{"id":1185666,"date":"2020-08-27T09:20:42","date_gmt":"2020-08-27T08:20:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1185666"},"modified":"2020-08-27T09:31:35","modified_gmt":"2020-08-27T08:31:35","slug":"rossana-berini-da-chernobyl-ai-campi-saharawi-i-bambini-sono-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/08\/rossana-berini-da-chernobyl-ai-campi-saharawi-i-bambini-sono-bambini\/","title":{"rendered":"Rossana Berini: \u201cDa Chernobyl ai campi Saharawi, i bambini sono bambini\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Febbraio 2020, un viaggio di conoscenza presso i campi Saharawi, in Algeria. Ricevo tra i possibili contatti quello di Rossana Berini, la quale, mi dicono, vive l\u00e0. Passo a trovarla e quelle che dovevano essere alcune ore si trasformano in tre giorni. Un&#8217;esperienza straordinaria. Una sorta di astronave atterrata in mezzo al deserto, il meglio del meglio per gli ultimi degli ultimi. Una cura, un&#8217;umanit\u00e0, una qualit\u00e0 altissime nelle attenzioni e nelle relazioni. Tutto ruota attorno a lei: nel suo ufficio continuano a entrare madri o padri che accompagnano un figlio che &#8220;non capiscono bene cos&#8217;abbia&#8221;&#8230; Lei ascolta, osserva, guarda carte e radiografie, parla la loro lingua. E&#8217; indispensabile, mi dice. Se chiude la porta dell&#8217;ufficio, che poi \u00e8 sempre aperta, \u00e8 per fare un giro e vedere che i bimbi siano seguiti, o per mettersi a cucinare un pranzo prezioso per quelle 20 persone che si avvicendano ogni giorno intorno ai due tavoli: i bimbi prima, poi gli adulti, le giovani dipendenti Saharawi, sorridenti, i volontari che stanno l\u00ec qualche mese (quando passo ci sono due spagnoli, una tedesca, un&#8217;italiana), quelli di passaggio come me. Medici, infermieri, fisioterapisti che arrivano da varie province italiane&#8230; Rossana ha riversato il suo cuore, le sue conoscenze, i suoi contatti per quei bimbi in quel luogo sperduto che casualmente si chiama&#8230; Bolla. Ascoltare la sua storia \u00e8 il minimo. Grazie Rossana.<\/em><\/p>\n<p><strong>Raccontaci la sua storia<\/strong><\/p>\n<p>Sono nata ad Angera sul Lago Maggiore nel \u201856, i miei lavoravano in fabbrica, 4 figli. Ricordo che gi\u00e0 da allora stavo vicino a chi era in difficolt\u00e0, ero una bambina molto timida, insicura e con pochissima autostima, parlavo troppo in fretta e come si dice \u201cmangiavo le parole\u201d che molte volte risultavano incomprensibili e allora scattava nella mia mente un meccanismo di autodifesa e tacevo.<\/p>\n<p>Ho studiato fino alla terza media, avrei voluto fare la maestra d\u2019asilo, ma sono dovuta andare a lavorare in un\u2019azienda di elettronica, luogo che ha accentuato i miei problemi di socializzazione, ma che mi ha permesso di prendere coscienza e di iniziare un lavoro su di me. Per questo devo ringraziare quello che sarebbe diventato mio marito. Mi sono infatti sposata a 22 anni e sono andata a vivere nelle Marche, dove attualmente vive la mia famiglia.<\/p>\n<p>Ho 3 figli e un ex marito; ci siamo separati molti anni fa per una consapevolezza mia. Volevo fare altro, l\u2019ho scoperto concretamente nel \u201893, quando i miei figli avevano 8, 10 e 12 anni. E\u2019 stato un divorzio tranquillo, non ci sono stati traumi e il pap\u00e0 \u00e8 sempre stato presente. Solo grazie a lui ho potuto iniziare e continuare il mio impegno nel volontariato. I figli sono rimasti con me.\u00a0 Riuscire a fare quello che prima erano i miei sogni ha comportato la separazione. Il mio desiderio sopito ha fatto crescere e divergere le nostre storie e ha portato a un cambiamento nella mia vita.<\/p>\n<p><strong>Il tuo impegno nel volontariato \u00e8 iniziato con i bambini di Chernobyl<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, nel \u201893-\u201894 in Italia nel mondo del volontariato c\u2019era un grande investimento rispetto a Chernobyl, cos\u00ec con altre donne abbiamo fondato un\u2019associazione per i bimbi e dal \u201894 fino al 2000 sono rimasta coinvolta con loro. Prima dei sopralluoghi e poi l\u2019accoglienza estiva, bimbi con patologie, tumori, leucemie, oligofrenie, problemi di salute mentale, sordomuti e a \u201crischio Chernobyl\u201d.