{"id":1195376,"date":"2020-09-13T15:14:54","date_gmt":"2020-09-13T14:14:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1195376"},"modified":"2020-09-13T15:38:05","modified_gmt":"2020-09-13T14:38:05","slug":"i-morti-aprono-gli-occhi-ai-vivi-jasenovac-un-luogo-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/09\/i-morti-aprono-gli-occhi-ai-vivi-jasenovac-un-luogo-della-memoria\/","title":{"rendered":"I morti aprono gli occhi ai vivi.  Jasenovac, un \u00abluogo della memoria\u00bb."},"content":{"rendered":"<p>Da Zagabria a Jasenovac il viaggio, servendosi del trasporto pubblico, non \u00e8 semplice. Una successione di autobus o, meglio, almeno un paio di treni. C\u2019\u00e8 un cambio a Novska. Per la giornata scelta e per l\u2019orario del viaggio, mi tocca la tratta con cambio a Sunja. Sunja \u00e8 un villaggio, quasi a met\u00e0 strada tra Jasenovac e Sisak, il cui parco, a <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Spomenik_Sisackom_odredu-Brezovica.jpg\"> Brezovica<\/a><\/u><\/span>, ospita uno dei complessi memoriali dell\u2019epopea partigiana sopravvissuti alle furie revisioniste e iconoclaste degli anni Novanta. Anche qui, nel villaggio di Sunja, appena fuori dalla stazione, sopravvive una scultura toccante, nello stile proprio del \u201crealismo socialista\u201d, quasi una fotografia che coglie il momento supremo di un partigiano, uno delle migliaia di eroi senza nome, della liberazione antifascista, solido presupposto memoriale del socialismo della Jugoslavia. Nei piccoli centri sopravvive, a volte, una memoria che le citt\u00e0 hanno relegato all\u2019oblio.<\/p>\n<p>Lo scenario del viaggio rende onore al nome: Jasenovac, da \u201cjasen\u201d, significa \u00ab bosco di frassino \u00bb, e una vasta area tagliata dalla linea ferrata \u00e8 circondata da questi alberi, slanciati ed eleganti. Tra i rovi di una stazione praticamente abbandonata e di un edificio decrepito, ci si deve fare largo per raggiungere la strada, un esercizio di equilibrio e di cautela tra i mezzi pesanti in corsa. Ci si allontana dal paese, che si immagina poco distante per lo svettare di un campanile, per avvicinarsi al parco memoriale. C\u2019era un campo di concentramento, a Jasenovac, attivo durante il regime genocida dello stato quisling, denominato, con menzognera puntigliosit\u00e0, Stato Indipendente di Croazia. Una di quelle pagine della storia che chiamano in causa le responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa degli anni Trenta e Quaranta: capo dello stato, fino al 1943, un Savoia, il principe Aimone, duca d\u2019Aosta; capo del governo e poi capo assoluto del famigerato regime, Ante Paveli\u0107. Il movimento degli Usta\u0161a aveva profondi legami ideologici con il nazismo in Germania ed era stato ampiamente sostenuto dal fascismo in Italia. Serbi, Ebrei, Rom; antifascisti, comunisti, partigiani; tutti, in gran numero, sono stati detenuti e uccisi nel campo, orribile e infamante, di Jasenovac. Era stato aperto nell\u2019agosto del 1941 e diretto, per primo, da \u201cFra\u2019 Satana\u201d, quell\u2019inquietante figura di frate criminale che rispondeva al nome di Miroslav Filipovi\u0107. Ironia della storia: Miroslav, in serbo, sta per \u00abcolui che celebra la pace\u00bb.