{"id":1077542,"date":"2020-04-07T10:55:06","date_gmt":"2020-04-07T09:55:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1077542"},"modified":"2020-04-07T11:00:22","modified_gmt":"2020-04-07T10:00:22","slug":"etica-pre-originaria-e-stato-deccezione-siamo-tutti-stranieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/04\/etica-pre-originaria-e-stato-deccezione-siamo-tutti-stranieri\/","title":{"rendered":"Etica pre-originaria e stato d\u2019eccezione: siamo tutti stranieri"},"content":{"rendered":"<p><b>Due prospettive contemporanee sull\u2019accoglienza<\/b><\/p>\n<p>I mutamenti filosofici, teorici e pratici del secondo \u2018900, segnano in gran parte un ritorno all\u2019etica.<\/p>\n<p>Tuttavia non si tratta, in senso stretto, di un ritorno al paradigma architettonico del sapere aristotelico. Solo nel nesso tra etica e politica, ma da una prospettiva in parte differente, questo legame risulter\u00e0 ancora operativo. Il volto dell\u2019altro nella filosofia di Emmanuel L\u00e9vinas \u00e8 l\u2019elemento primo della costituzione del s\u00e9, antecedente a qualsivoglia fondazione ontologica e oggettivante, il suo appello, nell\u2019incontro di l\u00e0 da venire o gi\u00e0 qui e adesso, da origine ad un s\u00e9 non pi\u00f9 costitutivamente fondato nella sua assoluta identit\u00e0 ( <i>ipseit\u00e0<\/i> ). Dona vita ad una responsabilit\u00e0 originaria ed alla sua prima irriducibile esperienza della libert\u00e0. Come ha mostrato l\u2019istanza decostruttiva di Jacques Derrida, l\u2019io, dunque, si determina a partire dall\u2019altro. Una determinazione che eccede ogni determinatezza dell\u2019essere a vantaggio di un\u2019apertura accogliente che, come in L\u00e9vinas, \u00e8 il tratto identificante dell\u2019intenzionalit\u00e0 della coscienza.<\/p>\n<p>Il termine \u201caccoglienza\u201d assume cos\u00ec una valenza pratica universale. L\u2019atto pratico della relazione all\u2019altro ed al terzo, inteso come elemento apportatore di un\u2019ambigua giustizia, non \u00e8 pragmaticamente e in alcun modo escluso dalla sua statura trascendentale. Ci\u00f2 significa che non si d\u00e0 assolutezza alcuna al di fuori di un\u2019etica dell\u2019accoglienza che non si faccia pratica prendendo le mosse dall\u2019evento concreto del giungere <i>dell<\/i> \u2019altro. Ci\u00f2 secondo un appello che non ha un fondamento determinato e anzi sembra, per la sua natura imprevedibile e in-oggettivabile, sforare ogni pretesa di fondazione ontologica o metafisica in senso classico. Se l\u2019umano raggiunge il senso, nella sua verit\u00e0, anche del suo carattere plurale, attraverso la pratica dell\u2019ospitalit\u00e0 e, quindi, ricongiungendosi ad un appello etico che precede ogni specificit\u00e0 fondativa, occorre comprendere quale politica, quale senso delle istituzioni, dovrebbe discendere da questa prospettiva di un\u2019etica pre-originaria.<\/p>\n<p>A costituire la relazione secondo L\u00e9vinas non \u00e8 soltanto, come asserito da Martin Buber, la relazione io-tu data nel dialogo <sup> <a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a> <\/sup> ma (in quanto relazione etica che chiama alla responsabilit\u00e0 e ad una dovuta consapevolezza del giusto e dell\u2019ingiusto), anche l\u2019irrompere del terzo come testimone attivo.<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a> <\/sup> Colui il cui sguardo intercetta, influenzandolo, l\u2019incontro reale con il volto dell\u2019altro. Secondo la visione di <i>Totalit\u00e0 e infinito<\/i> di L\u00e9vinas, come sottolineato da Derrida, quest\u2019avvento e questa presenza richiamano l\u2019insorgere della giustizia nella sua ambivalente significazione, reale e trascendentale.