{"id":118138,"date":"2014-07-11T14:11:40","date_gmt":"2014-07-11T13:11:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=118138"},"modified":"2014-07-11T14:14:36","modified_gmt":"2014-07-11T13:14:36","slug":"peacelink-intervista-daniele-biacchessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/07\/peacelink-intervista-daniele-biacchessi\/","title":{"rendered":"PeaceLink intervista Daniele Biacchessi"},"content":{"rendered":"<div id=\"article-content\">\n<div>\n<div id=\"article-text\">\n<p><a title=\"Con Daniele Biacchessi a Certaldo, Arci-Ponti di Memoria (Clicca per ingrandire)\" href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/a\/iz40369_i19481.html\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"image-thumb19481\" alt=\"Con Daniele Biacchessi a Certaldo, Arci-Ponti di Memoria\" src=\"http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/images\/19481_a40369.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" name=\"image-thumb19481\" \/><\/a><\/p>\n<div>\n<div id=\"zoom-caption19481\">\n<div>Con Daniele Biacchessi a Certaldo, Arci-Ponti di Memoria<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Intervista a cura di Laura Tussi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, autore e interprete di teatro civile, Caporedattore di Radio 24- Ilsole24ore: una vita impegnata all&#8217;insegna della comunicazione e della controinformazione per la divulgazione di una cultura obiettiva, rispetto ai temi dell&#8217;impegno civile e della valorizzazione della Memoria Storica nel nostro Paese, dilaniato da volumi di bugie e menzogne negazioniste, revisioniste e \u201crovesciste\u201d. La tua personalit\u00e0 \u00e8 preminente nel campo storiografico. Come ti poni nel dibattito culturale attuale relativo a questi argomenti?<\/strong><\/p>\n<p>Da numerosi anni, alcuni giornalisti e storici con provenienze culturali differenti, hanno iniziato a riscrivere la storia pi\u00f9 recente del nostro Paese. Inizialmente si pensava che lo facessero per il proprio tornaconto personale, diciamo per il legittimo arricchimento. Invece oggi possiamo dire che quello sulla iscrizione delle pagine della Resistenza \u00e8 un progetto culturale e politico ben preciso, un\u2019operazione pensata a tavolino da molti anni. Mi spiego meglio. Certe volte \u00e8 questione di semantica, di utilizzo delle parole, e le parole hanno un peso specifico e sono sostanza, non forma. Se la frase <em>Guerra di Liberazione<\/em> \u00a0viene sostituita con <em>Guerra civile<\/em> cambia la prospettiva. I dizionari pi\u00f9 comuni affermano che avviene una <em>guerra civile<\/em> quando due contendenti si combattono in uno Stato non occupato da terzi. In Spagna, ad esempio, c\u2019\u00e8 stata <em>guerra civile <\/em>perch\u00e9 franchisti e repubblicani si sono combattuti per tre anni in uno Stato di fatto non occupato da altri. Infatti fascisti italiani e nazisti tedeschi, pur avendo aiutato e sostenuto il golpe franchista, finita la guerra se ne sono andati e la Spagna fascista \u00e8 rimasta perfino neutrale rispetto al secondo conflitto mondiale. A nessuno storico francese \u00e8 mai venuto in mente di affibbiare il termine guerra civile nel loro Paese. Ci\u00f2 nonostante anche in Francia, come in Italia, i nazisti occupanti avevano imposto un governo fantoccio, quello di Vichy guidato dal generale collaborazionista Petain. Invece in Italia, fin dal 1945, si sono voluti riabilitare responsabili di stragi efferate contro partigiani e popolazione civile, di criminali come il generale Graziani, di personaggi ambigui come Almirante. E il risultato \u00e8 quello che vediamo oggi: la proliferazione di gruppi che si ispirano al fascismo, taluni al nazismo, la revisione della Costituzione nata dalla Resistenza. A mio avviso, il movimento antifascista italiano ha compreso in ritardo il senso forte di questa operazione. Il problema vero non \u00e8 tanto il <em>revisionismo<\/em> ma il <em>rovescismo.