{"id":1179622,"date":"2020-08-15T16:26:04","date_gmt":"2020-08-15T15:26:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1179622"},"modified":"2020-08-15T16:30:15","modified_gmt":"2020-08-15T15:30:15","slug":"il-cammino-il-sorriso-il-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/08\/il-cammino-il-sorriso-il-dolore\/","title":{"rendered":"Il Cammino, il Sorriso, il Dolore"},"content":{"rendered":"<p>Cerco di nascondere il mio dispiacere dietro un ingenuo e inutile scetticismo, faccio finta di non credere ai sondaggi che leggo stamattina, giustifico i freddi numeri e le analisi degli esperti nascondendomi in ottusi commenti da bar. Dicono che la popolarit\u00e0 del diretto responsabile della carneficina che ogni giorno miete mille vittime, cresce, e di molto, specialmente tra la popolazione pi\u00f9 colpita: la stessa gente che da sempre soffre sulla pelle le conseguenze dell&#8217;abbandono, della fame, della disoccupazione; la stessa gente che muore per Covid tre volte di pi\u00f9 degli strati sociali pi\u00f9 avantaggiati. La pandemia digrigna i denti e come un dio mesopotamico esige sacrifici umani e tributi di sangue. Homo Sacer, l&#8217;uomo sacro, l\u2019uomo consacrato, nell&#8217;antica Roma, era colui che, spogliato di ogni diritto per aver commesso atti illeciti contro la divinit\u00e0, diventava passibile di essere ucciso da chiunque lo desiderasse fare. Homo Sacer, oggi \u00e8 la massa di un popolo umiliato che offre volontariamente la testa al boia e, salendo i gradini del patibolo, applaude entusiasta. Forse i seicento Reais di ausilio governativo, fanno davvero la differenza. E per seicento Reais \u00e8 possibile negoziare appoggi politici, consensi elettorali, l&#8217;anima e la dignit\u00e0. Mile anni fa vidi i furgoni caricati di scatole di viveri arrivare sulla piazza della favela. Tra la fogna, i liquami, topi morti e topi vivi, la mia gente in fila ringraziava e benediva il potente di turno. Egli con ampi e solenni gesti, pacche sulle spalle e baci ai bambini, garantiva il futuro della sua potenza. L&#8217;amore del popolo era tutto per lui: venghino signori, venghino, ricchi premi e cottilons, pane e lavoro per tutti.<\/p>\n<p>La storia che segue non ha niente a che fare con questo. Sembra ieri, ma \u00e8 accaduta molti anni fa, tra il mese di dicembre e il carnevale successivo del&#8230; quando il paese sembrava intraprendere la strada della convivenza democratica, almeno, cos\u00ec sembrava. L\u00e0 nel sotterraneo della nazione gemevano i corpi del indesiderabili di ogni epoca. La storia che segue parla di un anonimo figlio del Brasile, nato povero, nella periferia di ogni periferia, nero, un vero Homo Sacer del nostro tempo, pronto per essere massacrato in qualunque momento, solamente per il fatto di esistere, di vivere una vita fuori da ogni regola, una minaccia intollerabile. Era come se la sua esistenza, per essere nero, povero e libero, negasse l\u2019immanenza dello Stato: <i>e pobres s\u00e3o como podres e todos sabem como se tratam os pretos<\/i> (e i poveri sono marci e tutti sanno come si trattano i neri&#8230; \u00e8 un verso della canzone &#8220;Haiti&#8221;, di Caetano Veloso, in cui si racconta il massacro di 111 detenuti nel carcere di S\u00e3o Paulo avvenuto nel 1992) con una piccola differenza, lui ha resistito fino alla fine.<\/p>\n<p><i>Il pen drive \u00e8 la mia coscienza sporca. So che nelle sue recondite profondit\u00e0 dormono anni di ricordi, anni di lavoro, suadades, ferite ancora aperte, persone che sono sparite in un vortice e che mai pi\u00f9 incontrer\u00f2. So che forse, solamente l&#8217;oblio \u00e8 capace di curare. So anche che non voglio dimenticare. Edith Moniz, pedagogista, maestra, professoressa, &#8220;tia de rua&#8221;, maestra di strada, fondatrice del \u201cProjeto Lata-ria\u201d, la scuola itinerante per i bambini senza scuola, dice che \u00e8 necessario raccontare la storia di ciascuno di loro, non per scolpire parole nel marmo, ma per lasciare che il vento se le porti via, il pi\u00f9 lontano possibile, fino agli angeli. Quando la saudade si fa presenza viva, non importa quanti anni siano passati.<\/i><\/p>\n<p><i>Per non dimenticare.