<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a> <\/sup> Da un parte infatti il terzo interrompe la relazione, nega la purezza e l\u2019immediatezza etica con un gesto che appare violento, dall\u2019altro, la rende possibile in quanto la codifica rispetto ad ogni possibile deviazione. Ogni deviazione dall\u2019etica rimane difatti inscritta, come possibilit\u00e0, nell\u2019idea stessa di una giustizia eccedente ogni diritto ed di una pratica d\u2019ospitalit\u00e0 incondizionata e senza riserve.<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a> <\/sup><\/p>\n<p>In tal modo sorge gi\u00e0 il legame tra dimensione privata e sfera pubblica del riconoscimento collettivo, il passaggio da una singolarit\u00e0, nel cui pi\u00f9 abissale fondo abita gi\u00e0 da sempre l\u2019 <i>Altro<\/i> , e l\u2019esigenza di una giustizia concreta, della quale la politica si fa interprete in vista della regolamentazione dei rapporti e delle relazioni. Eppure, come evidenzia Derrida seguendo L\u00e9vinas, nel cuore stesso della giustizia codificata alberga una limitazione dell\u2019infinit\u00e0 data alla coscienza dalla presenza <i>dell<\/i> \u2019Altro. Ci\u00f2 in virt\u00f9 dell\u2019interruzione della spontaneit\u00e0 responsabile dell\u2019andare incontro <i>all<\/i> \u2019Altro o del rimanere accogliente richiamando a s\u00e9 un senso originario antecedente a qualsivoglia essenza gi\u00e0 data.<\/p>\n<p>Se la coscienza e la sua consapevolezza dell\u2019infinit\u00e0 sorgono sullo sfondo pre-etico di un\u2019etica radicale che precede ogni codificazione assiomatica o fondativo-normativa, senza che possano essere legittimamente avanzate esigenze appropriative tipiche del \u00abpadrone di casa\u00bb \u2013 colui che esercita un potere \u2013 la giustizia e lo Stato-nazione esercitano gi\u00e0 uno spergiuro del Giusto, quando pongono limiti all\u2019infinita responsabilit\u00e0 che ogni accogliere, unico nella propria specificit\u00e0, implica.<\/p>\n<p><b>Breve sguardo su una Giustizia nonviolenta: politica degli Stati e cosmopolitismo<\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 insolito riscontrare nell\u2019analisi storica prospettive di interpretazione che centrano sulla valorizzazione delle differenze culturali, e del loro incontro contaminante, la lettura di grandi mutamenti-conquiste per l\u2019umanit\u00e0. Due volti della stessa medaglia dunque, da un lato, la consapevolezza storica, dall\u2019altro la negazione presente del valore della differenza in nome di interessi economici talvolta dissimulati. Bisogna inoltre riconoscere che l\u2019ospite ( <i>Hospes<\/i> ) \u00e8 spesso costretto al suo viaggio incerto e periglioso dalle stesse condizioni imposte dall\u2019Occidente industrializzato e ipertecnologico. Se questo dato sussiste, accanto ad una sempre pi\u00f9 massiccia proliferazione di formulazioni etiche e teoretico-pedagogiche in merito alla pratica dell\u2019accoglienza, il mondo attuale \u00e8 sempre pi\u00f9 segnato dalla rinascita di particolarismi e nazionalismi. La chiusura in s\u00e9, la negazione dell\u2019altro, il complesso sistema normativo violento, talvolta omicida, di interdizione della sua venuta, segnano, secondo le prospettive filosofiche antimetafisiche presentate, l\u2019allontanamento dal Giusto, verso il non senso di una perdita radicale. La giustizia, in tal senso, come osservavano anche Friedrich Nietzsche e Michel Foucault, mentre condanna delle pratiche di violenza e di mancato riconoscimento, le utilizza per affermare se stessa, e ci\u00f2 in un circolo vizioso che il Giusto in senso pre-originario non conosce, ma che contempla nella sua attualizzazione contemporanea. Come si pu\u00f2 dunque configurare il senso di una Giustizia che sia tale e, quindi, nonviolenta? Una giustizia che non legittimi le pratiche che condanna e che esercitandole, seppure secondo la declinazione dello Stato, le