{"id":1110057,"date":"2020-05-19T14:29:19","date_gmt":"2020-05-19T13:29:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1110057"},"modified":"2020-05-19T14:31:19","modified_gmt":"2020-05-19T13:31:19","slug":"medio-oriente-il-tallone-dachille-dellintelligence","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/05\/medio-oriente-il-tallone-dachille-dellintelligence\/","title":{"rendered":"Medio Oriente, il tallone d&#8217;Achille dell\u2019intelligence"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 normale affermare che il Medio Oriente \u00e8 il tallone d&#8217;Achille del mondo. Non \u00e8 normale, per\u00f2, che dopo tanta attenzione, zelo e sorveglianza su questa zona, improvvisamente appaiano nuovi concorrenti che non solo competono con le influenze occidentali, ma si avvalgono anche di nuovi strumenti, meno classici di quelli utilizzati finora. Mi riferisco alla Cina.<\/p>\n<p>Per comprendere le dimensioni di un conflitto di cui a malapena percepiamo la punta dell\u2019iceberg, cercheremo di analizzare, punto per punto, le sue problematiche e il concorso delle confluenze propulsive di ogni avversario.<\/p>\n<p><strong>Cina<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la Cina volesse solo vendere computer, come <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/asia\/2005-09-01\/chinas-peaceful-rise-great-power-status\">assicurava Zheng Bijian<\/a>, in realt\u00e0 stava emergendo come una concorrente importante di un mercato nel quale il liberismo sosteneva di avere il controllo; l\u2019enorme ascesa della Cina infatti l\u2019ha spinta rapidamente al vertice, portandola anche in competizione per l\u2019egemonia economica, aspetto sconveniente per il liberismo. Il liberismo esiste per imporsi come produttore, non per permettere ad altri di approfittare della sua ideologia liberista e competere con lui allo stesso livello. Sembra che improvvisamente l&#8217;entusiasmo cinese abbia superato il suo apice, partendo da una produzione secondaria per poi competere nelle industrie pesanti, persino nell&#8217;aeronautica e nel settore aerospaziale.<\/p>\n<p>Nonostante la Cina sia una produttrice di petrolio, il suo consumo si \u00e8 evoluto con la sua crescita, arrivando persino a duplicarsi in un decennio. Nel 2007, il consumo era pari a 7784 milioni di barili al giorno, nel 2018 \u00e8 salito a 13.524 milioni, sempre mantenendo la sua capacit\u00e0 produttiva locale a circa 3,8 milioni. Ovvero, \u00e8 arrivata ad una necessit\u00e0 di circa 9,3 milioni di barili al giorno. Quasi il triplo della sua produzione nazionale, per non parlare della sua espansione nell\u2019ambito delle energie rinnovabili. In altre parole, pur avendo fonti energetiche variabili, la sua dipendenza dai paesi esteri aumenta ogni giorno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-1106975\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/OPEC-720x307.png\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"307\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/OPEC-720x307.png 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/OPEC-300x128.png 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/OPEC-768x328.png 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/OPEC.png 1209w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Questo feroce boom cinese era gi\u00e0 stato avvertito da Napoleone Bonaparte, considerato come il suo visionario occidentale. Durante un incontro che ebbe con Lord Mcartney, l&#8217;ambasciatore di Giorgio III d\u2019Inghilterra in Cina, Napoleone discusse degli interessi dei francesi in Asia. Lord Mcartney gli comunic\u00f2 dunque il brusco messaggio che l\u2019imperatore cinese Quianlong gli aveva trasmesso e che lo aveva stupefatto: \u00ab<em>noi