{"id":1105836,"date":"2020-05-12T16:57:38","date_gmt":"2020-05-12T15:57:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1105836"},"modified":"2020-05-12T16:57:38","modified_gmt":"2020-05-12T15:57:38","slug":"senegal-storie-di-donne-coraggiose-1-awa-e-fatu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/05\/senegal-storie-di-donne-coraggiose-1-awa-e-fatu\/","title":{"rendered":"Senegal, storie di donne coraggiose 1: Awa e Fatu"},"content":{"rendered":"<p>In Senegal vivono pi\u00f9 di 16 milioni di persone e la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Sviluppo\/Popolazione\">popolazione<\/a>\u00a0\u00e8 in costante crescita, con\u00a0<a href=\"https:\/\/worldpopulationreview.com\/countries\/senegal-population\/\">22 milioni previsti per il 2030<\/a>.\u00a0L\u2019economia del paese \u00e8 in piena evoluzione, ma nonostante un\u00a0<a href=\"https:\/\/donnees.banquemondiale.org\/pays\/senegal\">PIL in aumento<\/a>\u00a0le condizioni di vita dei senegalesi non sembrano migliorare parallelamente.<\/p>\n<p>La grande sfida per un paese che importa\u00a0pi\u00f9 del\u00a0<a href=\"https:\/\/oec.world\/en\/profile\/country\/sen\/\">70% dei cereali\u00a0<\/a>che consuma\u00a0\u00e8 sicuramente quella di\u00a0<strong>riuscire a nutrire la sua gente in modo sano, adeguato e accessibile economicamente, considerando che i\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Ambiente\/Cambiamento-climatico\">cambiamenti climatici<\/a>\u00a0e la mano dell\u2019uomo stanno impattando gi\u00e0 da tempo sugli ecosistemi necessari per la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Sviluppo\/Agricoltura\">produzione agricola<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019agricoltura influisce con un\u00a0<a href=\"https:\/\/databank.worldbank.org\/views\/reports\/reportwidget.aspx?Report_Name=CountryProfile&amp;Id=b450fd57&amp;tbar=y&amp;dd=y&amp;inf=n&amp;zm=n&amp;country=SEN\">17% sul PIL nazionale<\/a>, pi\u00f9 del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/library\/publications\/the-world-factbook\/geos\/sg.html\">70% della forza lavoro\u00a0<\/a>del Ppaese\u00a0\u00e8 occupata in questo settore e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.genreenaction.net\/IMG\/pdf\/9_Oumar_Ismaila_DIALLO.pdf\">il 60% di chi lavora nel mondo agricolo \u00e8 di sesso femminile<\/a>. E sono proprio le donne che, sporcandosi le mani pi\u00f9 degli uomini, faticano maggiormente ad avere accesso alla propriet\u00e0 terriera. Sono agricoltrici, raccoglitrici, produttrici e trasformatrici, ma lavorano spesso i campi di qualcun altro, nella maggior parte dei casi, di un uomo.<\/p>\n<p>\u00c8 per affrontare queste tematiche che a fine gennaio, presso il grande\u00a0<em>Mus\u00e9e des Civilisations Noires<\/em>\u00a0di Dakar, si \u00e8 tenuto un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pfongue.org\/3eme-edition-des-Journees-de-l-Agroecologie.html\">seminario di tre giorni<\/a>\u00a0dedicato al tema dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Ambiente\/Ecologia\">ecologia<\/a>\u00a0agraria.\u00a0In queste giornate si sono riunite decine di persone tra movimenti paesani, istituti di ricerca, associazioni private e funzionari pubblici, con lo scopo di parlare di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Ambiente\">ambiente<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\">diritti umani<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Awa fa parte del\u00a0<em>R\u00e9seau National des Femmes Rurales\u00a0<\/em>(la rete nazionale delle donne rurali), un collettivo che ha lo scopo di riunire le\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Donna\">donne<\/a>\u00a0attive nel settore agricolo ed affiancarle nel processo da seguire per ottenere la concessione dei terreni.\u00a0<\/strong>\u201cLa produzione del cibo \u00e8 in mano alle donne, la gestione delle famiglie spetta alle donne, la cucina degli alimenti anche. \u00c8 giusto che noi tutte abbiamo gli stessi diritti degli uomini, soprattutto per quanto riguarda la propriet\u00e0 della terra che lavoriamo. Come anche per i giovani: \u00e8 importante che vengano coinvolti, le nuove generazioni vanno implicate affinch\u00e9 si inneschi un legame con il territorio senegalese\u201d, afferma.<\/p>\n<p>Nel parlare Awa cita il termine agro-ecologia, nel riferirsi a quella transizione verso una maniera pi\u00f9 sostenibile di coltivare, equa per tutti. \u201cLe donne vanno inserite nelle filiere di vendita, devono avere accesso ai mercati, non limitarsi ad essere confinate nella mera raccolta e lavorazione dei prodotti agricoli. Privarle dell\u2019accesso alla terra \u00e8 una forma di violenza <a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Economia\">economica<\/a>. A livello basso le donne ci sono, portando avanti un\u2019agricoltura di tipo tradizionale, bisogna accompagnarle ad un livello superiore, imprenditoriale\u201d<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0<em>R\u00e9seau National des Femmes Rurales\u00a0<\/em>cerca di assistere le donne su due fronti<\/strong>: quello formativo, con attivit\u00e0 di sensibilizzazione su come presentare la domanda per accedere alla propriet\u00e0 fondiaria, e quello economico, per evitare che nel tentativo di acquistare una porzione di terra le richiedenti si indebitino con le banche che arrivano a proporre dei tassi di interesse anche del 20%.