{"id":1203651,"date":"2020-09-25T12:19:01","date_gmt":"2020-09-25T11:19:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1203651"},"modified":"2020-09-25T13:22:52","modified_gmt":"2020-09-25T12:22:52","slug":"lunione-europa-e-la-sua-doppia-morale-tossica-per-i-pesticidi-vietati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/09\/lunione-europa-e-la-sua-doppia-morale-tossica-per-i-pesticidi-vietati\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione Europa e la sua doppia morale tossica per i pesticidi vietati"},"content":{"rendered":"<p><b>La recente ricerca di \u2018Public Eye\u2019 e \u2018Unearthed\u2019 svela quanto siano consistenti le esportazioni di pesticidi dell\u2019Unione Europea, vietati sul suo stesso territorio.<\/b><\/p>\n<p>Grazie a un sistema giudiziario ipocrita, le multinazionali agrochimiche europee possono esportare in grande stile, verso paesi che hanno delle misure decisamente meno stringenti in materia di pesticidi, delle sostanze che in realt\u00e0 non possono pi\u00f9 essere impiegate nell\u2019agricoltura europea perch\u00e9 troppo pericolose. In questo ambito Syngenta, con sede a Basilea, \u00e8 la prima della classifica. Il pesticida Paraquat \u00e8 talmente velenoso che un solo sorso \u00e8 potenzialmente mortale. In caso di esposizione ripetuta o prolungata, anche minuscole dosi del preparato aumentano il rischio di contrarre il Parkinson. Paraquat \u00e8 arrivato sul mercato nel 1962, venendo poi bandito nel 2007 nell\u2019UE a causa degli enormi pericoli a cui espone gli agricoltori. In Svizzera era stato addirittura vietato gi\u00e0 nel 1989. Tuttavia, Syngenta continua a produrre grosse quantit\u00e0 dell\u2019erbicida nel suo stabilimento inglese di Huddersfield, e ad esportarlo in Sudamerica, Asia e Africa, avvelenando migliaia di lavoratori ogni anno. Nel 2018 le autorit\u00e0 britanniche hanno autorizzato l\u2019esportazione di oltre 28.000 tonnellate di pesticidi contenenti Paraquat. Questo \u00e8 solo uno dei tanti esempi: anno dopo anno vengono prodotti nell\u2019UE dei pesticidi tossici (sebbene questa li abbia vietati) e poi venduti, del tutto legalmente, a delle nazioni con leggi decisamente meno stringenti. La situazione \u00e8 tanto scandalosa quanto ben conosciuta, ma fino a questo momento le multinazionali coinvolte, appellandosi al sacrosanto \u201csegreto industriale\u201d, continuano a celare la vera entit\u00e0 delle esportazioni in oggetto.<\/p>\n<p><b>Mappa delle esportazioni tossiche<\/b><\/p>\n<p>Public Eye, con la cooperazione di Unearthed, il dipartimento investigativo di Greenpeace UK, ha condotto per diversi mesi uno studio, chiedendosi quale sia il ruolo giocato dall\u2019UE nella produzione ed esportazione dei pesticidi pi\u00f9 pericolosi. Visto che i produttori hanno deciso di rimanere in silenzio, abbiamo inoltrato le stesse richieste all\u2019Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) e alle istituzioni nazionali, appellandoci alla legge sulla trasparenza.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi ricevuto migliaia di \u201cnotifiche di esportazione\u201d, ovvero dei documenti che le aziende devono compilare, in rispetto della legislazione dell\u2019UE, se desiderano vendere in paesi terzi dei prodotti che contengono degli agenti chimici banditi su suolo europeo. Gli uffici responsabili, sia a livello nazionale che transfrontaliero, controllano la documentazione e la inoltrano alle istituzioni delle nazioni acquirenti. Tuttavia le quantit\u00e0 dei prodotti effettivamente esportati possono variare rispetto a quelle registrate, ma questi atti rimangono la migliore fonte di informazioni a disposizione al momento. I dati consultati per la ricerca vengono messi pubblicamente a disposizione. I risultati esclusivi delle nostre ricerche svelano per la prima volta l\u2019estensione vera e propria delle esportazioni di pesticidi agricoli, banditi nei paesi europei di produzione.