cinesi non abbiamo alcun bisogno della produzione britannica<\/em>\u00bb; a quel punto Napoleone avvert\u00ec l\u2019ambasciatore con le seguenti parole: \u00ab<em>la Cina \u00e8 un gigante addormentato, lasciatela dormire, perch\u00e9 al suo risveglio il mondo tremer\u00e0<\/em>\u00bb (di Spinoza, 2010 : 44). Queste parole sono state riprese dal presidente cinese Xi Jinping nel 2014, il quale afferm\u00f2 che il risveglio cinese sarebbe stato come quello di un leone <a href=\"https:\/\/www.fmprc.gov.cn\/mfa_eng\/wjdt_665385\/zyjh_665391\/t1147894.shtml\"><em>pacifico, amichevole e civilizzato<\/em>.<\/a> Sembra che anche in questo la Cina sia diversa dall\u2019occidente, infatti, quello che comunemente consideriamo come il leone feroce, in Cina \u00e8 pacifico, amichevole e civilizzato.<\/p>\n<p><strong>La piaga americana in Medio Oriente<\/strong><\/p>\n<p>La politica americana \u00e8 stata infastidita dalla questione mediorientale. Il suo investimento in Medio Oriente non ha avuto nulla a che fare con l&#8217;ipoteca europea. Il Piano Marshall, con il quale gli Stati Uniti <em>hanno salvato<\/em> il vecchio continente dalla seconda guerra mondiale, \u00e8 costato appena 12 miliardi di dollari americani di allora, pari a circa 100 miliardi di dollari attuali, cosa che ha avuto ripercussioni incalcolabili in tutto il mondo, e in modo significativo per gli Stati Uniti. L\u2019America ha creato un&#8217;economia globale che \u00e8 servita da trattore politico e da diga contro le vessazioni delle guerre mondiali, ha condotto le convergenze militari dell&#8217;URSS a proprio vantaggio, e ha finito per promuovere l\u2019alleanza nordatlantica; ha cos\u00ec mantenuto l&#8217;Europa nel lato occidentale dell\u2019asse liberale contro l\u2019alleanza di Varsavia. Infine, pur non condividendo personalmente questa prospettiva, \u00e8 stata promotrice dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Europa e del germoglio della futura Unione Europea (Rostow, 1997). Anzi, ritengo che in questo modo gli Stati Uniti abbiano offerto un biglietto agli obbedienti stati europei sul treno americano, sempre capitanato da loro.<\/p>\n<p>Tutto quell\u2019enorme beneficio non pu\u00f2 essere comparato con l\u2019altro grandissimo investimento americano, quello del XXI secolo. Il costo generato della sua avventura militare diretta in Iraq e Afghanistan tra il 2001 e il 2019 ammonta a <a href=\"https:\/\/watson.brown.edu\/costsofwar\/files\/cow\/imce\/papers\/2018\/Crawford_Costs%20of%20War%20Estimates%20Through%20FY2019%20.pdf\">590 miliardi di dollari<\/a> (Crawford, 2018). Ovvero, 49 volte il costo del Piano Marshall. Tuttavia, n\u00e9 l&#8217;Afghanistan, n\u00e9 l&#8217;Iraq stanno rendendo le cose facili agli americani.<\/p>\n<p>Si sono scontrati con i Talebani afghani nel 2001, e hanno finito per stringere un patto con loro nel 2019, esausti per non essere riusciti a sradicarli, n\u00e9 a imporre un altro governo pi\u00f9 affine ai propri interessi. In Iraq la situazione sembra essere peggiore che mai. Tutti gli investimenti americani non hanno fatto altro che rafforzare l&#8217;Iran e la Turchia, gli unici due a beneficiare degli investimenti americani, che hanno anche aggravato la pessima immagine americana nel resto del mondo arabo e islamico. A causa del rafforzamento turco-iraniano si sono indeboliti gli altri paesi arabi, soffocati dai nuovi concorrenti: la Turchia, con i suoi rancori coloniali ottomano-imperialisti, e l&#8217;Iran con la sua sanguinosa espansione ideologica, rafforzati dagli investimenti esorbitanti del Piano Marshall arabo.