{"id":1178951,"date":"2020-08-14T13:32:52","date_gmt":"2020-08-14T12:32:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1178951"},"modified":"2020-08-14T13:46:31","modified_gmt":"2020-08-14T12:46:31","slug":"le-diecimila-e-una-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/08\/le-diecimila-e-una-italia\/","title":{"rendered":"Le diecimila e una Italia"},"content":{"rendered":"<p><i><b>\u00a0Riflessioni per un rilancio della partecipazione e della democrazia partecipativa.<\/b><\/i><\/p>\n<p><i>Una grande ricchezza per la vita democratica<\/i> &#8211; Giovanni Arpino, in un suo bel libro, rivolto particolarmente alle ragazze ed ai ragazzi, ci racconta \u201cmille e una Italia\u201d, facendo incontrare Riccio, il piccolo protagonista che compie un viaggio dalla Sicilia alle Alpi, con molti personaggi della nostra storia, inseriti negli ambienti e nei territori in cui operarono (da Savonarola a Machiavelli a Gramsci a Gobetti al padre dei fratelli Cervi &#8230;).<\/p>\n<p>Penso che, se ci si volesse soffermare sulle moltissime realt\u00e0 locali in cui si articola lo stato italiano (citt\u00e0, paesi, comuni grandi, piccoli, piccolissimi, frazioni, borghi, quartieri), potremmo parlare di \u201cdiecimila e una Italia\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta \u2013 si tratterebbe, se fosse veramente considerata tale e ci si comportasse di conseguenza &#8211; di una \u201cricchezza\u201d enorme per la vita democratica, in grado di permettere un notevole sviluppo della partecipazione al governo della \u201cres pubblica\u201d.<\/p>\n<p>Piero Calamandrei, nel famoso discorso in cui, a Milano, presenta la Costituzione agli studenti e ne individua le radici nella Resistenza e nel Risorgimento, quando parla degli articoli della Carta Costituzionale che riguardano appunto gli organismi che costituiscono la Repubblica, afferma \u201cMa questo \u00e8 Cattaneo!\u201d, proprio perch\u00e9 \u00e8 il politico e patriota lombardo l&#8217;ispiratore di uno Stato federale composto da tante autonomie locali.<\/p>\n<p><i>Autonomie locali come \u201cpiccole patrie\u201d o come realt\u00e0 aperte al mondo (\u201cNostra patria \u00e8 il mondo intero\u201d) <\/i> &#8211; Certo, ci sono modi diversi di intendere tali autonomie e negli ultimi decenni ne abbiamo visto lo sviluppo in senso negativo, reazionario, con una visione che tende a fare di ogni autonomia una piccola patria chiusa e contrapposta alle altre, con il prevalere degli interessi egoistici locali (la Lega ha portato avanti con grande determinazione un discorso del genere, intriso di intolleranza, di razzismo, di xenofobia \u2013 prima contro \u201cRoma ladrona\u201d ed il meridione in genere, oggi, ma non da sola \u2013 alcune sue parole d&#8217;ordine vengono riprese anche da esponenti del <i><b> <\/b><\/i>PD, oltre, naturalmente, che dai fascisti di tutte le risme e dalle destre in genere -, essenzialmente contro i richiedenti asilo, i profughi, i migranti -)<\/p>\n<p>In passato per\u00f2, ed in parte ancora oggi, si sono avute, e si hanno, esperienze che vanno in direzione opposta, con la costruzione<b><i> <\/i><\/b>di comunit\u00e0 locali aperte, solidali, inclusive, che si collegano fra loro su temi specifici e per azioni comuni (si contano a decine \u2013 in certi casi a centinaia &#8211; i comuni riunitisi in associazioni e coordinamenti su obiettivi condivisi &#8211; non ritenendosi, quindi, delle \u201cpiccole patrie\u201d in competizione fra loro, quanto piuttosto parti attive di discorsi complessivi, secondo l&#8217;impostazione indicata dagli ambientalisti \u201cagire localmente, pensare globalmente\u201d -).