{"id":120120,"date":"2014-07-18T14:30:33","date_gmt":"2014-07-18T13:30:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=120120"},"modified":"2014-07-19T16:22:42","modified_gmt":"2014-07-19T15:22:42","slug":"sarajevo-peace-event-2014-secondo-rapporto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/07\/sarajevo-peace-event-2014-secondo-rapporto\/","title":{"rendered":"Sarajevo Peace Event 2014 \u2013 Secondo Rapporto"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/pace.jpg\" width=\"720\" height=\"446\" \/><p class=\"wp-caption-text\">www.focsiv.it<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><b>Sarajevo Peace Event 2014 \u2013 Secondo Rapporto<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><b>I CORPI CIVILI DI PACE E LA PREVENZIONE DEI CONFLITTI ARMATI <a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><b>[1]<\/b><\/a><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em>Relazione di Alberto L\u2019Abate<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/em><\/p>\n<p>In questa sessione, tramite le relazioni precedenti, abbiamo visto come operano, con la nonviolenza attiva, \u00a0i Corpi Civili di Pace, ed abbiamo ascoltato esempi molto importanti della loro operativit\u00e0 concreta in aree cruciali \u00a0\u00a0di conflitto come Israele-Palestina, Croazia, Colombia, ed anche come, in Germania, in modo molto interessante ed istruttivo, e di esempio per \u00a0tutti noi, dopo l\u2019ultima guerra, sia stato istituzionalizzato\u00a0 il \u201cServizio Civile di Pace\u201d che \u00e8 stato anche alla base\u00a0 di certi interventi, in Iraq con il Gulf Peace Team, ed in Kossovo, con il Balkan Peace Team, con i quali abbiamo avuto occasione di collaborare, in modo molto valido, anche \u00a0noi.<\/p>\n<p>A me resta il compito di chiarire ulteriormente \u00a0i rapporti\u00a0 tra i Corpi Civili di Pace e la Prevenzione dei conflitti armati, obiettivo \u00a0\u00a0questo ultimo sicuramente molto importante da perseguire, anche se sicuramente non facile da raggiungere, come avremo occasione di vedere anche attraverso i nostri tentativi di intervento finalizzati a questo scopo, in particolare in\u00a0 Iraq, prima della prima guerra del Golfo, ed in Kossovo, anche qui prima della guerra.<\/p>\n<p>Infatti, con l\u2019aiuto di tante altre persone dei Movimenti Nonviolenti Italiani, ma anche con\u00a0 quello di tante altre organizzazioni internazionali da tempo dedite alla ricerca attiva della pace e della nonviolenza, come l\u2019IFOR (International Felloship of Reconciliation) , la W.R.I (War Resisters International), ed altre, abbiamo avuto due importanti esperienze sia in Iraq che in Kossovo: 1)\u00a0 in Iraq, per cercare di prevenire la prima guerra del golfo, con l\u2019organizzazione, da noi costituita, dei \u201cVolontari di Pace in Medio Oriente\u201d, e la collaborazione del \u00a0Gulf \u00a0Peace Team; 2) nel Kossovo, per cercare di prevenire, anche qui senza successo,\u00a0 l\u2019esplodere della guerra, e quando\u00a0\u00a0 questa \u00e8 finita, per lavorare per la riconciliazione tra gli ex nemici. Questa attivit\u00e0 \u00e8 stata portata avanti dalla \u201cCampagna Kossovo\u201d della quale facevano parte varie ONG italiane\u00a0 (MIR, MN, Beati i Costruttori di Pace, Agimi-Caritas Idruntina, Tavola Valdese, Pax Christi, ecc. ) con il contributo economico ed operativo anche di qualche Comune italiano,\u00a0 di alcune \u00a0\u00a0Regioni (Val D\u2019Aosta, Veneto, Toscana) ed un finanziamento specifico della Campagna per l\u2019Obiezione di Coscienza alle Spese Militari italiana per il progetto \u201cAmbasciata di Pace\u201d. In tutte e due queste esperienze abbiamo potuto trovare modi per la prevenzione delle guerre che non siamo riusciti per\u00f2 a portare\u00a0 a livello operativo.<\/p>\n<p><b>1)\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>IRAQ<\/b><\/p>\n<p>Le soluzioni da noi proposte, dopo essere stati nell\u2019area per vari mesi, ed aver avuto moltissimi incontri: con vari ministri ed \u00a0alti rappresentanti del governo iracheno, con organizzazioni locali ed anche con gente comune del posto, con esperti internazionali intervenuti anche loro\u00a0 con lo stesso scopo (tra questi l\u2019allora Presidente dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite; Willy Brandt, ex cancelliere tedesco ed allora Presidente dell\u2019Internazionale Socialista; Yasser Arafat, Presidente dell\u2019OLP \u2013 Organizzazione per la\u00a0 Liberazione della Palestina, e vari altri\u00a0 che avevano avuto anche\u00a0 incarichi governativi in USA, Svezia, ed in altri paesi); \u00a0e dopo aver dato vita, in una isola all\u2019interno del fiume che traversa la citt\u00e0 di Bagdad, ad un \u201cCampo di Pace\u201d nel quale verranno poi ospitate tutte le delegazioni dei vari paesi\u00a0 venute in Iraq sia per \u00a0far liberare i loro ostaggi, sia per cercare,\u00a0 insieme con noi, nei vari incontri autogestiti che riuscivamo ad organizzare grazie alla compresenza nello stesso campo, metodi per la prevenzione di quel conflitto. Un momento importante di questa ricerca comune \u00e8 stata la cerimonia di fine d\u2019anno (si era nel 1990) organizzata dal Gulf Peace Team (con la collaborazione di due dei nostri volontari : Francesco Tullio e Don Giorgio Pratesi) nella Tenda per la Pace proprio al confine tra Iraq ed Arabia Saudita,\u00a0\u00a0 nel punto in cui, pi\u00f9 tardi, avverr\u00e0 lo sfondamento delle truppe interventiste guidate dagli USA e dall\u2019UK. \u00a0Durante questa cerimonia\u00a0 il documento elaborato in precedenza al Campo di Pace di Bagdad, verr\u00e0 messo a punto ulteriormente e controfirmato dai partecipanti all\u2019incontro.