{"id":1162992,"date":"2020-07-19T19:14:13","date_gmt":"2020-07-19T18:14:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1162992"},"modified":"2020-07-19T19:29:26","modified_gmt":"2020-07-19T18:29:26","slug":"la-pandemia-e-la-salute-mentale-il-disagio-vissuto-nelle-corsie-di-un-grande-ospedale-del-norditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/07\/la-pandemia-e-la-salute-mentale-il-disagio-vissuto-nelle-corsie-di-un-grande-ospedale-del-norditalia\/","title":{"rendered":"Pandemia e salute mentale: il disagio vissuto nelle corsie di un grande ospedale del Norditalia"},"content":{"rendered":"<p><em>L\u2019emergenza sanitaria nel mondo non si ferma e i dati sono sempre pi\u00f9 apocalittici. Per questo motivo le autorit\u00e0 consigliano di non abbassare la guardia. Il Covid-19 non \u00e8 sparito e l\u2019allerta mondiale rimane alta, anche se nel nostro paese la situazione sembra essere sotto controllo con piccoli focolai isolati. Le terapie intensive sono vuote e negli ospedali non si vive pi\u00f9 quel clima bellico che aveva caratterizzato i mesi del lockdown. <\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo visto immagini suggestive in televisione e sicuramente non vorremmo che si ripetessero pi\u00f9. Li abbiamo sentiti inneggiati, li abbiamo chiamati eroi, ma come hanno vissuto realmente i medici e gli operatori sanitari durante quest\u2019emergenza?<\/em><\/p>\n<p><em>Subito dopo l\u2019inizio della Fase 2 abbiamo intervistato un medico che lavora nel reparto di Psichiatria di un grande ospedale del Norditalia per farci raccontare la sua esperienza in prima persona rispetto a quello che succedeva in quei giorni. <\/em><\/p>\n<p><strong>Sono passati 10 giorni dall\u2019inizio della fase 2 e sembra procedere bene. L\u2019Italia sta ripartendo e possiamo fare qualche considerazione su quelle che sono le ripercussioni che questa emergenza sanitaria sta lasciando dietro di s\u00e9. Sapevamo che tutto ci\u00f2 avrebbe avuto un forte impatto sulle nostre vite, soprattutto dal punto di vista psicologico &#8211; oltre al dramma economico e sanitario che si \u00e8 abbattuto sul nostro paese. Un impatto tanto grande che l\u2019OMS ha dichiarato una seria preoccupazione riguardo la nuova emergenza: la sanit\u00e0 mentale. Sei d\u2019accordo? \u00c8 reale quest\u2019allarme?<\/strong><\/p>\n<p>Si, questo nuovo virus, con l\u2019emergenza sanitaria che ha provocato, ha stravolto e sconvolto la nostra quotidianit\u00e0. Ci siamo trovati tutti ad affrontare una situazione con la quale il mondo di oggi non si era mai interfacciato. La pandemia ci ha costretti all\u2019isolamento e alla solitudine delle nostre case e anche delle nostre menti. Per questo, sin dall\u2019inizio dell\u2019emergenza covid-19, sia la letteratura scientifica che clinici di noto spessore hanno espresso una certa preoccupazione rispetto a quelle che sarebbero state le conseguenze. Difatti la paura del contagio e il distanziamento sociale hanno avuto ed avranno un significativo impatto sulla nostra salute mentale, sia a breve che a lungo termine.<\/p>\n<p><strong>Un panorama che non avevamo mai visto prima n\u00e9 che ci saremmo immaginati. In cos\u00ec breve tempo abbiamo dovuto modificare le nostre vite, e ora facciamo fatica a pensare di tornare davvero alla normalit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Ci \u00e8 stato piuttosto chiaro sin da subito, sin dal decreto di marzo che annunciava la chiusura dell\u2019Italia, che questa pandemia avrebbe modificato il nostro stile di vita, in modo pi\u00f9 o meno drastico la nostra societ\u00e0 e il sistema sanitario, per non parlare della chiamata al senso civico individuale che ognuno di noi ha dovuto risvegliare, talvolta fallendo. \u201cRestate a casa\u201d, un monito nelle strade deserte e nelle citt\u00e0 fantasma come ai tempi di guerra: il contraccolpo emotivo e psichico era piuttosto prevedibile e forse inevitabile.