{"id":1160676,"date":"2020-07-16T11:25:19","date_gmt":"2020-07-16T10:25:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1160676"},"modified":"2020-07-16T11:28:25","modified_gmt":"2020-07-16T10:28:25","slug":"una-nuova-escalation-intorno-al-nagorno-karabakh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/07\/una-nuova-escalation-intorno-al-nagorno-karabakh\/","title":{"rendered":"Una nuova escalation intorno al Nagorno-Karabakh"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" align=\"justify\">Preoccupa la notizia, che raggiunge le agenzie internazionali, che vede migliaia di persone manifestare in Azerbaijan invocando la guerra contro la vicina Armenia. I manifestanti hanno marciato attraverso la capitale azera, Baku, chiedendo al governo di schierare l\u2019esercito, invocando l\u2019entrata in guerra del Paese, quando sale la tensione per i recenti conflitti al confine armeno, mentre frange radicali provano a rompere lo schieramento di forze dell\u2019ordine, facendo irruzione in Parlamento. Migliaia i manifestanti, numerose le bandiere nazionali, intrise di nazionalismo e di chiamata alle armi le parole d\u2019ordine, tra cui non solo quella di accelerare il dispiegamento delle truppe contro l\u2019Armenia, ma anche di \u201criconquistare\u201d il Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, territorio conteso sin dagli anni del tramonto dell\u2019URSS.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il Nagorno-Karabakh, teatro di uno dei conflitti etno-politici per eccellenza degli anni a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta del secolo scorso, \u00abconflitto congelato\u00bb, torna cos\u00ec sulla scena mondiale, torna a infiammare la regione e minaccia una nuova escalation del conflitto armeno-azero, animando manifestazioni come non si registravano da anni a questa parte, se \u00e8 vero quanto riferito dalle diverse fonti giornalistiche, che hanno registrato, alle manifestazioni \u00abper la guerra\u00bb, la presenza di almeno ventimila persone, mentre altre fonti hanno assicurato la presenza di trentamila manifestanti. Negli scontri al confine armeno-azero degli ultimi giorni, i due Paesi si sono accusati reciprocamente di aver bombardato aree e infrastrutture civili al confine tra Tavush (Armenia nord-orientale) e Tovuz (Azerbaijan), ben pi\u00f9 a Nord della regione contesa. Come riferito dalla stampa, almeno una decina di soldati azeri e un civile sono stati uccisi, secondo quanto riferito da fonti azere; quattro dei propri soldati sono morti, tra cui due ufficiali, secondo quanto riferito da fonti armene.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Uno scenario reso ancora pi\u00f9 preoccupante dalla situazione regionale di tensione, che attraversa il Caucaso come non si registrava da tempo, e dalla situazione mondiale di allarme legata all\u2019espansione della pandemia da coronavirus, che sempre pi\u00f9 dovrebbe animare intesa e cooperazione tra tutti i Paesi del mondo per fare fronte alla minaccia comune dell\u2019epidemia, mentre invece nuovi e vari focolai di conflitto si riaccendono. Anche in Azerbaijan, come in diversi altri Paesi, assembramenti e manifestazioni di massa sono vietati, nel tentativo di controllare la diffusione del coronavirus, nel contesto dell\u2019attuale pandemia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come detto, sembra di tornare agli ultimi anni Ottanta e ai primi anni Novanta. L\u2019Armenia e l\u2019Azerbaijan erano repubbliche socialiste sovietiche, facenti parte dell\u2019Unione Sovietica, sino alle proclamazioni di indipendenza e alle diverse separazioni nazionali che annunciarono e accompagnarono la fine dell\u2019URSS, formalizzata nel 1991. Il progressivo smantellamento delle strutture istituzionali e amministrative dell\u2019Unione, il venire meno dei legami di reciprocit\u00e0 e di solidariet\u00e0 interni, insieme con l\u2019accelerazione e l\u2019aggravamento profondo della crisi economica e della crisi politico-istituzionale, ebbero come conseguenza, tra le altre, anche l\u2019esplosione di conflitti e rivendicazioni di natura etno-politica, spesso dando luogo a distorte letture etnicistiche o etno-nazionali del ben pi\u00f9 complesso e frastagliato processo di disgregazione dell\u2019URSS. Cos\u00ec sul confine settentrionale e orientale, ad esempio nelle repubbliche baltiche, come in territorio caucasico, specie in Armenia ed Azerbaijan, il processo disgregativo trascese anche in veri e propri conflitti armati.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019Armenia, a prevalenza cristiana, tra le chiese ortodosse orientali (la lingua armena mostra una ampia prossimit\u00e0 con il greco) e l\u2019Azerbaijan, a larga maggioranza islamica, prevalentemente sciita (la lingua azera \u00e8 strettamente legata al turco) entrarono in conflitto per la controversia del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, provincia autonoma in epoca sovietica, riconosciuto parte dell\u2019Azerbaijan dal 1991, ma controllato dagli armeni; sebbene nel territorio dell\u2019Azerbaijan, infatti, la maggioranza della popolazione locale \u00e8 armena, e il soviet locale vi proclam\u00f2 una repubblica autonoma nel settembre 1991.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel 1988, le truppe azere e le formazioni armene avviarono un conflitto che continua, con alterne vicende. La tregua del 1994, mediata dalla Russia, ha lasciato il Nagorno-Karabakh (Karabakh traduce l\u2019espressione azera \u00abgiardino nero\u00bb) sotto controllo armeno di fatto. Oltre un milione di persone sono state costrette alla fuga negli anni della guerra, la popolazione azera (il 25% del totale) \u00e8 stata costretta ad abbandonare l\u2019enclave, mentre le popolazioni armene fuggivano dal resto dell\u2019Azerbaijan. L\u2019escalation rischia ora di avere gravi ripercussioni regionali, persino su scala pi\u00f9 ampia: la Russia ha fatto appello alla moderazione, il presidente turco Erdogan ha dichiarato che la Turchia non avrebbe esitato a difendere l\u2019Azerbaijan.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il tutto a poche settimane di distanza dall\u2019appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, rivolto a tutti gli Stati, ad un cessate il fuoco globale, alla cessazione dei conflitti e alla moltiplicazione degli sforzi per la cooperazione internazionale nella stagione della pandemia. \u00abIn questo momento cos\u00ec critico, ripeto il mio appello a tutte le parti impegnate in conflitti armati nel mondo a cessare le ostilit\u00e0. Insieme, dobbiamo impegnarci a costruire societ\u00e0 pi\u00f9 pacifiche, prospere e resilienti\u00bb. Appena lo scorso 1 Luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione a favore di \u00abuna cessazione immediata delle ostilit\u00e0 in tutte le situazioni \u2026 per almeno novanta giorni consecutivi\u00bb, in modo da garantire l\u2019assistenza umanitaria alle popolazioni colpite dai conflitti e ai rifugiati, nonch\u00e9 contrastare la diffusione dell\u2019epidemia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Preoccupa la notizia, che raggiunge le agenzie internazionali, che vede migliaia di persone manifestare in Azerbaijan invocando la guerra contro la vicina Armenia. 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