<\/p>\n<p>Norme non scritte, valori sociali, influenze religiose assieme alla scarsa consapevolezza delle donne sui loro diritti sono all\u2019origine delle disparit\u00e0 esistenti fra i due sessi nell&#8217;accesso al suolo coltivabile. Tutto questo si traduce in un misero 13,8% di donne che possiede un terreno, rispetto ad un 86,2% per gli uomini (<a href=\"http:\/\/www.fao.org\/3\/ca0044fr\/CA0044FR.pdf\">FAO, 2018<\/a>).<\/p>\n<p>Questa signora grintosa parla con veemenza e consapevolezza delle sue parole. La sua determinazione l\u2019ha portata fin qua dalla lontana regione della Casamance, affrontando un giorno di viaggio su un furgoncino sgangherato in compagnia del figlio, di neppure un anno. Lamine \u00e8 buonissimo e nei tre lunghi giorni di workshop \u00e8 sempre in braccio alla mamma o legato sulla schiena con una fascia. L\u2019ho sempre visto dormire o sorridere. \u201cNon potevo permettermi di lasciarlo solo, \u00e8 troppo piccolo e fa fatica a mangiare. Si nutre solo del mio latte, quando provo a dargli i cereali non li digerisce\u201d ed \u00e8 forse per questo che i piedini del piccolo sono pieni di\u00a0<em>gris-gris<\/em>, piccoli amuleti molto in uso nel paese per scongiurare i problemi di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Salute\">salute<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Fatu \u00e8 una studentessa di vent\u2019anni presso l\u2019<em>Universit\u00e9 du Sine Saloum<\/em>, Kaolack, regione delle arachidi, dove segue un corso sull\u2019agricoltura biologica<\/strong>. \u201cNon faccio l\u2019agricoltrice, ma credo nel biologico. Purtroppo, in Senegal non \u00e8 molto praticata l\u2019agricoltura senza pesticidi e non per un problema di costi a mio parere, ma di tempo. La gente non \u00e8 disposta ad aspettare a lungo per il raccolto e senza l\u2019uso di prodotti chimici serve pi\u00f9 tempo rispetto ai ritmi serrati imposti dai metodi convenzionali. Bisogna lasciare che le piante maturino lentamente, con la natura non si deve avere fretta. Io preferisco attendere e avere prodotti sani, ma non sono in molti a pensarla come me\u201d<\/p>\n<p>All\u2019apparenza discreta e riservata, nonostante la giovane et\u00e0 Fatu fa trapelare una maturit\u00e0 piena di risposte ed esperienze. Quando le chiedo un parere sul ruolo dei suoi coetanei nello sviluppo del paese, a rispondere \u00e8 una ragazza che sembra gi\u00e0 amareggiata dall\u2019avvenire: \u201cHo perso le speranze, non credo che il Senegal si riscatter\u00e0, per due fattori: il primo \u00e8 la mentalit\u00e0 dei politici che guardano solo il loro interesse e si dimenticano del popolo, il secondo \u00e8 la scuola. Tutti vogliono lavorare, la gente ha solo il lavoro in testa, ma non lo trova perch\u00e9 in molti non finiscono la scuola. Quando ho iniziato il liceo eravamo in sessanta, ma solamente io e poche altre amiche abbiamo terminato il ciclo di studi senza essere mai bocciate. Tanti studenti vengono fermati un anno o pi\u00f9, altri abbandonano per vari motivi\u201d<\/p>\n<p><strong>E ha ragione: dei 16 milioni di persone\u00a0che abitano il paese la met\u00e0 sono\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Giovani\">giovani<\/a>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.ansd.sn\/\">con un\u2019et\u00e0 media di 19 anni<\/a>) e se si pensa che il futuro sar\u00e0 letteralmente nelle loro mani, fa male sapere che molti di loro non riusciranno a finire la scuola.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuelli delle ONG \u2013 continua Fatu &#8211; fanno tante cose, progetti, tavoli di lavoro, seminari, ma poi la situazione non cambia. Come mai? Se una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Sviluppo\/ONG\">ONG<\/a>\u00a0interviene in un territorio stai sicuro che risolver\u00e0 quel problema per un certo lasso di tempo, che per\u00f2 ha un inizio e una fine. Ma nel lungo periodo le cose rimarranno le stesse: dove c\u2019\u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Salute\/Nutrizione-Malnutrizione\">malnutrizione<\/a>\u00a0continuer\u00e0 ad esserci malnutrizione, dove c\u2019\u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Sviluppo\/Poverta\">povert\u00e0<\/a>\u00a0sicuramente questa non verr\u00e0 eradicata. Mentre nelle realt\u00e0 dove ai giovani \u00e8 data la possibilit\u00e0 di studiare, magari con borse di studio e sussidi, le cose migliorano. Potendo apprendere, le probabilit\u00e0 di trovare un impiego aumentano considerevolmente, mentre con i progetti a breve termine si crea solo dipendenza. Non \u00e8 resilienza questa\u201d<\/p>\n<p><strong>Awa e Fatu sono solo due fra i parecchi esempi di donne coraggiose che si stanno organizzando per riprendersi i loro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Diritti-civili\">diritti civili<\/a>, nonostante le numerose difficolt\u00e0 legate ai vincoli culturali e sociali imposti alla donna in Senegal.\u00a0<\/strong>Per farlo hanno deciso di partire dalla terra, da dove non nascono solo piante, ma anche libert\u00e0, indipendenza e prospettive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Senegal vivono pi\u00f9 di 16 milioni di persone e la\u00a0popolazione\u00a0\u00e8 in costante crescita, con\u00a022 milioni previsti per il 2030.\u00a0L\u2019economia del paese \u00e8 in piena evoluzione, ma nonostante un\u00a0PIL in aumento\u00a0le condizioni di vita dei senegalesi non sembrano migliorare 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