{"id":1120582,"date":"2020-05-29T11:30:36","date_gmt":"2020-05-29T10:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1120582"},"modified":"2020-05-29T11:30:36","modified_gmt":"2020-05-29T10:30:36","slug":"pandemia-reddito-di-base-unutopia-concreta-unesigenza-immediata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/05\/pandemia-reddito-di-base-unutopia-concreta-unesigenza-immediata\/","title":{"rendered":"Pandemia. Reddito di base, un\u2019utopia concreta, un\u2019esigenza immediata"},"content":{"rendered":"<p>Un reddito garantito pu\u00f2 liberare le catene della sopravvivenza, strumento per passare dal ricatto all\u2019opportunit\u00e0. Significa compiere un primo passo e permetterci di guardare al presente e al futuro con rinnovato ottimismo<\/p>\n<p><em>Pubblichiamo qui una sintesi del Focus del secondo capitolo del 17\u00b0 Rapporto sui diritti globali, curato da Societ\u00e0 INformazione Onlus e pubblicato da Ediesse. Il Focus \u00e8 dedicato a una panoramica e una ricostruzione del dibattito e delle sperimentazioni del reddito di base. Una questione sinora elusa in Italia o addirittura mistificata con l\u2019introduzione di un sussidio condizionato, una misura di workfare spacciata quale Reddito di cittadinanza.<\/em><\/p>\n<p><em>La pandemia in corso rende non solo attuale ma drammaticamente urgente e non pi\u00f9 rinviabile l\u2019introduzione di un vero reddito di base incondizionato. \u00abNon chiediamo una misura una tantum. \u00a0Il reddito va esteso in maniera incondizionata su base individuale, non familiare\u00bb, chiarisce \u00a0Sandro Gobetti del Bin Italia che ha promosso una<a href=\"https:\/\/secure.avaaz.org\/it\/community_petitions\/al_governo_ed_al_parlamento_italiano_estendere_il_reddito_di_cittadinanza_se_non_ora_quando_\/details\/?fbclid=IwAR2urmeXtqrLMZho3FFHjSAl4DGPEuZZN-N-m7MILCeVn2ghxz-g1nPTLJo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00a0petizione sottoscritta da migliaia di persone<\/a>\u00a0e che ha collaborato al Rapporto sui diritti globali 2019, uscito lo scorso dicembre, anticipando il dibattito in corso in questi giorni. Un contributo a farlo uscire dalle astrattezze e da vecchi schieramenti per individuare e sostenere politiche sociali\u00a0 e misure contro povert\u00e0 e impoverimento all\u2019altezza delle necessit\u00e0, nell\u2019ottica di un diritto universale alla salute e al reddito che la pandemia da Coronavirus ha reso drammaticamente pi\u00f9 impellente e concreto<\/em>.<\/p>\n<p>*****<\/p>\n<p><strong>Sperimentazioni nel mondo, esperienze europee e il contesto italiano<\/strong><\/p>\n<p>Una delle sfide pi\u00f9 complesse ma anche pi\u00f9 interessanti che la contemporaneit\u00e0 sembra averci affidato ha a che vedere con la visione che deve spingersi a immaginare nuovi equilibri con il tema dell\u2019economia, del lavoro, della giustizia sociale, dell\u2019ambiente, della natura, della libert\u00e0 e dei diritti umani universali. Viviamo in un mondo nuovo riplasmato da numerose forze: la dirompente rivoluzione tecnologica, la globalizzazione dei mercati, delle migrazioni e della comunicazione; la crescita impetuosa della domanda mondiale di beni ed i limiti imposti dall\u2019esaurimento delle risorse naturali; la crisi delle tradizionali istituzioni di protezione sociale e le interazioni, a volte esplosive, di queste differenti forze. Il sovrapporsi in un\u2019unica fase storica di differenti cicli di crisi, trova oggi una strana forma di contemporaneit\u00e0 e coesistenza.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni. Come direbbe Manuel Castells, \u00abla forma tradizionale del lavoro, basata su occupazione a tempo pieno, mansioni univoche e normate e una carriera definita sul ciclo di vita si sta sgretolando in modo lento ma certo\u00bb. \u00c8 questo un processo di radicale mutamento del rapporto tra forme di vita e ruolo del lavoro nel percorso esistenziale, descritto dalla narrativa sociologica sulle forme del lavoro precarie, intermittenti, flessibili, temporanee.