<\/p>\n<p><b>Oltre 81.000 tonnellate di pesticidi banditi<\/b><\/p>\n<p>Nel 2018 i paesi europei hanno autorizzato la vendita di 81.615 tonnellate di pesticidi contenenti degli ingredienti che sono banditi nell\u2019UE per salvaguardare la salute di persone e ambiente. Pi\u00f9 del 90% di queste esportazioni sono riconducibili a Gran Bretagna, Italia, Olanda, Germania, Francia, Belgio e Spagna.<\/p>\n<p>Tre quarti delle 85 nazioni che hanno acquistato questi pesticidi tossici <span style=\"color: #333333;\">\u00abmade in Europe\u00bb<\/span> sono paesi in via di sviluppo e paesi emergenti, dove l\u2019utilizzo di queste sostanze espone in genere a rischi molto alti. Tra i 10 importatori pi\u00f9 importanti figurano il Brasile, l\u2019Ucraina, il Marocco, il Messico e il Sudafrica.<\/p>\n<p><b>Trentasei aziende coinvolte<\/b><\/p>\n<p>Syngenta \u00e8, con distacco, il pi\u00f9 grande esportatore di pesticidi banditi nell\u2019UE. Nel 2018 la multinazionale svizzera ha registrato quasi il triplo delle esportazioni rispetto al suo maggior concorrente, l\u2019impresa statunitense Corteva. Syngenta dispone di numerosi stabilimenti produttivi in tutta Europa, come Francia e Gran Bretagna, paesi dai quali l\u2019impresa esporta sostanze altamente controverse come Paraquat e Atrazina. L\u2019azienda esporta anche dalla Svizzera dei pesticidi vietati in questo paese, come abbiamo scoperto analizzando i dati delle istituzioni svizzere.<\/p>\n<p>Tuttavia, Syngenta non \u00e8 l\u2019unica a volersi accaparrare una fetta di questa torta tossica. Nel 2018 circa 30 aziende hanno venduto all\u2019estero sostanze proibite nell\u2019UE e tra queste figurano le aziende tedesche Bayer e BASF. Non mancano all\u2019appello piccole societ\u00e0 come l\u2019italiana Finchimica e la tedesca AlzChem, il cui ruolo non pu\u00f2 essere sottovalutato.<\/p>\n<p><b>La lunga lista delle \u201csostanze velenose\u201d<\/b><\/p>\n<p>Nel 2018 le aziende hanno registrato esportazioni per un totale di 41 pesticidi. I rischi ambientali e salutari di queste sostanze sono numerosi e vanno dal pericolo acuto di morte in caso di inspirazione a possibili disturbi riproduttivi e ormonali, malformazioni e diverse tipologie di cancro, fino alla contaminazione delle fonti di acqua potabile e il danneggiamento degli ecosistemi.<\/p>\n<p><b>Il bestseller tossico della Syngenta \u00e8 al centro dello scandalo<\/b><\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un terzo di tutte le esportazioni registrate riguardano un singolo diserbante: il Paraquat. Si tratta di un erbicida spruzzato in grosse quantit\u00e0 su monocolture di mais, soia e lana. Sebbene pi\u00f9 di 50 nazioni lo abbiano gi\u00e0 vietato, il suo maggior produttore, Syngenta, non sembra voler rinunciare a venderlo in altri paesi.<\/p>\n<p><b>Quali sono i veleni sul podio delle esportazioni? <\/b><b>Primo posto: Paraquat <\/b><\/p>\n<p>Delle 28.000 tonnellate di esportazioni di Paraquat registrate da Syngenta, la met\u00e0 \u00e8 stata destinata agli USA. L\u00ec la multinazionale svizzera \u00e8 gi\u00e0 stata denunciata da numerosi agricoltori che ritengono l\u2019utilizzo prolungato del Paraquat responsabile per la loro patologia. 9000 tonnellate sono state vendute invece a un altro importante importatore, il Brasile, dove a fine settembre dovrebbe essere introdotto un divieto di utilizzo del pesticida. La motivazione sarebbe da individuarsi nei numerosi casi di avvelenamento, nella correlazione tra Paraquat e parkinson, corroborata da diverse evidenze scientifiche, e nella sua capacit\u00e0 di modificare potenzialmente il patrimonio genetico di un individuo. Il resto \u00e8 andato per lo pi\u00f9 a paesi in via di sviluppo o emergenti, tra cui spiccano Messico, India, Colombia, Indonesia, Equador e Sudafrica.