alimenta vorticosamente nel loro proliferare? Un ritorno alla capacit\u00e0 patetica di offrirsi all\u2019ingiustizia e all\u2019atto prevaricatore, senza vendicarsene, assumendolo in s\u00e9 e su di s\u00e9<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a> <\/sup> , pu\u00f2 segnare il passaggio ad uno stato di giustizia, forse anche di diritto, in grado di liberare l\u2019umanit\u00e0 alle sue potenzialit\u00e0 etiche pi\u00f9 profonde. Porgere l\u2019altra guancia,<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a> <\/sup> non quantificando il male, ma ripagandolo con l\u2019amore,<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a> <\/sup> pu\u00f2 trasformare la tensione aggressiva che caratterizza le nostre societ\u00e0. Una tensione, questa, che si accresce esponenzialmente nel momento in cui l\u2019esigenza etica di salvaguardare con norme capaci di riadattarsi sulla base dell\u2019unicit\u00e0 irriducibile del caso specifico viene mancata a causa dall\u2019astrattezza della giurisdizione. Un\u2019esigenza sovente tradita da una legge che fa del potere sull\u2019altro il proprio fine e, come direbbe Foucault, dai dispositivi sedicenti autonomi (lo Stato in senso astratto e le sue istituzioni totali, incluse quelle biopolitiche) che producono incessantemente un diritto-dovere alla punizione repressiva e prevaricatrice.<\/p>\n<p>Se la presenza del terzo richiama alla <i>mia<\/i> responsabilit\u00e0 etica verso l\u2019altro, verso colui cui debbo la mia stessa <i>ipseit\u00e0<\/i> come umanit\u00e0 capace di accogliere, al contempo svela la molteplicit\u00e0 e il differire dell\u2019altro. La stessa Giustizia, incarnata dal terzo, deve essere contemporaneamente ricondotta alla propria umanit\u00e0 capace di neutralizzare la violenza senza perpetuarla. Sebbene riconoscano la dimensione utopica delle loro visioni, L\u00e9vinas e Derida, secondo uno scambio di pensieri che, come ricorda Caterina Resta, si incontra nel cuore di un chiasmo<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a> <\/sup> non rinunciano al desiderio autenticamente politico richiamato dall\u2019etica pre-originaria: quello dell\u2019orizzonte di una nuova democrazia a-venire. Consapevoli che le norme decise nella \u201cgestione\u201d degli immigrati, degli stranieri, dei viandanti, saranno sempre regolamentate dagli Stati-nazione in modo da porre dei limiti all\u2019accoglienza incondizionata, L\u00e9vinas e Derrida tuttavia non rinunciano a pensare ad un cosmopolitismo capace di annullare i violenti impliciti del <i>nomos<\/i>, gli interessi egoistici delle nazioni e quindi, coadiuvati dalla valorizzazione della differenza sessuale, l\u2019irreggimentazione del discorso <i>dell<\/i> \u2019altro all\u2019interno della logica del medesimo.<\/p>\n<p><b>Chi \u00e8 l\u2019uomo contemporaneo?<\/b><\/p>\n<p>Chi \u00e8 dunque l\u2019uomo della contemporaneit\u00e0? Colui che sfugge all\u2019appello <i>dell<\/i> \u2019Altro? Colui che nega l\u2019accoglienza? Colui che si rifugia nella diffidenza, nella custodia del <i>proprium<\/i> ignorando che questo diviene tale solo nella condivisione e che l\u2019essere \u00aba casa propria\u00bb trova senso solo nell\u2019ospitalit\u00e0, condizione stessa dell\u2019 <i>Infinito<\/i> in cui sorge ogni coscienza consapevole?