<\/p>\n<p>In particolare nel continente europeo, nel passaggio a una societ\u00e0 post-industriale del terziario avanzato e dei servizi, si \u00e8 verificata una progressiva e inarrestabile incapacit\u00e0 di provvedere alla protezione e alla sicurezza delle persone. E\u2019 venuto meno quel patto che edificava l\u2019Europa sociale nella societ\u00e0 salariale. Prende invece corpo l\u2019idea di una nuova regolazione in regime di economia di mercato, basato sulla concorrenza tra imprese, istituzioni e un cittadino pensato principalmente come consumatore e imprenditore di se stesso.<\/p>\n<p>Nel mezzo di questa nuova grande trasformazione, piena di incognite e che rende incerti molti punti di riferimento, si apre forse un terreno d\u2019azione nuovo e che pone la proposta del reddito di base come una delle chiavi per entrare con fiducia nel XXI secolo.<\/p>\n<p>Per chiarire meglio, si intende con reddito di base (<em>Basic Income<\/em>\u00a0nella definizione del dibattito internazionale e RdB d\u2019ora in poi) un erogazione monetaria attribuita da un\u2019autorit\u00e0 pubblica a tutte le persone, indistintamente, senza alcun obbligo ad accettare un lavoro, senza alcuna specificit\u00e0 categoriale o un requisito reddituale o patrimoniale. In sostanza si tratta di un reddito destinato a tutti gli esseri umani in quanto diritto fondamentale, erogato per tutta la vita. Per questo viene definito incondizionato e universale.<\/p>\n<p>Il RdB si differenzia dal reddito minimo garantito che \u00e8 una somma monetaria, attribuita da parte di un\u2019autorit\u00e0 pubblica a tutti i cittadini, o residenti in un paese, che versano in uno stato di bisogno (individuale e\/o familiare) o che sono a rischio povert\u00e0. Questo viene erogato a fronte di una prova che attesti lo stato di bisogno economico (<em>means test<\/em>). E\u2019 spesso subordinato alla disponibilit\u00e0 a cercare lavoro, ad accettare impieghi o seguire percorsi formativi da parte del beneficiario. Non ha di regola una scadenza prefissata, viene erogato fino al miglioramento della condizione economica. La finalit\u00e0 del reddito minimo garantito \u00e8 quella di garantire una quota economica minima come base di un\u2019esistenza dignitosa e sono numerosi i paesi europei che hanno in vigore questa misura.<\/p>\n<p><strong>REDDITO DI BASE, TUTTO IL MONDO NE PARLA (E LO SPERIMENTA)<\/strong><\/p>\n<p>La proposta si nutre di esperienze passate, di analisi del presente e si proietta nel futuro, attraversando i continenti, grazie alle numerose sperimentazioni che in questo testo accenneremo cos\u00ec da mostrare l\u2019interesse che riscuote.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 importanti esperienze \u00e8 quella realizzata in Namibia, in Africa, tra il 2008 e il 2009, nell\u2019area di Otjivero con l\u2019erogazione mensile di 100 dollari namibiani (circa 13 dollari americani) a 930 residenti di et\u00e0 inferiore ai 60 anni. Dallo studio realizzato a valle, emerse che la soglia di povert\u00e0 pass\u00f2 dal 76%, al 37%, la disoccupazione dal 60% al 45% con un aumento delle attivit\u00e0 economiche e di piccole imprese. I bambini sottopeso passarono dal 42% al 10%. Aument\u00f2 l\u2019uso dei servizi sanitari e finalmente si ebbe accesso ai farmaci contro l\u2019HIV. Con una quota parte del RdB, si realizz\u00f2 una cassa comune per compiere migliorie nella comunit\u00e0. Mentre in Kenya l\u2019organizzazione non governativa<em>\u00a0Give Directly<\/em>\u00a0con un\u00a0<em>crowdfunding,<\/em>\u00a0al quale hanno partecipato anche diversi filantropi delle imprese tecnologiche, ha raccolto circa 30 milioni di dollari per una sperimentazione in 120 villaggi, per i prossimi 12 anni e che vedr\u00e0 erogare un RdB ad oltre 16 mila persone, in maniera incondizionata.