{"id":1095067,"date":"2020-04-30T14:09:42","date_gmt":"2020-04-30T13:09:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1095067"},"modified":"2020-04-30T14:09:42","modified_gmt":"2020-04-30T13:09:42","slug":"il-volto-infame-delle-transnazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/04\/il-volto-infame-delle-transnazionali\/","title":{"rendered":"Il volto infame delle transnazionali"},"content":{"rendered":"<p>J.K Galbraith nel suo <i>Il nuovo stato industriale<\/i> (1967) afferm\u00f2 che le grandi corporazioni si sarebbero trasformate nell\u2019unit\u00e0 economica strategica di maggior significato e importanza del mondo. Ed \u00e8 accaduto. Siamo giunti a un punto della storia, in cui esistono aziende talmente grandi da essere addirittura pi\u00f9 forti di interi paesi. Pensiamo a ExxonMobil, economicamente pi\u00f9 forte di Malesia, Per\u00f9 o Ucraina.<\/p>\n<p>Tale potere comporta l\u2019aumento di un altro tipo di potere, quello decisionale, mediante pressioni politiche. Anche se non in forma diretta, spesso le multinazionali di settori strategici controllano la politica a tutti i livelli: locale, nazionale, regionale e mondiale. I casi pi\u00f9 eclatanti sono quelli delle imprese transnazionali (ETNs) del petrolio, del gas, della finanza, dell\u2019informatica\u2026 ecc. Si tratta di grandi aziende che esercitano un controllo imponente nello sviluppo della vita delle persone e degli Stati.<\/p>\n<p><b>Concentrazione di potere<\/b><\/p>\n<p>Stefania Vitali, James Glattfelder e Stefano Battiston, ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Zurigo, hanno pubblicato, nel 2011, <em>The Network of Global Corporate Control<\/em>, sulla rivista scientifica PlosOne.org. Nella presentazione dello studio, gli autori hanno scritto: \u201cLa struttura della rete di controllo delle aziende transnazionali influenza la concorrenza del mercato mondiale e la stabilit\u00e0 finanziaria\u201d.<\/p>\n<p>Lo studio dimostra che un piccolo gruppo di societ\u00e0 \u2013 principalmente banche \u2013 \u00e8 in grado di esercitare un potere enorme sull\u2019economia globale. Il lavoro ha analizzato un totale di 43.060 aziende transnazionali, la ragnatela della propriet\u00e0 costituita tra di esse e ha disegnato una mappa di 1.318 aziende costituenti il cuore dell\u2019economia globale.<\/p>\n<p>Lo studio ha rivelato che 147 aziende hanno sviluppato al loro interno una \u201csuper identit\u00e0\u201d, in grado di controllare il 40% della propria ricchezza. Tutti possiedono una parte o la totalit\u00e0 dell\u2019uno e dell\u2019altro. Per la stragrande maggioranza si tratta di banche come Barclays, Deutsche Bank e Goldman Sachs.<\/p>\n<p>E questo in accordo con Tim Koechlin, che nel suo saggio <i>I ricchi diventano pi\u00f9 ricchi: Il neoliberalismo e la disuguaglianza galoppante<\/i> (2012) afferma:<\/p>\n<p>Il club delle persone pi\u00f9 ricche del mondo raggiunge i 40 milioni di individui. Di questi, 6.000, ovvero una milionesima parte della popolazione mondiale, possiede la maggior parte della ricchezza del pianeta. Negli ultimi anni, questo esclusivo club ha visto crescere la propria ricchezza del 275%. Il risultato \u00e8 sconvolgente: l\u20191% della popolazione detiene quello di cui avrebbe bisogno il 99%\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente il mega potere economico detenuto dalle imprese transnazionali. Basti pensare, per esempio, che una delle maggiori aziende del mondo, WalMart, detiene un volume annuale di vendita che supera la somma del Prodotto Interno Lordo di Colombia ed Ecuador, mentre l\u2019azienda petrolifera anglo-olandese Shell pu\u00f2 contare su entrate che superano il PIL degli Emirati Arabi Uniti. Al contempo, le societ\u00e0 multinazionali dispongono di un innegabile potere politico: gli stretti rapporti tra governanti e imprenditori diventano moneta di uso corrente, basti pensare per esempio, solo per citare alcuni casi, agli ex presidenti F. Gonz\u00e1lez, J. M. Aznar, T. Blair e Schr\u00f6der, entrati, rispettivamente, nel direttivo di societ\u00e0 come Gas Natural Fenosa, Endesa, JP Morgan Chase e Gazprom; allo stesso modo, ma in senso opposto, Mario Draghi e Mario Monti sono passati da Goldman Sachs alle presidenze della Banca Centrale Europea e del Governo italiano. Senza dimenticare la contrattazione dell\u2019ex presidente della Commissione di Bruxelles, Jos\u00e9 Manuel Barroso in veste di vicepresidente senza incarichi esecutivi e advisor della multinazionale finanziaria Goldman Sachs International.