<\/i><\/p>\n<p><b>Il Cammino, il Sorriso, il Dolore<\/b><\/p>\n<p><i>Tire o seu sorriso do caminho<\/i>, <i>que eu quero passar com a minha dor<\/i> (Togli il tuo sorriso dal cammino che voglio passare con il mio dolore \u2013 Nelson Cavaquinho)<\/p>\n<p>Gli appunti si accumulano come scarabocchi in confusi pensieri. Prima di scrivere in bella sul computer, carta e penna per pensare meglio e far fluire le idee fisicamente, in modo che ogni parola usata non sia un bit, ma abbia corpo e consistenza. Stavolta per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>Vorrei essere un <i>sambista<\/i>, un <i>partideiro<\/i>, un improvvisatore del samba, per riuscire a comporre le melodie pi\u00f9 belle e i versi pi\u00f9 tristi, metterli insieme in una meravigliosa canzone da cantare sottovoce e consolare, come candela nel buio, le tenebre della mia anima.<\/p>\n<p>Vorrei cominciare raccontando la tua storia, la nostra storia, ma l\u2019unica cosa che mi viene in testa \u00e8 l\u2019immagine del tuo corpo appeso a un corda alle inferriate della cella. E quella fredda e impassibile nota di due righe in internet&#8230;<\/p>\n<p>Prendo l\u2019album di foto, voglio mettere la tua immagine come epigrafe di questo scritto con il tuo nome, Adriano Marinho da Cruz, e quattro semplici parole: Amico, Figlio, <i>Cidad\u00e3o<\/i>, <i>Brasileiro<\/i>.<\/p>\n<p>Amico, perch\u00e9 eri realmente amico di tutti. Abitavi in quella piazza fin da quando, all\u2019et\u00e0 di nove anni, scappasti di casa. Quando la baracca bruci\u00f2 e il fuoco ti lasci\u00f2 quella cicatrice sul viso, accanto a quell\u2019altra, il morso di un topo. Amico s\u00ec, perch\u00e9 tutti ti volevano bene. Quanti ricordi, Amico mio, quanti ricordi! Le foto sono qui davanti a me, <i>os meninos<\/i> seduti a scrivere, a imparare a leggere seduti sul muretto, la nostra classe, la nostra scuola. Non ti ho mai raccontato di quella riunione in Comune quando venne modificato il progetto originale del restauro della biblioteca, non te l\u2019ho mai raccontato. La fontana e il laghetto previsti, vennero sostituiti da una semplice aiuola con l\u2019inferriata di protezione. Avevano paura che il laghetto e la fontana si trasformassero nella tua piscina privata. E avevano perfettamente ragione, saresti stato il primo a farci un bel tuffo&#8230; E quando hai avuto paura di firmare il tuo nome sulla carta di identit\u00e0, ti ricordi? E guarda che ci eravamo esercitati per giorni e giorni: i primi segni timidi che si trasformavano piano piano in lettere&#8230; Stavi per desistere proprio davanti allo sportello&#8230; volevi ritornare a firmare col ditone, come gli analfabeti.., la paura di non riuscirci, la vergogna di sbagliare, di firmare tutto storto&#8230; Macch\u00e9! Il tuo documento oggi ce l\u2019ho io, con la foto e la firma, il tuo nome, il cognome e pure il nome di chi sei figlio!<\/p>\n<p>Figlio: ogni anno tua madre passava il Natale in piazza con te; era la prima cosa che mi raccontavi, felice allegro e orgoglioso: \u00e8 venuta, \u00e8 venuta. Tua madre&#8230; nessuno l\u2019ha avvisata della tua morte.<\/p>\n<p>Nessuno le ha detto che suo figlio \u00e8 morto appeso per il collo, assassinato nella cella della prigione dove era rinchiuso illegalmente. Immagina che un famoso giudice si stava occupando del tuo caso per toglierti da l\u00ec, mancavano pochi giorni all\u2019udienza, ma tu eri gi\u00e0 morto. Casa di detenzione: 700 posti, 1900 i rinchiusi, pi\u00f9 del doppio. Uomini trasformati in animali. Non so cosa \u00e8 successo, la nota di giornale non lo dice, ma gli amici della piazza immaginano i particolari. Sei stato scelto per morire: un messaggio, un monito per tutti, una vendetta, linciato e poi impiccato. E tua madre che non lo sa. Nessuno \u00e8 stato capace di cercarla in modo che ti potesse seppellire, seppellire suo figlio. N\u00e9 l\u2019amministrazione pubblica che ti ha incarcerato e ha permesso la tua morte, n\u00e9 la pastorale carceraria che d\u00e0 la notizia via internet. E allora Adriano, Amico e Figlio, sar\u00f2 io che andr\u00f2 da tua madre e con lei pianger\u00f2 il suo pianto, \u00e8 una promessa. Che per lo meno possa io cancellare quest\u2019ultimo insulto che ti hanno fatto: essere sepolto in una fossa comune come un indigente. La nota in internet dice &#8221; <i>morador de rua<\/i> &#8220;, uomo di strada, come se tu fossi un vagabondo, un barbone, un pezzente