{"id":1171037,"date":"2020-08-01T23:50:36","date_gmt":"2020-08-01T22:50:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1171037"},"modified":"2020-08-01T23:50:36","modified_gmt":"2020-08-01T22:50:36","slug":"il-nuovo-paradigma-il-rischio-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/08\/il-nuovo-paradigma-il-rischio-nucleare\/","title":{"rendered":"Il nuovo paradigma: il rischio nucleare"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 ormai chiaro che l\u2019obiettivo dell\u2019eliminazione delle armi nucleari si \u00e8 allontanato dall\u2019orizzonte e appare oggi un\u2019utopica speranza (da mantenere sempre viva!): a parte affermazioni di principio e continui, rinnovati auspici, delle varie proposte per un approccio operativo al disarmo nucleare presentate nel corso degli anni rimane ora solo l\u2019\u201ciniziativa di Stoccolma\u201d <em>stepping stones<\/em> <em>approach<\/em> (\u201cpietre per guadare\u201d), che coinvolge 16 paesi guidati da Germania e Svezia ma non ha trovato considerazione da alcuna delle potenze nucleari.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Anche la stagione del controllo degli armamenti nucleari, con la difesa e il rafforzamento dei trattati esistenti, la ricerca di nuovi accordi che costringano a ulteriori riduzioni delle armi e cancellazione di programmi destabilizzanti, e per la prevenzione di nuove corse agli armamenti risulta un \u201cparadigma\u201d di fatto superato, data l\u2019indisponibilit\u00e0 cinese a negoziati sulle forze nucleari, la resistenza di paesi non nucleari e nucleari a vincoli rafforzati per il regime anti-proliferazione e la volont\u00e0 di Russia e Stati Uniti di garantirsi una piena libert\u00e0 nelle proprie politiche nucleari.<\/p>\n<p>Conseguentemente, obiettivi meno ambiziosi ma pi\u00f9 urgenti diventano di primaria importanza: i lavori pi\u00f9 recenti degli studiosi dei problemi delle armi nucleari riguardano l\u2019analisi del rischio dell\u2019impiego, volontario o accidentale, di un\u2019arma nucleare, con l\u2019obiettivo di trovare vie per la sua riduzione. Il \u201crischio nucleare\u201d sembra diventato appunto il nuovo \u201cparadigma\u201d su cui impegnarsi. A sostegno dell\u2019importanza di queste ricerche \u00e8 l\u2019opinione diffusa fra gli studiosi che il rischio nucleare si sia andato acutizzando negli ultimi anni fino a raggiungere un livello analogo a quello esistente nei momenti pi\u00f9 tesi della guerra fredda.<\/p>\n<p>Naturalmente questo confronto non pu\u00f2 essere quantificato, non esistendo una misura per questo rischio, e, d\u2019altra parte, le situazioni attuali sono sostanzialmente differenti rispetto agli anni \u201880. Un aiuto a comprendere gli attuali aspetti del pericolo nucleare sono importanti studi recenti dell\u2019istituto di ricerca per il disarmo delle Nazioni unite (UNIDIR), dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), alcuni lavori specifici per il contesto europeo di The British American Security Information Council (BASIC), gli atti di un convegno sul tema promosso dal Center for Global Security Research di Livermore e un volume di Daedalus dedicato a <em>Meeting the Challenges of a New Nuclear Age<\/em>.<\/p>\n<p>Se il passaggio dalla ricerca per il disarmo nucleare a quella per la riduzione del rischio di esplosioni nucleari appare una grave e rassegnata rinuncia, dovuta alla tragica realt\u00e0 delle attuali relazioni internazionali, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi ritiene che ormai anche questa battaglia sia persa e ci si debba piuttosto preoccupare degli effetti di una guerra nucleare globale e occorra impegnarsi a fare in modo da ridurre le prospettive di un inverno nucleare con i conseguenti danni ambientali e climatici al pianeta; simulazioni con modelli atmosferici avanzati degli effetti climatici di un conflitto nucleare fra Russia e USA con le armi attualmente disponibili secondo il trattato New START presentano prospettive mostruose, con tutto l\u2019emisfero nord per lunghi anni a temperature costantemente sotto zero, anche nei mesi estivi.<\/p>\n<p>Secondo questo paradigma di estremo pessimismo si dovrebbe individuare il numero massimo di armi nucleari e il limite della loro potenza che impedirebbe l\u2019inverno nucleare anche se impegnate in una guerra.