{"id":1166069,"date":"2020-07-24T22:18:46","date_gmt":"2020-07-24T21:18:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1166069"},"modified":"2020-07-24T22:26:15","modified_gmt":"2020-07-24T21:26:15","slug":"lolocausto-ignoto-il-congo-belga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/07\/lolocausto-ignoto-il-congo-belga\/","title":{"rendered":"L\u2019Olocausto ignoto: il Congo belga"},"content":{"rendered":"<p>Gli ottimisti parlano di tre milioni di vittime, i calcoli pi\u00f9 pessimistici arrivano a contare dieci milioni di uomini, donne, bambini schiavizzati, mutilati, assassinati brutalmente. No, non si tratta dell\u2019Olocausto che strazi\u00f2 l\u2019Europa dominata dal nazismo germanico, ma di un Olocausto ignorato, tuttora taciuto sui libri di storia. Si svolse nelle terre africane che gli europei avevano denominato Congo, ad opera dei belgi, e pi\u00f9 precisamente per volere di quel re\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Leopoldo II<\/strong>\u00a0il cui monumento troneggia nel centro di Bruxelles.<\/p>\n<p>Tutto comincia con un modesto impiegato, <strong>Edmund Morel<\/strong>, dipendente di una compagnia di navigazione inglese. \u00c8 un giovanotto di circa 25 anni quando nel 1898 viene distaccato presso gli uffici della Compagnia al porto di Anversa, in Belgio. Ovviamente interessato al traffico marittimo, comincia a notare un fatto strano: le navi belghe tornavano dal Congo cariche di merci preziose, soprattutto avorio, allora merce di lusso assai apprezzata e costosa, e di caucci\u00f9, gi\u00e0 molto necessario alle nascenti industrie \u2013 assai promettenti \u2013 dei velocipedi e delle automobili, per le ruote dei veicoli. Quando ripartivano per l\u2019Africa per\u00f2 le navi non portavano altro carico che armi e materiale militare. Il giovane Morel si domanda\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">le ragioni di quello scambio cos\u00ec diseguale<\/strong>\u00a0e comincia a indagare. Il modesto impiegato inglese non sembra un eroe destinato ad ergersi in difesa dei grandi ideali, ma quella indagine doveva diventare la sua occupazione preminente e doveva permettergli di portare alla luce uno dei pi\u00f9 grandi disastri umani del colonialismo europeo: perch\u00e9 la conclusione tanto logica quanto terribile fu che quelle merci erano frutto di lavoro schiavistico.<\/p>\n<p>Si tratta, come abbiamo accennato, del Congo belga. Il Belgio era il penultimo arrivato fra i paesi indipendenti d\u2019Europa (ultima sar\u00e0 l\u2019Italia); aveva infatti conquistato la propria indipendenza nel 1830 e i cittadini belgi avevano scelto come re un principe tedesco, Leopoldo di Sassonia Coburgo Gotha, imparentato con la casa reale d\u2019Inghilterra (era zio materno della regina Vittoria), che prese il nome di Leopoldo I. Nel 1835 era nato l\u2019erede al trono, cui fu posto lo stesso nome. Il giovane principe Leopoldo non si dimostrava particolarmente brillante negli studi e aveva un unico grande interesse: la geografia. Appena uscito dall\u2019adolescenza, perfettamente in tono col suo tempo, cominci\u00f2 a ricercare territori coloniali su cui estendere la sovranit\u00e0 del suo piccolo regno. Dopo qualche tentativo fallito in Asia, si rese conto che gli unici territori su cui poteva sperare di lanciarsi erano in Africa.<\/p>\n<p>I rapporti fra africani ed europei si erano limitati alle zone costiere, dove per secoli le navi avevano imbarcato soprattutto schiavi. Ma nel XIX secolo la schiavit\u00f9 cominciava ad avere pessima fama, perch\u00e9 non pi\u00f9 funzionale a un capitalismo in sviluppo industriale che aveva ormai bisogno di manodopera di natura diversa: la guerra negli Stati Uniti era finita nel 1865 con l\u2019abolizione della schiavit\u00f9, e vari paesi latinoamericani scuotendosi di dosso il dominio spagnolo avevano proclamato l\u2019indipendenza e la libert\u00e0 dei popoli autoctoni. In Europa si era diffusa una tesi, accolta acriticamente, per cui il commercio di schiavi era opera di mercanti arabi, mentre gli europei andavano in Africa solo con il nobile scopo di portare la civilt\u00e0 ed evangelizzare le popolazioni selvagge.