<\/p>\n<p>Questo prevedeva:<\/p>\n<p>1.1) Il ritiro dell\u2019esercito iracheno dal Kuwait e la sostituzione degli eserciti dei paesi interventisti con \u00a0veri e propri \u201cCaschi Blu\u201d delle Nazioni Unite (che daranno copertura ufficiale all\u2019intervento solo molto pi\u00f9 tardi)\u00a0 ma formati da paesi che non avevano partecipato all\u2019intervento militare precedente (tra questi la Svezia, la Norvegia, l\u2019India, il Giappone, ecc.). Questa proposta era stata fatta dal governo Svedese ed\u00a0 apprezzata dagli iracheni;\u00a0 la proposta\u00a0 approvata all\u2019unanimit\u00e0 durante quella cerimonia aggiungeva a questo progetto\u00a0 la presenza, nel Quwait, accanto ai Caschi Blu (armati) delle Nazioni Unite anche i \u201cCaschi Bianchi\u201d (disarmati) formati dalle tante Organizzazioni che, come le nostre, erano intervenute in quella area con gli stessi nostri scopi e che, come le nostre, facevano parte dell\u2019ECOSOC delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>1.2) L\u2019organizzazione, da parte delle Nazioni Unite, con la partecipazione \u00a0attiva di tutti i paesi del Medio Oriente (Israele, Palestina, Giordania, \u00a0Iraq, Kuwait, Arabia Saudita,\u00a0 ed altri paesi del mondo arabo) di una conferenza internazionale che ascoltasse a fondo le ragioni di ognuno di questi e cercasse, insieme, le soluzioni ai problemi principali dell\u2019area, senza farsi porre divieti \u00a0da parte di nessuno di questi. In questa conferenza un ruolo non indifferente avrebbe dovuto essere dato anche alle ONG che, come accennato prima, si erano concretamente interessate all\u2019area ed avevano\u00a0 cercato di dar vita a possibili\u00a0 soluzioni\u00a0 pacifiche e nonviolente.<\/p>\n<p>1.3) Altre\u00a0 proposte da noi elaborate, e fatte sapere al governo iracheno, \u00a0erano: a)\u00a0 la liberazione di tutti gli ostaggi stranieri che erano ancora trattenuti in punti cruciali\u00a0 del territorio per cercare di evitare eventuali bombardamenti, ostaggi che sarebbero stati sostituiti da volontari, come noi, di ONG interessate alla pace, come garanzia di una soluzione pacifica del conflitto; b) dato che avevamo saputo che il rischio di esplosione del conflitto era anche dovuto\u00a0 al fatto che le ambasciate USA e UK del Kuwait erano assediate dall\u2019esercito iracheno, e che le persone ivi asserragliate non avevano pi\u00f9 nulla da mangiare, abbiamo proposto che venissero loro portati dei viveri, in particolare sotto forma di\u00a0 frutta fresca, come gesto distensivo di ricerca di un accordo di pace.<\/p>\n<p>Il governo iracheno ha accettato le ultime due proposte, organizzando, prima del Natale, presso il Campo di Pace di Bagdad, un grande incontro cui parteciperanno tutti gli ostaggi,\u00a0 tutte le organizzazioni non governative che si erano interessate al problema ancora presenti, ed anche svariati\u00a0 ministri, ex-ministri,\u00a0 capi, o ex capi, di governi di paesi interessati alla pace, e decidendo di liberare tutti gli ostaggi ancora presenti in Iraq. Ed ha inviato viveri alle due ambasciate assediate nel Kuwait, e ci\u00a0 ha \u00a0fatto capire che se le due proposte precedenti fossero state fatte da una organizzazione credibile\u00a0 come quella\u00a0 delle Nazioni Unite nella figura del suo Segretario Generale, sarebbe stato disponibile ad accettarle. Ma malgrado questi due importanti gesti di distensione da parte del governo di Saddam, e la sua dichiarata disponibilit\u00e0 ad accettare\u00a0 anche le altre due proposte, siamo arrivati alla guerra. Di fronte a questi gesti di distensione i paesi interventisti,\u00a0 invece di accettarne il significato\u00a0 profondo, \u00a0hanno dichiarato, nelle parole di G. Bush Senior (allora Presidente degli USA), secondo quanto riferito dai giornali : \u201cHanno liberato tutti gli ostaggi; benissimo, ora possiamo fare la guerra senza problemi!\u201d.\u00a0 Ed il Consiglio di Sicurezza ristretto non ha\u00a0 autorizzato l\u2019allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, che era stato da noi informato della disponibilit\u00e0 di Saddam ad accettare, o almeno a discutere ed a trattare,\u00a0\u00a0 le due proposte\u00a0 approvate dai partecipanti alla Tenda per la Pace, a venirne a discutere a Bagdad, facendolo venire solo per ripetere pedissequamente l\u2019ultimatum di ritirarsi dal Kuwait entro il 15 gennaio, \u00a0altrimenti sarebbe scoppiata la guerra : cosa che \u00e8 poi avvenuta. Ma dai giornali abbiamo letto\u00a0 che il Segretario Generale della Nazioni Unite di allora, \u00a0Perez de Cuellar, ed il suo pi\u00f9 stretto collaboratore Picco (che essendo amico del Professor Papisca di Padova, con il quale avevamo concordato la nostra strategia di pace, \u00a0era stato il nostro tramite con il Segretario Generale), si sono pubblicamente lamentati per questa limitazione al ruolo riconosciuto a questa importante carica. Ma questa\u00a0 lamentela \u00e8 costata, ad ambedue, \u00a0la non rielezione alla loro \u00a0carica \u00a0\u00a0precedente. Questa disponibilit\u00e0 di Saddam a trattare ci \u00e8 stata confermata anche da Willy Brandt, che pure era venuto a Bagdad per trovare soluzioni alternative alla guerra, il quale,\u00a0 in un incontro comune, ci ha detto: \u201cIl problema non \u00e8 Saddam, sono gli americani e gli inglesi che hanno ormai deciso di fare la guerra, e non accettano \u00a0altre soluzioni!