<\/p>\n<p>Sono tanti i frammenti che vengono alla memoria quando si prova a inquadrare la tragedia del regime usta\u0161a, il fanatismo del nazionalismo etnico, l\u2019orrore del concentramento, della segregazione e della pulizia etnica. Il programma razziale, ad esempio, in base al quale, nella \u201cGrande Croazia\u201d, un terzo dei serbi doveva essere \u201cliquidato\u201d, un terzo espulso, un terzo convertito con la forza al cattolicesimo. Oppure, il programma nazionale, in forza del quale lo stato croato sarebbe stato rifondato \u00abcon la lama e la rivoltella, la mitraglia e la bomba\u00bb. Fino ad una polemica pi\u00f9 recente, a suo modo significativa, sul \u201cculto della memoria\u201d e le strade che ancora restano intitolate, in diverse citt\u00e0 croate, a <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/sr.wikipedia.org\/wiki\/%D0%94%D0%B0%D1%82%D0%BE%D1%82%D0%B5%D0%BA%D0%B0:%D0%A2%D0%B0%D0%B1%D0%BB%D0%B0_%D1%83%D0%BB%D0%B8%D1%86%D0%B5_%D0%9C%D0%B8%D0%BB%D0%B5_%D0%91%D1%83%D0%B4%D0%B0%D0%BA%D0%B0_%D1%83_%D0%A1%D0%BB%D0%B0%D0%B2%D0%BE%D0%BD%D1%81%D0%BA%D0%BE%D0%BC_%D0%91%D1%80%D0%BE%D0%B4%D1%83.jpeg\"> Mile Budak<\/a><\/u><\/span> , uno dei principali ideologi del regime usta\u0161a. Il massacro fu tale, spaventoso per dimensione e proporzioni, che il numero esatto delle vittime non \u00e8 mai stato determinato con esattezza. Una commissione jugoslava, a guerra finita, rese nota, in un rapporto al Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, una cifra tra le 500 mila e le 700 mila vittime. Oggi si parla di centomila vittime. Da un\u2019altra parte si pu\u00f2 leggere che, a Jasenovac, i croati non soffrirono perch\u00e9 croati, n\u00e9 i musulmani perch\u00e9 musulmani, ma in quanto antifascisti, democratici, comunisti, o perch\u00e9 \u201ccolpevoli\u201d di avere aiutato serbi, antifascisti, partigiani. Il conflitto sui numeri e la contrapposizione delle narrazioni \u00e8, sempre, uno dei frutti avvelenati della guerra.<\/p>\n<p>Oggi il \u201c<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:KZ-Jasenovac-Denkmal-Seitenansicht.JPG\"> Fiore di Pietra<\/a><\/u><\/span> \u201d, la scultura monumentale, bellissima, del grande artista jugoslavo Bogdan Bogdanovi\u0107, uno dei capolavori del \u201cmodernismo socialista\u201d, non \u00e8 solo una rappresentazione simbolica della vita che rinasce dal fondo della morte, che qui cos\u00ec pesantemente ha imperversato; \u00e8 anche una vera e propria celebrazione della resistenza e della liberazione. Al di l\u00e0, per intenderci, delle riscritture revisioniste o riduzioniste che pure fanno breccia nella ricostruzione museografica del poco distante Museo, per questo oggetto di critica. \u00c8 stata una notizia non da poco scoprire che, ad inaugurare il nuovo parlamento serbo, in qualit\u00e0 di \u201cdeputato anziano\u201d, \u00e8 stata, quest\u2019anno, Smilja Ti\u0161ma. Oggi pi\u00f9 che novantenne, Smilja Ti\u0161ma \u00e8 una \u00abbambina di Jasenovac\u00bb. Vado a riprendere un pezzo di una sua intervista di qualche tempo fa: \u00abDicono sia un museo &#8211; ma non \u00e8 un museo. Ho visto un pannello che afferma che sessantanove mila persone sono morte nel campo di sterminio di Jasenovac. Questa \u00e8 solo una parte del numero reale. I serbi sono collocati al settimo posto nella lista dei gruppi uccisi, dopo altri, come sloveni e slovacchi, che di fatto costituivano una piccola percentuale delle vittime e che sono stati uccisi a causa della politica, non a causa della etnia, mentre centinaia di migliaia di serbi sono stati assassinati nel tentativo di eliminare il popolo serbo. La mostra non nomina nemmeno un leader usta\u0161a; non mostra nessuna delle orribili armi dei crimini degli usta\u0161a; non mostra alcuna prova del ruolo chiave della chiesa cattolica\u00bb. All\u2019ingresso del Museo, l\u2019<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Reljef_zrtvama_fasizma-Dzamonja03.JPG\"> Installazione<\/a><\/u><\/span> dedicata alle vittime del fascismo a Jasenovac, opera del grande scultore Du\u0161an D\u017eamonja, un altro campione del modernismo e dell\u2019astrattismo jugoslavo, del quale avremmo poi interrogato quel capolavoro, spettacolare e negletto, che fa mostra di s\u00e9 a Zagabria, il \u201c<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Spomenik_prosinackim_zrtvama.jpg\"> Monumento alle Vittime del Dicembre<\/a><\/u><\/span> \u201d, in memoria degli antifascisti impiccati dai criminali usta\u0161a il 20 dicembre del 1943. Sorprende la densit\u00e0 di questo spazio. Jasenovac fin\u00ec poi nella Repubblica Serba della Krajina durante il conflitto pi\u00f9 recente, quello degli anni Novanta. Ancora guerra e ancora devastazione.