<\/em> A questo<em> rovescismo<\/em> va contrapposta una grande operazione culturale e politica, un pensiero grande che al momento non vedo. La letteratura, il teatro, il cinema, l\u2019arte in genere possono venire in aiuto. E butto l\u00ec una proposta nata da uno scambio di opinioni con Moni Ovadia. Il prossimo anno ricorre il 70esimo anniversario della Liberazione. Uno degli slogan che ci piacciono di pi\u00f9 sarebbe <em>\u201cE se avessero vinto loro?\u201d.<\/em> Partiamo dalle parole, dalla semantica. <em>Se avessero vinto loro<\/em>, noi saremmo stati nell\u2019ipotesi migliore incarcerati e torturati. Invece abbiamo vinto noi e loro, i contabili della morte, del fascismo, hanno potuto perfino mettere in campo partiti organizzati, associazioni culturali, con sedi, militanti, finanziamenti. Loro hanno potuto sfangare passando indenni dal fascismo alla democrazia. Noi saremmo stati uccisi e seviziati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Oltre alla tua professione di giornalista radiofonico d\u2019inchiesta, sei il presidente di un&#8217;associazione molto importante nel panorama culturale del nostro Paese: l&#8217;associazione Arci-Ponti di Memoria, che si costituisce con le adesioni e la collaborazione di artisti, giornalisti, attori, musicisti, scrittori, autori di libri, provenienti da tutta Italia. Insieme abbiamo organizzato moltissime iniziative. Quali programmi futuri con Arci-Ponti di Memoria?<\/strong><\/p>\n<p>Mettere insieme tanti artisti, narratori, musicisti e farli parlare con il loro pubblico non \u00e8 stato semplice. Diciamo che in due anni abbiamo triplicato gli iscritti e realizzato un numero notevole di rassegne e festival importanti, alcuni di tipo identitario come \u201cMilano e la memoria\u201d con il Comune di Milano, l\u2019Arci, Fondazione Feltrinelli e Fondazione Rcs. Noi corriamo verso un grande sogno: organizzare la pi\u00f9 grande rete sulla memoria e sull\u2019impegno civile nel nostro Paese. I prossimi mesi ci vedranno molto impegnati. Questi sono gli appuntamenti di massima: 26 settembre &#8220;Il futuro della memoria&#8221; al Festival del Diritto di Piacenza. 28 settembre &#8220;Culture contro le mafie&#8221; al Mei di Faenza con Mei e associazione Dasud. \u00a011 ottobre\/13 dicembre rassegna &#8220;Il futuro della memoria&#8221; a Milano, auditorium di via Valvassori Peroni (finanziata da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia con il patrocinio di Comune di Milano consiglio di zona 3 e il sostegno di Anpi, Libera, Arci, Cgil). 24\/26 aprile 2015 il festival \u201cLa citt\u00e0 dei narratori\u201d a Sinalunga (Siena) dove saranno rappresentate solo opere inedite di molti importanti autori ella musica, del teatro, della letteratura di impegno civile. Abbiamo allacciato contatti con i principali operatori culturali italiani, con numerose istituzioni, ma noi non siamo un\u2019agenzia di spettacolo, neppure una agenzia di collocamento per artisti in cerca di date. Noi siamo un pensiero grande sulla memoria, una rete, qualcosa che mancava in Italia. E questo, in un Paese cos\u00ec pieno di particolarismi e egoismi, mi pare gi\u00e0 molto. A ottobre lanceremo una grande campagna di comunicazione, di immagine, un progetto di partecipazione.<\/p>\n<p><a title=\"Con Daniele Biacchessi e Tiziana Pesce (Clicca per ingrandire)\" href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/a\/iz40369_i19482.html\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"image-thumb19482\" alt=\"Con Daniele Biacchessi e Tiziana Pesce\" src=\"http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/images\/19482_a40369.