\u201d.<\/p>\n<p>2)\u00a0\u00a0\u00a0 <b>KOSSOVO<\/b><\/p>\n<p>In questo paese il nostro lavoro, portato avanti con tutti i compagni della \u201cCampagna Kossovo\u201d, promossa\u00a0 da Etta Ragusa del Movimento per la Riconciliazione (sezione italiana dell\u2019I.F.O.R,), insieme ad Agimi della Caritas Idruntina, Beati i Costruttori di Pace,\u00a0 Pax Christi, \u00a0ed alla quale hanno aderito varie altre organizzazioni italiane per la pace (tra queste: il \u00a0Movimento Nonviolento, e la Tavola Valdese) \u00e8 durato molto pi\u00f9 a lungo, iniziato \u00a0nel 1992,\u00a0 molto prima della guerra, nella ricerca di appoggiare la lotta nonviolenta degli\u00a0 Albanesi del\u00a0 Kossovo e di trovare soluzioni positive e nonviolente \u00a0al conflitto in atto,\u00a0 sia, dopo il fallimento di questo tentativo, \u00a0finita\u00a0 la guerra, per portare avanti un lavoro di riconciliazione tra gli ex nemici e formare personale, di tutti i gruppi etnici coinvolti nel conflitto, a diventare \u00a0esperto\u00a0 in questo lavoro di formatori \u00a0alla riconciliazione. Questa ultima attivit\u00e0 \u00e8 stata da noi portata avanti con una equipe internazionale di persone esperte in questo settore (Hildegard Goss-Mayr, dell\u2019Austria, Pat Patfoort, del Belgio,\u00a0 Vaysa Svensoon , della Svezia), sia per un certo numero\u00a0 di operatori \u00a0dell\u2019OSCE (che ha collaborato con noi all\u2019iniziativa), sia per membri di associazioni che si erano dichiarate interessate a portare avanti questa attivit\u00e0. Questo lavoro ha dato risultati molto positivi tanto che svariati degli allievi continuano a pieno tempo questo lavoro, \u00a0\u00a0ed una di loro ha avuto importanti premi internazionali per l\u2019attivit\u00e0 portata avanti a Mitrovica, di riconciliazione tra gli abitanti serbi e quelli albanesi.<\/p>\n<p>Come accennato la Campagna Kossovo, \u00e8 stata formata da associazioni nonviolente, ed \u00e8 nata con il precipuo scopo di appoggiare la lotta nonviolenta degli albanesi kossovari da loro portata avanti per riacquistare\u00a0 le\u00a0 autonomie a carattere statuale, eliminate in costituzionalmente, e con la violenza, da parte del governo Serbo, guidato da Milosevic.\u00a0 Questa lotta era unica in Europa ed estremamente interessante anche per le forme utilizzate,\u00a0 in particolare\u00a0 con l\u2019utilizzazione della tecnica del\u00a0 \u201cgoverno parallelo\u201d, una delle forme pi\u00f9 innovative di quello che viene definito il progetto costruttivo \u00a0della nonviolenza attiva. Queste lotte si sono sviluppate per lunghi anni in forme varie: con manifestazioni, veglie,\u00a0 marce,\u00a0 digiuni,\u00a0 blocchi stradali, scioperi, anche inventando forme piuttosto originali, come, ad esempio, durante il coprifuoco che impediva alla popolazione di andare\u00a0 per le strade oltre una certa ora della sera, la sbattitura, dai terrazzi e dalle finestre, delle chiavi di casa\u00a0 contro barattoli vuoti\u00a0 o altri strumenti risonanti in modo da dimostrare che gli Albanesi erano i padroni di casa e che i Serbi, o prima o dopo, se ne sarebbero dovuti andare,\u00a0 ed anche con un simbolico funerale durante il quale \u00e8 stata interrata la tomba della violenza, con l\u2019invito, sottoscritto da moltissime persone del posto,\u00a0 a tutti i popoli della ex-Jugoslavia,\u00a0 ad interrompere i conflitti armati, incipienti, ed a ricorrere alla nonviolenza ed al dialogo per risolvere i problemi dei loro rapporti reciproci. Purtroppo, a parte la collaborazione della nostra Campagna e di altri gruppi analoghi, come Pax Christi dell\u2019Olanda, il\u00a0 Movimento d\u2019Azione Nonviolenta francese, e \u201cPeace Workers\u201d degli USA, i governi Occidentali, con l\u2019eccezione forse di quello Austriaco, non hanno appoggiato per niente\u00a0 queste lotte e queste richieste, tanto che alla fine del\u00a0 1995, all\u2019inizio del nostro mandato (mio e di mia moglie) come \u201cAmbasciatori di Pace\u201d a Pristina, un kosovaro, noto studioso di storia albanese, amico della nonviolenza, ci ha detto con rimpianto: \u201cNoi stiamo lottando con la nonviolenza da anni, ma la comunit\u00e0 internazionale capisce solo il linguaggio delle armi; perci\u00f2, se continua cos\u00ec, e se questa ultima rester\u00e0 sorda alle nostre istanze,\u00a0 saremo costretti anche noi a prendere le armi, anche se questo, data la disparit\u00e0 di forze tra noi ed i Serbi,\u00a0 rischia di portare alla distruzione del nostro popolo!\u201d. Ed effettivamente la Comunit\u00e0 Internazionale \u00a0ha cominciato ad interessarsi seriamente dei problemi Kossovo solo dopo l\u2019inizio del conflitto armato tra l\u2019esercito serbo, i suoi paramilitari, ed i soldati albanesi dell\u2019Esercito Federale Jugoslavo che hanno poi dato vita all\u2019U.C.K\u00a0 (Esercito di Liberazione del Kossovo).