<\/p>\n<p><strong>Poteva essere in qualche modo evitato? Dato che era abbastanza chiaro lo scenario che si sarebbe presentato all\u2019indomani del lockdown, cosa si poteva fare per evitare quest\u2019ulteriore disagio? <\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019era della medicina preventiva, nel paese della sanit\u00e0 pubblica di cui tanto ci vantiamo? Si, poteva essere quantomeno attutito. Eppure nessuna istituzione ha pensato di tutelare i pi\u00f9 deboli, di attuare un programma di prevenzione attiva del disagio psichico derivato dalla situazione in cui versiamo, che \u00e8 piuttosto grave.<\/p>\n<p><strong>A cosa ti riferisci? La gravit\u00e0 della situazione in cui siamo o la mancata tutela dei deboli?<\/strong><\/p>\n<p>A entrambe le cose, ovviamente. Psichiatri e psicologi ci hanno provato, da soli, senza un sistema davvero strutturato alle spalle. Singolarmente o tramite associazioni di volontariato o di privati autofinanziati, su piattaforme e sportelli on-line per sostenere pazienti, cittadini e colleghi medici e infermieri sottoposti ad uno stress psico-fisico estenuante, prolungato per turni di ore e ore in ospedali assediati dal virus e dal panico. Con i propri mezzi, come potevano, loro erano l\u00ec, ad ascoltare la paura che vivevano. Dovendosi arrangiare senza delle linee guida aziendali, con la sensazione di sbagliare per ogni cosa che fai.<\/p>\n<p><strong>Abbiamo visto immagini strazianti e toccanti degli ospedali come campi di battaglia e medici e infermieri presentati come gli eroi che combattono per la vita. Oltre all\u2019ovazione e al plauso mediatico, in che modo lo Stato ha cercato di agevolare questo inferno? Hai detto senza un sistema strutturato alle spalle: a cosa ti riferisci precisamente?<\/strong><\/p>\n<p>Linee guida, protocolli, direttive aziendali e regionali che diventavano sempre pi\u00f9 confuse. Non si faceva in tempo a capirle e applicarle che cambiavano di nuovo. Difficolt\u00e0 nell\u2019imparare nuovi gesti da compiere, nuove accortezze da mettere in atto, copiandoci e aiutandoci a vicenda perch\u00e9 nessuno ci ha spiegato come avremmo dovuto comportarci e riorganizzarci. Gli operatori sempre pi\u00f9 stanchi, risorse sempre pi\u00f9 scarse. Sembra che, nonostante le buone intenzioni, le cose diventino progressivamente pi\u00f9 difficili. Ad oggi, il risultato \u00e8 forse pi\u00f9 drammatico della pi\u00f9 pessimista delle previsioni.<\/p>\n<p><strong>La burocrazia da sempre intralcia la nostra vita quotidiana, ma questa volta, pi\u00f9 che in qualsiasi altra circostanza, forse c\u2019era bisogno di pi\u00f9 fatti che parole e leggi, direttive e protocolli mal scritti. <\/strong><strong>In questo clima caotico, in certi casi il distanziamento sociale non ha significato protezione dal contagio del virus, ma ha espresso concetti come allontanamento e forse, se possiamo osare, abbandono. La paura del contagio \u00e8 stata aggravata da paure da cui spesso si scappa con il semplice gesto di uscire di casa. Per alcuni, stare in casa era il pericolo maggiore. <\/strong><\/p>\n<p>Esattamente. Tra i servizi territoriali forzatamente chiusi, case di cura e ospedali in esubero, i pazienti psichiatrici si sono ritrovati pi\u00f9 soli che mai. Gli individui affetti da disturbi mentali sono stati in gran parte abbandonati a loro stessi, relegati in situazioni socio-abitative disfunzionali, condannati a sentirsi per un\u2019ennesima volta un peso per la societ\u00e0. Sono rimasti chiusi a chiave nelle loro paure a combattere da soli i loro mostri per tutta la fase 1, non senza pagarne gravi conseguenze. Ma solo con l\u2019inizio della fase 2 e della fine del lockdown sembrerebbe scoppiata una vera e propria pandemia psichica. Ora le autorit\u00e0 sanitarie mondiali seguite dalla stampa lanciano l\u2019\u201dallarme mental health\u201d, ma qui, nella nostra realt\u00e0, gli psichiatrici sono considerati ora pi\u00f9 che mai pazienti di serie B.