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento americano, spinto principalmente dalla sua intelligence, \u00e8 andato particolarmente male. L&#8217;Iraq non solo \u00e8 stato disertato dai ranghi americani, ma \u00e8 stato anche colonizzato dall&#8217;Iran, che ha finito per essere notoriamente rafforzato dall&#8217;intervento statunitense. Qualsiasi tipo di sanzione americana nei confronti dell&#8217;Iran non ha pi\u00f9 senso n\u00e9 efficacia. L&#8217;Iraq \u00e8 diventato il fronte commerciale dell\u2019Iran, oltre a essere un grande mercato per la sua industria. L\u2019Iran, che \u00e8 soggetto alle restrizioni americane, importa ed esporta tutti i prodotti attraverso l\u2019Iraq. Lo pseudo-stato iracheno \u00e8 finito per essere la fedele copertura iraniana per il mondo.<\/p>\n<p>Ma sembra che l&#8217;intima alleanza irano-irachena ora si sia spinta oltre il colonialismo ideologico. Adesso l&#8217;Iraq sta cercando di competere con gli Stati Uniti non solo nell&#8217;ambito dei suoi interessi, ma anche in altri settori e aree. Nell&#8217;agosto del 2019 il governo iracheno ha stipulato un accordo di investimento e modernizzazione dell&#8217;industria petrolifera irachena con la Cina. Un accordo a vita che conferisce alla Cina l&#8217;accesso alle risorse di cui ha bisogno. Ovvero, con la modernizzazione della capacit\u00e0 produttiva irachena, nel 2023 l&#8217;Iraq raggiungerebbe la produzione di circa nove milioni di barili al giorno, esattamente ci\u00f2 di cui la Cina ha bisogno per assicurarsi <em>la sua eventuale<\/em> indipendenza energetica. Per di pi\u00f9, la Cina comprerebbe il petrolio in Yuan cinesi, lo pagherebbe attraverso un conto corrente aperto in Cina, e i soldi sarebbero destinati a investimenti di infrastrutture in Iraq attraverso aziende cinesi. In altre parole, il business perfetto per la Cina, e dannoso a tutti i livelli per gli USA, che perderebbero inoltre le loro vendite di petrolio, essendo i fornitori del 20% del petrolio di cui la Cina ha bisogno.<\/p>\n<p>Nel 2017 il saldo delle operazioni petrolifere americane in Cina ammontava a 3810 miliardi di dollari, che ora perderebbe a causa dell&#8217;alleanza iracheno-cinese. In pi\u00f9, la Cina otterrebbe la supervisione della valuta, poich\u00e9 tutte le operazioni verrebbero effettuate in yuan, immesse in banche cinesi e ne otterrebbero beneficio le aziende cinesi. Quale ulteriore danno potrebbero aspettarsi gli USA dopo la loro enorme operazione bellica?<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si aggiungano la notevole vicinanza geografica dell&#8217;Iraq alla Cina, il suo coinvolgimento con l&#8217;Iran, le risorse che esso rappresenta, e la grande possibilit\u00e0 di creare un gasdotto diretto con la Cina, evitando cos\u00ec il passaggio critico marittimo dello stretto di Malacca, il tallone d&#8217;Achille cinese che gli Stati Uniti stanno calpestando. Ci sono sufficienti ragioni per infastidire gli americani, oltre che per mostrare, ancora una volta, quanto sia volatile il paradigma della loro intelligence.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo paradigma americano<\/strong><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno iniziato a smantellare il loro scudo missilistico sul suolo turco alla fine del 2015. In primo luogo perch\u00e9 la Turchia non ha pi\u00f9 utilit\u00e0 strategica nei confronti della Russia. Non perch\u00e9 la Russia non sia pi\u00f9 una minaccia, ma perch\u00e9 la NATO e l&#8217;UE si sono espanse con l&#8217;ingresso delle repubbliche slave nel 2004, molto pi\u00f9 rancorose nei confronti della Russia rispetto alla Turchia e quindi elementi migliori da manipolare. Inoltre, perch\u00e9 gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 delle basi proprie in Iraq, per cui hanno gi\u00e0 basi a sufficienza condivise con la <a href=\"https:\/\/www.defensenews.com\/home\/2015\/10\/11\/us-begins-removing-patriot-missiles-from-turkey\/\">NATO in Turchia.