\u00a0 Andavo 3 volte all\u2019anno, per un paio di settimane, in Bielorussia a verificare le situazioni. Quando non c\u2019ero, a casa rimaneva mia madre o c\u2019era il loro padre.<\/p>\n<p>Tutto tranquillo, i miei spostamenti non erano fonte di tensioni. Queste vacanze aiutavano e molto. Alimentazione ed aria pulita aiutavano questi bimbi. La cosa funzionava. In estate venivano pi\u00f9 bimbi, ma anche in inverno. I bimbi con patologie venivano ospitati in strutture, gli altri, quelli \u201csani\u201d, andavano nelle famiglie. Siamo arrivati a 500 bambini per ogni estate, tutti nella provincia di Ascoli Piceno e Macerata. Le famiglie pagavano anche il viaggio al \u201cloro bambino\u201d mentre a nostro carico c\u2019erano le spese di quelli accolti in gruppo. Nel \u201898 e \u201899, momento culmine, sono arrivati in Italia circa 30.000 bambini. L\u2019Italia era il paese pi\u00f9 attivo, oltre alla Spagna e alla Germania.<\/p>\n<p>Ci finanziavamo con sottoscrizioni, pesche, collette\u2026 I Comuni ci aiutavano dandoci le strutture. Aprire le porte a un bimbo sconosciuto era una novit\u00e0 per molte famiglie italiane; sono nati legami che durano ancora oggi.\u00a0 Un po\u2019 di problemi all\u2019inizio con la lingua, poi \u00e8 successo che le famiglie bielorusse in alcuni casi hanno provato ad approfittare delle situazioni, ma poca cosa. In media stavano 1 mese, altri due mesi, ma quelli in istituto anche 3 mesi. Noi come struttura ospitavamo in una scuola; abbiamo accolto anche dei piccoli con le madri nei bungalow di un campeggio.<\/p>\n<p>Io ho imparato il russo. Ero la presidente dell\u2019associazione l\u2019<em>Arca, aiuti umanitari<\/em>. Esiste ancora e io sono presidente onorario. Accolgono ancora, ma in modo minore.<\/p>\n<p><strong>Poi \u00e8 iniziata l\u2019accoglienza ai bambini Saharawi\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1999 mi hanno chiamata per ospitare dei bimbi che venivano dall\u2019Africa, vicino al Marocco. I bambini sono bambini e cos\u00ec ho dato la mia disponibilit\u00e0. Nelle Marche non c\u2019era mai stata accoglienza ai bimbi Saharawi, in altre parti di Italia si. La Toscana la faceva da anni. Dal \u201899 al 2000 abbiamo ospitato i bimbi di Chernobyl e i Saharawi nella stessa struttura, ma non ha funzionato. Troppe differenze. Abbiamo dovuto dividerci.<\/p>\n<p>Ho iniziato nel frattempo ad andare nei campi Saharawi e ho scoperto un altro mondo, dove c\u2019era molto da fare sul territorio. Se in Bielorussia il lavoro sarebbe stato tanto, ma era impossibile a causa del regime dittatoriale, nei campi Saharawi si poteva fare molto.<\/p>\n<p>Inizialmente non riuscivo a vedere la mia presenza nei campi profughi. A differenza del progetto bielorusso, ero in cerca di un motivo. L\u2019ho trovato visitando una scuola di educazione speciale che mi ha dato l\u2019idea di iniziare un progetto di sostegno a distanza attraverso un censimento della popolazione, ricerca che non esisteva. Cos\u00ec all\u2019inizio i due progetti hanno camminato paralleli, accoglienza estiva e censimento della popolazione disabile che ho fatto andando casa per casa.<\/p>\n<p>Ci sono circa 170mila persone nei campi; sono arrivata a censire circa 1.000 disabili, di tutte le et\u00e0. Conoscendo le varie realt\u00e0 ho cercato di inserire alcuni dei ragazzini con disabilit\u00e0 fisica nei progetti estivi di accoglienza. Erano bimbi che avevano bisogno di essere operati.<\/p>\n<p>Nel 2005 abbiamo deciso di accogliere solo bimbi con problemi sanitari o disabilit\u00e0. La giunta regionale marchigiana era cambiata e il progetto non interessava pi\u00f9. I finanziamenti sono cessati e i Comuni si sono ritirati. La gestione \u00e8 passata a noi come Rio de Oro, associazione ONLUS nata nel 2000.<\/p>\n<p>Abbiamo cercato cos\u00ec sostegno in altre parti di Italia &#8211; Sardegna, Lombardia, Emilia Romagna e Puglia. In quel tempo stavo nei campi tre mesi all\u2019anno, non consecutivi. I miei figli a casa intanto erano sempre pi\u00f9 autonomi.