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti, la citt\u00e0 di Stockton in California, ha avviato nella primavera del 2019 una prima fase sperimentare per le fasce pi\u00f9 povere della citt\u00e0. Agli inizi del 2018 invece, in Canada, 4000 cittadini hanno ricevuto un RdB di circa 17 mila dollari l\u2019anno a persona. La sperimentazione ha voluto valutare l\u2019effetto sulla salute delle persone, sul benessere generale ma anche sulla produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Dal 2012 al 2013, in India, il pi\u00f9 grande sindacato di donne, il SEWA (<em>Self Employment Women Association<\/em>) e l\u2019UNICEF, lo hanno sperimentato in 20 villaggi rurali in Madhya Pradesh. Gli incredibili e positivi risultati hanno spinto il governo indiano ad avviare studi di fattibilit\u00e0 per la sua estensione ed il tema \u00e8 entrato nel dibattito elettorale del 2019. Nel piccolo stato del Sikkim, intanto, il governo ha avviato un percorso per una sperimentazione su larga scala gi\u00e0 dal 2020. Sempre in Asia, in Corea del Sud ha preso il via il progetto\u00a0<em>Youth Basic Income Program<\/em>\u00a0con l\u2019introduzione, nella provincia di Gyeonggi, di un RdB destinato ad oltre 170 mila giovani basato sull\u2019erogazione di una speciale moneta che pu\u00f2 essere spesa nel circuito commerciale provinciale.<\/p>\n<p>Anche a Marica, in Brasile, dal 2016, viene erogato un RdB attraverso una moneta locale, il\u00a0<em>Mumbucas,<\/em>\u00a0che pu\u00f2 essere spesa nei negozi, nei mercati e per i servizi comunali. Destinata a circa 14 mila cittadini, da luglio 2019 coinvolger\u00e0 oltre 50 mila persone (su 150 mila residenti). Si tratta di un reddito individuale ed incondizionato di circa 130\u00a0<em>Reais<\/em>\u00a0al mese (circa 31 euro) sostenuto, in parte, dalle\u00a0<em>royalties<\/em>\u00a0dell\u2019estrazione petrolifera.<\/p>\n<p>Tra le altre iniziative assume un ruolo di primo piano quella realizzata in Finlandia dal 2017 al 2018. In questo caso la sperimentazione, promossa dal governo, ha coinvolto 2000 persone. L\u2019Istituto finlandese per la protezione sociale, Kela, pubblicher\u00e0 i risultati a fine 2020.<\/p>\n<p>Nel 2018, in Francia, 13 dipartimenti regionali hanno proposto di sperimentarlo a livello locale e nel marzo 2019 la citt\u00e0 di Grand-Synthe ha avviato il percorso per introdurlo su scala comunale.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 l\u2019Alaska il paese al mondo cha ha introdotto un modello di reddito universale ed incondizionato riconosciuto anche dalla Costituzione: il\u00a0<em>Permanent Fund Dividend<\/em>. Uno schema nato dal dibattito di met\u00e0 anni Settanta, su come redistribuire la ricchezza generata dall\u2019estrazione di petrolio e, nel 1982, venne realizzato un fondo in cui convogliare parte dei profitti da redistribuire ai cittadini. Si tratta di una somma monetaria, erogata annualmente, destinata a tutti i residenti. Attualmente circa 650.000 persone ricevono un importo che varia in ragione del rendimento del fondo, ma la somma stabilita \u00e8 uguale per tutti. Dai primi anni del Duemila ha raggiunto la cifra di oltre 2.000 dollari a persona.<\/p>\n<p>Questo intenso dibattito si nutre anche di una certa trasversalit\u00e0 politica, culturale e sociale degli attori in campo.<\/p>\n<p>Mark Zuckemberg, il fondatore di Facebook, nel 2017 ha girato l\u2019Alaska per conoscere pi\u00f9 da vicino il\u00a0<em>Permanent Dividend Fund<\/em>, proponendo di estenderlo in tutti gli altri stati, mentre Sam Altman, presidente della societ\u00e0 americana\u00a0<em>Y Combinator,<\/em>\u00a0ha avviato uno studio per testarlo ad Oakland in California. L\u2019interesse di alcuni dei pi\u00f9 noti\u00a0<em>venture capitalist<\/em>\u00a0delle imprese tecnologiche sta interrogando molti. Elon Musk e altri sostengono il RdB per andare incontro all\u2019avvento della robotica e dell\u2019intelligenza artificiale. L\u2019economista ed ex ministro del lavoro del governo