questa linea di pensiero che ci rende ignari delle condizioni di sfruttamento della nostra sopravvivenza nei nostri rispettivi paesi non appena la &#8220;nazione&#8221; lancia il suo appello a proteggerla dal &#8220;nemico&#8221;. Il nostro nemico per\u00f2 non \u00e8 un qualsiasi armeno, che non abbiamo mai incontrato nelle nostre vite e forse non lo faremo mai. Il nostro nemico sono proprio le persone al potere, hanno nomi ben precisi, che da pi\u00f9 di due decenni impoveriscono e sfruttano la gente comune e le risorse del nostro paese a loro vantaggio. Hanno mostrato intolleranza verso qualsiasi dissenso politico, opprimendo gravemente i dissidenti attraverso il loro massiccio apparato di sicurezza. Hanno occupato siti naturali, spiagge, risorse minerarie per il proprio piacere e il proprio uso, limitando l&#8217;accesso dei comuni cittadini a questi siti. Hanno distrutto il nostro ambiente, abbattendo alberi, contaminando l&#8217;acqua e facendo il pieno &#8220;accumulo attraverso l&#8217;espropriazione&#8221;. Sono complici della scomparsa di siti e manufatti storici e culturali in tutto il paese. Hanno dirottato risorse da settori essenziali, come l&#8217;istruzione, la sanit\u00e0 e lo stato sociale, verso il settore militare, realizzando profitti per i nostri vicini capitalisti con aspirazioni imperialiste: Russia e Turchia. Stranamente, ognuno \u00e8 consapevole di questo fatto, ma\u00a0 un\u2019improvvisa ondata di amnesia colpisce tutti non appena viene sparato il primo proiettile sulla linea di contatto tra Armenia e Azerbaijan. Cechi, proprio come i personaggi del romanzo di Saramago, diventano subito autodistruttivi, rallegrandosi delle morti della nostra giovinezza in nome del \u201cmartirio\u201d per la causa \u201csacra\u201d. Questa causa non \u00e8 mai stata nient&#8217;altro che una piattaforma esistenziale, mantenendo in vita i governi dell&#8217;Azerbaigian e dell&#8217;Armenia e servendo come giustificazione per la militarizzazione senza fine delle societ\u00e0 insieme alla ricerca di pi\u00f9 violenza e morti.\u00a0\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Non incolpiamo le persone, per\u00f2: in assenza di quadri interpretativi alternativi per dare un senso alla guerra e al conflitto tra le due nazioni, l&#8217;ideologia nazionalista resta incontrastata. Se c&#8217;\u00e8 una cosa che le nostre istituzioni educative sotto finanziate fanno bene, \u00e8 sicuramente quella d&#8217;insegnare a odiare e diffondere la propaganda nazionalista. Perch\u00e9 l&#8217;odio non \u00e8 mai un prodotto della psiche individuale, ma \u00e8 costruito e prodotto all&#8217;interno di particolari rapporti di potere. In un contesto in cui non c&#8217;\u00e8 contatto diretto tra l\u201codio\u201d e l&#8221;odiato\u201d, pi\u00f9 il pubblico \u201cche odia\u201d si preoccupa delle proprie questioni di sopravvivenza economica quotidiana all&#8217;interno di un sistema che nega loro un&#8217;equa ridistribuzione di risorse e servizi, e accumula sempre pi\u00f9 miseria quotidiana, pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 bisogno di ricordare costantemente al pubblico &#8220;che odia&#8221; di odiare l&#8221;odiato&#8221; e riprodurre il suo odio. L&#8217;odio deve essere <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">realizzato<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Hanno rubato le \u201cnostre\u201d terre, diciamo, quindi li odiamo. Non importa che ci debbano essere una miriade di altri modi di abitare quella terra senza che un singolo gruppo ne rivendichi la propriet\u00e0 incontrastata.\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo aver sentito parlare di una riunione di lavoro in sospeso con colleghi armeni all&#8217;estero, il fratello adolescente di uno di noi una volta ha esclamato sbalordito. &#8220;Hai intenzione di vedere un VERO armeno?&#8221;, ha detto. A pensarci bene, generazioni di persone sono cresciute nel vuoto senza contatto con quelle con cui conviviamo da secoli nello stesso spazio. Che tipo di violenza esercita tale isolamento dell&#8217;esistenza sulla nostra mente e sulle nostre capacit\u00e0 creative? Inutile dire che \u00e8 anche una ricetta perfetta per la disumanizzazione dell\u201caltro\u201d. Cosa pu\u00f2 esserci di pi\u00f9 facile che attribuire tutte le qualit\u00e0 malvagie alle persone con cui non ho mai interagito nella mia vita?