<\/p>\n<p>Anche qui grazie a moltissimi\u00a0 incontri \u00a0e discussioni con vari \u00a0ministri, funzionari, ed operatori di base, \u00a0delle due parti in \u00a0conflitto, sia del governo serbo, sia di quello albanese considerato clandestino ma operante alla luce del sole, grazie a colloqui con intellettuali\u00a0 che avevano studiato a fondo il problema, ed altri personaggi importanti \u00a0anche del Montenegro e della Macedonia, e \u00a0grazie alla osservazione costante della vita\u00a0 quotidiana del popolo, ed all\u2019aiuto di una \u00a0ricerca simile portata avanti\u00a0 prima di noi dalla Associazione Svedese T.F.F.R (Transnational Foundation \u00a0for Future and Peace Research),ed \u00a0allo studio approfondito di tutti i tentativi fatti a livello mondiale per prevenire quel conflitto, con la partecipazione a vari incontri di mediazione tra le parti (Vienna, Ulcin, Bruxelles,\u00a0 Bolzano, Lecce), \u00a0e grazie ai suggerimenti di una Deputata\u00a0 Europea della Finlandia, \u00a0durante un\u00a0 incontro del gruppo Verde del Parlamento Europeo\u00a0 di Bruxelles al quale ero stato invitato, la nostra proposta, come soluzione\u00a0 istituzionale, \u00e8 stata quella di dare al Kossovo uno status simile a quello delle Isole Aland, tra la Svezia e la Finlandia, che pur essendo sia di tradizione che di lingua svedese erano state date, dalla Lega delle Nazioni che aveva preceduto le N.U.,\u00a0 alla Finlandia ma concedendo loro una delle forme di autonomia\u00a0 tra le pi\u00f9 spinte esistenti\u00a0 nel mondo, a condizione che fossero demilitarizzate e neutrali, ma protette, nella loro autonomia ed indipendenza,\u00a0\u00a0 da tutti i paesi aderenti alla Lega su citata. Questa proposta era stata accettata sia da tutta la leadership albanese del Kossovo sia da quella \u00a0serba di opposizione a Milosevic. Un\u2019altra proposta fatta da noi era quella dell\u2019invio, in Kossovo, di Corpi Civili di Pace Europei,\u00a0 ben formati alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, per portare avanti\u00a0 la rottura del muro contro muro che si era formato tra queste due popolazioni, ed avviare un processo di dialogo e di confronto che, a\u00a0 poco a poco, avrebbe potuto portare a migliorare i rapporti reciproci e forse anche a soluzioni istituzionali concordate. Queste soluzioni, da noi proposte, sono state prese in considerazione anche dal nascente Centro Europeo per la Prevenzione dei Conflitti Armati a Bruxelles, cui ero stato invitato, ed al quale\u00a0 ho consegnato\u00a0 la prima bozza del mio\u00a0 lavoro, ma non sono state prese in considerazione\u00a0 dai decisori politici che in un incontro a Rambouillet, che l\u2019autore del lavoro della TFFR ha definito\u00a0 di \u201cPrevenzione della pace e non della guerra\u201d, hanno deciso di portare avanti l\u2019opzione militare. Tranne poi seguire molte delle tesi presentate anni prima dalla TFFR per prevenire la guerra, per porre invece fine alla guerra. E questa \u00a0non ha sicuramente portato pace in quella zona tuttora martoriata da conflitti etnici non indifferenti. Non sarebbe stato meglio realizzare prima queste soluzioni?<\/p>\n<p><b>3)\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b>RIFLESSIONI<\/b><\/p>\n<p>Queste due esperienze non sono state\u00a0 inutili. Ci hanno fatto capire che il problema di fondo non \u00e8 quello di trovare forme\u00a0 di risoluzione pacifica\u00a0 dei conflitti,\u00a0 come si \u00e8 riusciti a fare in queste due situazioni, e come Galtung \u00e8 riuscito a fare in molte altre situazioni conflittuali in tutte le parti<\/p>\n<p>del mondo. Ed hanno anche fatto capire ad Alex Langer, il Parlamentare Europeo Altoatesino, l\u2019importanza di interventi tipo quello fatto da noi tanto da proporre e fare approvare, dal Parlamento Europeo, una prima mozione a favore della costituzione di Corpi Europei Civili di Pace come strumenti di base per la prevenzione dei conflitti armati.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la prevenzione dei conflitti armati possa diventare realt\u00e0\u00a0 \u00a0sarebbe necessario si realizzassero almeno alcune\u00a0 condizioni:<\/p>\n<p>3.1. Che la Comunit\u00e0 internazionale desiderasse realmente raggiungere la pace, ed evitare le guerre. Il fatto che i cinque paesi del Consiglio di Sicurezza ristretto delle Nazioni Unite \u00a0(USA.UK, Russia, Cina, Francia), che sono i paesi, con il loro diritto di veto che impedisce di fare\u00a0 risoluzioni che vadano contro la volont\u00e0 loro e dei loro alleati, e che hanno, perci\u00f2, il maggior potere al mondo per le decisioni di fare le guerre o meno, siano i \u00a0costruttori e venditori di circa l\u201980 % delle grandi armi del mondo, mostra chiaramente come il loro interesse per la pace sia molto ridotto, se non addirittura nullo.<\/p>\n<p>3,2. La seconda condizione sarebbe quella che si investisse seriamente i denari necessari\u00a0 per la prevenzione \u00a0dei conflitti armati senza quella retorica stratosferica che si d\u00e0 attualmente a questo impegno, ma senza alcun investimento serio. In una conferenza internazionale organizzata dalla ONG di cui faccio parte (IPRI-ReteCCP), con l\u2019aiuto del Master per Operatori Internazionali di Pace della Provincia di Bolzano, \u00e8 stato\u00a0 detto, da uno dei massimi esperti mondiali su questi temi, che si spende solo 1 \u20ac per la prevenzione dei conflitti armati, contro almeno 10.000 \u20ac per fare invece le guerre. Questo mostra l\u2019estremo squilibrio che c\u2019\u00e8 attualmente tra queste due voci. \u00a0E se si va a vedere bene chi mette questi soldi, e questo impegno, \u00a0\u00a0\u00a0si pu\u00f2 notare \u00a0che questi vengono soprattutto dalle ONG e non dagli Stati. Perci\u00f2 se ne pu\u00f2 dedurre che il superamento di questo squilibrio sia uno dei principali compiti che il movimento per la pace mondiale deve assumersi.