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" name=\"image-thumb19482\" \/><\/a><\/p>\n<div>\n<div id=\"zoom-caption19482\">\n<div>Con Daniele Biacchessi e Tiziana Pesce<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Il tuo ultimo libro, edito da Laterza, \u201cGiovanni e Nori. Una storia di Amore e di Resistenza\u201d, offre un notevole spaccato storico, di grande spessore culturale, storicistico, storiografico e documentale, rispetto ai temi della Resistenza Antifascista e relativo alla figura del celebre Comandante Partigiano, Medaglia d&#8217;Oro della Resistenza Giovanni Pesce e della sua staffetta Onorina Brambilla. Quali sono state le fonti storiografiche pi\u00f9 importanti da cui hai attinto per queste immensa e dettagliatissima ricostruzione documentale?<\/strong>Io lavoro unendo fonti documentali cartacee provenienti da archivi pubblici e privati (italiani e stranieri), fonti digitali (rete), fonti multimediali (film, documentari, reportage), fonti letterarie (libri), fonti orali, cio\u00e8 testimonianze inedite colte dall\u2019autore. Questo sistema di tipo misto porta ad ottenere un livello alto di documentazione. Terminato questo lavoro di raccolta c\u2019\u00e8 poi la verifica puntuale dell\u2019attendibilit\u00e0 e della veridicit\u00e0 di queste fonti. E questo \u00e8 il vero problema. La memorialistica in genere \u00e8 straordinaria dal punto di vista emotivo perch\u00e9 scritta di prima mano, ma spesso contiene piccole imprecisioni di date, orari, luoghi. Nel caso di Giovanni Pesce e Onorina Brambilla sono stato per\u00f2 fortunato perch\u00e9 i loro libri erano tutti molto puntuali e credibili. Infine c\u2019\u00e8 la stesura del testo e della narrazione. Io non sopporto pi\u00f9 i libri di saggistica, magari densi di fatti, ma scritti male, in modo non curato, tranchant. La scrittura \u00e8 importante. La bella penna abbinata ad una grande storia trasforma un libruncolo in un grande libro di Storia. Il mio lavoro va esattamente in questa direzione. Rendere migliore un prodotto attraverso la cura minuziosa dell\u2019oggetto libro: il testo, la copertina, il titolo, le note bibliografiche, soprattutto la scrittura fluida e coinvolgente. Scrivo per immagini, come se dietro ad ogni personaggio ci siano telecamere nascoste. Ad esempio, la sola parte in cui Giovanni combatte in Spagna, nella guerra civile, a fianco dei repubblicani, meriterebbe un film a parte. L\u2019incontro straordinario tra Giovanni e Nori nella Milano bombardata e rasa al suolo \u00e8 gi\u00e0 un pezzo di una sceneggiatura scritta. Quando scrivo penso ai miei lettori pi\u00f9 giovani che sono molti: penso cio\u00e8 a ragazzi che nulla sanno, perch\u00e9 nulla \u00e8 scritto sui loro libri di testo. Mentre scrivo il libro metto gi\u00e0 da parte alcuni frammenti che andranno poi a comporre un monologo teatrale. Infatti la storia di Giovanni e Nori \u00e8 diventata la partitura di uno spettacolo che ho realizzato con Marino e Sandro Severini dei Gang e con Gaetano Liguori, racchiusa poi in un cd live registrato a Milano da Alessandro Bettinzoli e mixato dal grande Jono Manson nei suoi studi altamente tecnologici di Santa F\u00e8, negli Stati Uniti. I miei sono progetti ampi: libro, spettacolo, cd, domani magari una sceneggiatura cinematografica, un documentario, un reportage.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La magistratura militare ha aperto il famigerato \u201cArmadio della vergogna\u201d, che contiene centinaia di atti processuali, relativi alle innumerevoli stragi, assassini, eccidi, compiuti per mano nazifascista nel nostro Paese. Quali stati d&#8217;animo hai provato di fronte a tale orrore e a tali prove raccapriccianti? Cosa hai provato leggendo i nomi e i cognomi dei responsabili di tali e tante efferatezze?