{"id":1087703,"date":"2020-04-20T09:32:50","date_gmt":"2020-04-20T08:32:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1087703"},"modified":"2020-04-20T10:10:45","modified_gmt":"2020-04-20T09:10:45","slug":"il-cile-dimenticato-dal-mondo-non-sono-30-pesos-sono-30-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/04\/il-cile-dimenticato-dal-mondo-non-sono-30-pesos-sono-30-anni\/","title":{"rendered":"Il Cile dimenticato dal mondo: non sono 30 pesos sono 30 anni"},"content":{"rendered":"<p><em>A 5 mesi dall\u2019inizio delle proteste in Cile, mentre il mondo ha smesso di guardare, il popolo cileno continua la sua lotta per il raggiungimento della dignit\u00e0 e dei diritti dovuti.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 iniziato tutto un venerd\u00ec di ottobre, il 18 per l\u2019esattezza, quando la protesta di alcuni studenti universitari\u00a0contro l\u2019aumento del prezzo del biglietto della\u00a0metropolitana\u00a0di Santiago, in atto ormai da tutta la settimana, \u00e8 scoppiata in una rivolta cittadina. La polizia della capitale ha provveduto all\u2019immediata soppressione della ribellione in atto, non facendosi problemi ad utilizzare metodi violenti.<\/p>\n<p>Questo ennesimo abuso di potere da parte delle forze dell\u2019ordine ha spinto sempre pi\u00f9 persone ad appoggiare la causa e a scendere in strada, determinate a mettere fine ai continui soprusi ed abusi messi in atto dallo stato negli ultimi 30 anni. Infatti, durante tutta l\u2019epoca post-dittatoriale, mentre i vari governi appoggiavano con\u00a0\u00a0politiche di libero mercato l\u2019\u00e9lite imprenditoriale cilena, privilegiandola, il popolo e i suoi bisogni venivano ignorati. Tutt\u2019oggi, la societ\u00e0 del paese sudamericano risente\u00a0\u00a0delle direttive politiche prese durante questo periodo storico. Nel 2019, lo stipendio minimo continuava ad essere di poco pi\u00f9 di 200\u20ac, le pensioni erano ancora privatizzate in maniera inefficiente e il costo della vita rimaneva insostenibile.<\/p>\n<p>Fra le mancanze dello stato pi\u00f9 evidenti, c\u2019era un complice mantenimento della costituzione dell\u2019epoca dittatoriale, la quale riusciva a far passare come lecita ogni\u00a0azione antidemocratica. In aiuto, veniva l\u2019appoggio militare delle forze dell\u2019ordine, pronte a sedare violentemente ogni manifestazione di opposizione troppo evidente.<\/p>\n<p>La protesta contro l\u2019ennesima misura antipopolare portava con s\u00e9 la voglia di cambiamento, incoraggiando la nascita di un movimento di ribellione ampio e trasversale. Il governo di Pi\u00f1era si \u00e8 servito dello stato di emergenza per rispondere aggressivamente alle manifestazioni,\u00a0imponendo il coprifuoco e autorizzando l\u2019esercito a scendere in strada per sopprimere le proteste.\u00a0Questo risvolto antidemocratico ha portato a una radicalizzazione della ribellione, spingendo gli abitanti di quindici dei sedici capoluoghi regionali cileni a seguire l\u2019esempio dei cittadini di Santiago. Nelle strade, per\u00f2, ogni manifestazione di dissenso veniva sedata da una polizia militarizzata ed estremamente aggressiva.<\/p>\n<p>L\u2019azione popolare, in alcuni casi, si \u00e8 servita dell\u2019uso della forza, sia per difendersi dagli attacchi violenti della polizia, sia come forma di manifestazione, per una protesta che potesse risvegliare immediatamente l\u2019interesse governativo sui temi proposti dalla popolazione.<\/p>\n<p>Non tutte le manifestazioni, per\u00f2, si sono dimostrate irruente; la maggior parte delle persone scendeva pacificamente nelle strade, sfilando in grandi marce con cartelloni, intonando canti di ribellione, attuando il tipico metodo di protesta sud americano: il\u00a0<i>cacerolazo<\/i>.