Clinton, Robert Reich, lo definisce \u00abuno degli interventi pi\u00f9 urgenti della nostra epoca\u00bb. Per le elezioni americane del 2020, l\u2019imprenditore Andrew Yang, tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti per i Democratici, propone un\u00a0<em>Freedom Dividend\u00a0<\/em>di 1.000 dollari al mese, per contrastare la disoccupazione derivante dall\u2019emergente automazione del lavoro; la proposta prevede una maggiore tassazione delle imprese tecnologiche. Tra le altre iniziative citiamo anche la piattaforma del movimento\u00a0<em>Black Lives Matter<\/em>\u00a0in cui il RdB viene definito un \u00abrisarcimento alla condizione di disagio economico a cui gli afro-americani sono costretti essendo esclusi dal mercato del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>In Sud Africa, durante le elezioni del 2019, il tema si \u00e8 imposto grazie alle iniziative del movimento dei disoccupati che ha raccolto migliaia di sostenitori.<\/p>\n<p>Sicuramente importante \u00e8 l\u2019esperienza del referendum propositivo in Svizzera del giugno 2016 che formulava la domanda \u00absei d\u2019accordo che venga introdotto un reddito di base per tutti?\u00bb. Il No prevalse, ma il S\u00ec raggiunse il 23%. Per i proponenti, fu un enorme ed inaspettato risultato, tant\u2019\u00e8 che si disse \u00abhanno vinto i No ma festeggiano i S\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>In Germania l\u2019interesse \u00e8 cresciuto dopo la riforma del welfare e del lavoro,\u00a0<em>Hartz IV<\/em>, dei primi anni del 2000. Sono numerose le attivit\u00e0 delle reti sociali, come quella di\u00a0<em>Mein Grundeinkommen<\/em>\u00a0in cui, attraverso un\u00a0<em>crowdunfing,<\/em>\u00a0sono stati raccolti i fondi per un RdB di 1.000 euro al mese da destinare a 100 persone in maniera incondizionata. Lo studio che lo accompagna si focalizza sulle dimensioni sociali e culturali che ha attivato.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna il tema ha coinvolto anche il mondo sindacale tanto che il\u00a0<em>Trade Union<\/em>\u00a0<em>Congress<\/em>\u00a0nel 2016 ha votato una mozione in sostegno alla proposta avviando studi sul legame tra il futuro del lavoro ed il RdB. Nel 2019 i consigli comunali delle citt\u00e0 di Liverpool e Shieffield, si sono espressi in favore di una sperimentazione locale anche grazie all\u2019impegno di numerosi esponenti laburisti, come John McDonnel, avviando cos\u00ec un nuovo dibattito all\u2019interno del partito di Jeremy Corbyn.<\/p>\n<p>Le iniziative da riportare sarebbero ancora moltissime, ma terminiamo qui il nostro percorso non prima di ricordare l\u2019iniziativa\u00a0<em>Citizens Climate Initiative<\/em>, nata nel 2019, per una\u00a0<em>Carbon Tax<\/em>\u00a0europea destinata a sostenere il finanziamento di un reddito di base.<\/p>\n<p><strong>IL RITORNO IN ITALIA. TRA RITARDI STORICI E OPPORTUNIT<\/strong><strong>\u00c0\u00a0<\/strong><strong>NUOVE<\/strong><\/p>\n<p>Il ritardo italiano, anche solo in merito alla misura del reddito minimo garantito presente in molti paesi europei, non \u00e8 stato colmato dalle diverse proposte di questi ultimi anni. Eppure, gi\u00e0 nel lontano 1995, la\u00a0<em>Commissione di indagine sulla povert\u00e0 e sull\u2019emarginazione<\/em>, promossa dalla Presidenza del Consiglio, indicava la necessit\u00e0 di introdurre un \u00abminimo vitale\u00bb per \u00abcoloro che hanno entrate al di sotto di tale minimo\u00bb. Nel 1997 nel rapporto della cosiddetta\u00a0<em>Commissione Onofri<\/em>, si proponeva di affrontare la \u00abgrande anomalia della situazione italiana\u00bb in rapporto ai paesi europei, cio\u00e8 all\u2019assenza \u00abdi uno schema di reddito minimo\u00bb e per questo si proponeva una misura universalistica come un diritto soggettivo.