<\/p>\n<p>Ormai verso la fine del XIX secolo pi\u00f9 che gli schiavi interessavano le materie prime di cui i continenti extraeuropei erano ricchi, e di cui il nascente capitalismo industriale aveva bisogno per il proprio sviluppo. Eroici esploratori si lanciarono alla scoperta dell\u2019interno del continente africano: fra questi era diventato notissimo l\u2019americano\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Henry Morton Stanley<\/strong>, in origine giornalista, che nel 1871 aveva ritrovato l\u2019esploratore e missionario David Livingstone ancora vivo in un villaggio dell\u2019interno. L\u2019incontro con il giovane Leopoldo, diventato re nel 1865, e il grande esploratore Stanley avvenne nel 1878, e fu l\u2019inizio di un\u2019avventura portata avanti con grande abilit\u00e0 politica da parte di Leopoldo II e con grande coraggio e perseveranza da parte di Stanley.<\/p>\n<p>L\u2019esploratore aveva indicato la zone del fiume Congo come possibile territorio da esplorare: il Congo, che sfocia nell\u2019oceano Atlantico, \u00e8 lungo 4.700 chilometri, ha la larghezza massima di 126 chilometri e un bacino enorme di 3.730.500 chilometri quadrati, che \u00e8 il secondo al mondo dopo quello del Rio delle Amazzoni. Il clima \u00e8 tropicale e grandissime le ricchezze naturali.<\/p>\n<p>Mentre Stanley risaliva il fiume affrontando enormi difficolt\u00e0, Leopoldo II si muoveva abilmente sullo scenario politico europeo e statunitense: nel 1876 organizz\u00f2 una Conferenza geografica, preparata dal re personalmente presso le corti di Gran Bretagna e Germania. Vi furono invitati principi, esploratori, geografi, missionari, rappresentanti delle organizzazioni umanitarie antischiavistiche, uomini d\u2019affari, alte gerarchie militari; tutti ospitati principescamente a Bruxelles, proclamarono la nascita di una\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Associazione Internazionale Africana<\/strong>, \u201c<em style=\"font-weight: inherit;\">per aprire alla civilt\u00e0 la parte del globo dove essa non \u00e8 ancora penetrata, per bucare le tenebre che ancora avvolgono interi popoli<\/em>\u201d, come disse Leopoldo nel suo discorso di benvenuto agli ospiti. Scopi dell\u2019Associazione erano \u201cl\u2019apertura di strade verso l\u2019interno e la creazione di basi scientifiche, di ospitalit\u00e0 e di pacificazione per abolire la tratta degli schiavi\u201d. La schiavit\u00f9 era gi\u00e0 stata abolita con diversi accordi internazionali gi\u00e0 dalla met\u00e0 del secolo. Malgrado ci\u00f2, l\u2019azione svolta con questa Associazione confer\u00ec al re del Belgio\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">un\u2019aura umanitaria<\/strong>\u00a0che per molti anni lo favor\u00ec di fronte all\u2019opinione pubblica sia in Europa che negli Stati Uniti; qui, promuovendo un\u2019efficace opera di lobby, egli si assicur\u00f2 la benevolenza del governo e del Congresso sotto presidenti sia repubblicani (Rutherford Hayes e Chester Arthur) che democratici (Grover Cleveland).<\/p>\n<p>Una nuova Conferenza internazionale, questa volta promossa da Bismarck a Berlino nel 1878 per discutere i problemi relativi alla suddivisione dell\u2019Africa, su cui ormai si erano appuntate le attenzioni dei maggiori paesi europei, sanc\u00ec la nascita di una nuova\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Associazione Internazionale del Congo<\/strong>, su cui il re del Belgio impose il suo indiscusso predominio, facendosi riconoscere dagli ambienti diplomatici il primario interesse nella regione. La relazione con la precedente Associazione Internazionale restava nebulosa, ma Leopoldo si era ormai assicurato la fama di sovrano umanitario, giusto e pio: si trov\u00f2 cos\u00ec praticamente padrone \u2013 a titolo di propriet\u00e0 privata personale \u2013 di un territorio coloniale grande quanto Spagna, Francia, Italia, Germania e Inghilterra messe insieme, cio\u00e8\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">settanta volte pi\u00f9 grande del Belgio stesso<\/strong>.<\/p>\n<p>La conquista dell\u2019enorme territorio fu compito di Stanley, che lott\u00f2 per cinque anni per esplorare il bacino del fiume. Fu aiutato dai nuovi strumenti che l\u2019Europa aveva sviluppato: i battelli a vapore che gli permisero di risalire il fiume, almeno nelle parti navigabili, con una certa velocit\u00e0 e senza l\u2019impiego di rematori; e i nuovi fucili che gli permisero di fare strage delle popolazioni locali, terrorizzate dall\u2019incontro con quegli strani esseri. L\u2019impresa continuava a risucchiare enormi quantit\u00e0 di denaro: Leopoldo II, in base a un accordo con il governo belga, non poteva chiedere denaro pubblico; si rivolse perfino al Papa per avere contributi per la cristianizzazione delle popolazioni selvagge, ma pare che non abbia avuto successo. Ne ebbe invece con alcune grandi banche e con investitori privati interessati alla costruzione di un ferrovia nel nuovo territorio da sfruttare.