<\/strong><\/p>\n<p>Nel maggio 1994, alcuni operai compiono lavori di ristrutturazione nel Palazzo Cesi, in via degli Acquasparta, a Roma. \u00c8 la sede della Procura generale militare. Dietro un tramezzo affiora d\u2019improvviso la memoria italiana. Il procuratore militare Antonino Intelisano ordina l\u2019apertura di un armadio con le ante rivolte verso il muro, chiuso a chiave, protetto da un cancello e da un lucchetto, alto 42 centimetri, largo 30. Vengono alla luce 695 fascicoli, stipati uno sull\u2019altro. C\u2019\u00e8 un registro composto da 2.274 notizie di reato. Tutto sembra archiviato, o meglio nascosto e occultato, in modo rigoroso, preciso, ordinato. I verbali custodiscono i nomi dei comandanti dei soldati nazisti in ritirata che hanno colpito a Sant\u2019Anna di Stazzema e in centinaia di paesi e citt\u00e0 del Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Liguria. Ovunque. Emergono le testimonianze dei sopravvissuti alle stragi dei nazisti e dei fascisti che indicano gi\u00e0 nel 1945 i nomi dei colpevoli. Per l\u2019eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma vengono accusati Herbert Kappler, Erich Priebke, Carl Hass, Andreas Schultze, il comandante delle ss italiane Pastori. Per la strage della Benedicta spunta il nome del maggiore ss Siegfried Engel. Altri responsabili indicati nei documenti sono Walter Reder per Marzabotto-Monte Sole, il maggiore Joachim Peiper per Boves, il capitano delle ss Theo Saevecke per piazzale Loreto, Michael Seifert per il campo di concentramento di Bolzano. Grazie al ritrovamento dei fascicoli sepolti per cinquanta anni nel cosiddetto \u201cArmadio della vergogna\u201d<em>, <\/em>il tribunale militare di La Spezia (pm Marco De Paolis), istruisce i processi. Quello per il massacro di Sant\u2019Anna di Stazzema \u00e8 il primo a giungere ad una sentenza definitiva. In primo grado, dieci ufficiali e sottufficiali nazisti vengono condannati all\u2019ergastolo. Alla fine dell\u2019iter giudiziario, vengono ritenuti responsabili dell\u2019eccidio il tenente Karl Gropler, il luogotenente Georg Rauch, il sottotenente Gerard Sommer. L\u20198 novembre 2007, al momento della sentenza, questi criminali sono tutti ultraottantenni. Qualche mese prima, il 14 gennaio 2007, il Tribunale militare di La Spezia aveva condannato all\u2019ergastolo dieci imputati per la strage di Monte Sole- Marzabotto: Paul Albers, aiutante maggiore di Walter Reder, il sergente comandante di plotone Josef Baumann, il maresciallo delle ss Hubert Bichler, i sergenti Max Roithmeier, Max Schneider, Heinz Fritz Traeger, Georg Wache, Helmut Wulf, il maresciallo capo Adolf Schneider, il soldato Kurt Spieler. Il 7 maggio 2008 la Corte militare d\u2019appello di Roma conferma le condanne. Tutti cittadini tedeschi, nessun italiano condannato. E qui sta il punto dolente. Nell\u2019ipotesi migliore, sono stati condannati dei vecchi. Molti responsabili degli eccidi ormai erano morti, ma gli assassini tedeschi erano stati accompagnati dai fascisti, e loro non sono mai stati portati a giudizio. Questa \u00e8 la vera vergogna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Hai scritto innumerevoli libri nel corso della tua vita professionale. Qual \u00e8 l&#8217;opera che pi\u00f9 rappresenta il tuo impegno e che trovi pi\u00f9 esaustiva e compiuta nella denuncia dei fatti e nella narrazione degli eventi storici?<\/strong><\/p>\n<p>Certamente il mio lavoro sull\u2019omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio, avvenuto a Milano il 18 marzo 1978. E\u2019 stato uno dei miei primi lavori seri di controinformazione. Nel mio libro del 1996, \u201cFausto e Iaio, la speranza muore a 18 anni\u201d sono contenute le trame occulte che si celavano dietro a quell\u2019attentato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Con il tuo impegno riuscirai a colmare la sete di giustizia sociale, di legalit\u00e0, di ricerca della verit\u00e0 storica, che caratterizza da sempre le vicende del nostro Paese, e ad attuare e affermare i dettami della Costituzione Repubblicana Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che ci sono state donate dai nostri Padri Costituenti, in seguito alla Resistenza Partigiana al nazifascismo? un appello alle generazioni presenti e future \u201cPer non dimenticare\u201d e fare memoria.