qualunque, come se nessuno lo sapesse che dormivi sotto la seconda tettoia a sinistra, lo stesso indirizzo da anni, e che l\u00ec, in quella piazza, lavoravi come posteggiatore abusivo e fattorino dei negozi. No, Amico mio, Figlio mio, tu eri un grande <i>Cidad\u00e3o<\/i> che ti facevi in quattro per sopravvivere, eri un Cidad\u00e3o del mio Paese, <i>Cidad\u00e3o<\/i> di uno Stato che ti ha rinchiuso in una gabbia, ti ha linciato e ti ha lasciato appeso alle sbarre fino all\u2019ultimo rantolo, uno Stato che ti ha sepolto come indigente in una bara di cartone nella fossa comune di un cimitero senza nome. Uno Stato che non ha avuto la decenza di cercare tua madre.<\/p>\n<p><i>Cidad\u00e3o<\/i> . \u00c8 questo che ho pensato ieri al ricevere il tuo biglietto da visita. Gli amici della grafica vicino alla piazza, hanno avuto l\u2019idea: tutti hanno un biglietto da visita, anche tu, e insieme al tuo nome e l\u2019indirizzo ci sono pure i tre cani inseparabili. Il biglietto da visita. La scritta che voglio mettere sotto la tua foto, Adriano Marinho da Cruz, Amico, Figlio, <i>Cidad\u00e3o<\/i> , <i>Brasileiro<\/i> , che portava la sua croce, Cruz, perfino nel nome, come milioni di noi sempre hanno fatto e continuano a fare.<\/p>\n<p>Senza pi\u00f9 parole, senza pi\u00f9 lacrime, stanchi di tante lotte, di tanto lavoro, senza pi\u00f9 sorridere, rimaniamo con il nostro immenso dolore. Un pezzo di noi appeso l\u00ec sulle sbarre con te, sepolto nella fossa comune, nella terra rossa del mio Paese.<\/p>\n<p><i>Adeus<\/i>, Adriano, <i>Adeus<\/i><\/p>\n<p><b>Il silenzio di un giorno qualunque<\/b><\/p>\n<p>Una ricerca rapida quanto basta per durare due mesi. Finalmente oggi ho trovato il luogo esatto, il cimitero, il numero della fossa, la fossa. Nell\u2019abbandono generale, giace il ragazzo assassinato dalla violenza dello stato. Il mio paese ancora una volta ha dimostrato la sua capacit\u00e0 di sterminare i suoi figli pi\u00f9 deboli. Ho trovato il suo nome nel registro generale, dove era scritto: morto per cause sconosciute. Per dieci giorni il cadavere ha aspettato qualcuno che lo riconoscesse, qualcuno che dicesse: io so chi \u00e8, so chi sei, conosco il tuo nome. Dieci giorni nella cella frigorifera dell\u2019obitorio, ancora una volta completamente solo, totalmente abbandonato. E cos\u00ec \u00e8 stato sepolto, nella fossa profonda un palmo dove adesso regna la sterpaglia e impera la solitudine. Ho costruito con due fuscelli la croce, che perlomeno sia sacra questa poca terra che ti copre. Una piccola foto, un fiore, il tuo nome.<\/p>\n<p>E adesso \u00e8 il silenzio di un giorno qualunque.<\/p>\n<p>Potete celebrare, fratelli, \u00e8 carnevale.<\/p>\n<p>Il carnevale \u00e8 fatto per questo<\/p>\n<p>celebrare festeggiare cantare ballare<\/p>\n<p>Potete continuare la notte intera<\/p>\n<p>e anche domani<\/p>\n<p>imbevuti di birra<\/p>\n<p>e di tamburi ciechi al male<\/p>\n<p>e sordi alle mie urla.<\/p>\n<p>Non chiamatemi<\/p>\n<p>non invitatemi<\/p>\n<p>Siate felici senza di me.<\/p>\n<p>Ho cercato nella terra nuda<\/p>\n<p>un segno di un figlio mio<\/p>\n<p>che ho visto essere ucciso<\/p>\n<p>nella solitudine di una cella scura<\/p>\n<p>popolata da assassini.<\/p>\n<p>Adesso la terra nuda del mio paese<\/p>\n<p>copre il grido mai ascoltato<\/p>\n<p>la disperazione mai consolata.<\/p>\n<p>Sterpaglia sulla fossa senza nome<\/p>\n<p>e fango tutto intorno, fango sul mondo,<\/p>\n<p>pioggia di fango,<\/p>\n<p>lacrime di fango, le mie,<\/p>\n<p>ch\u00e9 il sangue \u00e8 terminato.<\/p>\n<p>Ho scritto il tuo nome nel fango, figlio mio,<\/p>\n<p>perch\u00e9 la terra sappia di te,<\/p>\n<p>ho scritto il tuo nome<\/p>\n<p>senza pi\u00f9 speranza, senza alcun ricordo.<\/p>\n<p>Ho scritto il tuo nome nella mia carne<\/p>\n<p>ho fatto dell\u2019erba una croce, della croce un segno.<\/p>\n<p>Alla fine della strada<\/p>\n<p>solamente il vuoto dolore dell\u2019oblio.<\/p>\n<p>Potete celebrare, fratelli, \u00e8 carnevale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cerco di nascondere il mio dispiacere dietro un ingenuo e inutile scetticismo, faccio finta di non credere ai sondaggi che leggo stamattina, giustifico i freddi numeri e le analisi degli esperti nascondendomi in ottusi commenti da bar. 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