<\/p>\n<p>La repressione, per\u00f2, non faceva distinzioni. \u00c8 pertanto\u00a0facile intendere che il reale nemico del governo \u00e8 il cambiamento stesso piuttosto che le forme in cui il popolo lo reclama.<\/p>\n<p>Le prime due settimane di protesta sono state impregnate dal sangue e dalla violenza da parte delle forze dell\u2019ordine, che hanno sistematicamente violato i diritti umani, abusando del proprio potere.<\/p>\n<p>Il 10 novembre erano morte\u00a0gi\u00e0\u00a022 persone durante le settimane precedenti, 12 delle quali a causa di incendi e saccheggi, 3 investite durante il caos cittadino, e 5 uccise dalle forze dell\u2019ordine. Inoltre, si erano registrati 5629\u00a0detenuti, 197 manifestanti con ferite oculari causate dall\u2019uso improprio dei fucili a piombini e dei lacrimogeni da parte della polizia, e vari casi di tortura e di violenza sessuale\u00a0perpetrati\u00a0all\u2019interno delle caserme. Il 15 gennaio, l\u2019\u00a0<i>Instituto nacional de derechos humanos de Chile<\/i>\u00a0aveva pubblicato un report nel quale figuravano ben 1.080 denunce verso agenti di polizia, accusati di violenze innecessarie, lesioni e trattamenti crudeli.<\/p>\n<p>\u00c8 importante ricordare che tali violazioni dei diritti umani siano accadute all\u2019interno di uno stato che si definisce\u00a0democratico, sotto gli occhi di un governo silente e complice.<\/p>\n<p>In risposta alle proteste, per tentare di placare il malcontento, il Presidente Pi\u00f1era ha adottato delle misure tampone, presentando azioni che non soddisfacevano realmente i bisogni dei cileni. Ai molti sono apparse solo come provvedimenti palliativi, per cercare di calmare le proteste dei cittadini concedendo qualche briciola.<\/p>\n<p>Non potendo evadere il tema onnipresente della domanda di una nuova architettura costituzionale, il Governo \u00e8 stato costretto ad avvicinarsi alle richieste popolari e a programmare per aprile un referendum in cui decidere se scrivere o meno una nuova costituzione e, in subordine, se farlo attraverso un\u2019assemblea di eletti dal popolo o una commissione mista al 50%, tra eletti e membri dell\u2019attuale Parlamento. Con tale azione, Pi\u00f1era ha dimostrato la sistematica evasione dello Stato nei confronti delle richieste popolari, le quali, in realt\u00e0, invocavano un\u2019assemblea costituzionale diretta, per dare il potere decisionale ai cittadini e per toglierlo al governo corrotto in carica che, se non destituito<b>,\u00a0<\/b>avrebbe sabotato una democratica riscrittura della Costituzione.<\/p>\n<p>Al momento gran parte dei deputati, di destra e non, esprime la volont\u00e0 di riscrivere le basi costituzionali attraverso il metodo meno popolare proposto: quello che prevede anche la diretta partecipazione del<\/p>\n<p>Parlamento. In questo modo, ancora una volta, si darebbe il potere deliberativo all\u2019\u00e9lite imprenditoriale del Paese che, con i suoi deputati, detiene la maggioranza parlamentare.<\/p>\n<p>L\u2019interesse internazionale verso i processi rivoluzionari in corso nel Paese latinoamericano \u00e8 andato sfumando nei mesi a seguire. Tuttavia in Cile, specialmente a Santiago, dove vive la met\u00e0 della popolazione del\u00a0Paese, i cittadini hanno continuato a scendere in strada\u00a0ogni giorno, con maggiore affluenza il venerd\u00ec, concentrandosi in\u00a0Piazza Italia (ribattezzata Piazza della Dignit\u00e0).