<\/p>\n<p><strong>La nuova era del rischio<\/strong><\/p>\n<p>La differenza fondamentale del presente confronto nucleare rispetto alla guerra fredda sta nel superamento dell\u2019ordine bilaterale USA\u2013URSS, sostanzialmente simmetrico per quanto riguardava le strategie, le capacit\u00e0 di attacco e di reazione, la percezione del rischio e l\u2019accettazione di forme di mitigazione del rischio stesso sia con misure informali che accordi legali. A livello globale, la Cina gioca ora un ruolo di co-protagonista accanto a Russia e Stati Uniti, e il confronto nucleare trilaterale presenta relazioni pi\u00f9 complesse fra i protagonisti e complica i loro piani e le possibili strategie, generando nuove forme di rischio nucleare.<\/p>\n<p>La diffidenza fra le potenze nucleari, che sta da alcuni anni caratterizzando le loro relazioni, si \u00e8 ulteriormente accresciuta durante la presente pandemia, non solo per le accuse reciproche sulla responsabilit\u00e0 della pandemia stessa, ma anche perch\u00e9 sono venuti meno tutti i contatti diretti fra le varie sub-comunit\u00e0 internazionali che rendono i rapporti transnazionali fruttuosi a diminuire differenze di vedute e a creare uno spirito di collaborazione su problemi specifici; in particolare sono saltati le conferenze internazionali delle varie comunit\u00e0 scientifiche e la stessa attivit\u00e0 di ricerca in laboratori internazionali, gli incontri diretti dei diplomatici, dei militari e degli operatori economici nella varie sedi istituzionali, ma anche le attivit\u00e0 artistiche, culturali e sportive e il turismo che pongono in contatto diretto le diverse popolazioni.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 cambiata sostanzialmente anche la \u201cgeografia\u201d del rischio nucleare: mentre prima il confronto si riduceva al contesto euro-atlantico, sono ora emersi anche altri distinti subsistemi, tutti tipicamente trilaterali e fortemente asimmetrici, con caratteristiche e problematiche specifiche. Sono appunto le asimmetrie presenti a rendere inadeguate le soluzioni messe a punto durante la guerra fredda e ad aggravare conseguentemente il rischio nei vari contesti.<\/p>\n<p>A livello regionale, anche nell\u2019Asia meridionale il grave confronto India\u2013Pakistan deve venir riconsiderato tenendo conto del ruolo della Cina nello scacchiere, delle sue questioni aperte con l\u2019India, in particolare le dispute territoriali sull\u2019Himalaya, e le sue strette relazioni col Pakistan. L\u2019acquisizione da parte indiana di missili in grado di colpire importanti obiettivi cinesi aumenta il rischio nucleare nella regione, come pure le nuove armi pakistane per il diretto impiego in battaglia.<\/p>\n<p>Nell\u2019Asia nord-orientale, le relazioni ostili della Corea del Nord con gli USA e i suoi alleati coinvolgono anche gli interessi russi e cinesi in un sistema nucleare quadrilaterale, con rapporti bilaterali estremamente differenti fra i protagonisti e con obiettivi contrastanti, che rendono difficilissima la gestione della presente crisi. Cruciale \u00e8 il confronto sino-americano sul controllo del Mar cinese meridionale; a met\u00e0 luglio due squadre navali americane (delle portaerei Nimitz e Reagan) con unit\u00e0 di paesi alleati vi hanno compiuto manovre congiunte, a rifiutare le pretese cinesi su tali acque, mentre \u00e8 iniziato un \u201cconflitto dei consolati\u201d fra i due paesi, segnale di un\u2019ostilit\u00e0 crescente a ogni livello.<\/p>\n<p>Nel travagliato Medio oriente il rischio nucleare ha un duplice aspetto: da una parte la politica di \u201copacit\u00e0 nucleare\u201d di Israele che genera incertezza sulla sua precisa strategia e incoraggia nei suoi avversari analisi da caso peggiore con conseguenti strategie militari, dall\u2019altra la presenza attiva nell\u2019area di paesi con armi nucleari a sostegno di gruppi contrapposti di attori locali, con la possibilit\u00e0 di scontri diretti: oltre a Russia e USA, in particolare in Siria, e i stretti rapporti fra Arabia Saudita e Pakistan, anche Francia e Inghilterra sono attive in vari paesi. Di fatto ci sono almeno 41 installazioni militari straniere nella regione, inclusa una base cinese a Gibuti.<\/p>\n<p>Va osservato che se i vari sub-contesti presentano caratteristiche specifiche del rischio nucleare, essi sono comunque correlati fra di loro e sviluppi (negativi o positivi) si riverberano fra uno e l\u2019altro e a livello globale.