<\/p>\n<p>Fino alla morte del re, avvenuta nel 1909, lo sfruttamento si limit\u00f2 ad avorio, caucci\u00f9 e legni pregiati. La raccolta e il trasporto delle merci, la produzione di viveri destinati ai coloni europei che sempre pi\u00f9 numerosi si installavano nel Congo, nonch\u00e9 il lavoro necessario per la costruzione di strade e ferrovie, furono compito delle popolazioni locali.\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Uomini e donne venivano deportati dai loro villaggi, derubati delle loro derrate alimentari, incatenati al collo per lunghe marce dolorose, obbligati a pesanti lavori con cibo scarso e maltrattamenti, mentre i bimbi piccoli venivano semplicemente gettati via e i pi\u00f9 grandicelli radunati in \u201corfanatrofi\u201d dove, affamati e trascurati ma battezzati, la loro mortalit\u00e0 raggiungeva il 50%<\/strong>. Interi villaggi venivano rasi al suolo per creare piantagioni di caucci\u00f9, e se non venivano consegnate le quote fissate, per punizione a bambini e ragazzi venivano amputate le mani, nella migliore delle ipotesi, oppure venivano uccisi. La minima mancanza era punita con la\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">chicotte,<\/em>\u00a0una frusta di pelle di ippopotamo che infieriva in maniera particolarmente feroce sulle carni dei disgraziati. \u00c8 la situazione che il giovane Morel fece conoscere al mondo intero, provocando un vasto movimento di opinione contro Leopoldo II.<\/p>\n<p>Alla morte del re, nel 1909, tutto il territorio divenne colonia dello Stato belga. Con il tempo, nuove esplorazioni fecero scoprire ricchezze sempre pi\u00f9 grandi: non solo oro e diamanti ma anche petrolio e ultimamente anche le terre rare oggi indispensabili per il progresso tecnologico, come il coltan, lega di columbio e tantalio necessario per la costruzione di computer,\u00a0<em style=\"font-weight: inherit;\">smartphone<\/em>\u00a0e per l\u2019industria aerospaziale, non esclusi gli armamenti elettromagnetici di nuova generazione. Tutte ricchezze che hanno suscitato la cupidigia dei paesi pi\u00f9 avanzati e hanno procurato grandi tragedie alla popolazione locale.<\/p>\n<p>Dopo la Seconda guerra mondiale, quando il vento dell\u2019indipendenza cominci\u00f2 a soffiare forte su tutti i paesi coloniali, anche il Congo si risvegli\u00f2 e trov\u00f2 il suo campione in\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Patrice Lumumba<\/strong>, capo del Movimento per l\u2019indipendenza del Congo. Il Belgio non aveva la possibilit\u00e0 di opporsi e di continuare a gestire l\u2019immenso territorio, tanto pi\u00f9 dopo la sconfitta della Francia a Dien Bien Phu e la guerra d\u2019Algeria, allora in pieno svolgimento; nel giugno del 1960 il Congo pot\u00e9 proclamare la propria indipendenza. Ma le ricchezze minerarie non potevano venir lasciate cos\u00ec facilmente nelle mani dei congolesi; si fecero avanti con ben altra forza gli Stati Uniti, i quali appoggiarono una secessione della parte nord-ovest del paese \u2013 cio\u00e8 la zona mineraria pi\u00f9 ricca \u2013 che si proclam\u00f2 Stato indipendente sotto il governo di\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Moise Tshomb\u00e9<\/strong>. Lumumba, accusato di essere comunista, venne preso e assassinato nell\u2019ottobre dello stesso anno.<\/p>\n<p>Gli anni e i decenni successivi non sono stati pi\u00f9 clementi: il paese, sempre diviso in due fra Repubblica Democratica del Congo (capitale Kinshasa) e Repubblica del Congo (capitale Brazzaville), ha continuato ad essere sconvolto da guerre e scontri. Dai primi anni di questo secolo, il coltan ha dato luogo a una guerra, quasi totalmente ignorata dai mezzi di comunicazione italiani, che ha provocato circa due milioni di vittime. Intere popolazioni sono state allontanate dalle proprie terre e si sono disperse come profughi nel resto dell\u2019Africa.<\/p>\n<p>Se si riflette sul passato del Congo, non diverso da quello di tante altre zone d\u2019Africa, Asia e America Latina, forse si possono capire meglio le ragioni delle attuali migrazioni epocali, che tanto spaventano l\u2019Europa e che portano a erigere nuovi muri, negli USA come in Ungheria o in Italia con la chiusura dei porti. Non si tratta di \u201caiutarli a casa loro\u201d, bens\u00ec di cessare il secolare sfruttamento che impoverisce e assassina interi popoli da interi secoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ottimisti parlano di tre milioni di vittime, i calcoli pi\u00f9 pessimistici arrivano a contare dieci milioni di uomini, donne, bambini schiavizzati, mutilati, assassinati brutalmente. 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