<\/p>\n<p>Con la fulminea e terribile \u201cOperazione Tempesta\u201d, la Krajina fu sbaragliata, Jasenovac recuperata, a seguito delle operazioni militari croate, dall\u2019intera regione di Dalmazia e di Slavonia 250 mila serbi furono, alla fine, costretti alla fuga. \u00c8 necessario lasciarsi alle spalle i memoriali della guerra mondiale per interrogare i memoriali della pi\u00f9 recente devastazione. \u00c8 un crescendo, avviandosi, finalmente, verso il paese. Due strade si allontanano dallo \u201cSpomen Park\u201d, una poco pi\u00f9 che sterrata, una sequela di edifici diroccati e di case distrutte da bombe e granate, crivellate di colpi e proiettili, case di serbi costretti alla fuga e all\u2019abbandono dei lori beni che, qua e l\u00e0, ancora fanno capolino tra le tegole scrostate e i mattoni diroccati. L\u2019avvicinarsi al nucleo del paese \u00e8 segnato dalla storica chiesa ortodossa dedicata alla <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:%D0%9C%D0%B0%D0%BD%D0%B0%D1%81%D1%82%D0%B8%D1%80_%D0%88%D0%B0%D1%81%D0%B5%D0%BD%D0%BE%D0%B2%D0%B0%D1%86.jpg\"> Nativit\u00e0 di San Giovanni Battista<\/a><\/u><\/span> . \u00c8 una chiesa nel tipico stile della met\u00e0 o della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, organizzata intorno ad un impianto a navata unica, in stile barocco, con un ampio spazio semicircolare riservato all\u2019altare, dominato oggi da una recuperata, bella, iconostasi, mentre, all\u2019ingresso, svetta l\u2019alto campanile, il punto di riferimento del tratto di andata, che avevamo intravisto uscendo dalla stazione.<\/p>\n<p>Incendiato e distrutto dagli usta\u0161a \u00abfino alle fondamenta\u00bb, gi\u00e0 nel 1941, con una perdita di patrimonio incolmabile, distrutta l\u2019iconostasi, vandalizzati gli arredi, bruciati i libri, saccheggiati i tesori, distrutti gli oggetti religiosi. Come spesso succedeva, fu anche luogo di prigionia; poi, all\u2019inizio del maggio del 1942, praticamente tutte le famiglie serbe di Jasenovac furono mandate al campo, poco distante. Il delirio nazionalista riprese corpo negli anni Novanta. Nel 1991, il tempio viene danneggiato dagli assalti delle milizie a colpi di granata. Nel 1995, viene nuovamente colpito e devastato. Nel 2000, finalmente, prende avvio una vasta ristrutturazione. Oggi \u00e8 luogo di culto, e preserva memoria, e luogo di incontro, per la piccola comunit\u00e0 serba del villaggio. In base al censimento del 1991, Jasenovac contava 3.600 abitanti; al censimento del 2011, meno di 2.000; sembra che due terzi della comunit\u00e0 del villaggio abbia pi\u00f9 di 60 anni. La comunit\u00e0 serba \u00e8 sempre stata una presenza storica del paese, oggi il 95% della popolazione \u00e8 croato. Nessuno sa dire quanti siano oggi esattamente i serbi, con tutta probabilit\u00e0 alcune decine. Il racconto, che si svolge fuori e dentro le mura della chiesa, alterna e, talvolta, confonde gli eventi della guerra passata con la guerra recente, genocidi e massacri, preserva memorie e custodisce segreti, che intersecano morte e oblio, speranza e rinascita.