<\/p>\n<p>I lavori delle due Commissioni furono propedeutici alla sperimentazione nel 1998, in 300 comuni, del cosiddetto\u00a0<em>Reddito Minimo di Inserimento<\/em>\u00a0destinato ai capofamiglia e in territori spesso al limite del collasso. Questa esperienza si concluse con il cambio di governo nel 2002 ed il successivo spostamento dei fondi verso ammortizzatori sociali per i soli lavoratori con contratto nazionale e il sostegno alle imprese.<\/p>\n<p>Negli anni seguenti, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, molte Regioni affrontarono il tema. Tra queste va segnalata la Regione Lazio con la legge 4\/2009 che istitu\u00ec un reddito minimo garantito per \u00abinoccupati, disoccupati e precariamente occupati\u00bb creando per la prima volta il legame tra il reddito garantito e quelle figure sociali, come i precari, che fino ad allora non avevano mai avuto menzione nelle misure di sostegno.<\/p>\n<p>Malgrado i tanti ritardi e la ritrosia delle parti politiche, nel dibattito italiano c\u2019\u00e8 stato un certo protagonismo sociale, sia teorico che di iniziativa pubblica. Il mondo dell\u2019associazionismo e dei movimenti sociali \u00e8 stato sicuramente meno statico, pi\u00f9 coraggioso ed innovativo arrivando a proporre anche leggi di iniziative popolare ancora oggi ferme in Parlamento. Le idee pi\u00f9 interessanti germogliate da questa attivazione, hanno generato di volta in volta analisi e proposte nuove, come il neonato dibattito tra reddito ed innovazione tecnologica, il legame tra il diritto all\u2019abitare ed il reddito proposto dai movimenti di lotta per la casa, o il reddito di autodeterminazione del movimento delle donne \u201cNon Una di Meno\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione nel 2019 del cosiddetto\u00a0<em>Reddito di cittadinanza\u00a0<\/em>(d\u2019ora in poi RdC), mostra ancora diverse ombre: non riesce a raggiungere la vasta platea di coloro che ne avrebbero bisogno e, per la sua articolazione, non \u00e8 possibile annoverarlo tra gli schemi di stampo europeo e nemmeno al dibattito internazionale. La riformulazione del welfare verso schemi di reddito di base e una nuova politica redistributiva in grado di definire un nuovo patto sociale, in Italia, non trova ancora riscontri significativi. Uno dei maggiori limiti del RdC \u00e8 che non sia stata incardinato in una nuova politica fiscale. Vi sono poi i limiti all\u2019accesso e gli obblighi all\u2019attivazione come quello ad accettare qualsiasi lavoro pena la perdita del beneficio. Questo, come insegnano altre esperienze europee, rischia al contrario di aumentare lavori a tempo e senza qualit\u00e0. Come ricorda l\u2019<em>European Anti Poverty Network:\u00a0<\/em>\u00ablimitazioni all\u2019accessibilit\u00e0 significa riduzione della platea dei richiedenti solo a vantaggio di un risparmio di risorse finanziarie\u00bb. Un meccanismo gi\u00e0 noto nel taglio delle misure di reddito minimo in Europa. Studiosi come Hugh Frazer e Eric Marlier gi\u00e0 nel 2009 sottolineavano che \u00ablimitare l\u2019accessibilit\u00e0 ed aumentare gli obblighi verso i beneficiari, ha determinato, negli ultimi anni, una fuoriuscita di milioni di persone dai sistemi di sostegno aumentando la platea dei nuovi poveri\u00bb.<\/p>\n<p>Anche il dibattito istituzionale e tra l\u2019opinione pubblica, \u00e8 stato spesso accompagnato da un narrazione concentrata per lo pi\u00f9 su due aspetti: i costi (con il sempre verde \u00abma ci sono le coperture?\u00bb) e gli obblighi dei beneficiari (\u00abcoloro che lo riceveranno non staranno sui divani\u00bb). L\u2019approccio paternalistico, moralizzatore, educativo sembra aver avuto la meglio rispetto alle ragioni e le potenzialit\u00e0 del diritto al reddito. Tale approccio in parte \u00e8 ricaduto nell\u2019articolato di legge. La tesi \u00abnon staranno con le mani in mano a poltrire sui divani\u00bb definisce un\u2019immagine esemplificatrice dei beneficiari: poveri per causa del loro poco impegno. Un approccio, purtroppo, simile anche ad altre forze politiche. Nel 2016 il governatore