{"id":1204941,"date":"2020-09-27T14:48:54","date_gmt":"2020-09-27T13:48:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1204941"},"modified":"2020-09-27T14:49:26","modified_gmt":"2020-09-27T13:49:26","slug":"manifesto-per-la-societa-della-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/09\/manifesto-per-la-societa-della-cura\/","title":{"rendered":"Manifesto per la societ\u00e0 della cura"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Aderisci e partecipa alla convergenza dei movimenti e delle realt\u00e0 sociali italiane:\u00a0<\/strong>un Manifesto comune, una piattaforma di priorit\u00e0 concrete nella crisi, una manifestazione nazionale in autunno, un percorso permanente da fare insieme.<\/p>\n<p><strong>Porta le tue idee, le tue proposte, le tue lotte, le tue alternative.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Firma il Manifesto:<\/strong> <a href=\"mailto:societadellacura@gmail.com\">societadellacura@gmail.com<\/a><\/p>\n<p><strong>Niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 come prima, perch\u00e9 \u00e8 stato proprio il prima a causare il disastro<\/strong> -il collasso ecologico e climatico, la gigantesca ingiustizia sociale, la precarizzazione della vita e delle relazioni.\u00a0Nessuno si salva da solo.\u00a0Insieme dimostriamo che \u00e8 possibile uscire dall&#8217;economia del profitto per costruire la societ\u00e0 della cura di s\u00e9, dell&#8217;altr*, del pianeta.<\/p>\n<p><strong>Il Manifesto \u00e8 il risultato di un percorso a cui hanno partecipato attivisti ed attiviste di:<\/strong> <em>Arci, Arcs, Aoi, Ari, Attac Italia, Associazione Laudato S\u00ec, Associazione Botteghe del Mondo, AlterPiana FI-PO-PT, AlterAzione Climatica Pesaro, Associazione Maschile Plurale, Associazione\u00a0nazionale per la Decrescita, Associazione Sprar Siproimi Mugello, Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, Associazione Rimuovendo gli ostacoli, Autoconvocat* contro la crisi,\u00a0Campagna Dico32, Cantiere delle idee, Casa internazionale delle donne, Casa delle donne di Milano, Catdm Italia, Cemea, Cittadinanza sostenibile bergamasca, Cobas Lavoro\u00a0privato, Comitato Acqua Pubblica Milano, Comitato Difesa Sanit\u00e0 Pubblica Milano Citt\u00e0 Metropolitana Sud Ovest, Comune Info, Coordinamento nazionale per il diritto alla salute, Comitato nazionale contro ogni autonomia differenziata, Controsservatorio Val Susa, Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti, Campagna per il Clima Fuori dal fossile, Communia, Cultura \u00e8\u00a0libert\u00e0, Demosfera, Dialogo Globale, Disarmisti esigenti, Distretto di mutuo soccorso LO-PC-RE-MI-BG, Emilia in Comune, Extinction Rebellion, Fair, Fairwatch, Fridays For Future, Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua, FuoriMercato, Genuino Clandestino, Green Italia, Ife Italia, Laboratorio Lavoro e Natura, Laboratorio per la riscossa del sud, Left, Libert\u00e0 Donne XXI secolo, Lodi comune solidale, Medicina Democratica, Mediterranea, Mondeggi bene comune, Movimento federalista europeo, Movimento Ippocrate, Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, Movimento No Tav, Movimento per la Decrescita Felice,\u00a0 Movimento per la Difesa della Sanit\u00e0 Pubblica Veneziana, Navdanya\u00a0international, No Inc Pisa, Nonna Roma, No Tap, Ong Mais, Parents For Future, Punto Rosso, Rete Semi Rurali, Solidarius,\u00a0Rete Italiana Economia Solidale, Rete contro le Grandi Opere inutili e dannose, Society for international development, Transform, Un Ponte per, Usb sanit\u00e0, Woof Italia, Yaku.<\/em><\/p>\n<p><strong>MANIFESTO:\u00a0 <\/strong><strong>USCIRE DALL&#8217;ECONOMIA DEL PROFITTO. <\/strong><strong>COSTRUIRE LA SOCIETA&#8217; DELLA CURA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>Un virus ha messo in crisi il mondo intero: il Covid 19 si \u00e8 diffuso in brevissimo tempo in tutto il pianeta, ha indotto all&#8217;auto-reclusione met\u00e0 della popolazione mondiale, ha interrotto attivit\u00e0 produttive, commerciali, sociali e culturali, e continua a mietere vittime.