<\/p>\n<p>Se facciamo una rassegna, breve e incompleta, di tali esperienze, possiamo ricordare:<\/p>\n<ul>\n<li>l&#8217;impegno pacifista, e internazionale, delle citt\u00e0 del mondo negli anni &#8217;50 \u2013 su impulso del Sindaco di Firenze Giorgio La Pira \u2013,<\/li>\n<li>quello dei comuni denuclearizzati &#8211; sempre nello stesso periodo ed anche successivamente -, che intendevano cos\u00ec contribuire al movimento contro le armi atomiche,<\/li>\n<li>il costituirsi in associazione degli \u201centi locali per la pace\u201d, copromotori, a partire dagli anni &#8217;80, della Marcia Perugia-Assisi (fondata nel 1961 da Aldo Capitini),<\/li>\n<li>il mettersi insieme dei comuni \u2013 non molti &#8211; sostenitori della \u201cdifesa popolare nonviolenta\u201d<\/li>\n<li>l&#8217;aggregarsi di molti enti locali sulla base delle buone pratiche messe in atto (ecologiche, relative all&#8217;ambiente, nei confronti dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti, collegate all&#8217;uso di strumenti volti ad ampliare la partecipazione \u2013 vedi il bilancio partecipativo -, contro le mafie etc.).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Caratteristiche particolari ha avuto, all&#8217;inizio degli anni 2000, \u00a0 la Rete del Nuovo Municipio: nata nel clima dei Social Forum, si proponeva di associare le realt\u00e0 che, a livello comunale, mettevano insieme saperi, soggetti associativi e movimenti, istituzioni, al fine di ridefinire l&#8217;identit\u00e0 del territorio,<\/p>\n<p>valorizzarne le risorse, in particolare i \u201cbeni comuni\u201d, elaborare nuovi progetti, in una logica di alternativa dal basso &#8211; basata su solidariet\u00e0, accoglienza, interculturalit\u00e0 &#8211; alla globalizzazione<b><i> <\/i><\/b>neo-liberista.<\/p>\n<p>Ha avuto vita breve ed il suo declino \u00e8 venuto immediatamente dopo quello dei Social Forum.<\/p>\n<p>Del pari si \u00e8 conclusa rapidamente anche l&#8217;esperienza, portata avanti in Toscana, per iniziativa dell&#8217;ANCI regionale &#8211; sul finire del 1900 ed agli inizi del nuovo secolo &#8211; di una Carta d&#8217;intenti degli amministratori locali in relazione alla tematica dell&#8217;immigrazione (al cui interno era presente la realizzazione dei \u201cconsiglieri stranieri aggiunti\u201d e dei \u201cconsigli degli stranieri\u201d come tappe di avvicinamento, e strumenti di pressione, per l&#8217;attribuzione del diritto di voto alle cittadine ed ai cittadini immigrate\/i \u2013 oltre, naturalmente, che canali di partecipazione di chi ne \u00e8 escluso alla vita politico-amministrativa locale -).<\/p>\n<p>Va ricordato inoltre che sul finire degli anni &#8217;90 la Rete Antirazzista, un organismo nazionale nato per iniziativa di varie realt\u00e0 impegnate appunto sul terreno dell&#8217;antirazzismo e dell&#8217;azione solidale per i diritti dei migranti, aveva avanzato tre proposte di legge di iniziativa popolare \u2013 per nuove modalit\u00e0 per il conseguimento della cittadinanza, per il diritto di voto alle persone immigrate stabilmente residenti sul territorio italiano, per il trasferimento di competenze in materia di rilascio dei permessi di soggiorno dalle Questure agli Enti Locali -, purtroppo senza riuscire a raccogliere il numero di firme necessarie per presentarle in Parlamento (si tratta di obiettivi non ancora raggiunti, a distanza di quasi vent&#8217;anni). In particolare, allora, sul trasferimento di competenze (che intendeva togliere alla gestione poliziesca, collegata ad una visione securitaria delle politiche per l&#8217;immigrazione, la questione del rilascio dei permessi di \u00a0soggiorno) vi fu polemica, in quanto veniva obiettato che sarebbe stato pericoloso affidare tali compiti ad amministrazioni potenzialmente leghiste. I proponenti replicavano che gli amministratori avrebbero dovuto applicare una legge nazionale, che comunque un comune sarebbe stato molto pi\u00f9 controllabile di una questura, che ci\u00f2 avrebbe attivato un processo di conoscenza, di dibattito, di confronto a livello di comunit\u00e0 locali, in grado<b><i> <\/i><\/b>di generare ulteriori anticorpi al razzismo all&#8217;interno della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Vi sono questioni fondamentali per la civilt\u00e0 di un popolo \u2013 dal punto, essenziale per la sopravvivenza del genere umano, della guerra e della pace a quelli dell&#8217;antirazzismo e dell&#8217;antisessismo al contrasto di ogni tipo di fascismo, vecchio e nuovo, e dei fondamentalismi di varia natura \u2013: \u00e8 di grande importanza che ne siano investite le comunit\u00e0 locali (secondo l&#8217;intuizione di La Pira rispetto ai rapporti pacifici fra gli Stati e fra i popoli) e che il confronto abbia radici e si sviluppi a livello di base. Altrimenti anche le leggi e i provvedimenti migliori non hanno le gambe per camminare.