della Puglia Michele Emiliano ad esempio, quando introdusse un sostegno al reddito per le famiglie in difficolt\u00e0, dichiar\u00f2 che \u00abciascuno di coloro che sar\u00e0 sottoposto al programma dovr\u00e0 rendere. Se necessario anche andando a pulire giardini, a tagliare i banani di una scuola, o a gestire lavori umili\u00bb. Lo stesso accadde per il Reddito di Inclusione del Governo Gentiloni, in cui tutto il nucleo familiare era chiamato a sottoscrivere un patto che obbligava ad accettare qualsiasi proposta di lavoro. In questo caso, l\u2019idea \u201ccreativa\u201d, fu quella di dare un ruolo (e lauti finanziamenti), al settore del privato sociale per \u201cprendere in carico i poveri\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione, nel RdC, di severi approcci sanzionatori con pene che vanno dai due ai sei anni di reclusione, rimandano, come ricorda Robert Riverso sulle pagine di\u00a0<em>Questione Giustizia<\/em>, a un \u00abgoverno penale dei poveri\u00bb in cui rimane \u00abdifficile poter considerare proporzionata o ragionevole una pena di tali dimensioni [\u2026] svincolata dalla reale entit\u00e0 del fatto che si giustifica come pena esemplare ed espressione di un rigorismo sanzionatorio sproporzionato e teso ad ottenere consenso\u00bb. Eppure la Risoluzione del Parlamento Europeo del 2009 sul ruolo del reddito minimo ricorda che: \u00abla causa di un\u2019apparente esclusione dal mondo del lavoro pu\u00f2 risiedere nella mancanza di sufficienti opportunit\u00e0 occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali\u00bb. In molti sembrano non tenere in considerazione ci\u00f2 che Chiara Tripodina scrive sulle pagine di\u00a0<em>Costituzionalismo.it<\/em>\u00a0e cio\u00e8 che un reddito minimo possa essere un \u00abrisarcimento per mancato procurato lavoro come dovere della Repubblica di garantire il diritto al lavoro o assicurare altrimenti il diritto all\u2019esistenza\u00bb. Con l\u2019approccio paternalistico si fa un\u2019operazione di auto-assoluzione politica, rigettando cos\u00ec la condizione di povert\u00e0 sull\u2019individuo che non si \u00e8 impegnato a dovere.<\/p>\n<p>Nel solco di queste riflessioni va per\u00f2 dato atto al promotore Movimento 5 Stelle, quantomeno di aver imposto al dibattito e all\u2019agenda politica un tema che da troppi anni, si continuava ad ignorare ed il RdC potrebbe ancora oggi rappresentare una salutare irruzione nel grigiore del dibattito politico culturale italiano.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione del RdC ci offre dunque anche dei punti di partenza. La Risoluzione del Parlamento Europeo del 2010 invita a realizzare progressi \u00abnell\u2019ambito dell\u2019adeguatezza dei regimi di reddito minimo garantito, affinch\u00e9 siano in grado di sottrarre ogni bambino, adulto e anziano alla povert\u00e0 e garantire loro il diritto a una vita dignitosa\u00bb. Individualit\u00e0 del diritto, dunque, per garantire ai singoli uno\u00a0<em>ius existentiae<\/em>\u00a0in grado di sostenere l\u2019autonomia, la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 di scelta della persona; accessibilit\u00e0 attraverso parametri che non siano discriminatori, o peggio che l\u2019organizzazione tecnica e amministrativa per fare richiesta diventi una sorta di lotteria, che stigmatizza socialmente i beneficiari; garantire mezzi di sussistenza necessari e la possibilit\u00e0 di avere un\u2019esistenza appagante e per una partecipazione libera alla vita pubblica e sociale. Questi alcuni elementi che dovrebbero emergere. Le persone libere di scegliere e di autodeterminarsi possono migliorare, oltre che la propria condizione, una societ\u00e0 nel suo complesso. Nelle maglie della proposta troviamo inoltre gi\u00e0 alcune formule interessanti e da implementare, come quella della \u00abcongruit\u00e0 del lavoro proposto\u00bb e l\u2019attenzione per coloro che svolgono attivit\u00e0 di cura e che, in funzione di questo, non devono essere sottoposti ad obblighi lavorativi.