<\/p>\n<p>Dentro l&#8217;emergenza sanitaria e sociale tutt* abbiamo sperimentato la precariet\u00e0 dell&#8217;esistenza, la fragilit\u00e0 e l\u2019interdipendenza della vita umana e sociale. Abbiamo avuto prova di quali siano le attivit\u00e0 e i lavori essenziali alla vita e alla comunit\u00e0. Abbiamo avuto dimostrazione di quanto sia delicata la relazione con la natura e i differenti sistemi ecologici: non siamo i padroni del pianeta e della vita che contiene, siamo parte della vita sulla Terra e da lei dipendiamo.<\/p>\n<p>Decenni di politiche di tagli, privatizzazione e aziendalizzazione della sanit\u00e0, di globalizzazione guidata dal profitto, hanno trasformato un serio problema epidemiologico in una tragedia di massa, dimostrando quanto essenziale ed ampia sia invece la dimensione sociale del diritto alla salute.<\/p>\n<p>La pandemia ha messo in evidenza come un sistema basato sul pensiero unico del mercato e sul profitto, su un antropocentrismo predatorio, sulla riduzione di tutto il vivente a merce non sia in grado di garantire protezione ad alcun*.<\/p>\n<p>La pandemia \u00e8 una prova della crisi sistemica in atto, le cui principali evidenze sono determinate dalla drammatica crisi climatica, provocata dal riscaldamento globale, e dalla gigantesca diseguaglianza sociale, che ha raggiunto livelli senza precedenti.<\/p>\n<p>L\u2019emergenza climatica \u00e8 vicina al punto di rottura irreversibile degli equilibri geologici, chimici, fisici e biologici che fanno della Terra un luogo abitabile; la diseguaglianza sociale si \u00e8 resa ancor pi\u00f9 evidente durante la pandemia, mostrando la propensione del sistema economico, sanitario e culturale vigente a selezionare tra vite degne e vite di scarto.<\/p>\n<p>Giustizia climatica e giustizia sociale sono due facce della stessa medaglia e richiedono in tempi estremamente brevi una radicale inversione di rotta rispetto all&#8217;attuale modello economico e ai suoi impatti sociali, ecologici e climatici.<\/p>\n<p>Niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 come prima, per il semplice motivo che \u00e8 stato proprio il prima a causare il disastro.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai, ad un sistema che tutto subordina all&#8217;economia del profitto, dobbiamo contrapporre la costruzione di una societ\u00e0 della cura, che sia cura di s\u00e9, dell&#8217;altr*, dell&#8217;ambiente, del vivente, della casa comune e delle generazioni che verranno.<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Conversione ecologica della societ\u00e0 <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;emergenza climatica \u00e8 drammaticamente vicina al punto di non ritorno. Il tempo a nostra disposizione si sta esaurendo: il riscaldamento climatico si aggrava, aumentano gli incendi, accelera la scomparsa dei ghiacciai, la morte delle barriere coralline, la sparizione di interi ecosistemi e di specie animali e vegetali, aumentano le inondazioni e i fenomeni meteorologici estremi.<\/p>\n<p>Anche la nostra crescente vulnerabilit\u00e0 alle pandemie ha la sua causa profonda nella distruzione degli ecosistemi naturali, nella progressiva industrializzazione della produzione, in primo luogo di quella agroalimentare, e nella velocit\u00e0 degli spostamenti di capitali, merci e persone. Un modello produttivo basato sulla chimica tossica e sugli allevamenti intensivi ha provocato un verticale aumento della deforestazione e una drastica diminuzione della biodiversit\u00e0. Tutto questo, sommato a una crescente urbanizzazione, all&#8217;estensione delle megalopoli e all\u2019intensificazione dell\u2019inquinamento, ha portato a un cambiamento repentino degli habitat di molte specie animali e vegetali, sovvertendo ecosistemi consolidati, modificandone il funzionamento e permettendo una maggiore contiguit\u00e0 tra le specie selvatiche e domestiche.<\/p>\n<p>Una radicale inversione di rotta in tempi estremamente rapidi \u00e8 assolutamente necessaria e inderogabile.<\/p>\n<p>Occorre promuovere la riappropriazione sociale delle riserve ecologiche e della filiera del cibo, sottraendola all&#8217;agro-business e alla grande distribuzione, per garantire la sovranit\u00e0 alimentare, ovvero il diritto di tutt* ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica.<\/p>\n<p>Occorre avviare una profonda conversione ecologica del sistema tecnologico e industriale, a partire dalla decisione collettiva su \u201cche cosa, come, dove, quanto e per chi\u201d produrre e da un approccio eco-sistemico e circolare ai cicli di lavorazione e alle filiere, dall&#8217;estrazione dei materiali alla produzione, dalla valorizzazione ai mercati, al consumo finale.<\/p>\n<p>Occorre invertire la rotta nel sistema del commercio internazionale e degli investimenti finanziari, sostituendo l&#8217;inviolabilit\u00e0 dei diritti umani, ambientali, economici e sociali all&#8217;attuale intoccabilit\u00e0 dei profitti, e rendendo vincolanti tutte le norme di tutela sociale e ambientale per tutte le imprese, a partire da quelle multinazionali, anzich\u00e9 concedere loro di adottarle solo volontariamente o come forme di filantropia.<\/p>\n<p>Un nuovo paradigma energetico, con l\u2019immediato abbandono dei combustibili fossili, deve fondarsi su energia \u201cpulita, territoriale e democratica\u201d invece che \u201ctermica, centralizzata e militarizzata\u201d. Un approccio sano al territorio e alla mobilit\u00e0 deve porre fine al consumo di suolo e alle Grandi e meno grandi Opere inutili e dannose, per permetterci di vivere in comunit\u00e0, citt\u00e0 e sistemi insediativi che siano luoghi di vita degna, socialit\u00e0 e cultura, collegati tra essi in modo sostenibile.<\/p>\n<p>Va profondamente ripensata la relazione di potere fra gli esseri umani e tutte le altre forme di vita sul pianeta: non possiamo assistere allo sterminio di molte specie animali e al brutale sfruttamento di diverse altre, pensando di restare indenni alle conseguenza epidemiologiche, climatiche, ecologiche ed etiche.<\/p>\n<p>Occorre una conversione ecologica, una rivoluzione culturale, che ispiri e promuova un cambiamento economico e degli stili di vita.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Lavoro, reddito e welfare nella societ\u00e0 della cura<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La pandemia ha reso pi\u00f9 evidente che nessuna produzione economica \u00e8 possibile senza garantire la riproduzione biologica e sociale, come il pensiero eco-femminista e la visione cosmogonica dei popoli nativi sostengono da sempre.<\/p>\n<p>La riproduzione sociale &#8211; intesa come tutte le attivit\u00e0 e le istituzioni necessarie per garantire la vita, nella sua piena dignit\u00e0 &#8211; significa cura di s\u00e9, dell&#8217;altr* e dell&#8217;ambiente ed \u00e8 \u00e8 attorno a questi nodi che va ripensato l&#8217;intero modello economico-sociale.<\/p>\n<p>La pandemia ha fatto ancor di pi\u00f9 sprofondare nella disperazione le fasce deboli della popolazione, dai migranti ai senza casa, dai disoccupati ai disabili, dalle persone fragili ai non autosufficienti, e ha allargato la condizione di precariet\u00e0, con altri milioni di persone che si sono trovate senza alcun reddito.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 esserci societ\u00e0 della cura senza il superamento di tutte le condizioni di precariet\u00e0 e una ridefinizione dei concetti di benessere sociale, lavoro, reddito e welfare.<\/p>\n<p>La conversione ecologica \u00e8 una lotta per abbandonare al pi\u00f9 presto tutte le attivit\u00e0 che fanno male alla convivenza degli umani, tra di loro e con la Terra, per promuovere altre attivit\u00e0 che prevedono la cura di s\u00e9, dell&#8217;altr* e di tutto il vivente: la riproduzione della vita nelle condizioni migliori che si possono conseguire.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 lavorativa deve basarsi su un&#8217;ampia socializzazione del lavoro necessario, accompagnata da una netta riduzione del tempo individuale a questo dedicato, affinch\u00e9 l&#8217;accesso al lavoro sia l&#8217;esito di una redistribuzione solidale e non di una feroce competizione fra le persone e i paesi, dentro un orizzonte che subordini il valore di scambio al valore d&#8217;uso e organizzi la produzione in funzione dei bisogni sociali, ambientali e di genere.