<\/p>\n<p>Gli avvenimenti successivi, nel nostro paese, ma anche, pi\u00f9 in generale, in Europa, hanno preso una piega diversa e ne vediamo oggi le tristi conseguenze, con un senso comune diffuso di ostilit\u00e0 verso richiedenti asilo, profughi, migranti.<\/p>\n<p><i>Un processo di accentramento in nome della governabilit\u00e0<\/i> \u2013 Nel tempo \u00e8 andato avanti un processo, avviato nella seconda met\u00e0 degli anni 80, che, in nome della governabilit\u00e0, ha ridotto sempre di pi\u00f9 le occasioni, le possibilit\u00e0, gli strumenti della partecipazione, ritenendola un ostacolo per gli amministratori, in quanto produttrice di \u201clacci e lacciuoli\u201d riguardo all&#8217;azione di governo:<\/p>\n<ul>\n<li>si \u00e8 annullato, in gran parte, il decentramento amministrativo, riducendone progressivamente le funzioni laddove rimaneva in piedi (Renzi, quando \u00e8 stato sindaco di Firenze, ha varato, per un breve periodo, le \u201c100 assemblee 100 in una sera sola\u201d \u2013 un tentativo, che voleva essere spettacolare, di introdurre il rapporto diretto del \u201cpodest\u00e0\u201d, o \u201cprincipe\u201d, e dei suoi emissari, con il popolo -, in una logica del tutto opposta a quella del decentramento);<\/li>\n<li>si sono accorpati i piccoli comuni (mentre sarebbe stato possibile mantenerli, anche in una prospettiva di maggiore efficienza, individuando accorpamenti solamente per le<i><b> <\/b><\/i> funzioni che un singolo comune non era in grado di esercitare da solo);<\/li>\n<li>si sono cancellate le province come organismi elettivi, attribuendo, in maniera confusa, le funzioni che esse svolgevano ad altre istanze (le citt\u00e0 metropolitane, enti i cui amministratori non derivano da elezioni dirette, etc.).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci\u00f2 si \u00e8 accompagnato ad altri fenomeni che sono venuti avanti con forza nello stesso periodo:<\/p>\n<ul>\n<li>la personalizzazione della politica (con l&#8217;elezione diretta<b><i> <\/i><\/b>dei sindaci),<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>lo svuotamento, o la consistente riduzione, dei poteri delle assemblee elettive (consigli comunali) a vantaggio degli esecutivi (sindaci e giunte),<\/li>\n<li>la formazione di una categoria di politici\/amministratori sempre pi\u00f9 distaccata dalla popolazione, nonostante l&#8217;elezione diretta dei sindaci fosse stata propagandata come una misura che recuperava il rapporto fra eletti ed elettori\/elettrici;<\/li>\n<li>la riduzione della politica ad esercizio del potere, anche a livello locale, con una influenza crescente dei poteri forti (dei \u201cpadroni del vapore\u201d, direbbe Ernesto Rossi) sugli atti amministrativi pi\u00f9 importanti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tutto questo \u00e8 strettamente collegato alla sconfitta epocale che il movimento operaio ha subito, simboleggiata qui in Italia dall&#8217;amara conclusione della vertenza FIAT nel 1980.<\/p>\n<p>L&#8217;espansione della democrazia si mostrava sempre di pi\u00f9 incompatibile con l&#8217;affermazione del capitalismo vincente, \u00a0quello globalizzato e finanziarizzato.<i> <\/i><i><b> <\/b><\/i><\/p>\n<p>Perci\u00f2 se ne restringevano gli ambiti e si faceva prevalere le esigenze della \u201cgovernance\u201d su quelle della partecipazione.