<\/p>\n<p><strong>I media ci hanno raccontato di un\u2019altra categoria di soggetti deboli come gli anziani nelle RSA e la nascita silenziosa di focolai al loro interno, ma non \u00e8 stata dedicata molta attenzione ai pazienti psichiatrici. Com\u2019\u00e8 gestire il paziente psichiatrico nel contesto apocalittico degli ospedali degli ultimi due mesi? A cosa pensi quando parli di pazienti di serie B?<\/strong><\/p>\n<p>Ti posso raccontare della realt\u00e0 che vivo ogni giorno in uno degli ospedali pi\u00f9 grandi d\u2019Italia. Qui, oggi, a pi\u00f9 di due mesi dallo scoppio dell\u2019emergenza covid-19, i concetti di sporco, pulito, contagio, distanza sembrano ancora poco chiari. Non ci sono percorsi separati definiti in modo corretto per la zona \u201csporca\u201d e quella \u201cpulita\u201d (ossia contaminata dal Covid e non), non viene utilizzata una zona di filtro adeguata tra le due e i dispositivi di protezione (DPI) continuano ad essere utilizzati in maniera impropria. \u00a0In questo contesto, la gestione del paziente psichiatrico, soprattutto in pronto soccorso, resta arbitraria e scarsamente regolamentata, per non dire caotica e disorganizzata.<\/p>\n<p>Contagioso e resistente pi\u00f9 di qualsiasi altro virus \u00e8 lo stigma sociale nei confronti della malattia mentale, che in questi mesi \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale e preoccupante. In pi\u00f9, il paziente psichiatrico non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un diverso, un peso, ma oggi \u00e8 diventato un vero e proprio pericolo. Inaffidabile e ingestibile, considerato infetto di default. Tutto questo rende l\u2019urgenza ancora pi\u00f9 problematica del solito. Il paziente in agitazione psicomotoria diventa un sospetto Covid+ anche in assenza di sintomatologia. Viene portato dalle ambulanze del 118 direttamente nella rianimazione del pronto soccorso per una sedazione. Non \u00e8 affatto semplice effettuare un tampone rinofaringeo in soggetti agitati, a volte capita di doverli quasi costringere fisicamente, camminando sul filo sottile che segna il confine tra stato di necessit\u00e0 e violazione dei diritti umani. La sensazione che ne deriva, in molti operatori sanitari, \u00e8 di disorientamento e sconforto.<\/p>\n<p><strong>Gli operatori sanitari sono disorientati per colpa dello stress di cui parlavamo prima; questo vale anche per gli operatori psichiatrici? Quali sono le difficolt\u00e0 che incontrate con questo tipo di pazienti? <\/strong><\/p>\n<p>Gli operatori si ritrovano a dover decidere caso per caso come gestire le procedure burocratiche, non avendo delle chiare direttive da seguire. Per mantenere puliti i reparti di psichiatria \u00e8 stato deciso di effettuare tamponi rinofaringei a tutti i pazienti da ricoverare. Durante l\u2019interminabile attesa dei risultati, il paziente resta in pronto soccorso, in genere in zona grigia, ma non pu\u00f2 essere lasciato solo, soprattutto se si deve attuare un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Se, inoltre, il paziente \u00e8 agitato viene spostato in area sporca, col rischio di contagiarsi, nella stanza pi\u00f9 isolata di tutte, sorvegliato da infermieri o medici del reparto di psichiatria, specializzandi per la maggiore. \u00a0Questi si trovano a passare ore, magari di notte, nelle loro armature di plastica, da soli in una stanza isolata con un paziente agitato e potenzialmente contagioso. La violazione dei diritti umani dei nostri pazienti in alcuni casi si riflette anche su di noi.<br \/>\nDavanti a questi nuovi scenari si crea inevitabilmente tensione tra colleghi, ci si arrabbia, viene meno la solidariet\u00e0, l\u2019attenzione cala, vacilla la solidit\u00e0 dell\u2019equipe. Si ha paura di sbagliare. In questa confusione, l\u2019ascolto empatico del paziente diventa faticoso, quasi impossibile. La comunicazione risulta complicata dalle mascherine, dalla distanza, dall\u2019annullamento completo del linguaggio non verbale e in alcuni casi dalla riduzione di quello verbale.