<\/p>\n<p>Se la cura di s\u00e9, dell&#8217;altr* e dell&#8217;ambiente sono gli obiettivi del nuovo patto sociale, il reddito \u00e8 il dividendo sociale della cooperazione tra le attivit\u00e0 di ciascun*, e il diritto al reddito \u00e8 il riconoscimento della centralit\u00e0 dell&#8217;attivit\u00e0 di ogni individuo nella costruzione di una societ\u00e0 che si occupa di tutt* e non esclude nessun*, eliminando la precariet\u00e0, l&#8217;esclusione e l&#8217;emarginazione dalla vita delle persone.<\/p>\n<p>Va pienamente riconosciuto il diritto alla conoscenza, all&#8217;istruzione, alla cultura, all&#8217;informazione corretta, al sapere, come fattore potente di riduzione della diseguaglianza, di cui la povert\u00e0 culturale \u00e8 una causa chiave.<\/p>\n<p>Va realizzato un nuovo sistema di welfare universale, decentrato e depatriarcalizzato, basato sul riconoscimento della comunit\u00e0 degli affetti e del mutualismo solidale, sull&#8217;autogoverno collettivo dei servizi e sulla cura della casa comune.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Riappropriazione sociale dei beni comuni e dei servizi pubblici <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nessuna protezione \u00e8 possibile se non sono garantiti i diritti fondamentali alla vita e alla qualit\u00e0 della stessa. Riconoscere i beni comuni naturali -a partire dall&#8217;acqua, bene essenziale alla vita sul pianeta- e i beni comuni sociali, emergenti e ad uso civico come elementi fondanti della vita e della dignit\u00e0 della stessa, della coesione territoriale e di una societ\u00e0 ecologicamente e socialmente orientata, richiede la sostituzione del paradigma del pareggio di bilancio finanziario con il pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere.<\/p>\n<p>La tutela dei beni comuni, e dei servizi pubblici che ne garantiscono l&#8217;accesso e la fruibilit\u00e0, deve prevedere un&#8217;immediata sottrazione degli stessi al mercato, una loro gestione decentrata, comunitaria e partecipativa, nonch\u00e9 risorse adeguate e incomprimibili.<\/p>\n<p>Occorre socializzare la produzione dei beni fondamentali, strategici ai fini dell&#8217;interesse generale: dai beni e servizi primari (i prodotti alimentari, l&#8217;acqua, l&#8217;energia, l&#8217;istruzione e la ricerca, la sanit\u00e0, i servizi sociali, l&#8217;edilizia abitativa); a quelli senza l&#8217;uso dei quali una parte considerevole delle altre attivit\u00e0 economiche non sarebbe possibile (i trasporti, l&#8217;energia, le telecomunicazioni, la fibra ottica); alle scelte d&#8217;investimento di lungo periodo di carattere scientifico, tecnologico e culturale, in grado di modificare, nel tempo e in maniera significativa la vita materiale e spirituale della popolazione.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Centralit\u00e0 dei territori e della democrazia di prossimit\u00e0 <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La crescita interamente basata sulla quantit\u00e0 e velocit\u00e0 dei flussi di merci, persone e capitali, sulla centralit\u00e0 dei mercati globali e delle produzioni intensive e sulla conseguente iperconnessione sregolata dei sistemi finanziari, produttivi e sociali, \u00e8 stata il principale vettore che ha permesso al virus di diffondersi in tutto il pianeta a velocit\u00e0 mai viste prima, viaggiando nei corpi di manager e tecnici specializzati, cos\u00ec come in quelli di lavoratori dei trasporti e della logistica e dei turisti.<\/p>\n<p>Ripensare l&#8217;organizzazione della societ\u00e0 comporta la ri-localizzazione di molte attivit\u00e0 produttive a partire dalle comunit\u00e0 territoriali e dalla loro cooperazione associata, che dovranno diventare il fulcro di una nuova economia trasformativa, ecologicamente, socialmente ed eticamente fondata.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 sono i luoghi dove convivono umani, altri animali, territorio e paesaggio, ciascuna con la propria storia, cultura e identit\u00e0 insopprimibile. La pialla della globalizzazione ha provato a omologare differenze e peculiarit\u00e0, producendo resistenze\u00a0 che sono state troppo spesso governate verso una versione chiusa ed escludente del comunitarismo. La sfida, anche culturale, \u00e8 progettare il futuro come un sistema di comunit\u00e0 aperte, cooperanti, includenti e interdipendenti.