<\/p>\n<p><i>I politici come corpo separato e il \u201cleninismo della cuoca\u201d &#8211; <\/i> Governabilit\u00e0, funzionalit\u00e0, accentramento delle decisioni, annullamento, o non considerazione, dei corpi intermedi nella societ\u00e0, riduzione dei costi della politica (riduzione in parte necessaria, senza per\u00f2 essere di ostacolo allo sviluppo delle pratiche democratiche) sono stati, e sono, i \u201cleit motiv\u201d di questo processo ancora in atto (e che avrebbe trovato un rafforzamento decisivo nella riforma costituzionale renziana, fortunatamente respinta con il referendum dello scorso dicembre).<br \/>\nSenza considerare che cos\u00ec:<\/p>\n<ul>\n<li>si va in una direzione opposta allo spirito su cui si basa la Costituzione, che \u00e8 quello di rendere il popolo sovrano, a tutti i livelli,<\/li>\n<li>si crea il corpo separato dei politici professionisti,<\/li>\n<li>si produce una frattura devastante fra rappresentati e rappresentanze (con il prevalere dei populismi, dal basso<\/li>\n<\/ul>\n<p>e dall&#8217;alto, e la delegittimazione della politica, considerata dai pi\u00f9 un affare sporco).<\/p>\n<p>Viene in tal modo completamente contraddetto pure \u201cil leninismo della cuoca\u201d, cio\u00e8 quell&#8217;affermazione di Lenin, per cui si deve avere come obiettivo il rendere possibile alla cuoca (termine che si potrebbe sostituire con il lavoratore\/la lavoratrice precario\/a dei call center o l&#8217;assistente domiciliare, comunemente denominato\/a con il termine leghista \u201cbadante\u201d &#8211; questo \u00e8 un piccolo esempio della sconfitta subita dalla sinistra anche sul piano culturale e del senso comune -) l&#8217;accesso a ruoli di governo.<\/p>\n<p><i>L&#8217;urgenza di invertire la rotta<\/i> &#8211; Occorre cambiare radicalmente direzione rispetto a quanto \u00e8 accaduto in questi decenni, \u00a0considerando vitale per la democrazia:<\/p>\n<ul>\n<li>che vi sia il maggior numero di persone che si interessano al governo della cosa pubblica, a partire dal luogo in cui<i><b> <\/b><\/i> abitano,<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>che tali persone assumano anche ruoli di amministratori, mettendo in relazione studi, conoscenze, ricerche, saperi, prodotti sia dalle istituzioni culturali che dai movimenti, con l&#8217;arte del governare (l&#8217;ignoranza, la mancanza di<b><i> <\/i><\/b>conoscenze e cultura \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 negativi, in generale, degli amministratori attuali) e affrontando i conflitti (essenziali in ogni democrazia) nell&#8217;ottica di risolvere i problemi che li determinano.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E&#8217; necessario, in una prospettiva del genere, che si cerchi, il pi\u00f9 possibile, di rendere non necessari, o perlomeno di ridurre al massimo, i politici di professione, con un ricambio periodico di coloro che amministrano \u2013 con persone che per un periodo limitato nel tempo lasciano il loro lavoro per porsi al servizio della comunit\u00e0, con un compenso adeguato [ma che non li renda dei privilegiati], e poi tornano ai propri impegni di sempre (e con un rapporto continuo fra amministratori e amministrati, sia come singoli che come realt\u00e0 associative e di movimento \u2013 oltre all&#8217;indispensabile collegamento degli amministratori, lo sottolineo nuovamente, con i saperi frutto delle esperienze e delle ricerche -).<\/p>\n<p>Rilancio della partecipazione, decentramento, riqualificazione della politica sono aspetti strettamente intrecciati fra loro. <i><b> <\/b><\/i><\/p>\n<p>Con questo percorso \u00e8 possibile cogliere appieno la ricchezza di apporti che deriva \u2013 che pu\u00f2 derivare &#8211; dal fatto di avere \u201cdiecimila e una Italia\u201d, con identit\u00e0 e caratteristiche le pi\u00f9 diverse (ma che possono concorrere tutte a definire il quadro generale, tanto pi\u00f9 valido quanto pi\u00f9 composto da molteplici differenze).