<\/a><\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato un ragionevole incentivo per avvicinare la Turchia alla Russia, <a href=\"https:\/\/www.defensenews.com\/global\/europe\/2020\/01\/10\/wests-reluctance-to-share-tech-pushes-turkey-further-into-russian-orbit\/\">dalla quale ha acquistato i suoi S400<\/a>. Non si tratta di un cambiamento di paradigma, bens\u00ec di un radicale colpo al paradigma. Un membro che a suo tempo era il pi\u00f9 critico della NATO nei confronti dell&#8217;URSS, si vede smontare all\u2019improvviso il suo scudo aereo e viene abbandonato al suo destino, finendo con l\u2019acquistare uno scudo dalla stessa Russia, lasciando in dubbio su quale sia il paese contro il quale possa essere utilizzato.<\/p>\n<p>Un cambio di prospettive, ma anche di regole del gioco. Negli ultimi due decenni, l&#8217;Arabia Saudita \u00e8 diventata il miglior cliente dell&#8217;industria bellica. \u00c8 passata dallo spendere un ammontare di 391 milioni di dollari nel 2008 a 3760 milioni nel 2019. Nonostante ci\u00f2, e oltre ad essere presenti in Arabia Saudita cinque basi militari americane, con lo scudo antiaereo &#8220;patriot&#8221; installato, un drone iracheno \u00e8 riuscito a penetrare nel suo territorio, sferrando un attacco senza precedenti ai suoi impianti petroliferi, i pi\u00f9 immensi del mondo, <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-middle-east-49699429\">nel settembre 2019<\/a>, riuscendo anche a fuggire senza essere intercettato.<\/p>\n<p>Da parte sua, l\u2019Iran ha continuato a essere mimetizzato a livello internazionale dall&#8217;Iraq, e le sue importazioni militari sono una chiara dimostrazione di questa copertura. Tra il 1998 e il 2003, anno dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, le sue importazioni di armi oscillavano tra i 381 e i 282 miliardi di dollari, ma da allora sono crollate drasticamente. Nel 2004 sono scese del 50% e nel 2005 sono nuovamente diminuite del 50%, per un totale di appena 57 milioni, poich\u00e9 si riforniva dal suo delegato, l&#8217;Iraq, che importava le armi passandole in mani iraniane. Tuttavia, l&#8217;Iran manteneva il suo unico fornitore internazionale dichiarato, la Russia, che nel 2016 ha incassato 413 miliardi di dollari per l&#8217;approvvigionamento dell&#8217;Iran.<\/p>\n<p>Misteriosamente, l&#8217;Iraq \u00e8 rimasto lo spazio di libero passaggio degli avversari. \u00c8 passato da una spesa militare pari a zero nel 1998 a 378 milioni di dollari nel 2008 e a 1789 milioni di dollari nel 2016, continuando per\u00f2 ad essere uno pseudo-stato, senza sovranit\u00e0 n\u00e9 integrit\u00e0 territoriale. Ha perso il 30% del suo territorio nel 2014, occupato da un centinaio di miliziani paramilitari, che in seguito si sono proclamati un nuovo Stato, il DAESH (2014-2017).<br \/>\nSenza contare l\u2019altro terzo del suo territorio, il Kurdistan, che gode di una sovranit\u00e0 de facto dal 1991 e la cui costituzione del 2005 ha potuto solo riconoscere lo status quo. In altre parole, anche l\u2019altro terzo del suo territorio \u00e8 al di fuori della sua sovranit\u00e0, ed \u00e8 altamente militarizzato, con una vasta base militare americana e armi sofisticate. Tutto ci\u00f2 \u00e8 misteriosamente privo di qualsiasi documentazione. Infatti, nemmeno il SIPRI si \u00e8 preso la briga di documentare i suoi armamenti, non appare infatti sotto alcun indice come entit\u00e0 importatrice di armi.