<\/p>\n<p>L\u2019 <i>ego<\/i> , auto-centrandosi, determinandosi, o ingaggiando meccanismi identitari (trib\u00f9, etnie, genti, nazioni) si scontra con la sua destinazione pi\u00f9 propria vedendo svanire la sua umanit\u00e0. L\u2019egocentrismo \u2013 la fede nel soggetto implicita a livello teorico-pratico in molta della <i>nostra<\/i> politica della giustizia cos\u00ec come nel costrutto soggetto-oggetto della riflessione filosofica classica \u2013 diviene chiusura rispetto al vivere in senso autentico. Chiusura che nega il <i>sorgere<\/i> della coscienza e, accostandosi al nulla, scopre la morte, direbbe Kierkegaard, in un disagio senza fine attraversato da capo a piedi dalla smania di padroneggiare e possedere. Se tale possibilit\u00e0 \u00e8 iscritta nel cuore stesso della responsabilit\u00e0, un sottrarsi ed un\u2019orientarsi che dice della stessa libert\u00e0 come dono, \u00e8 un fatto che attiene ancora una volta alla responsabilit\u00e0 di ciascuno, attraverso l\u2019esercizio e l\u2019esempio, il ricondurre l\u2019ordine personale, familiare, sociale e infine politico verso una destinazione pienamente umana.<\/p>\n<p>Un nuovo umanesimo fortemente capace di trascendenza pu\u00f2 dunque sorgere a partire da queste condizioni pre-essenziali svelate alla luce delle decostruzioni l\u00e9vinasiane e derridiane: laddove l\u2019altro non si veda espropriato da s\u00e9 e il s\u00e9 da s\u00e9, dal suo essere <i>altro<\/i> , a causa della negazione-violenza, sia pure mediata, verso i propri simili.<\/p>\n<p>Una trama invisibile ma potente nella sua forza lega l\u2019umanit\u00e0 intera, tanto che ogni rivolgersi contro l\u2019altro ( <i>hostis<\/i> ) diviene atto perpetrato contro s\u00e9 medesimi. Ci\u00f2 non implica l\u2019approdo ad una visione utilitaristica, ma indirizza verso una civilt\u00e0 a-venire iscritta nel\u2019abissale fondo dell\u2019umano come imprevedibilit\u00e0 non decidibile, ma che pu\u00f2 nascere, all\u2019interno di un\u2019apparente aporia senza fine, da una prima decisione \u2013 adesione \u2013 all\u2019accoglienza come infinita apertura ospitale.<\/p>\n<p><b>Lo stato d\u2019eccezione e la sospensione dell\u2019incontro<\/b><\/p>\n<p>Il momento che viviamo \u00e8 segnato da una profonda sofferenza e da un pervasivo senso di impotenza. Questi si contrappongono in modo eclatante, nella loro effettivit\u00e0, al modo in cui la civilt\u00e0 industrializzata propaganda e gestisce il suo <i>proprium<\/i> . Nello scacco del mondo scientifico e del suo metodo consueto, si sperimenta un fallimento che travalica la contingenza e svela disfunzioni e disequilibri pi\u00f9 ampi e permanenti.<\/p>\n<p>La globalizzazione, la capacit\u00e0 pervasiva di ogni valore, la livellazione delle differenze culturali presentata ingannevolmente come tensione all\u2019unit\u00e0, gli scambi internazionali, l\u2019intensificazione spasmodica degli spostamenti, presentano adesso l\u2019altra faccia della medaglia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene in modo che l\u2019intero pianeta si veda costretto ad una condizione di immobilit\u00e0 che stride in modo evidente con le spasmodiche corse al denaro, alla produzione ed al consumo del presente, se non proprio con la <i>routine<\/i> dei singoli. Il tempo eccedente non \u00e8 tuttavia, come alcuni sostengono, un tempo liberato \u2013 ideale e oggetto di lotta negli anni \u201860 \u2013 ma di un tempo del lutto, svuotato dal proprio senso sovraccarico, ma per cui \u00e8 pur sempre talvolta possibile intravedere un utilizzo inedito. L\u2019ora del lutto rischia di far dimenticare (si tratta di <i>altri<\/i> ) tutti coloro che soffrono a prescindere dalla situazione attuale, per via di condizioni di vita inaccettabili e sovente dettate tanto dall\u2019egoismo dei singoli quanto dal colonialismo finanziario della politica capitalista. La sospensione dell\u2019incontro con l\u2019altro, chiunque esso sia, vicino di casa, passante, amico, immigrato, riconduce, nello stato d\u2019eccezione creatosi per via del diffondersi del Covid-19, ad una condizione di paura generalizzata che ci assimila tutti a degli stranieri. Lo statuto attuale dello straniero, difatti, al contrario che nei libri della <i>Torah<\/i> richiamati da L\u00e9vinas, si nutre di questi elementi di