<\/p>\n<p>3.3. Dobbiamo inoltre accrescere le competenze professionali nella mediazione e la negoziazione dei conflitti armati, come qualit\u00e0 e come numero di persone impegnate\u00a0 a pieno tempo in questo settore. Attualmente le persone professionalmente preparate che lavorano a pieno tempo a livello internazionale sono pochissime,\u00a0 mentre ne sarebbero necessarie molte\u00a0 di pi\u00f9. Al contrario i professionisti che lavorano\u00a0 \u00a0nelle Organizzazioni delle Nazioni Unite \u00a0del settore economico, e spesso non per un vero sviluppo ma solo per quello del capitalismo, sono varie migliaia.<\/p>\n<p>3.4. \u00a0Contrastare la globalizzazione dei mercati, con una globalizzazione della <span style=\"text-decoration: underline;\">resistenza nonviolenta di base<\/span>, come ci ha insegnato Hessel,\u00a0 il padre franco-tedesco degli \u201cindignati\u201d, e di \u201cOccupy Wall Street\u201d. E questo compito non \u00e8 sicuramente facile perch\u00e9 molto spesso le nostre organizzazioni, invece di guardare a quello che hanno in comune tra di loro guardano solo alle loro reciproche differenze.<\/p>\n<p>3.5. <span style=\"text-decoration: underline;\">Organizzare<\/span>, non solo a livello di base, ma anche a quello statuale (quando saremo riusciti\u00a0 a modificare la loro attuale\u00a0 ideologia militaristica\u00a0 in una ideologia ed una pratica pacifista e nonviolenta)\u00a0 questi tipi di strutture di pace:<\/p>\n<p>3.5.1. Un buon sistema di segnalazione precoce del nascere della violenza;<\/p>\n<p>3.5.2. Buone missioni\u00a0 per accertare i fatti e studiare\u00a0 soluzioni pacifiche;<\/p>\n<p>3.5.3. Un buon sistema di diplomazia preventiva e di ambasciate di pace (come quella che abbiamo organizzato in Kossovo);<\/p>\n<p>3.5.4. Dei Corpi Civili di Pace \u00a0ben formati alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, ed al lavoro di riconciliazione; come quelli che il Parlamento Europeo,\u00a0 con lo stimolo di Alex Langer, ha richiesto ripetutamente;<\/p>\n<p>3.5.5. Un buon e ben preparato sistema di negoziazione e mediazione dei conflitti;<\/p>\n<p>3.5.6. Un buono\u00a0 e ben preparato\u00a0 lavoro di riconciliazione tra ex nemici;<\/p>\n<p>3.5.7. Un buon lavoro di base\u00a0 per l\u2019educazione dei\u00a0 bambini ed anche degli adulti alla pace ed alla nonviolenza;<\/p>\n<p>3.5.8. La creazione di strutture di pace (come i Ministeri per la Pace, o istituzioni di ricerca per la pace e contro la violenza).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>\u00a04. PRIME CONCLUSIONI<\/b><\/p>\n<p>Questi obbiettivi non sono certi facili da raggiungere. Per farlo abbiamo bisogno\u00a0 di quella che J.P.Narayan, uno dei principali collaboratori di Gandhi, e capo degli Shanti Sena Indiani (eserciti di pace), chiamava la \u201c<span style=\"text-decoration: underline;\">rivoluzione totale<\/span>\u201d (sia della persona umana, che delle strutture economiche, politiche, sociali, culturali, intorno a lei). Secondo il mio parere, \u00a0ci sono possibilit\u00e0 di raggiungerli sulla base di questi dati di fatto:<\/p>\n<p>4.1. I risultati delle ricerche che \u00a0mostrano che\u00a0 negli ultimi secoli \u00a0\u00a0le <span style=\"text-decoration: underline;\">rivoluzioni nonviolente<\/span> hanno avuto successo nel 53% dei casi, contro solo il 26% delle rivoluzioni violente;<\/p>\n<p>4.2. Ma la rivoluzione nonviolenta (come quella studiata e promossa da Sharp per distruggere le tirannie e dar vita a regimi democratici) non pu\u00f2 avere risultati positivi se non \u00e8 integrata da un progetto costruttivo di dar vita ad un modello di sviluppo, completamente diverso da quello attuale, che dovrebbe essere basato sulla solidariet\u00e0 e la cooperazione (e non sul conflitto ed il mercato), sulle energie dolci\u00a0\u00a0 e rinnovabili (e non sul nucleare), e su una economia basata sulle produzioni locali. Potremmo chiamare questo un modello socialista di sviluppo, se scartiamo e mettiamo da parte\u00a0 l\u2019esperienza comunista di Stalin, e prendiamo lezione da Marx, Rosa Luxemburg, e Gramsci, ed anche dal socialismo dal volto umano nato durante la Primavera di Praga e distrutto dai carri armati sovietici, \u00a0ma solo dopo ben 8 mesi di una resistenza nonviolenta, improvvisata, ma meravigliosa. Un tipo di socialismo ricercato anche da J.P. Narayan\u00a0 e dallo stesso Gandhi ma ancora mai realizzato concretamente, sicuramente diverso e ben pi\u00f9 \u00a0valido delle socialdemocrazie\u00a0 europee, che pur cercando\u00a0 un mondo migliore\u00a0 hanno abbandonato l\u2019internazionalismo proletario e si sono \u00a0fatte imbrigliare dal nazionalismo \u00a0pi\u00f9 bieco e retrivo tanto da dar vita \u00a0a guerre di tipo nazionalista, come quelle del 15\/18, che ricordiamo in questa occasione,\u00a0 che hanno portato morti e distruzioni, e non certo ad un \u201cfiorire dell\u2019essere umano\u201d come quello che sarebbe necessario per avere un mondo migliore e pi\u00f9 giusto e pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Ma per non restare\u00a0\u00a0 nel vago e nell\u2019astratto vorrei riprendere qui alcune cose da me gi\u00e0\u00a0 scritte nel primo rapporto su Sarajevo \u00a0che fanno riferimento al mio secondo intervento dell\u2019incontro, quello nell\u2019assemblea finale del congresso, in particolare\u00a0 sulla necessit\u00e0\u00a0 di dar vita ad una nuova\u00a0\u00a0 Europa,\u00a0 non costruita dall&#8217;alto, dalla moneta e del tutto centralizzata ed autoritaria, ma dal basso, dalle tante attivit\u00e0 di base che lottano giorno per giorno, in tutti questi paesi,\u00a0 con la nonviolenza, per