<\/p>\n<p><b>Secondo posto:<\/b> <b>dicloropropene<\/b><\/p>\n<p>Il secondo pesticida pi\u00f9 esportato, pur essendo bandito nell\u2019UE, \u00e8 il dicloropropene (1,3-D) che viene impiegato in particolare come nematocida per la lotta contro i parassiti nella coltivazione di verdure. L\u2019Unione ha vietato questa sostanza \u201cprobabilmente cancerogena\u201d nel 2007, visto che rappresenta un pericolo sia per la salute delle persone che per quella di volatili, mammiferi e organismi marini. Nonostante ci\u00f2, nel 2018 sono state 15.000 in totale le tonnellate di dicloropropene vendute al di fuori dell\u2019UE. In alcuni casi la sostanza \u00e8 stata mescolata con la cloropicrina, un altro pesticida bandito, utilizzato come arma chimica durante la Prima guerra mondiale. Responsabili della maggior parte delle vendite sono l\u2019americana Corteva e Inovyn, una filiale della multinazionale britannica Ineos. Tra le nazioni importatrici pi\u00f9 rilevanti figurano il Marocco, dove il dicloropropene viene impiegato per la coltivazione dei pomodori. Uno studio della FAO del 2015 mostra come l\u00ec solo il 4% dei lavoratori agricoli si serva delle protezioni consigliate.<\/p>\n<p><b>Terzo posto: Cianammide<\/b><\/p>\n<p>Al terzo posto sul podio delle sostanze pi\u00f9 esportate figura la cianammide, un fitoregolatore impiegato nella viticoltura e frutticoltura. Le istituzioni europee hanno classificato il principio chimico come probabilmente cancerogeno e tossico per la riproduzione. Il diserbante \u00e8 stato bandito dall\u2019UE nel 2008, perch\u00e9 i rischi per gli agricoltori erano troppo alti, anche in caso di utilizzo di equipaggiamento protettivo. Tuttavia, la tedesca AlzChem non ne ha interrotto la produzione e nel 2018 ha registrato esportazioni di oltre 7.000 tonnellate del suo prodotto chiamato \u201cDormex\u201d, venduto tra gli altri in Peru, Cile, Sudafrica e Messico. L\u2019Egitto, dove la cianammide ha causato numerosi avvelenamenti tra gli agricoltori, ne ha acquistate 300 tonnellate quell\u2019anno. Su nostra richiesta la AlzChem ci ha scritto quanto segue: \u201cI paesi in cui i nostri prodotti sono stati esportati presentano legislazioni molto severe in termini di pesticidi e, inoltre, insegniamo agli agricoltori come servirsene in maniera sicura.\u201d<\/p>\n<p><b>Una prassi \u201cvergognosa\u201d<\/b><\/p>\n<p>I risultati dei nostri studi ribadiscono quanto sia urgente agire, come sottolineato da un recente appello di 36 esperti in materia di diritti umani delle Nazioni Unite. Quest\u2019ultimi hanno sollecitato l\u2019UE a mettere fine a questa prassi \u201cvergognosa\u201d. I paesi ricchi devono smettere di servirsi di quelle scappatoie che gli hanno permesso sinora di esportare queste sostanze bandite verso nazioni in cui non \u00e8 possibile controllarne i rischi. Secondo gli esperti, come affermato in un comunicato congiunto, queste esportazioni avrebbero portato, nei paesi riceventi, a \u201campie infrazioni del diritto alla vita e alla dignit\u00e0 umana\u201d.<\/p>\n<p>Invece di risolvere il problema, l\u2019UE autorizza anno dopo anno esportazioni sempre pi\u00f9 ingenti, mentre aumenta anche il numero di pesticidi prodotti. Secondo la nostra indagine, nel 2019 le autorit\u00e0 hanno consentito l\u2019esportazione di 8000 tonnellate in pi\u00f9 di pesticidi, contenenti in tutto 9 principi attivi recentemente vietati.<\/p>\n<p>L\u2019ironia della sorte: proprio quei paesi da cui acquistiamo soprattutto dei prodotti agricoli, in particolare USA, Brasile e Ucraina, rappresentano i pi\u00f9 grandi mercati di riferimento per la vendita di questi veleni proibiti. Le sostanze indesiderate possono quindi tornare in Europa come residui nel nostro cibo.<\/p>\n<p><b>Argomenti improbabili dei produttori<\/b><\/p>\n<p>Delle trenta imprese contattate, 15, tra cui anche Syngenta, ci hanno risposto. In generale sono 4 gli argomenti su cui insistono i produttori:<\/p>\n<ul>\n<li>I loro prodotti sono sicuri;<\/li>\n<li>Si impegnano per minimizzare i rischi;<\/li>\n<li>Tutte le leggi stabilite autonomamente dai paesi acquirenti sono rispettate in toto;<\/li>\n<li>Non \u00e8 sorprendente che molti dei pesticidi usati all\u2019estero non sono registrati nell\u2019UE, perch\u00e9 la loro agricoltura e il clima sarebbero del tutto differenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ora: tutte queste sostanze sono state bandite nell\u2019UE per i rischi inaccettabili che comportano e per \u201cla protezione di individui e ambiente\u201d. Proprio per questo motivo sono stati inclusi nella normativa europea PIC per il regolamento delle importazioni ed esportazioni di prodotti chimici e pesticidi pericolosi e per questo devono essere obbligatoriamente notificate.