<\/p>\n<p>Gli studi correnti hanno identificato in generale quattro modalit\u00e0 di rischio nucleare:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019impiego dottrinale si riferisce al ricorso all\u2019arma nucleare come indicato nelle politiche dichiarate esplicitamente, principalmente basate sulla ritorsione a fronte di vari tipi di comportamenti avversari; il rischio viene amplificato dalle ambiguit\u00e0 in tali politiche;<\/li>\n<li>l\u2019uso da <em>escalation<\/em> \u00e8 collegato all\u2019aggravamento di una tensione o conflitto in corso e all\u2019<\/li>\n<\/ul>\n<p>introduzione di armi nucleari in tempi di crisi;<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019uso non autorizzato si riferisce all\u2019impiego senza l\u2019autorizzazione del governo o da parte di attori non statali, o forze deviate;<\/li>\n<li>l\u2019uso accidentale pu\u00f2 avvenire per un errore, un malfunzionamento tecnico o a causa della fallibilit\u00e0 umana.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Di conseguenza, gli approcci alla riduzione del rischio devono individuare le fonti e le<\/p>\n<p>condizioni che determinano ciascuno di questi percorsi in modo da trovare forme per minimizzare il rischio complessivo.<\/p>\n<p><strong>Il rischio nucleare nel contesto euro-atlantico<\/strong><\/p>\n<p>Il contesto euro-atlantico \u00e8 molto mutato negli ultimi trenta anni, caratterizzato ora dalla permanenza della guerra al suo interno, dal rafforzamento del ruolo delle armi nucleari per la difesa, dalla fine delle politiche di cooperazione con la Russia e la manipolazione del rischio attraverso gli strumenti di comunicazione di massa e social media.<\/p>\n<p>Il contesto di rischio nella regione \u00e8 al tempo stesso complesso e volatile: instabile a causa di importanti cambiamenti politici in corso e complesso per la diversa natura e i differenti interessi dei molteplici attori presenti, dall\u2019Atlantico fino agli Urali a est, l\u2019Oceano glaciale artico a nord, il Mediterraneo e la Turchia a sud, nonch\u00e9 per i vari livelli di competizione.<\/p>\n<p>Accanto ai singoli stati giocano un ruolo importante, e non sempre coerente e coordinato, strutture multinazionali, come l\u2019Unione Europea, la NATO e l\u2019Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) e l\u2019Unione doganale euroasiatica guidate dalla Russia. Coesistono rapporti di confronto\/deterrenza nucleare bi-laterali (Regno Unito\u2013Russia, Francia\u2013Russia, NATO\u2013Russia), stati coperti dalla deterrenza estesa degli USA (25 membri della NATO), paesi che partecipano attivamente alla condivisione di armi nucleari (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia), paesi neutrali e stati che lottano per l\u2019abolizione globale delle armi nucleari (come Austria e Irlanda).<\/p>\n<p>Le percezioni del rischio nucleare degli attori sono asimmetriche a livelli strategici, regionali e sub-regionali, risultato di asimmetrie nelle capacit\u00e0, errate percezioni riguardo alle reciproche dottrine nucleari e scarsa analisi del rischio, con particolari percezioni di insicurezza nel Caucaso, nella zona baltica (inclusa l\u2019enclave russa di Kaliningrad) e nel contesto del Mar Nero.<\/p>\n<p>L\u2019attuale inasprimento del rischio strategico dipende da diversi fattori, fra di loro concatenati e rafforzati a vicenda; i principali sono:<\/p>\n<p>&#8211; le tensioni internazionali e la reciproca diffidenza tra gli attori europei, in particolare gli stati con armi nucleari;<\/p>\n<p>&#8211; le presenti dottrine nucleari basate su una \u201cdeterrenza\u201d estesa dalla risposta ad attacchi nucleari a reazione a una variet\u00e0 di ostilit\u00e0, anche da parte di paesi privi di armi di distruzione di massa, non esclusi attacchi informatici;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019assetto nucleare russo e americano finalizzati entrambi di fatto al \u201ccontrollo dell\u2019escalation\u201d (<em>escalation dominance<\/em>), ossia la capacit\u00e0 di mantenere la supremazia militare a tutti i livelli del confronto militare, da scontri convenzionali di varia intensit\u00e0 a scambi nucleari di differente potenza;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019ambiguit\u00e0 nella politica d\u2019impiego di armi nucleari \u201ctattiche\u201d per operazioni sul campo di battaglia e di nuove armi di teatro continentale;<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019ulteriore erosione dell\u2019attuale regime di controllo degli armamenti nucleari, vanificato e incompatibile con una strategia basata su <em>escalation dominance<\/em>;<\/p>\n<p>&#8211; aspetti particolari della presente modernizzazione\/sviluppo qualitativo degli arsenali nucleari, compresi i sistemi nuovi ed esotici, dai vettori con capacit\u00e0 duali (convenzionali e nucleari) alle armi nucleari di limitata potenza, che abbassano la soglia dell\u2019impiego nucleare, dai sistemi antimissile a testate in grado di raggiungere l\u2019obiettivo con traiettorie non balistiche;<\/p>\n<p>&#8211; nuove forme di vettori autonomi con testate che potrebbero compromettere e destabilizzare l\u2019equilibrio strategico, o minarne la fiducia;<\/p>\n<p>&#8211; potenziali forme di escalation esacerbate dalla comunanza di sistemi nucleari e convenzionali, in particolare per il comando e controllo;<\/p>\n<p>&#8211; contatti ravvicinati e provocazioni reciproche, in particolare navali e aeree;<\/p>\n<p>&#8211; forme di guerra non-convenzionale, inclusi attacchi cibernetici alle forze nucleari e azioni contro i satelliti dedicati al loro controllo.