la prevenzione delle ingiustizie e della\u00a0 violenza, ed in progetti costruttivi\u00a0\u00a0 contro le energie dure e per la messa in atto di quelle dolci, per una societ\u00e0 solidale e cooperativa,\u00a0 per\u00a0 la valorizzazione e la gratuit\u00e0 dei beni comuni, per una economia che risponda ai bisogni delle persone e non del mercato, per un modello di sviluppo dal basso realmente democratico,\u00a0 senza armi e solidale. La mia proposta finale,\u00a0 fatta all\u2019assemblea conclusiva dell\u2019evento, \u00e8 stata quella di cercare di organizzare, inizialmente \u00a0a\u00a0 livello europeo ma \u00a0dopo \u00a0anche a quello\u00a0 mondiale, una rete bene organizzata\u00a0 di tutte\u00a0 queste esperienze di base alternative, tantissime ed anche molto\u00a0 vitali in molti dei nostri paesi, esperienze per\u00f2 che, se restano isolate l\u2019una con l\u2019altra,\u00a0 non hanno alcuna incidenza politica, ma che se diventano invece le casematte gramsciane, e cio\u00e8 il nuovo che si costruisce in mezzo al vecchio, e che a poco a poco, integrandosi e crescendo, porta alla fine del vecchio sistema, possono diventare realmente la\u00a0 base di una nuova Europa,\u00a0 e si spera anche di un nuovo mondo, come quello cui si sono\u00a0 ispirati\u00a0 gli organizzatori dell\u2019evento. Questo, secondo me, sarebbe possibile anche mettendo su un\u00a0 progetto europeo di ricerca-intervento che \u00e8 la materia che ho praticato ed\u00a0 insegnato in\u00a0 tutta\u00a0\u00a0 la mia vita, e che, unendo teoria e prassi, permette di uscire dalle astrattezze della seconda dando vita ad una realt\u00e0 che si pu\u00f2 definire realmente rivoluzionaria, sia pur nonviolenta, come quella predicata ed attuata, oltre che dalle persone citate nella relazione degli organizzatori, nel nostro paese, da Aldo Capitini e Danilo Dolci.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Bibliografia ragionata<\/p>\n<p>Sui <b>Corpi Civili di Pace<\/b> in generale vale la pena leggere gli atti del convegno organizzato a Firenze dal Comitato nazionale per la Difesa Nonviolenta intitolato: \u201c<i>Invece delle armi: Obiezione di Coscienza, Difesa Nonviolenta<\/i>, <i>Corpo Civili di Pace Europeo<\/i>\u201d, Ediz. FuoriThema, Bologna, 1996. Altre letture utili sono J.M. Muller, <i>Vincere\u00a0 la guerra. Principi e metodi dell\u2019intervento civile<\/i>, Ediz. Gruppo Abele,\u00a0 Torino, 1999; M. Pignatti Morano, a cura di, <i>Il Peace-Keeping non armato<\/i>, \u00a0Quaderni Satyagraha, 2005, dedicato a questo argomento, ed infine, \u00a0gli atti di altri due convegni, i cui volumi sono stati curati, il\u00a0 primo da\u00a0 M. Cereghini, e S. Saltarelli (<i>Corpi Civili di Pace: giornate di studio. Mediatori dei Conflitti, Operatori di Pace Internazionali,<\/i> Edizioni Praxis 3, Bolzano, 2011), il secondo da M. Soccio (<i>La prevenzione dei conflitti armati\u00a0 e la formazione dei Corpi Civili di Pace<\/i>, pubblicato dalla Casa per la Pace di Vicenza,\u00a0 nel 2012, e distribuito dalla Rivista \u201cAzione Nonviolenta\u201d. In quest\u2019ultimo libro Soccio ha fatto una vera\u00a0 e\u00a0 propria storia dei Corpi Civili di Pace, dalla nascita dell\u2019idea alle attivit\u00e0 pi\u00f9 recenti. Per l\u2019attivit\u00e0 specifica dei Corpi Civili di Pace nella apertura del dialogo e la trasformazione dei conflitti si veda anche l\u2019importante libro curato da F. Tullio, <i>Le organizzazioni Non Governative e la trasformazione dei conflitti. Le operazioni di pace negli interventi internazionali,<\/i> Ediz. Associate, Roma, 2002; e, precedente a questo, \u00a0curato dallo stesso F. Tullio, anche il volume, <i>Una forza non armata dell\u2019ONU: utopia o necessit\u00e0?, <\/i>Casa Editr. Formazione e Lavoro, Roma, 1989.<\/p>\n<p>Sull\u2019intervento in <b>Iraq<\/b>, si veda l\u2019articolo di A. L\u2019Abate,\u201dGuerra del Golfo ed intervento nonviolento\u201d, pubblicato dalla rivista, <i>Pace, Diritti\u00a0 dell\u2019uomo<\/i>,<i> Diritti dei popoli, <\/i>anno IV, n.3, 1990, diretta da\u00a0 A. Papisca, dell\u2019 Universit\u00e0 di Padova, ed\u00a0 il volumetto, curato da A. L\u2019Abate,\u00a0 e da \u00a0S. Tartarini su \u201c<i>Volontari di Pace in\u00a0 Medio Oriente: storia e riflessioni<\/i> <i>su una iniziativa di pace<\/i>, Ediz. La Meridiana, Molfetta (Ba.), 1993; e pi\u00f9 in generale, sulle ragioni della guerra e le sue possibili alternative, \u00a0G. Salio, <i>Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, <\/i>Ediz. Gruppo Abele,<i> <\/i>Torino,\u00a0 1990. Sulle attivit\u00e0 dei Volontari di Pace in Medio Oriente per contrastare\u00a0 l\u2019embargo ai medicinali ed ai cibi di base\u00a0 in Iraq, si veda anche il Video (VHS) da loro curato, su: <i>Iraq. La strage degli innocenti<\/i>.<\/p>\n<p>Sulle <b>lotte nonviolente<\/b> degli Albanesi\u00a0 Kossovari\u00a0 si vedano i libri :V. Salvoldi, L. Gjergji, <i>Resistenza nonviolenta nella ex-Jugoslavia<\/i>: <i>dal Kossovo la testimonianza dei protagonisti<\/i>, EMI, Bologna, 1993; M. Cereghini,<i> Il funerale della violenza: la teoria del conflitto nonviolento ed il caso del Kossovo<\/i>, ISIG,<i> <\/i>\u00a0Gorizia<i>, <\/i>2000; e di H. Clark, <i>Civil Resistance in Kosovo<\/i>,<i> <\/i>Pluto Press, London, 2000.<\/p>\n<p>Sulle attivit\u00e0 della <b>Campagna Kossovo <\/b>in questa regione-stato, si vedano soprattutto : V. Salvoldi, G. Salvoldi, L. Gjergji, <i>Kossovo: un popolo che perdona<\/i>, EMI, Bologna, 1997;\u00a0 A. L\u2019Abate, a\u00a0 cura di, \u201cKossovo: conflitto e riconciliazione in un crocevia balcanico\u201d, numero speciale della Rivista, <i>Religioni e Societ\u00e0<\/i>, n. 29, sett.