<\/p>\n<p>Ed una ricchezza ancora maggiore pu\u00f2 venire dalle nuove cittadine e dai nuovi cittadini [richiedenti asilo, profughi\/e migranti] che si inseriscono (che dovrebbero essere accolti ed inclusi) nei diecimila e uno luoghi in cui si articola l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Una prospettiva del genere si collega all&#8217;esigenza di un cambio radicale nelle politiche economiche, con l&#8217;impiego dei fondi 8) destinati alle grandi opere, inutili e dannose, attuali e agli armamenti per il finanziamento delle uniche grandi opere che<i><b> <\/b><\/i> valga la pena di mettere in cantiere (relative alla messa in sicurezza del territorio, alla riconversione ecologica, al recupero dei paesi e delle zone agricole abbandonate o in via di abbandono, alla riforestazione di intere aree distrutte dagli incendi e dalle frane \u2026). Tutte opere che richiederebbero un forte impiego di<i><b> <\/b><\/i> mano d&#8217;opera, con varie competenze, composta da nativi\/e e da migranti. E&#8217; esemplare in questa direzione il modello Riace, dove l&#8217;inclusione di persone immigrate ha permesso di rivitalizzare un paese ormai quasi privo di abitanti. <i><b> <\/b><\/i><\/p>\n<p>In un contesto del genere andrebbe ripreso il tema del \u201cbilancio partecipativo\u201d, che era stato lanciato al tempo dei Social Forum Mondiali \u2013 quello di Porto Alegre, innanzitutto \u2013 e che ha avuto, in quel periodo, qualche sperimentazione anche in Italia (nel comune di Grottammare, ad esempio), come pure si dovrebbero recuperare altri strumenti utili per socializzare l&#8217;azione di governo \u2013 il bilancio di genere, il bilancio sociale -, di cui si registrano alcune timide applicazioni (alla Provincia di Firenze, sempre a titolo esemplificativo), prive per\u00f2 di conseguenze pratiche.<\/p>\n<p><i>L&#8217;eredit\u00e0, oggi tradita, del &#8217;68 e degli anni &#8217;70<\/i> &#8211; Il &#8217;68 e gli anni &#8217;70 avevano prodotto un grande sviluppo della partecipazione, in ambiti diversi (non solo nelle manifestazioni di piazza):<\/p>\n<ul>\n<li>avevano fatto s\u00ec che le assemblee divenissero strumenti comuni di discussione, di confronto, di decisione nelle scuole, nelle universit\u00e0, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro in genere, nei quartieri;<\/li>\n<li>avevano determinato la nascita di nuovi organismi sindacali &#8211; i consigli di fabbrica e di zona);<\/li>\n<li>avevano indicato la strada dell&#8217;associarsi su obiettivi non corporativi e della sindacalizzazione al mondo delle professioni (i medici con Medicina Democratica, gli psichiatri con \u201cPsichiatria Democratica\u201d) e dei corpi separati dello Stato (i magistrati con l&#8217;associazione Magistratura Democratica, i poliziotti con il sindacato SIULP);<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>avevano prodotto il decentramento amministrativo \u2013 i consigli circoscrizionali elettivi &#8211; nei Comuni (questi organismi avevano dei precedenti in organi di consultazione, nominati e non eletti, presenti in varie realt\u00e0, specialmente del centro-nord, &#8211; a Firenze si era avuto un&#8217;esperienza del genere con la Giunta Fabiani e, ancora prima, nel 1944-45, il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale si era articolato in sottocomitati di quartiere -).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Da sottolineare che Firenze \u00e8 stata la prima citt\u00e0 medio-grande in Italia ad eleggere i propri Consigli di Circoscrizione, nel 1976, e che tale elezione, sulla base di una legge nazionale approvata poco prima, \u00e8 avvenuta sull&#8217;onda di un movimento di quartiere, sviluppatosi in citt\u00e0 dopo il 1968 ed in continuit\u00e0 con i comitati dell&#8217;alluvione, che l&#8217;aveva posta fra i suoi obiettivi.<\/p>\n<p>Dopo un periodo di progressivo sviluppo, \u00e8 cominciata una lenta involuzione, come gi\u00e0 accennato, in sintonia con il generale venir meno degli strumenti della partecipazione in nome della governabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Con i Social Forum e con i movimenti della pace (che trovano momentaneamente una qualche rispondenza anche a livello istituzionale) riprende quota, per poco tempo \u2013 agli inizi del 2000 -, la partecipazione.