<\/p>\n<p>Nell\u2019era della quarta rivoluzione industriale, del\u00a0<em>post-work<\/em>\u00a0in cui pare emergere un lavoro senza fine ed una forza lavoro costretta dentro nuovi meccanismi di sfruttamento, tra capitalismo digitale e nuova economia del web, il cittadino globale, come direbbe Zygmunt Bauman, di fronte alle grandi sfide ed alle contraddizioni della contemporaneit\u00e0, sembra essere sempre pi\u00f9 solo nel mancato rapporto con forze politiche e sociali che sembrano non riuscire ad entrare in sintonia con questa trasformazione, e non in grado di agire una critica radicale alla facilit\u00e0 con cui il neoliberismo si \u00e8 imposto nella societ\u00e0 dal punto di vista anche culturale.<\/p>\n<p>Avanzare dunque nuove proposte per estendere il RdC, ampliare la platea, aumentarne l\u2019impatto, pu\u00f2 rafforzare sia il dibattito che la misura stessa. Cos\u00ec come avvenuto in altri paesi, lo studio di buone pratiche ed esperienze internazionali, pu\u00f2 essere un esercizio utile per individuare percorsi nuovi. Anche perch\u00e9, e questa forse \u00e8 la pi\u00f9 grande opportunit\u00e0 che l\u2019introduzione del RdC in Italia ci consegna, oggi milioni di persone ne parlano e questo significa riconoscere la sintonia tra l\u2019idea di un nuovo diritto economico con la societ\u00e0 stessa. Valorizzare il piano culturale che sostiene le ragioni del reddito diventa strategico quanto la sua introduzione per legge. Un reddito garantito pu\u00f2 liberare le catene della sopravvivenza, ed essere strumento per passare dal ricatto all\u2019opportunit\u00e0. Un reddito garantito, significa compiere un primo passo e permetterci di guardare al presente ed al futuro con rinnovato ottimismo. Verso un diritto universale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n<p><strong>Sandro Gobetti<\/strong>, Svolge attivit\u00e0 di ricerca in diversi progetti europei e per altre istituzioni. Coordinatore e socio fondatore dell\u2019associazione Basic Income Netowrk Italia, nodo della rete mondiale BIEN. Autore di numerosi articoli, studi, curatele e pubblicazioni sulle trasformazioni del mondo del lavoro e del welfare, tra cui i Quaderni per il Reddito. Esperto degli schemi di reddito minimo in Europa, ha collaborato alla realizzazione della legge 4\/2009 per un reddito minimo garantito nella Regione Lazio. Autore, nel 2018, insieme a Luca Santini del volume Reddito di base tutto il mondo ne parla (Goware).<\/p>\n<p>*****<\/p>\n<p>* Dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dirittiglobali.it\/17-rapporto-sui-diritti-globali-2019\/\"><strong>17\u00b0 Rapporto Diritti Globali<\/strong><\/a>\u00a0\u2013 \u201cCambiare il sistema\u201d, a cura di Associazione\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dirittiglobali.it\/chi-siamo\/\"><strong>Societ\u00e0 INformazione<\/strong><\/a>, Ediesse editore.<br \/>\nIl volume, in formato cartaceo pu\u00f2 essere acquistato anche online:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ediesseonline.it\/prodotto\/rapporto-sui-diritti-globali-2019\/\"><strong>qui<\/strong><\/a><strong><br \/>\n<\/strong>\u00e8 disponibile anche in formato digitale (epub): acquistalo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ediesseonline.it\/prodotto\/rapporto-sui-diritti-globali-2019-ebook\/\"><strong>qui\u00a0<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.dirittiglobali.it\/2020\/03\/pandemia-reddito-di-base-unutopia-concreta-unesigenza-immediata\/?fbclid=IwAR1sswzxLrkNv9CIKBuA5COjVqxg-CJcBCT7f0UvhqhlbwWBFaXjyojiDW4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sintesi tratta da Diritti Globali<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un reddito garantito pu\u00f2 liberare le catene della sopravvivenza, strumento per passare dal ricatto all\u2019opportunit\u00e0. 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