<\/p>\n<p><b>Violazione dei Diritti Umani<\/b><\/p>\n<p>Esistono, inoltre, situazioni di violazione dei diritti umani derivate dall\u2019azione diretta o indiretta delle ETNs; si tratta di situazioni specifiche, o sistemiche a livello globale, come la responsabilit\u00e0 delle ETNs nel cambiamento climatico, o del capitale finanziario mondiale concentrato nelle banche a causa della crisi finanziaria mondiale e della sue conseguenze. Questo dibattito internazionale, che va avanti da circa 40 anni, \u00e8 entrato a gran voce a far parte dell\u2019agenda attraverso casi paradigmatici e gravi di violazioni, di cui erano responsabili le ETNs. Il caso che ha dato il via al dibattito \u00e8 quello dell\u2019ingerenza politica della statunitense International Telephone and Telegraph Company (ITT) negli anni Settanta in Cile, e che \u00e8 culminata con il Colpo di Stato e la morte di Salvador Allende. Inoltre, casi come quello di Bophal in India nel 1984, quando fuoriuscirono gas tossici dallo stabilimento della Union Carbide (acquisita poi da Dow Chemicals), che caus\u00f2 la morte diretta di tremila persone, quella indiretta di altre diecimila, con effetti che ancora oggi sono visibili in cento cinquantamila persone. Oppure, il crimine perpetrato contro gli indigeni Ogoni, in Nigeria. Le pressioni di Shell e la sua attivit\u00e0 petrolifera diedero vita a situazioni di oppressione nei confronti di questo popolo, che si conclusero con la morte di diversi suoi membri, e che ancora oggi hanno ripercussioni negative sull\u2019ambiente della zona del Delta del Niger.<\/p>\n<p>Il massacro avvenuto nelle piantagioni di banani, perpetrate nel 1928 dalla societ\u00e0 statunitense United Fruit Company. Da allora la multinazionale, attualmente denominata Chiquita Brands, colleziona denunce per accaparramento dei terreni, utilizzo schiavizzato della manodopera, concussione e corruzione politica. Al contempo, la \u201cbananiera\u201d partecip\u00f2 alla defenestrazione del Presidente del Guatemala, Jacobo Arbenz, nel 1954. Nel settembre 2007 l\u2019azienda ha dovuto pagare una multa di 25 milioni di dollari negli Stati Uniti per aver finanziato paramilitari colombiani.<\/p>\n<p>La Guerra del Chaco tra Paraguay e Bolivia (1932-1935) ebbe come catalizzatore gli interessi delle societ\u00e0 petrolifere Standard Oil Company (attualmente Chevron-Texaco e Exxon Mobil) e Royal Dutch Shell.<\/p>\n<p>Il massacro degli ebrei (1941-1945) ha contato con la complicit\u00e0 di societ\u00e0 tedesche (tra cui, Krupp, Siemens, BMW e Wolkswagen) e nordamericane come Ford e General Motors.<\/p>\n<p>Durante la guerra civile in Angola (1975-2002), una parte dei ricavi delle aziende petrolifere -BP, Exxon Mobil- veniva impiegata per finanziare l\u2019acquisto di armi.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta, Peugeot, Ford e Mercedes Benz trassero beneficio dalla persecuzione nei confronti di militanti dei sindacati per mano della dittatura militare argentina.<\/p>\n<p>Nestl\u00e9 \u00e8 stata oggetto di denunce per aver promosso il latte in polvere in sostituzione di quello materno in Africa, con gravi ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza alimentare.<\/p>\n<p>In tempi pi\u00f9 recenti, abbiamo assistito all\u2019omicidio di Berta C\u00e1ceres e di altri dirigenti del Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene in Honduras (COPINH), che resiste al progetto idroelettrico Agua Zurca; oppure di Sikhosiphi \u201cBazooka\u201d Radebe, attivista contro l\u2019industria mineraria a Mdatya, Amadiba, in Sudafrica; o gli omicidi dei leader sindacali in Colombia e Guatemala; oppure il disastro nella localit\u00e0 di Mariana, nella regione brasiliana di Minas Gerais, che per la negligenza delle aziende minerarie Vale, BHP e Samarco, ha provocato la morte di diciassette persone e ha dato luogo al pi\u00f9 grande disastro ambientale della storia del Brasile.