<\/p>\n<p>Oggi, per farla riprendere da una stasi preoccupante (non tanto sul terreno dell&#8217;impegno delle singole realt\u00e0 associative e di movimento, che prosegue, quanto su quello del rapporto, anche conflittuale, con le istituzioni) occorre una grande iniezione di energie, di idee, di volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Nel frattempo, in altre parti del mondo sono nate \u2013 stanno nascendo &#8211; esperienze significative, che indubbiamente occore conoscere meglio per trarne spunti di riflessione e indicazioni. Penso, principalmente, a quella della autonomie locali federate (\u201cma anche questo \u00e8 Cattaneo!\u201d, direbbe Piero Calamandrei), impostate sui principi della parit\u00e0 di genere (hanno una sindaca ed un sindaco), della laicit\u00e0, dell&#8217;interculturalit\u00e0, da parte delle<\/p>\n<p>curde e dei curdi del Rojava, costrette\/i a difenderle con le armi dai tagliagole dell&#8217;ISIS, autonomie che hanno dei punti di contatto con i \u201ccarajoles\u201d degli Zapatisti del Chiapas e che danno un altro taglio ed un&#8217;altra prospettiva alla questione della lotta per l&#8217;indipendenza (non puntando ad un nuovo stato, ma alla federazione di realt\u00e0 autonome).<\/p>\n<p>Tempo fa il Comune di Barcellona aveva lanciato l&#8217;idea di un coordinamento fra le citt\u00e0 disponibili all&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti (\u201cnon muri, ma ponti!\u201d). Un buon proposito che non ha dato per\u00f2 molti frutti.<\/p>\n<p><i>Come riprendere, rinnovandolo, un cammino interrotto<\/i> \u2013 Dalle considerazioni fin qui svolte mi sembra evidente che la costruzione di un soggetto nuovo della sinistra non pu\u00f2 prescindere da un rinnovato interesse per gli strumenti e le pratiche della partecipazione (con l&#8217;individuazione anche di modalit\u00e0 nuove, secondo le indicazioni e le sperimentazioni, ad esempio, avviate qualche anno fa dall&#8217;Associazione \u201cPer una Sinistra Unita e Plurale\u201d, e prevedendo l&#8217;uso di strumenti telematici, senza per\u00f2 affidarsi esclusivamente a loro), e cio\u00e8 da una ripresa seria e convinta di ragionamenti, di confronti, di esperienze relative alla democrazia partecipativa. Tenendo conto di quanto \u00e8 stato fatto in passato \u2013 e spesso \u00e8 stato interrotto, limitato, ridotto, annullato \u2013 e di quanto \u00e8 ancora in vita a livello di enti locali, specie rispetto alle questioni ambientali (sarebbe pure auspicabile un rilancio degli interventi delle comunit\u00e0 e degli enti locali riguardanti il tema della pace, con particolare riferimento all&#8217;urgenza di fare pressione perch\u00e9 l&#8217;Italia aderisca alla messa al bando delle armi nucleari decisa da 122 paesi dell&#8217;ONU).<\/p>\n<p>Vanno anche seguite con attenzione le esperienze per la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua, sulla base del risultato del referendum \u2013 ignorato dai pi\u00f9 \u2013 e per la gestione partecipativa 11) degli spazi pubblici (in contrasto con la tendenza, generalizzata, a vendere, privatizzare, commercializzare il patrimonio comunale).<\/p>\n<p>Proprio nella difesa, valorizzazione, utilizzo dei beni comuni,<\/p>\n<p>fra cui indubbiamente anche gli spazi sociali, pu\u00f2 essere individuato un ambito in cui mettere in atto nuove forme di partecipazione di soggetti singoli e plurali alla gestione del pubblico.<\/p>\n<p>Per tutti i motivi che ho qui cercato di esporre \u00e8 fondamentale che si avvi un settore di ricerca e di elaborazione sul tema della partecipazione e della democrazia partecipativa, cogliendone le valenze politiche e non riducendolo a puro supporto tecnico.<\/p>\n<p>Facciamo nostro il motto di un&#8217;associazione francese che si propone di \u201cdemocratiser la democratie\u201d e perseguiamo anche cos\u00ec l&#8217;obiettivo, oggi prioritario, di \u201crestare umani\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Riflessioni per un rilancio della partecipazione e della democrazia partecipativa. 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