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e la Russia appaiono presi in una spirale crescente confronto che sta portando a una corsa agli armamenti nucleari e rende ogni crisi estremamente pi\u00f9 esplosiva.<\/p>\n<p>Se, come sembra, la riduzione del rischio nucleare \u00e8 il massimo obiettivo che oggi possiamo ragionevolmente perseguire, \u00e8 necessario esaminare in dettaglio le varie cause e cercare per ciascuna le azioni necessarie a ridurne gli effetti verso uno stato di stabilit\u00e0 a rischio minimo.<\/p>\n<p>Chiaramente, i problemi sono squisitamente di natura politica e possono venir attenuati solo con un cambiamento di atteggiamento fra la Russia e le controparti europee e gli Stati Uniti, basato sulla ripresa del dialogo a tutti i livelli senza precondizioni di sorta, la comprensione delle reciproche percezioni di insicurezza e il riconoscimento del comune rischio nucleare, la sospensione degli sviluppi militari pi\u00f9 destabilizzanti. Data l\u2019attuale politica americana di chiusura al dialogo, i singoli paesi europei e la Comunit\u00e0 europea dovrebbero essere protagonisti in quest\u2019opera di alleviamento dell\u2019ostilit\u00e0 e della diffidenza con la Russia.<\/p>\n<p>Compito di tutti coloro che sentino la gravit\u00e0 del rischio nucleare \u00e8 quindi di fare le necessarie pressioni sui propri governanti per una nuova fase di distensione in Europa e la costruzione di una comune sicurezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Joshua Coupe, Charles G. Bardeen, Alan Robock, and Owen B. Toon, 2019, <em>Nuclear Winter Responses to Nuclear War Between the United States and Russia in the Whole Atmosphere Community Climate Model Version 4 and the Goddard Institute for Space Studies Model E<\/em>, Journal of Geophysical Research: Atmospheres 124 (15), 8522-43.<\/p>\n<p>&#8211; Maxwell Downman and Marion Messmer, April 2019, <em>Re-emerging Nuclear Risks in Europe Mistrust, ambiguity, escalation and arms-racing between NATO and Russia<\/em>, The British American Security Information Council (BASIC), London.<\/p>\n<p>&#8211; Tytti Er\u00e4st\u00f6 and Petr Topychkanov (2020), <em>Towards greater nuclear restraint: raising the threshold for nuclear weapon use<\/em><em>, <\/em>SIPRI Insights on Peace and Security, No. 2020\/6 May 2020, SIPRI, Stockholm.<\/p>\n<p>&#8211; Ugne Komzaite, Anna Peczeli, Benjamin Silverstein, and Skyler Stokes, 2020, <em>Nuclear Risk Reduction in an Era of Major Power Rivalry<\/em>, Workshop Summary, February 19-20, 2020, Center for Global Security Research, Livermore, CA.- Robert Legvold and Christopher F. Chyba (ed) 2020, <em>Meeting the Challenges of a New Nuclear Age<\/em>, Daedalus 149 (2).<\/p>\n<p>&#8211; Marion Messmer, June 2020, <em>Strategic Risk Reduction in the European Context, Risk Assessment and Policy Recommendations<\/em>, The British American Security Information Council (BASIC), London.<\/p>\n<p>&#8211; Rishi Paul, February 2020, <em>Advancing Strategic Risk Reduction in Europe Perspectives from Paris<\/em>, The British American Security Information Council (BASIC), London.<\/p>\n<p>&#8211; George Perkovich, <em>Toward Accountable Nuclear Deterrents: How Much is Too Much?<\/em>, Carnegie Endowment for International Peace, Washington, DC.<\/p>\n<p>&#8211; Wilfred Wan (ed), 2020, <em>Nuclear Risk Reduction: Closing Pathways to Use<\/em>, UNIDIR, Geneva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ormai chiaro che l\u2019obiettivo dell\u2019eliminazione delle armi nucleari si \u00e8 allontanato dall\u2019orizzonte e appare oggi un\u2019utopica speranza (da 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Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. Dal 1988 al 2002 \u00e8 stato responsabile delle attivit\u00e0 di promozione della cultura scientifica dell\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, producendo una sessantina di mostre in Italia e all\u2019estero e predisponendo testi e materiali audiovisivi, cinematografici e multimediali. 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