<\/strong><\/p>\n<p>La Costituzione nata dalla resistenza \u00e8 come una pianta, se non la innaffi ogni giorno, lei muore. I giovani devono compiere questo duro sforzo. La memoria non \u00e8 un optional. Non si \u00e8 partigiani il 25 aprile, \u00e8 troppo comodo. Bisogna essere partigiani sempre, portare le idee della Resistenza, i suoi valori cos\u00ec ancora attuali, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, attraverso libri, teatro, cinema, arte, promuovendo il concetto forte di partecipazione che, come afferma Tina Anselmi in una mia intervista, resta il vero passaggio di testimone della Resistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un messaggio agli attivisti di PeaceLink, impegnati contro l&#8217;inquinamento industriale, a partire dal tuo libro \u201cLa fabbrica dei profumi\u201d sul caso Icmesa di Seveso.<\/strong><\/p>\n<p>Nel luglio 1976,una nube si form\u00f2 nel cielo di Seveso. Portava veleno e lo spargeva in mezza Lombardia. C\u2019era diossina,la pi\u00f9 potente delle sostanze venefiche esistenti nella chimica. Fin dalle prime settimane ci fu chi, abbracciando la tesi dell\u2019incidente, si prodig\u00f2 alla minimizzazione. Dicevano che non era successo nulla di grave. Qualcuno si spingeva pi\u00f9 in l\u00e0. Scriveva che la diossina forse non era neppure velenosa. Spesso, gli ottimisti e i contrari a ogni allarmismo erano proprio tra coloro che detenevano le leve del potere,nazionale e locale. Altri avvertirono che quella nube poteva essere foriera di catastrofe. Si determin\u00f2 cos\u00ec un clima di confusione e di incertezza,nel quale le informazioni filtravano a fatica,si contraddicevano. Il libro \u201cLa fabbrica dei profumi\u201d, (Baldini Castoldi Dalai, 1995), analizza la dinamica dell\u2019incidente, i racconti degli abitanti, le verit\u00e0 negate per anni, rimaste nei cassetti degli archivi della Regione Lombardia. Non solo. Porta nuovi particolari:il ruolo dei servizi segreti italiani, francesi e belgi, l\u2019assoluta negligenza delle autorit\u00e0 locali, il viaggio dei fusti di diossina finiti probabilmente nella discarica di Schoemberg,nella ex Rdt, la quantit\u00e0 di veleno che risulta essere pi\u00f9 alta di quanto ammesso ufficialmente dalla Hofmann La Roche,proprietaria dell\u2019Icmesa di Seveso. L\u2019ho chiamato un crimine di pace. Quello di Seveso non era stato affatto un incidente, non prevenibile e non prevedibile. A Seveso \u00e9 stato provocato un disastro ambientale. Il dolo \u00e9 stato accertato dalla sentenza del Tribunale di Monza. La popolazione \u00e9 stata esposta a conseguenze negative come cloracne e aborti spontanei. Altri problemi ben pi\u00f9 gravi sono ancora in corso di accertamento. Tra gli effetti non qualificabili vanno considerati quelli dovuti alle cause: la popolazione \u00e9 stata gettata in un clima di confusione ed incertezza. Si \u00e8 scatenata la paura, si sono messi in moto processi di rimozione per soffocare le passioni. Ed \u00e9 vero che a Seveso gli effetti acuti non hanno dimensione di una tragedia. Per esplosioni simili a Bhopal morirono migliaia di persone, a Chernobyl si continua a morire. Sarebbe errato giudicare la gravit\u00e0 dell\u2019evento dai suoi effetti immediati ed evidenti. In realt\u00e0 posso affermare che si \u00e9 trattato di una fortuna nella sciagura. Ci si poteva aspettare di peggio. Proprio per questo, il pessimismo iniziale non andava affatto considerato \u201cingiustificato allarmismo\u201d ma un atteggiamento scientificamente corretto. Nulla autorizza a scartare l\u2019ipotesi che incidenti come quello di Seveso, accaduti in tutto il mondo, si caratterizzino per la scarsit\u00e0 di effetti acuti e per la gravit\u00e0 di quelli cronici a lungo termine. Cos\u00ec la potenza devastante della diossina andrebbe giudicata non dal numero esiguo di persone colpite da cloracne ma dalle centinaia di uomini e donne che potrebbero essere stati contaminati in modo irreparabile, fatto che sar\u00e0 possibile valutare solo tra qualche anno. La