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno sottolineare che le importazioni di armi in Iraq nel 2016 erano pari a 1789 milioni di dollari, di cui circa la met\u00e0 provenienti dagli USA, e 352 milioni dalla Russia. Nel 2018 invece, erano pari a 40 milioni dagli USA e a circa 493 milioni di dollari dalla Russia, mentre nel 2018 erano 175 milioni provenienti dalla Russia e zero dagli Stati Uniti. Iniziava cos\u00ec a prodursi la rottura, e i conseguenti fastidi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1110308\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri-720x431.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri-720x431.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri-768x459.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Dati-sipri.jpg 896w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La novit\u00e0 degli USA \u00e8 stata l\u2019annuncio, nel settembre 2019, della loro intenzione di ridurre i propri <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/u-s-pulling-some-antiaircraft-and-missile-batteries-out-of-mideast-1537954204?mod=hp_lead_pos5\">scudi antiaerei in Arabia Saudita<\/a>. In quel momento molti l\u2019hanno considerata una tattica per esercitare pressioni sull&#8217;Arabia Saudita con il fine di raggiungere un qualche obiettivo politico-commerciale, proprio perch\u00e9 quell&#8217;annuncio era stato fatto dieci giorni dopo l&#8217;attacco dei droni iraniani alle strutture saudite, mentre gli scudi non li hanno rilevati n\u00e9 si sono attivati, o cos\u00ec sembrava.<\/p>\n<p>Da allora, sembra che per la prima volta l&#8217;Arabia Saudita abbia effettuato il primo acquisto di armi alla Russia, anche se per un valore iniziale di 6 milioni di euro. Si tratta della prima operazione storica di acquisto di armi russe da parte del regno saudita, da quando vi sono registri nel SIPRI. Ora sembra che gli Stati Uniti siano decisi a portare avanti lo smantellamento dei loro scudi. Nel maggio 2020, in piena pandemia mondiale, gli USA hanno annunciato l&#8217;inizio dello smantellamento di questi <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/u-s-to-remove-patriot-missile-batteries-from-saudi-arabia-11588867916\">sistemi di difesa aerea<\/a>, che tanto sono costati, e che non sono serviti n\u00e9 ad intercettare il drone iraniano, n\u00e9 a seguirlo, n\u00e9 ad avvertire della sua presenza.<\/p>\n<p>La domanda retorica quindi sarebbe: se gli Stati Uniti, dopo decenni di insediamento, si stanno ritirando dal Golfo, a chi pensano di lasciarlo? Alla Russia? E se fosse cos\u00ec, \u00e8 normale che l&#8217;Arabia Saudita vada in Russia ad acquistare gli S400 come ha fatto la Turchia? In questo caso allora, quale sarebbe il motivo? E da chi dovrebbe proteggersi? Il nemico saudita \u00e8 l&#8217;Iran, rifornito a sua volta dalla Russia: quale scenario potrebbe prospettarsi se la Russia finisse a fornire armi ad entrambi gli avversari? Questi S400 servirebbero davvero ad entrambi i contendenti contemporaneamente?<\/p>\n<p>Va sottolineato l&#8217;argomento della ritirata americana, dettato dalla necessit\u00e0 strategica di collocarlo in altri punti legati ai loro interessi. Ovvero, restringere il campo di azione della Cina, che \u00e8 la nuova angoscia americana. In questo caso, gli USA sono interessati a restringere l&#8217;assedio nello stesso territorio della Cina, delimitato dai punti strategici americani, oltretutto lontani dal proprio stesso territorio. D&#8217;altra parte, la Cina \u00e8 interessata ad ampliare questo recinto, e possibile campo di confronto, lontano dai propri confini; il golfo arabo sarebbe lo scenario di scontro perfetto, se soltanto la Cina riuscisse ad assicurarsi l&#8217;approvvigionamento energetico dal nord, come pianificato, avendo cos\u00ec le spalle coperte dal suo tradizionale alleato e avversario degli Stati Uniti, la Russia, oltre a riuscire ad appropriarsi del petrolio dall\u2019Iraq: lo taglierebbe all\u2019India, fedele alleato dell\u2019America, scomodo vicino della Cina, e principale cliente del petrolio iracheno.