<\/p>\n<p>Nel 2010 ho deciso di andare a vivere nei campi. I miei figli erano gi\u00e0 abituati a non avermi tra i piedi. C\u2019era un progetto di costruzione di una struttura per noi, ma l\u2019associazione a carico del progetto ha chiesto la presenza fissa di una persona italiana che garantisse la loro incolumit\u00e0. Brescia, muratori, Cantieri Solidali, cos\u00ec ha avuto inizio la prima costruzione seria a Bolla, una localit\u00e0 sperduta nel deserto, dove c\u2019era un ospedale Saharawi fin dagli anni \u201970 per curare i militari. Una struttura che ho recuperato dal 2009, il luogo dove posso ospitare volontari in commissioni mediche che vengono ad aiutare i Saharawi.<\/p>\n<p>Nel frattempo il fatto di non fare pi\u00f9 avanti e indietro e di non dover essere ospitata dalle famiglie cominciava a piacermi. In questa struttura c\u2019\u00e8 un poliambulatorio, ospita la nostra fisioterapia, l\u2019ottica, lo studio dentistico e due sale per viste mediche. Quello che era sparso si \u00e8 concentrato in uno spazio unico e non pi\u00f9 fatiscente. Ho iniziato a vivere l\u00e0 da settembre a giugno, intervallando solo con viaggi rapidi in Italia per avere il visto. L\u2019estate facciamo accoglienza in Italia ai disabili. Dal 2008 abbiamo iniziato un progetto sulla neurologia per casi di epilessia, con una commissione italiana che scende due volte all\u2019anno e poi ortopedia\u2026<\/p>\n<p>Durante le accoglienze si fanno anche interventi sulle ossa e nasce la necessit\u00e0 di continuare le terapie durante l\u2019anno. C\u2019\u00e8 l\u2019idea di creare continuit\u00e0 nei campi cercando di mantenere i contatti o avendo una struttura. A Bolla iniziano ad arrivare i primi bambini e io me ne faccio carico. Mi aiutano volontari, cooperanti, medici; l\u2019unico dipendente \u00e8 l\u2019autista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1185689 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3.jpg\" alt=\"\" width=\"1632\" height=\"1224\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3.jpg 1632w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_3-1536x1152.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1632px) 100vw, 1632px\" \/><\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 ampliata la struttura di Bolla?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo la commissione di neurologia italiana che ci supporta alcuni bimbi hanno bisogno di riabilitazione e fisioterapia e quindi strutturiamo due locali in modo che siano ospitati madri e bambini. La struttura principale \u00e8 sempre meno idonea, visti i bambini che arrivano con disabilit\u00e0 motoria, quindi nel 2017 iniziamo a costruire con tanti aiuti \u201cCasa paradiso\u201d. Comincio ad avere necessit\u00e0 di un aiuto fisico, non riesco pi\u00f9 a gestire tutto il lavoro da sola; iniziamo con due dipendenti, ora sono 4 operatrici \u201cmultivalenti\u201d che si occupano dei bimbi e delle pulizie, un maestro e l\u2019autista. Si d\u00e0 loro anche formazione quando vengono i nostri esperti.<\/p>\n<p>Nel 2019 inauguriamo \u201cCasa paradiso\u201d. Arriviamo fino a 13 bambini accolti a tempo pieno; alcuni di loro vanno a casa il fine settimana, altri rimangono in modo permanente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1185667 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5.jpg\" alt=\"\" width=\"1632\" height=\"1224\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5.jpg 1632w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_5-1536x1152.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1632px) 100vw, 1632px\" \/><\/p>\n<p>Ci si alza al mattino, alle 7.30 colazione per i pi\u00f9 grandi che iniziano la scuola alle 8, la fisioterapia inizia alle 9 e quindi gli altri fanno colazione un po\u2019 alla volta; sono in gran parte da imboccare. Ci dividiamo tra pulizie, cure dei bimbi, preparazione del pranzo. Alle 12 e 30 iniziano a mangiare i piccolissimi, poi i mediani e alla fine mangiamo noi adulti. C\u2019\u00e8 una nanna per i pi\u00f9 piccoli, i bimbi sono liberi e tranquilli, io sto con loro mentre le operatrici si riposano. Nel pomeriggio fisioterapia per i grandi, massaggio, gioco, magari una passeggiata. E arriva l\u2019ora di cena, alle 20 iniziano i piccolissimi, poi gli altri e poi noi adulti. Alle 22 e 30 tutti vanno a dormire.