<\/p>\n<p>Questi sono casi estremi di violazione dei diritti umani di cui ci occupiamo attualmente e che riguardano iniziative delle ETNs. In queste regioni del mondo, il progresso non \u00e8 tale da garantire condizioni affidabili e complete di accesso alla giustizia a popolazioni come quella honduregna, sudafricana, indiana, guatemalteca, colombiana e di tanti altri Paesi del Sud del mondo, che soffrono le conseguenze dell\u2019azione economica e delle industrie.<\/p>\n<p>Le aziende esistono per il guadagno. Non fanno beneficenza n\u00e9 pensano in modo strategico al bene di qualsiasi societ\u00e0 del pianeta, fatto salvo per la loro \u201csociet\u00e0 anonima\u201d. Questo fatto deve essere sempre tenuto in conto quando analizziamo gli interessi degli investitori stranieri. In primo luogo, dobbiamo pensare che le aziende straniere investono qui per avere vantaggi che altrove non hanno: 1 \u2013 salari pi\u00f9 bassi, 2 \u2013 meno diritti sociali e lavorativi, 3 \u2013 imposte e obblighi fiscali bassi o addirittura nulli, 4 \u2013 accesso facile ed economico a risorse naturali ed energia, 5 \u2013 norme ambientali, lavorative e finanziarie permissive o inesistenti, e 6- Stati \u2013 e soprattutto sistemi giudiziari \u2013 deboli e vulnerabili. In secondo luogo, accesso a nuovi mercati per i loro prodotti e servizi. Dietro ognuno di questi benefici o di queste \u201copportunit\u00e0\u201d si nasconde un problema per le nostre societ\u00e0, poich\u00e9 anche societ\u00e0, i cui Stati sono pi\u00f9 potenti e i cui vantaggi risiedono nella dimensione o nel potere d\u2019acquisto del proprio mercato interno, finiscono per essere colpite dallo stimolo all\u2019ingresso di grandi aziende o alla creazione di grandi aziende proprie.<\/p>\n<p>Il risultato dell\u2019ingresso delle aziende straniere, di solito non d\u00e0 grandi benefici ai Paesi anfitrioni. I casi pi\u00f9 estremi vedono lo sfruttamento intenso delle risorse naturali con conseguenze ambientali molto gravi per le comunit\u00e0 locali; movimento economico ridotto a livello regionale, dal momento che funziona come un\u2019enclave chiusa; e costante lotta per l\u2019appropriazione dei guadagni, che per la maggior parte rimangono in mano dell\u2019azienda e non vanno agli Stati. Secondo l\u2019inviolabile clich\u00e9, per cui gli Stati poveri non saprebbero sfruttare le proprie risorse naturali se non attraverso gli investitori stranieri.<\/p>\n<p>Tutto quanto detto finora ha il seguente corollario:<\/p>\n<p>&#8211; Il rapporto della fondazione Oxfam \u201cPremiare il lavoro, non la ricchezza\u201d (2018) rivela che \u201cNel 2017 il numero di persone che ha guadagnato pi\u00f9 di mille milioni di dollari ha toccato il massimo storico, con un nuovo miliardario ogni due giorni. Tale incremento avrebbe potuto mettere fine alla povert\u00e0 estrema nel mondo per sette volte. L\u201982% della ricchezza generata nell\u2019ultimo anno \u00e8 finita nella mani dell\u20191% pi\u00f9 ricco, mentre la ricchezza del 50% pi\u00f9 povero non \u00e8 aumentata affatto. La ricchezza estrema di pochi si regge sul lavoro pericoloso e mal pagato di una maggioranza\u201d. Inoltre, lo stesso rapporto rivela che:<\/p>\n<p>&#8211; Lo sforzo nel lavoro non necessariamente garantisce il progresso per le classi lavoratrici. Il 43% della popolazione giovane attiva non ha un lavoro o, se lavora, continua a vivere in povert\u00e0. Tra il 1995 e il 2014, in 91 Paesi su un totale di 135, l\u2019aumento della produttivit\u00e0 lavorativa non ha coinciso con incrementi salariali.<\/p>\n<p>-Infine, i ricchi osservano da seduti come la loro ricchezza cresce mentre i lavoratori, nonostante gli sforzi, non vedono migliorato il proprio tenore di vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di <strong>Jorge Molina Araneda e Patricio Mery Bell<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dallo spagnolo di Ada De Micheli<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>J.K Galbraith nel suo Il nuovo stato industriale (1967) afferm\u00f2 che le grandi corporazioni si sarebbero trasformate nell\u2019unit\u00e0 economica strategica di maggior significato e importanza del mondo. Ed \u00e8 accaduto. 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