<\/p>\n<p>Questo comporta anche la ri-territorializzazione delle scelte politiche, con un ruolo essenziale affidato ai Comuni, alle citt\u00e0 e alle comunit\u00e0 territoriali, quali luoghi di reale democrazia di prossimit\u00e0 i cui abitanti partecipano fattivamente alle decisioni collettive.<\/p>\n<p>Attraverso forme di riappropriazione popolare delle istituzioni di livello nazionale ed internazionale si potr\u00e0 garantire, tutelare ed affermare l\u2019uguaglianza nei diritti e nelle relazioni fra le diverse aree dei sistemi paese, dei sistemi regionali e continentali e del sistema mondo.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Pace, cooperazione, accoglienza e solidariet\u00e0 <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La pandemia non ha rispettato nessuna delle molteplici separazioni geografiche e sociali e nessuna delle gerarchie costruite dagli esseri umani: dalle frontiere alle classi sociali, passando dal falso concetto di razza. Ha dimostrato che la vera sicurezza non si costruisce contro, e a scapito degli altri: per sentirsi al sicuro bisogna che tutt* lo siano.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo succeda, occorre che ad ogni popolazione venga riconosciuto il diritto ad un ambiente salubre, all&#8217;uguaglianza sociale, all&#8217;accesso preservativo alle risorse naturali.<\/p>\n<p>Occorre porre termine ad ogni politica di dominio nelle relazioni fra i popoli, facendo cessare ogni politica coloniale, che si eserciti attraverso il dominio militare e la guerra, i trattati commerciali o di investimento, lo sfruttamento delle persone, del vivente e della casa comune. Non possiamo pi\u00f9 accettare che i nostri livelli di consumi si reggano sullo sfruttamento delle risorse di altri paesi e su rapporti di scambio scandalosamente ineguali, n\u00e9 l&#8217;esistenza di alleanze militari che hanno l&#8217;obiettivo del controllo e sfruttamento di aree strategiche e delle loro risorse.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 della cura rifiuta l&#8217;estrattivismo perch\u00e9 aggredisce i popoli originari, espropria le risorse naturali comuni e moltiplica la devastazione ambientale. Per questo sostiene l&#8217;autodeterminazione dei popoli e delle comunit\u00e0, un commercio equo e solidale, la cooperazione orizzontale e la custodia condivisa e corresponsabile dei beni comuni globali.<\/p>\n<p>La guerra contro i migranti \u00e8 ormai uno degli elementi fondanti del sistema globale attuale. Intere aree del pianeta \u2013 mari, deserti, aree di confine \u2013 sono diventati giganteschi cimiteri a cielo aperto, luoghi dove si compiono violenze e vessazioni atroci e dove a milioni di esseri umani viene negato ogni diritto e ogni dignit\u00e0.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 della cura smantella fossati e muri e non costruisce fortezze. Rifiuta il dominio e riconosce la cooperazione fra i popoli. Affronta e supera il razzismo istituzionale e il colonialismo economico e culturale, attraverso i quali ancora oggi i poteri dominanti si relazionano alle persone fisiche, ai saperi culturali e alle risorse del pianeta.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 della cura rifiuta ogni forma di fascismo, razzismo, sessismo, discriminazione e costruisce ponti fra le persone e le culture praticando accoglienza, diritti e solidariet\u00e0.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong> Scienza e tecnologia al servizio della vita e non della guerra<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La ricerca scientifica e l&#8217;innovazione tecnologica sono fondamentali per la costruzione di una societ\u00e0 della cura che permetta una vita degna a tutte le persone, ma possono divenire elementi di distruzione se non sono messe al servizio della vita ma del dominio e della guerra. Indirizzi e risultati vanno ricondotti all\u2019emancipazione delle persone e non al controllo sociale autoritario, in direzione della redistribuzione della ricchezza e non dell\u2019accumulazione, verso la pace e la solidariet\u00e0 e non in direzione della distruzione di vite, societ\u00e0 e natura.