<\/p>\n<p><strong>Epilogo<\/strong><\/p>\n<p>Sembra che gli americani abbiano recuperato il loro vecchio modello di intelligence. Dall&#8217;ottobre del 2019 hanno dato impulso in Iraq a disordini popolari che, nel giro di poche settimane, hanno portato alle dimissioni del primo ministro iracheno, affine all&#8217;Iran. Ma l&#8217;affinit\u00e0 irachena nei confronti dell&#8217;Iran non \u00e8 di un solo primo ministro, bens\u00ec di tutta l&#8217;oligarchia politica, che gli americani stessi hanno rafforzato in seguito all&#8217;invasione. Infatti hanno segregato la societ\u00e0 irachena in tre strati etnico- ideologici: i curdi, dei quali hanno sostenuto l\u2019autonomia nel nord; i sunniti arabi, chiamati asse del male, che hanno escluso in modo assoluto per essere stati sostenitori del vecchio regime e oppositori dell\u2019invasione; e gli sciiti, che hanno rafforzato in modo significativo consegnandogli tutto il potere e che sono finiti nelle braccia dell&#8217;Iran, loro patriarca ideologico.<\/p>\n<p>Per risolvere il problema, il 2 gennaio 2020 hanno sferrato il secondo scacco con l\u2019annientamento del generale della guardia repubblicana iraniana, durante un viaggio apparentemente non ufficiale in Iraq, insieme a un altro alto comando paramilitare iracheno. In altre parole, hanno ottenuto molto pi\u00f9 che due piccioni con una fava. E&#8217; successo nel decisivo momento in cui il si dimetteva il primo ministro che aveva firmato l&#8217;accordo con la Cina e in cui l&#8217;Iran negoziava la sua sostituzione. Quindi \u00e8 stata liquidata la leadership iraniana, e il suo rappresentante iracheno. Tutto questo per spingere alla sua sostituzione con un altro, che non \u00e8 stato solo apparentemente molto affine agli Stati Uniti, ma anche il loro agente, rappresentante e portavoce in diverse missioni in Iraq. In altre parole, sono riusciti a sceglierlo personalmente, imponendo la sua elezione al di sopra dell\u2019Iran, che lo stava facendo dal 2005.<\/p>\n<p>Adesso non ci resta che aspettare la prossima mossa. Che succede con l&#8217;accordo di investimento cinese in Iraq? E se ora il nuovo governo filo-americano iracheno lo affondasse, quale sarebbe la posizione dell&#8217;amichevole e civile leone cinese? Senza dimenticare la recente mossa dell\u2019intelligence americana di raccogliere prove, dice, per imputare alla Cina la responsabilit\u00e0 per la sua negligenza nella gestione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/u-s-intelligence-agencies-say-coronavirus-originated-in-china-wasnt-man-madeor-genetically-modified-11588260228\">attuale pandemia<\/a>, che \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg.<\/p>\n<p><span style=\"color: #333333;\"><span style=\"font-family: Helvetica, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i><b>di Samer ALNASIR @SamerAlnasir<\/b><\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><em>Bibliografia.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>De Espinosa, Lamo (coord). Europa despu\u00e9s de Europa. Madrid: Academia Europea de Ciencias y Artes, 2010.<\/li>\n<li>Rostow, Walt. \u00abLecciones del Plan Marshall\u00bb. Pol\u00edtica Exterior, Vol. 11, No. 58 (Jul. &#8211; Aug., 1997), pp. 173-180.<\/li>\n<\/ol>\n<ol>\n<li>Zheng Bijian, \u00abChina\u2019s \u00abPeaceful Rise\u00bb to Great Power Status\u00bb, Foreign Affairs, 5, 2005, p. 22.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dallo spagnolo di Matilde Cesta<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione \u00c8 normale affermare che il Medio Oriente \u00e8 il tallone d&#8217;Achille del mondo. 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