<\/p>\n<p>Per mantenere il tutto spendiamo circa 2.000 euro al mese. Ci sosteniamo con aiuti di privati, amici, dall\u2019Italia e dalla Spagna. In questo periodo di coronavirus sono dovuta rimanere in Italia mio malgrado. Ce l\u2019hanno fatta anche senza di me. Conto al pi\u00f9 presto di tornare, non vedo l\u2019ora.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1185699 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7.jpg\" alt=\"\" width=\"1632\" height=\"1224\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7.jpg 1632w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/rossana_7-1536x1152.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1632px) 100vw, 1632px\" \/><\/p>\n<p><strong>Parlaci della parte pi\u00f9 profonda del tuo impegno<\/strong><\/p>\n<p>Vuoi sapere della parte profonda, quella che si vede dalle azioni, ma che non si conosce, la pi\u00f9 difficile da raccontare, perch\u00e9 vuol dire raccontarsi e guardarsi dentro?<\/p>\n<p>Oggi ho quasi 64 anni, tre figli, un nipote, un ex marito e due fratelli lontani. Questi sono gli affetti di sangue, come si dice, e poi ci sono gli altri, che alla fine altri non sono, perch\u00e9 fanno parte della mia vita di oggi, anche se \u201coggi\u201d ha poco senso. Sono vicina agli affetti che erano lontani e lontana dagli affetti che erano vicini. Questo Covid ha fatto un bel rimescolamento di situazioni e di sentimenti.<\/p>\n<p>Da quando \u00e8 nato il mio primo figlio, nel 1982, ho trascorso tutti i giorni con i bambini, prima i miei e poi quelli che il mondo ha messo sul mio cammino. Bambini e giovani, ma anche adulti e anziani, tanta gente, tanti mondi e per fortuna tante menti.<\/p>\n<p>Bambini, esseri meravigliosi che poi crescono e riempiono una parte di te; per fortuna non mi sono mai mancati. I bambini sono uno specchio di te stesso, non hanno bisogno di mentire, di fingere: o ti amano o non ti amano e ringrazio che le ferite di un rifiuto sono state veramente poche, anche se dolorose, come una grande sconfitta.<\/p>\n<p>I giovani, mondo nascosto a molti, un pozzo di meraviglie che scopri insieme a loro, uno scoprire e scoprirsi, menti e cuori che crescono, evolvono, imparano e insegnano, un magico mondo dove puoi trovare l\u2019immortalit\u00e0, puoi fermare il tempo, miscela di colori e sapori che ti porti dentro per sempre.<\/p>\n<p>Adulti, confronti con vite diverse per riscoprire la tua, conoscenza divisa e condivisa, parole e mondi che si intrecciano.<\/p>\n<p>Anziani che ti mostrano il bambino di sempre, insieme alle ferite del tempo.<\/p>\n<p>Dopo tutto questo uno si chiede: \u201cMa la data dei documenti \u00e8 l\u2019unica che ti identifica con l\u2019et\u00e0?\u201d Noi cambiamo ogni giorno, cresciamo e torniamo indietro, un andirivieni di emozioni e giochi. 64 anni e mi piace giocare per terra, strisciare con Salama, saltare con Chris, giocare inventando ruoli e ambienti, mi piace ascoltare il suono di una chitarra sotto la luna e dormire su un prato o sulla sabbia, giocare a carte a <em>mentiroso<\/em> pur sapendo del castigo (non so mentire!!). Mi piace l\u2019avventura e mi piacciono le sfide, mi piace parlare e sorridere alla gente, mi piace guardare il cielo e posso piangere guardando un tramonto o ascoltando una musica che mi tocca dentro.<\/p>\n<p>Sono contenta di questa Rossana che si guarda indietro soddisfatta e guarda in avanti. Poi esiste il contorno alle azioni che cambia ed \u00e8 cambiato nel tempo e potr\u00e0 cambiare ancora, ma esistono adesso la consapevolezza, la sicurezza e la forza che non avevo prima. So che posso e potr\u00f2 affrontare l\u2019oggi e il domani con tutto quello che i miei 64 anni mi hanno portata, anno dopo anno, con l\u2019aspettativa di quello che arriver\u00e0, perch\u00e9 sono sicura che sar\u00e0 altrettanto bello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Febbraio 2020, un viaggio di conoscenza presso i campi Saharawi, in Algeria. Ricevo tra i possibili contatti quello di Rossana Berini, la quale, mi dicono, vive l\u00e0. 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