-dic. 1997; A. L\u2019Abate, <i>Kossovo.Una guerra annunciata. Attivit\u00e0 e proposte\u00a0 della diplomazia non ufficiale per prevenire la destabilizzazione dei Balcani, <\/i>Ediz. La Meridiana, Molfetta (Ba.),\u00a0 1997,\u00a0 (II ediz., rivista ed ampliata,\u00a0 1999). \u00a0Sulle attivit\u00e0 della Campagna Kossovo si veda anche il sito: <a href=\"http:\/\/www.reteccp.org\/\">WWW.ReteCCP.org<\/a>, nella \u201c Biblioteca\u201d, alla voce \u201cCampagna Kossovo\u201d, curato da M. Cucci. \u00a0Su un incontro di dialogo tra le due parti e le possibili soluzioni\u00a0 al conflitto si vedano anche gli atti del convegno di Lecce, curato da P. Fumarola, G. Martelloni, <i>Il Kossovo tra guerra e soluzioni politiche del conflitto. I care!, <\/i>Ediz. Sensibili alle foglie, Dogliani (Cn.), 2000. Sui limiti dell\u2019incontro di Rambouillet che avrebbe dovuto trovare soluzioni pacifiche al conflitto, ma ha dato invece il via alla guerra,\u00a0 \u00a0si veda anche lo studio di G. Scotto, E. Arielli, <i>La guerra del Kosovo: anatomia di un\u2019escalation, <\/i>Editori Riuniti, Roma, 1999.<\/p>\n<p>Sulla <b>prevenzione dei conflitti armati\u00a0 <\/b>si <b>\u00a0<\/b>vedano i libri: D. Dolci, <i>Inventare il futuro, <\/i>Laterza, Bari, 1968; \u00a0M.S. Lund, <i>Preventing violent conflicts, <\/i>U.S. Institute of Peace, Washington, D.C., 1996,\u00a0 \u00a0Carnegie Commission, <i>Preventing<\/i> <i>deadly conflicts,<\/i> New York,\u00a0 1997; II Ediz, 1998;\u00a0 \u00a0M. Renner, \u00a0<i>Ending Violent Conflict, <\/i>Worldwatch Paper, n. 146, 1999; \u00a0\u00a0L. Reychler,\u00a0 T. Paffenholz, a cura di, <i>Peace Building<\/i> : <i>a field guide<\/i>, Lynne Rienner Publ., Boulder\/London, 2001; \u00a0P.V. Tongeren, H.V., De Veen,\u00a0 J., Verhoeven, a cura di, <i>Searching for Peace in Europe and Eurasia: An Overview of Conflict Prevention and Peace Building Activities,<\/i> Lynne Rienner Publishers, Boulder\/London,\u00a0 2002; <i>\u00a0<\/i>\u00a0M.N. Nagler, <i>Per un futuro<\/i> <i>\u00a0nonviolento, <\/i>Ponte alla Grazie, Milano, 2005; J. Galtung, <i>50 Years<\/i>, <i>100<\/i> <i>Peace and Conflict Perspectives,<\/i> Transcend University Press, Basel, 2008; <i>\u00a0<\/i>A. L\u2019Abate, <i>Per un futuro senza guerre, <\/i>Liguori, Napoli, 2008. Utile anche\u00a0 il mio\u00a0 saggio, \u201cL\u2019Arte della Pace\u201d, di cui \u00a0una prima versione ridotta si trova\u00a0 nel CD allegato al volume, prima citato, curato\u00a0 da M. Soccio, ed inserito\u00a0 nel\u00a0 libro distribuito da Azione Nonviolenta, mentre il saggio completo \u00e8 in\u00a0 corso\u00a0 di stampa, dal Centro Gandhi di Pisa,\u00a0 come Quaderno Satyagraha.<\/p>\n<p>Sulla <b>rivoluzione nonviolenta, <\/b>si vedano i libri: \u00a0N. Desai, <i>Toward<\/i> <i>a Nonviolent Revolution<\/i>, Serva Seva Sang Prakastan, Righat, Varanasi, India, 1972; J.P. Narayan<i>, Toward Total Revolution<\/i>, Popular Prakashan, Bombay, 1978; A. Capitini, <i>Rivoluzione aperta,<\/i> Parenti, Firenze, 1956; G.<i> <\/i>Barone, a cura di, <i>\u00a0Danilo Dolci: una rivoluzione nonviolenta, <\/i>Terre di Mezzo Edit., Milano,\u00a0 2007; ed il capitolo, III.3, \u201cIdee per una rivoluzione nonviolenta\u201d, pp. 217-233, \u00a0nel mio : \u201c<i>Per un futuro senza guerre<\/i>\u201d, citato.<\/p>\n<p>Sul <b>socialismo dal volto umano<\/b>, e sulla terza via al socialismo attraverso una rivoluzione nonviolenta, alternativa al \u00a0riformismo occidentale \u00a0ed alla \u00a0rivoluzione armata russa, si vedano i due dibattiti organizzati dal Movimento Nonviolento, cui hanno partecipato\u00a0 alcuni dei pi\u00f9 noti studiosi italiani,\u00a0 <i>Marxismo e Nonviolenza<\/i>, Editrice Lanterna, Genova, 1977; <i>Nonviolenza e<\/i> \u00a0<i>Marxismo, <\/i>Libreria Feltrinelli, Milano, 1981; per un riepilogo del dibattito si veda: \u201cNonviolenza e marxismo nella transizione al socialismo\u201d, cap. III.4,\u00a0 del mio \u201c<i>Per un Futuro senza guerre<\/i>\u201d, citato, pp. 235-257. Per un aggiornamento del dibattito sulla base di un approfondimento del pensiero di A. Gramsci si vedano A. L\u2019Abate, \u201cGramsci e la nonviolenza\u201d, e, Rete Nonviolenza Sarda, \u201cLa nonviolenza e Gramsci\u201d, ambedue in, Associazione Casa Natale di Gramsci di Ales, <i>Antologia <\/i>\u00a0<i>Premio Gramsci: XII Edizione, <\/i>Editrice\u00a0 Democratica Sarda, Sassari, 2012. Sulla \u201cPrimavera di Praga\u201d ed il suo contributo alla nascita di un socialismo dal\u00a0 volto\u00a0 umano si vedano,\u00a0 a cura di Z. Ziynar, A. Dubcek,\u00a0 <i>Che cosa fu la primavera di Praga? Idee e progetto di una riforma politica e sociale, <\/i>Lacaita Ediz., Manduria, (TA), 1989, riedito recentemente a cura di F. Leoncini,\u00a0 e l\u2019importante testo\u00a0 coordinato da R. Richta, nel quale per la prima volta si parla di \u201cSocialismo dal volto\u00a0 umano\u201d e se ne indicano\u00a0 le basi teoriche-pratiche, <i>Progresso tecnico e societ\u00e0 industriale, <\/i>Jaka Book,<i> <\/i>\u00a0Milano, 1977,\u00a0 infine, sempre a cura di F. Leoncini, uno storico dei paesi slavi \u00a0dell\u2019Universit\u00e0 di Venezia<i>,\u00a0 L\u2019Europa del disincanto. Dal \u201968 praghese alla crisi del neoliberismo,<\/i> Rubbettino Edit., Soveria Mannelli (CZ), 2011. Importante anche il progetto per