<\/p>\n<p>Durante l\u2019attivit\u00e0 del campo di Jasenovac, gli abitanti vivevano in regime speciale, perch\u00e9 \u201czona speciale\u201d del campo, circondata. Jasenovac, secondo forse solo al <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:WW2_Holocaust_Europe_map-fr.svg\"> complesso concentrazionario<\/a><\/u><\/span> nazista dell\u2019Europa Centrale, era il nodo del progetto concentrazionario usta\u0161a . L\u20198 maggio 1942 la popolazione serba di Jasenovac fu portata al campo di Ciglana e le case saccheggiate e distrutte; le donne e i bambini furono invece deportati al campo di <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Watchtower_at_former_Stara_Gradiska_Prison.jpg\"> Stara Gradi\u0161ka<\/a><\/u><\/span> ; gli uomini poi anche nel campo di Zemun, nell\u2019area della Vecchia Fiera di Belgrado, Staro Sajmi\u0161te, da dove furono poi deportati in Germania. Anche <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Spomenik_na_Sajmistu.jpg\"> Staro Sajmi\u0161te<\/a><\/u><\/span> \u00e8 un luogo della memoria di indubitabile potenza; purtroppo, ancora aspetta una adeguata sistemazione e un museo memoriale del lager, del quale si dibatte da anni. Il destino degli abitanti di Jasenovac era intrecciato all\u2019attivit\u00e0 del campo: hanno assistito al trasferimento dei detenuti ; hanno sofferto le devastazioni della guerra e dello sterminio; hanno cercato di aiutare, per quanto hanno potuto, spesso a costo della propria vita: un pezzo di pane, un messaggio, una cortesia. Tra il 1941 e il 1945, 367 abitanti di Jasenovac furono uccisi nei campi, nelle prigioni e sotto le armi; tra questi, 54 bambini di meno di 12 anni. La tragedia dei bambini andava a prendere forma oltremodo macabra nei campi loro riservati, a Sisak e Jastrebarsko.<\/p>\n<p>Una donna e un bambino compongono un altro memoriale, oltre la chiesa ortodossa, poco distante dalla chiesa cattolica, in quello che, finalmente raggiunto, si pu\u00f2 considerare il centro del paese. Il Monumento onora la memoria degli abitanti di Jasenovac morti nella guerra mondiale, l\u2019opera \u00e8 di Stanko Jan\u010di\u0107, la grande lapide porta la scritta: \u00abI morti aprono gli occhi ai vivi\u00bb, e l\u2019iscrizione il ricordo per \u00able vittime del terrore fascista e i combattenti di Jasenovac\u00bb. <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/jadovno.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Spomenik_palim_logorasima_Jasenovca.jpg\"> \u00abI morti aprono gli occhi ai vivi\u00bb<\/a><\/u><\/span> . Il numero di quei 367 \u00e8 inciso sulla pietra. Che resti a memoria. La strada verso la stazione chiude questo \u201ccircuito del ricordo\u201d: porta il nome di Vladimir Nazor, una delle grandi figure del socialismo jugoslavo. Durante la guerra, presidente del comitato antifascista di liberazione nazionale della Croazia, poi, con Tito, presidente del parlamento croato; insieme, grande scrittore e poeta. Non solo una figura della celebrata <span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Monument_of_Brotherhood_and_Unity_in_Pristina.jpg\"> \u00abfratellanza e unit\u00e0\u00bb<\/a><\/u><\/span> jugoslava, ma anche da pi\u00f9 parti ricordato come socialista e umanista. Torna, anche nel suo profilo, un messaggio cos\u00ec profondamente attuale, che lega le ragioni dell\u2019umanit\u00e0 e della fratellanza alle speranze della trasformazione e della liberazione da ogni forma di oppressione, della giustizia e della libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Zagabria a Jasenovac il viaggio, servendosi del trasporto pubblico, non \u00e8 semplice. Una successione di autobus o, meglio, almeno un paio di treni. C\u2019\u00e8 un cambio a Novska. 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