<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Da quando la firma dell&#8217;accordo di Bishkek (1994) ha portato a un cessate il fuoco tra le parti, i governi armeno e azero hanno accumulato una notevole quantit\u00e0 di armi letali, che ora si apprestano a usare l&#8217;uno contro l&#8217;altro. L&#8217;ultima volta che i paesi si sono avvicinati alla risoluzione di pace \u00e8 stato nel 2001, durante i colloqui di pace Key-West con la mediazione dei co-presidenti del Gruppo di Minsk, cio\u00e8 Francia, Russia e Stati Uniti. Tuttavia, a causa dei prevalenti sentimenti nazionalisti e del fatto che i leader di entrambe le parti non erano disposti a scendere a compromessi, i colloqui di pace fallirono. E non \u00e8 mai stato affrontato in modo cos\u00ec deciso come all&#8217;inizio del XXI secolo.\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Troviamo estremamente difficile cercare modi per evitare un&#8217;altra guerra nella regione nella situazione attuale. Osserviamo l&#8217;incitamento all&#8217;odio crescente e diffuso che domina la narrazione da entrambe le parti, soprattutto quando si tratta di canali TV, dichiarazioni ufficiali o post sui social media che circolano con intensit\u00e0 preoccupante. Da entrambe le parti vengono avanzate affermazioni che sono difficili da verificare e quindi creano un&#8217;atmosfera di paura, odio reciproco e sfiducia.\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Persone di entrambe le parti hanno sofferto e sopportato una pandemia e una recessione economica, cercando di tenere il passo con le sfide che la crisi ha portato con s\u00e9, e ora sono trascinate in un conflitto militare, che ritarda qualsiasi potenziale soluzione costruttiva del conflitto del Nagorno Karabagh . E\u2019 richiesta anche una grande quantit\u00e0 di risorse economiche e umane per mantenere il conflitto, cos\u00ec che le \u00e9lite di entrambe le parti continuano a beneficiarne. Lo stanziamento militare dell&#8217;Azerbaigian per il 2020 \u00e8 salito a 2,3 miliardi di dollari, mentre per l&#8217;Armenia questo indicatore si attesta a 634 milioni di dollari, costituendo essenzialmente il 5% del PIL in entrambi i paesi.\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 da tempo che noi, giovani azeri e armeni, prendiamo nelle nostre mani la risoluzione di questo conflitto obsoleto. Non dovrebbe pi\u00f9 essere appannaggio degli uomini in giacca e cravatta, il cui scopo \u00e8 l&#8217;accumulo di capitali, sia economici che politici, e non la risoluzione del conflitto. Dovremmo gettare via questo orribile mantello dello stato-nazione, che appartiene alla pattumiera della storia, e immaginare e creare nuovi modi di convivenza comune e pacifica. Per questo, \u00e8 molto importante rilanciare iniziative politiche di base, composte principalmente da comuni cittadini locali, che ristabiliranno i colloqui di pace e la cooperazione. Noi, attivisti di sinistra in Azerbaigian, non sosteniamo in alcun modo un&#8217;ulteriore mobilitazione dei giovani del paese per questa guerra senza senso e consideriamo il ripristino del dialogo come il nostro obiettivo principale.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Non vediamo il nostro futuro o la risoluzione del conflitto in ulteriori escalation militari e nel diffondere odio reciproco. I recenti scontri militari in NK non contribuiscono allo scopo di stabilire la pace nella regione. Non vogliamo nemmeno immaginare i rischi di essere trascinati in una guerra su vasta scala, poich\u00e9 comprendiamo che tipo di implicazioni potrebbe avere per le nostre societ\u00e0 e le generazioni future. Condanniamo fermamente ogni mossa intrapresa per prolungare il conflitto e intensificare l&#8217;odio tra i due popoli. Vogliamo guardare indietro e intraprendere quei passi necessari per ricostruire la fiducia tra le nostre societ\u00e0 e i giovani. Rifiutiamo ogni narrativa nazionalista e da stato di guerra che escluda ogni possibilit\u00e0 di vivere di nuovo insieme su questo territorio. Chiediamo iniziative di costruzione della pace e di solidariet\u00e0. Crediamo che ci sia una via alternativa per uscire da questa situazione di stallo attraverso il rispetto reciproco, un atteggiamento pacifico e la cooperazione&#8221;.<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conflitto del Nagorno&#8211;Karabakh ci accompagna dal 1988, da quando la popolazione, in gran parte armena, di questa provincia della Repubblica Socialista Sovietica dell&#8217;Azerbaigian ha chiesto l&#8217;unione con l&#8217;Armenia. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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