<\/p>\n<p><strong>Sembra che quest\u2019emergenza abbia destabilizzato il sistema sanitario, costringendolo a gestire una nuova e terribile realt\u00e0 e ponendo delle sfide agli ospedali e agli operatori sanitari difficili da accettare e superare. Sembrerebbe che non fossimo pronti a gestire una simile tragedia. <\/strong><\/p>\n<p>Come una casa di paglia che vola via al primo soffio di vento, la struttura di questa realt\u00e0 socio-sanitaria sta crollando sotto il peso della superficialit\u00e0 e dell\u2019ignoranza. L\u2019emergenza sanitaria in corso a mio avviso \u00e8 soltanto una cartina al tornasole di un sistema gi\u00e0 pericolante, destabilizzato dai tagli economici e dalle politiche sbagliate degli ultimi 30 anni. Il virus \u00e8 stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, insomma.<\/p>\n<p><strong>Cosa possiamo imparare da questa crisi per il futuro? <\/strong><\/p>\n<p>La speranza che questa crisi possa portare ad un cambiamento in positivo rischia di essere soffocata dalla paura di prendersi delle responsabilit\u00e0, soprattutto \u201cai piani alti\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia, mi piace pensare che in questo momento di enorme vuoto comunicativo su diversi livelli, potremmo riuscire a sentire davvero la solitudine profondissima a cui sono condannati i soggetti con disagio psichico, oggi pi\u00f9 che mai. Da sempre, lo stigma con cui la nostra societ\u00e0 ha marchiato la malattia mentale si riflette anche sugli operatori della salute mentale, rendendoli a loro volta degli operatori di serie B. Forse per la prima volta per\u00f2 iniziamo a percepire questo disagio e questo dolore a un livello molto pi\u00f9 personale che professionale. E mi auguro che il futuro della psichiatria in Italia sia composto da persone, non solo da professionisti.<\/p>\n<p><em>Queste erano le parole che testimoniavano direttamente la situazione sanitaria durante la pandemia. Ma oggi com\u2019\u00e8 la situazione dei nostri operatori sanitari?<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo tornati a intervistare lo stesso medico, che delinea un quadro molto chiaro della realt\u00e0 sanitaria del nostro paese e dei lasciti di questa terribile esperienza.<\/em><\/p>\n<p><strong>Sperando che quella fase di caos infernale non torni pi\u00f9 a imperversare negli ospedali, cosa ha lasciato questa pandemia nel sistema sanitario nazionale?<\/strong><\/p>\n<p>Mentre l\u2019Italia grida alla guarigione e alla liberazione dal virus, noi sappiamo bene che non \u00e8 finita. La pandemia c\u2019\u00e8 ancora, anche se sembra che sia tutto passato non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Noi operatori sanitari siamo ancora oggi quelli pi\u00f9 esposti all\u2019infezione, siamo esposti ad un enorme rischio, ma siamo stati gi\u00e0 dimenticati. Si \u00e8 gi\u00e0 passati da \u201cSiete i nostri eroi!\u201d a tornare in Pronto Soccorso di note e a sputarci in faccia se non diamo loro quello che furiosamente vengono a reclamare\u2026<\/p>\n<p>La stampa si \u00e8 ammutolita. Passava le giornate ad applaudire i medici e oggi non dice pi\u00f9 nulla. Dall\u2019ultimo inserviente al primario, gli operatori sanitari hanno pagato con la vita, la malattia, l\u2019energia, la stanchezza e l\u2019umanit\u00e0 per tutta una serie di lacune che riguardano solo marginalmente la sanit\u00e0 in senso stretto, ma hanno a che fare piuttosto con un substrato economico sociale e politico molto problematico che in Italia abbiamo sempre nascosto sotto al tappeto, considerandolo un affare scomodo. Tutto ci\u00f2 ci ha portato allo sfacelo durante questa pandemia e si ripercuoter\u00e0 per molto tempo ancora, anche se \u2013 sensazione personale \u2013 per i media \u00e8 ormai un argomento sorpassato, come se non ci fosse pi\u00f9 niente da dire a riguardo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019emergenza sanitaria nel mondo non si ferma e i dati sono sempre pi\u00f9 apocalittici. Per questo motivo le autorit\u00e0 consigliano di non abbassare la guardia. 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