una India socialista elaborato da J.P. Narayan, e sostanzialmente approvato da Gandhi, che si trova nell\u2019antologia gandhiana curata da G. Pontara, intitolata, <i>Teoria e pratica della nonviolenza<\/i>, edita da Einaudi, nel 1973, e ristampata dal Corriere della Sera, tra i \u201dClassici del Pensiero Libero\u201d, nel 2010. In questa edizione, nel capitolo dedicato a \u201cNonviolenza, Socialismo e Stato\u201d, il testo \u00a0intitolato: \u201cPer una organizzazione dell\u2019India su basi socialiste\u201d, \u00e8 riportato alle pagg. 118-122. Purtroppo Nehru, diventato il primo ministro dell\u2019India,\u00a0\u00a0 ha dato vita ad una India\u00a0\u00a0 basata sulla centralizzazione dell\u2019industria e del potere,\u00a0 invece di seguire queste idee, che vedevano nei villaggi e nelle piccole industrie al loro interno il centro della vita politica del paese.<\/p>\n<p>Ma su questo stesso argomento della rivoluzione nonviolenta per dar vita ad una societ\u00e0 socialista, ma umana, \u00a0sulla base del principio di Gramsci dell\u2019importanza della guerra di posizione e della \u00a0\u00a0\u00a0costruzione di \u201ccasematte\u201d di \u00a0\u00a0una nuova societ\u00e0 \u00a0all\u2019interno \u00a0della \u00a0vecchia, \u00a0 per poi,\u00a0 attraverso il loro allargamento e la loro riunione,\u00a0 sostituire definitivamente la societ\u00e0 ormai sorpassata<i> \u00a0<\/i>(A. Gramsci, <i>Quaderni dal Carcere, <\/i>a cura di V. Gerrattana, Einaudi, Torino, 1975, 4 voll., il testo citato \u00e8 nel vol. II, p. 708) sono importanti gli studi\u00a0 di un pianificatore urbano di fama internazionale, J. Friedmann,\u00a0 sulla costruzione \u00a0di <b>un nuovo modello di sviluppo, <\/b>basato sulla<b>\u00a0 <\/b>partecipazione, \u00a0\u00a0la presa di coscienza, e l\u2019organizzazione dal basso \u00a0della gente\u00a0 comune: di lui si vedano, <i>Pianificazione e dominio pubblico: dalla conoscenza all\u2019azione, <\/i>Ediz. Dedalo, Bari, 1993; e, <i>Empowerment: verso il potere di tutti. Una politica per lo sviluppo alternativo,<\/i> Ediz. Quale Vita, Torre dei Nolfi (AQ.), 2004; \u00a0di particolare interesse<i> <\/i>\u00a0\u00e8 la nuova introduzione a questo volume scritta da J. Friedmann dopo\u00a0 una serie di dibattiti e discussioni,\u00a0 fatte a Firenze, per la presentazione di quel libro: \u201c<i>Rivisitando Empowerment: Principi per uno sviluppo umano<\/i>\u201d, pubblicato nel 2005 come quaderno, ed allegato al volume\u00a0 precedente. Su questo tema completa il quadro anche il volume della L. Sandercock, <i>Verso Cosmopolis. Citt\u00e0 multiculturali e pianificazione urbana, <\/i>Ediz. Dedalo,<i> <\/i>Bari,<i> \u00a0<\/i>2004, che presenta moltissimi\u00a0 esempi \u00a0\u00a0concreti di iniziative dal basso (soprattutto in America del Sud) \u00a0che vanno in quella stessa direzione. Per capire l\u2019assurdit\u00e0 dell\u2019attuale modello di sviluppo, basato sul mercato e sullo sfruttamento del lavoro umano e di risorse ormai finite,\u00a0 e la possibilit\u00e0 di uno sviluppo alternativo,\u00a0 basato invece sulla solidariet\u00e0 e la valorizzazione dei \u201cbeni comuni\u201d si vedano\u00a0 anche i libri di\u00a0\u00a0 R. Petrella,<i> I \u00a0limiti della competitivit\u00e0, <\/i>ManifestoLibri, Roma, 1995, e, <i>Una nuova<\/i> <i>narrazione del mondo,<\/i> EMI, Bologna, 2006. Ma su questo argomento \u00e8 importante conoscere anche il pensiero e gli scritti di J.C. Kumarappa, un economista formatosi nelle migliori universit\u00e0 degli Stati Uniti e che \u00e8 diventato uno dei pi\u00f9 stretti collaboratori di Gandhi, occupandosi, in particolare, dell\u2019industrializzazione dei villaggi. Egli, gi\u00e0 nel 1946 aveva scritto un saggio\u00a0 su una economia \u201csostenibile\u201d, che lui definiva \u201cpermanente\u201d, basata sui principi e la pratiche della nonviolenza, e\u00a0 della pace.\u00a0 Si vedano di lui: <i>Economy of permanence. A quest for social order based on non-violence, <\/i>All India Village<i>\u00a0 <\/i>Industries Association, Wardha, C.P., 1946, riedito da Serva Serva Sangh, Prakastan, nel 1984; una buona selezione dei suoi scritti \u00e8 stata tradotta e pubblicata in Italia\u00a0 dal Centro Gandhi di Pisa, con il titolo, <i>Economia di condivisione: come uscire dalla crisi mondiale,<\/i> 2011.<\/p>\n<p>________________<\/p>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Avendo dovuto, durante il convegno, mantenere la relazione entro i 10\/15 minuti di tempo, ho dovuto tralasciare elementi importanti per la corretta comprensione del mio pensiero. Approfitto perci\u00f2 di questa traduzione dall\u2019inglese per illustrare meglio le tesi da me sostenute,<\/p>\n<div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> L\u2019autore ha fondato il corso di laurea interfacolt\u00e0\u00a0 per \u201cOperatori di\u00a0 Pace\u201d all\u2019Universit\u00e0 di Firenze, ed insegna on line, attualmente, per l\u2019Universit\u00e0 Transcend per la Teoria e la Pratica della Pace, fondata e diretta da Johan Galtung,\u00a0 \u201cMetodologia della Ricerca per la Pace\u201d, in lingua inglese ed italiano.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarajevo Peace Event 2014 \u2013 Secondo Rapporto I CORPI CIVILI DI PACE E LA PREVENZIONE DEI CONFLITTI ARMATI [1] Relazione di Alberto L\u2019Abate[2] In questa sessione, tramite le relazioni precedenti, abbiamo visto come operano, con la nonviolenza attiva, \u00a0i 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