<\/p>\n<p>E\u2019 di particolare gravit\u00e0 che continui la corsa al riarmo atomico e al perfezionamento dei sistemi di puntamento delle armi nucleari, mentre si allentano gli impegni internazionali per il bando al ricorso all\u2019arma pi\u00f9 micidiale. I saperi e le risorse di una societ\u00e0 non possono essere indirizzati alla costruzione di armi, al mantenimento di eserciti, all&#8217;appartenenza ad alleanze basate sul dominio militare, alla partecipazione a missioni militari e a guerre, al respingimento dei migranti, alla costruzione di una realt\u00e0 manipolabile e falsificabile digitalmente.<\/p>\n<p>Il controllo sui Big Data, l\u2019Intelligenza Artificiale e le infrastrutture digitali determineranno la natura delle istituzioni del futuro e le persone devono essere in grado di esercitare una sovranit\u00e0 digitale su tutti gli aspetti sensibili della propria esistenza. Occorre immaginare un futuro digitale democratico in cui i dati siano un\u2019infrastruttura pubblica e un bene comune controllato dalle persone.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><strong> Finanza al servizio della vita e dei diritti<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La pandemia ha dimostrato che per curare le persone l\u2019Unione Europea ha dovuto sospendere patto di stabilit\u00e0, fiscal compact e parametri di Maastricht. Significa che questi vincoli non solo non sono necessari, ma sono contro la vita, la dignit\u00e0 e la cura delle persone.<\/p>\n<p>La finanziarizzazione dell&#8217;economia e la mercificazione della societ\u00e0 e della natura sono le cause della profonda diseguaglianza sociale e della drammatica devastazione ambientale.<\/p>\n<p>Mettere la finanza al servizio della vita e dei diritti significa riappropriarsi della ricchezza sociale prodotta, cancellando il debito illegittimo e odioso e applicando una fiscalit\u00e0 fortemente progressiva, che vada a prendere le risorse laddove si trovano, nei ceti ricchi della societ\u00e0, nei grandi patrimoni, nei profitti delle grandi imprese.<\/p>\n<p>Nessuna trasformazione ecologica e sociale sar\u00e0 possibile senza fermare l&#8217;unica globalizzazione che il modello capitalistico \u00e8 riuscito a realizzare compiutamente: quella dei movimenti incontrollati di merci e capitali. Un capitale privo di confini che pu\u00f2 indirizzarsi senza vincoli dove gli conviene, determinando le scelte di politica economica e sociale degli Stati, costretti a competere tra loro, offrendo agli investitori nazionali e esteri benefici sempre pi\u00f9 lesivi dei diritti dei propri cittadini e dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Per questo bisogna socializzare il sistema bancario, trasformandolo in un servizio pubblico per risparmi, credito e investimenti, gestito territorialmente con il coinvolgimento diretto degli utenti organizzati, dei lavoratori delle banche, degli enti locali e dei settori produttivi territoriali.<\/p>\n<p>Senza una nuova finanza pubblica e partecipativa, nessuna trasformazione ecologica e sociale del modello economico e produttivo sar\u00e0 possibile, e le decisioni di lungo termine sulla societ\u00e0 rimarranno appannaggio delle lobby finanziarie e delle grandi multinazionali.<\/p>\n<p><strong>Vogliamo una societ\u00e0 che metta al centro la vita e la sua dignit\u00e0, che\u00a0 sappia di essere interdipendente con la natura, che costruisca sul valore d&#8217;uso le sue produzioni, sul mutualismo i suoi scambi, <\/strong><\/p>\n<p><strong>sull&#8217;uguaglianza le sue relazioni, sulla partecipazione le sue decisioni.<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lotteremo tutte e tutti assieme per renderla realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Aderisci e partecipa alla convergenza dei movimenti e delle realt\u00e0 sociali italiane:\u00a0un Manifesto comune, una piattaforma di priorit\u00e0 concrete nella crisi, una manifestazione nazionale in autunno, un percorso permanente da fare insieme. 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