fabbrica dei profumi era l\u2019Icmesa. Cos\u00ec la chiamavano gli abitanti di Seveso: faceva prodotti aromatizzati, profumi, almeno ufficialmente. Dopo ci\u00f2 che avvenne nel luglio del \u201976, la definizione assume connotati di amara ironia. Il libro vuole ricordare come una tragedia si pu\u00f2 trasformare in un\u2019esperienza importante per una comunit\u00e0, da cui trarre conclusioni di carattere internazionale. Non una vicenda locale. Anzi, un monito per chi intende produrre senza tener conto dell\u2019ambiente e dell\u2019uomo, a Seveso come a Bhopal, Taranto, Marghera, Gela, Manfredonia, in Val Bormida, Cesano Maderno. Un monito per le autorit\u00e0 che privilegiarono la logica economica sopra ogni altra: non solo nel senso di misurare stanziamenti e incarichi, ma anche nella gestione degli interventi allo scopo di non turbare l\u2019assetto della zona. Non era la salute a dover essere considerata. Per il governo prima venivano le diverse attivit\u00e0 economiche. Non va dimenticato che a prevalere sulla considerazione della salute furono la parola governabilit\u00e0 e il perseguimento degli equilibri politici. In molte circostanze, cos\u00ec come quasi in tutto il mondo, si prefer\u00ec glissare sulla gravit\u00e0 e sulle possibili conseguenze dell\u2019evento, piuttosto che rischiare di far esplodere la crisi delle istituzioni regionali. L\u2019atteggiamento depistante non poteva che incidere sulle misure concrete da prendere nell\u2019immediato. Cos\u00ec gli effetti acuti furono affrontati in ritardo e determinarono due conseguenze:compromettere ulteriormente la credibilit\u00e0 dell\u2019intervento dei tecnici e danneggiare la successiva ricerca sugli effetti cronici. Il libro affronta il dibattito sulla possibilit\u00e0 che a Seveso si producessero armi chimiche. Dalle testimonianze riportate posso trarre un\u2019ipotesi,confermata dalla relazione della Commissione regionale d\u2019inchiesta. All\u2019Icmesa si produceva triclorofenolo altamente diossinato. La Tcdd, o diossina di Seveso, ha propriet\u00e0 teratogene e cancerogene, non poteva servire per ci\u00f2 che la Givaudan diceva di produrre,disinfettanti ospedalieri e cosmetici. Il prodotto impuro era assemblato all\u2019Icmesa ma venduto in Svizzera, poi girato a Vernier e negli Stati Uniti dove, con molte probabilit\u00e0, veniva miscelato con altri composti chimici fino a farlo divenire il micidiale Agent Orange. Il prodotto aveva un nome:Weedonet ovvero 2.4.5.T. La seconda commissione d\u2019inchiesta della Regione Lombardia \u00e9 arrivata a questa conclusione. Nel 2006, nel quarantesimo anniversario di Seveso si \u00e8 messo finalmente a parlare Jorg Sambeth, direttore tecnico della Givaudan di Ginevra: <em>&lt;&gt;.<\/em> Mi avevano preso per pazzo allora, ma pazzo non ero.<\/p>\n<p>Articolo originale: <a href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/a\/40369.html\">http:\/\/www.peacelink.it\/pace\/a\/40369.html<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Daniele Biacchessi a Certaldo, Arci-Ponti di Memoria Intervista a cura di Laura Tussi &nbsp; Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, autore e interprete di teatro civile, Caporedattore di Radio 24- Ilsole24ore: una vita impegnata all&#8217;insegna della comunicazione e della controinformazione per&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":245,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56,47,157],"tags":[11415,9373,3193],"class_list":["post-118138","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-europa","category-interviste","tag-controinformazione","tag-daniele-biacchessi","tag-memoria-it"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>PeaceLink intervista Daniele Biacchessi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Con Daniele Biacchessi a Certaldo, Arci-Ponti di Memoria Intervista a cura di Laura Tussi &nbsp; 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