distanza, timore e diffidenza in quanto considerato potenziale veicolo del male, dell\u2019ignoto che incarna, di ci\u00f2 che non possiamo prevedere e padroneggiare e da cui dobbiamo proteggerci. Tuttavia \u00e8 proprio questa imprevedibilit\u00e0, o apertura infinita al differire, che permette al vissuto di acquisire senso e pienezza. Un riflessione ulteriore nasce guardando alla vicenda del vecchio <i>Edipo a Colono<\/i> di Sofocle, non a caso ripresa da Derrida in un\u2019intervista dal titolo: <i>De l<\/i> \u2019 <i>hospitalit\u00e9<\/i> . <sup> <a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\">9<\/a> <\/sup><i> <\/i> Edipo, anche oggi, non pu\u00f2 rivelare il luogo della sua sepoltura e si trova a marcare, per via della sua <i>stranierit\u00e0<\/i> assoluta, il non-luogo dell\u2019elaborazione del lutto negato ai propri congiunti. Il suo \u201csegreto\u201d, al fine di garantire \u2013 promettere \u2013 l\u2019eterna e infinita protezione della civilt\u00e0 a-venire, \u00e8 tuttavia questa volta affidato non pi\u00f9 al solo Teseo ma a ciascuno di noi. Ci\u00f2 nell\u2019appello al riconoscimento della fragilit\u00e0 umana, di ogni uomo, ma anche della sua forza nel poter decidere l\u2019indecidibile e compiere l\u2019impossibile. Quell\u2019utopia di un\u2019etica dell\u2019accoglienza universale fulcro di una concezione cosmopolita \u2013 per la quale i continenti si uniscono anzich\u00e9 dividersi al loro interno \u2013 in altri termini pu\u00f2 divenire oggetto di una nuova presa in considerazione consapevole grazie alle dinamiche solidali innescatesi e da innescare.<\/p>\n<p>Se i tratti del vissuto etico vengono minati alla radice, in quanto sottoposti ad una <i>epoch\u00e8<\/i> ulteriore rispetto a quella posta in essere dal senso comune pi\u00f9 diffuso \u2013 il razzismo latente generalizzato \u2013 sar\u00e0 compito di ciascuno rivalorizzare la relazione <i>con<\/i> l\u2019altro in una prospettiva abbracciante pi\u00f9 ampia di quanto non avesse mai fatto sin ora.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup> #<\/sup> <span lang=\"de-DE\"> E. L\u00e9vinas, <span lang=\"de-DE\"><i>Martin Buber<\/i> <span lang=\"de-DE\">, Lit 2014, Kindle Edition. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup> #<\/sup> Cfr. J. Derrida, <i>Addio a Emmanuel L\u00e9vinas<\/i> , Jaka Book 2011, pp. 99-100; J. Derrida, <i>Perdonare<\/i> , Raffaello Cortina 2004, p. 29.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup> #<\/sup> C. Resta, <i>L\u2019evento dell\u2019altro<\/i> , Bollati Boringhieri 2011, p. 55-58.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><sup> #<\/sup> <i>Ivi<\/i> , p. 97.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><sup> #<\/sup> Ad. es. A. Cozzo, <i>Conflittualit\u00e0 nonviolenta. Filosofia e pratiche di lotta comunicativa<\/i> , Mimesis 2004.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><sup> #<\/sup> <i>Lc<\/i> 6, 27-29.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><sup> #<\/sup> Cfr. F. Berardi, <i>Come si cura il nazi<\/i> , Castelvecchi 1993.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><sup> #<\/sup> C. Resta, <i>L\u2019evento dell\u2019altro<\/i> , pp. 99-100.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a><sup> #<\/sup> <span lang=\"fr-FR\"> J. Derrida, <span lang=\"fr-FR\"><i>De l\u2019hospitalit\u00e9<\/i> <span lang=\"fr-FR\">, Calman-L\u00e9vy, 1997, pp. 85 e ss. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due prospettive contemporanee sull\u2019accoglienza I mutamenti filosofici, teorici e pratici del secondo \u2018900, segnano in gran parte un ritorno all\u2019etica. Tuttavia non si tratta, in senso stretto, di un ritorno al paradigma architettonico del sapere aristotelico. 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