<\/p>\n<p>A causa dei controlli praticamente inesistenti nei paesi importatori, la pericolosit\u00e0 delle sostanze per individui e ambiente negli stessi \u00e8 maggiore rispetto a quella nei paesi industrializzati. Nelle nazioni in via di sviluppo, secondo le ultime valutazioni, muoiono ogni anno pi\u00f9 di 200.000 persone per avvelenamenti provocati dall\u2019esposizione ai pesticidi.<\/p>\n<p>\u201cLe multinazionali affermano in pubblico di non contravvenire alle leggi dei paesi importatori, ma di nascosto si adoperano per indebolire le loro legislazioni e ridefinirle secondo i propri interessi\u201d, afferma Alan Tygel, portavoce della compagna brasiliana contro i veleni agricoli. \u201cNella mia nazione le multinazionali fanno pressione sulle istituzioni affinch\u00e8 allentino le misure in termini di pesticidi e le norme da rispettare per la protezione umana e ambientale.\u201d<\/p>\n<p><b>Basta con questa doppia morale<\/b><\/p>\n<p>A maggio l\u2019Unione Europea ha lanciato con grande clamore la strategia \u201cFrom Farm to Fork\u201d, cio\u00e8 dalla fattoria alla forchetta, con cui l\u2019UE si propone come pioniera per la costruzione di \u201cun sistema nutrizionale giusto, sano ed ecologico\u201d. Apparentemente per\u00f2 la Commissione non ha intenzione di criticare in alcun modo l\u2019esportazione di pesticidi altamente pericolosi, vietati sul suolo europeo.<\/p>\n<p>Una rappresentante della Commissione ha dichiarato a Unearthed e Public Eye che le regole europee in materia sono gi\u00e0 \u201cpi\u00f9 stringenti di quanto sia necessario\u201d e che \u201cun divieto di esportazione dall\u2019UE non porterebbe per forza i terzi stati a interrompere l\u2019utilizzo di questi diserbanti. Potrebbero sempre importarli da qualche altra parte\u201d. \u00c8 \u201cmeglio convincerli a non usarli pi\u00f9\u201d, ci ha detto. \u00c8 questo quanto previsto nell\u2019ambito della \u201cdiplomazia verde\u201d dell\u2019UE.<\/p>\n<p>Public Eye e Unearthed hanno contattato anche i paesi europei coinvolti. La maggior parte di loro si nasconde dietro la situazione legislativa e la sovranit\u00e0 degli stati importatori. Secondo loro la legislazione europea assicura che questi paesi ricevano un gran numero di informazioni corroboranti sui rischi posti da queste sostanze\u201d, ci ha detto un rappresentante tedesco. \u201cPossono decidere autonomamente se autorizzare o meno l\u2019importazione\u201d.<\/p>\n<p>I governi che continuano ad autorizzare le esportazioni delle sostanze vietate, nonostante non siano in grado di controllare i pericoli, si comportano cinicamente e vengono meno ai loro stessi impegni in termini di diritti umani internazionali, secondo gli esperti dell\u2019ONU.<\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a>In Francia entrer\u00e0 in vigore nel 2022 un divieto su queste esportazioni, a dispetto dell\u2019opposizione dei produttori, che avrebbero voluto rovesciare la decisione. All\u2019inizio del 2020 la Corte costituzionale ha rigettato il ricorso delle stesse multinazionali perch\u00e9, visti i potenziali rischi esistenti per la salute degli individui e ambientale, la limitazione della libert\u00e0 aziendale sarebbe giustificata.<\/p>\n<p>Public Eye<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dal tedesco di Emanuele Tranchetti, revisione di Thomas Schmid<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente ricerca di \u2018Public Eye\u2019 e \u2018Unearthed\u2019 svela quanto siano consistenti le esportazioni di pesticidi dell\u2019Unione Europea, vietati sul suo stesso territorio. 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