\u00a0Il popolo, tramite canti di protesta, balli, cartelloni e slogan di scherno, ha continuato a manifestare il proprio dissenso verso le direttive prese dal Governo, chiedendone le dimissioni, e verso la repressione violenta delle forze dell\u2019ordine, le quali continuavano a macchiarsi di violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p>E mentre\u00a0la\u00a0folla manifestava in Piazza della Dignit\u00e0, un gruppetto di ragazzi continuava a fronteggiare direttamente la polizia\u00a0\u00a0con le poche armi e i pochi oggetti per difendersi a disposizione: dei sassi, una fionda, una maschera anti-gas, uno scudo improvvisato. Uno scontro forse anche ricercato, fomentato dall\u2019odio verso le violenze subite da parte della polizia, ma necessario al fine di difendere le persone in piazza dagli attacchi delle forze dell\u2019ordine, dandogli cos\u00ec la possibilit\u00e0 di manifestare pacificamente.<\/p>\n<p>In particolare, i cileni in piazza chiedevano la liberazione delle migliaia di persone recluse nei mesi precedenti a causa delle proprie azioni di protesta. Secondo l\u2019informe mensuale di marzo del\u00a0<i>Instituto de los derechos humanos de Chile,\u00a0<\/i>nel periodo che va da ottobre 2019 a marzo 2020, pi\u00f9 di 11.300 persone sono state detenute e ben 2.500 incarcerate in maniera preventiva. Vari specialisti nel campo dei diritti umani in Cile sottolineano come questa detenzione preventiva sia una misura utilizzata per criminalizzare e castigare i manifestanti. Infatti, questa azione ha come principale scopo quello di intimidire tutti coloro che continuano a protestare nelle strade verso le politiche governative. E\u2019 importante evidenziare che le persone detenute sono a tutti gli effetti prigionieri politici e che, pi\u00f9 che essere stati condannati per le loro azioni, sono stati giudicati per generare azioni di rifiuto verso il modello economico e sociale presente al momento nel paese.<\/p>\n<p>Fra gli altri, uno dei tanti temi toccati nelle manifestazioni quotidiane degli ultimi mesi nelle citt\u00e0 cilene riguarda sicuramente la necessit\u00e0 di una giustizia ferrea e puntuale nei confronti delle violazioni dell\u2019uso della forza da parte degli agenti di polizia. Sono pochi gli episodi di violenza gi\u00e0 in corso di indagine; la maggior parte della azioni violente non sono state neanche riconosciute da parte dello stato e dagli stessi\u00a0<i>C<\/i><i>arabineros de Chile.\u00a0<\/i>Ne \u00e8 solo un esempio l\u2019emblematico caso di Gustavo Gatica e di Fabiola Campillai, i quali perdettero completamente la vista a causa del comportamento repressivo della polizia. Nessun agente \u00e8 stato processato, e non sono nemmeno state prese azioni preventive.<\/p>\n<p>Dopo 5 mesi dall\u2019inizio delle proteste, con\u00a0l\u2019arrivo di marzo, la riapertura delle universit\u00e0, delle scuole, e la ripresa del regime di lavoro normale, le manifestazioni sono\u00a0tornate a crescere, causando molti disagi nelle\u00a0principali\u00a0citt\u00e0.<\/p>\n<p>Al momento, le proteste nelle strade si sono fermate a causa dell\u2019emergenza\u00a0dettata\u00a0dal coronavirus, ma riprenderanno\u00a0certamente\u00a0pi\u00f9 forti di prima, in vista del referendum ormai posticipato a ottobre.<\/p>\n<p>Mentre il mondo ha smesso di guardare, il Cile continua la sua lotta, tra violazioni dei diritti umani e trattamenti ingiusti da parte dello stato, ricercando la giustizia e la dignit\u00e0 rubata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 5 mesi dall\u2019inizio delle proteste in Cile, mentre il mondo ha smesso di guardare, il popolo cileno continua la 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