{"id":106810,"date":"2014-05-10T23:47:07","date_gmt":"2014-05-10T22:47:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=106810"},"modified":"2014-05-14T13:15:12","modified_gmt":"2014-05-14T12:15:12","slug":"alimentazione-dipendente-dal-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/05\/alimentazione-dipendente-dal-petrolio\/","title":{"rendered":"Un&#8217;alimentazione dipendente dal petrolio"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">Anche se non sembra, mangiamo petrolio. L&#8217;attuale modello di produzione, distribuzione e consumo alimentare \u00e8 dipendente dall\u2019 &#8220;oro nero&#8221;. Senza petrolio, non potremmo mangiare come siamo abituati a fare. In uno scenario in cui sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile e pi\u00f9 costoso estrarre petrolio, come faremo quindi a nutrirci?<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">L&#8217;agricoltura industriale ci ha reso dipendenti dal petrolio: ne abbiamo bisogno dalla coltivazione, alla raccolta, alla commercializzazione fino al consumo. La rivoluzione verde, ossia le politiche che, come ci avevano assicurato, avrebbero modernizzato l&#8217;agricoltura e messo fine alla fame nel mondo, attuate tra gli anni \u201940 e \u201870, ci hanno reso \u201cdrogati\u201d di questo combustibile fossile, che si \u00e8 affermato grazie anche al suo prezzo relativamente basso. La meccanizzazione dei sistemi agricoli e l&#8217;uso intensivo di fertilizzanti e pesticidi chimici ne sono l&#8217;esempio migliore. Queste politiche hanno causato la privatizzazione dell&#8217;agricoltura, lasciando agricoltori e consumatori nelle mani di un pugno di multinazionali del business agricolo.<\/p>\n<p><span>Sebbene la rivoluzione verde abbia insistito sull&#8217;aumento della produzione alimentare per eliminare di conseguenza la fame, la realt\u00e0 \u00e8 stata ben diversa. <\/span><span>L<\/span><span>a produzione per ettaro \u00e8 effettivamente cresciuta e secondo i dati della FAO, tra gli anni \u201870 e \u201890, il cibo totale pro capite a livello mondiale \u00e8 aumentato dell&#8217;11%. <\/span><span>Tuttavia da<\/span><span> questo non <\/span><span>\u00e8 derivata<\/span><span> una vera e propria diminuzione della fame, come segnala Jorge Riechmann nel suo libro \u201cCuidar la T(tierra)\u201d, poich\u00e9 <\/span><span>il numero di persone ridotte alla fame sul pianeta\u00a0<\/span><span>nello stesso periodo <\/span><span>(<\/span><span>esclu<\/span><span>sa<\/span><span> la Cina, la cui politica agricola era governata da altri parametri<\/span><span>)<\/span><span> \u00e8 aumentato anch\u2019esso dell\u201911%, passando da 536 a 597 milioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">Inoltre, la rivoluzione verde ha avuto conseguenze molto negative a lungo termine sia per i piccoli e medi imprenditori agricoli che per la sicurezza alimentare. In particolare, ha aumentato il potere delle aziende agro-alimentari lungo tutta la filiera, ha causato la perdita del 90% dell\u2019agrodiversit\u00e0 e della biodiversit\u00e0, ha massicciamente ridotto il livello freatico, ha causato l&#8217;aumento della salinit\u00e0 e dell&#8217;erosione del suolo, ha sfollato milioni di agricoltori dalle campagne e li ha diretti verso le baraccopoli, ha smantellato i sistemi agricoli tradizionali e ci ha reso \u201cpetrolio-dipendenti\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\"><strong>Un\u2019agricoltura \u201cdrogata\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">L&#8217;introduzione su larga scala delle macchine agricole \u00e8 stata una delle prime rivoluzioni. Negli Stati Uniti, per esempio, nel 1850, come indicato nel rapporto\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.populationmatters.org\/documents\/food_energy.pdf?phpMyAdmin=e11b8b687c20198d9ad050fbb1aa7f2f\"><span lang=\"es-ES\">Food, Energy and Society<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">,\u00a0la trazione animale era la principale fonte di energia nelle campagne e rappresentava il 53% del totale, seguita dalla forza umana con il 13%. Cento anni pi\u00f9 tardi, nel 1950, con l&#8217;introduzione di macchinari a combustibile fossile, le due energie del passato rappresentavano solo l&#8217;1%. La dipendenza da macchinari agricoli (trattori, mietitrebbie, camion&#8230;) \u00e8 enorme, soprattutto nelle grandi piantagioni e nelle monocolture. E\u2019 a partire dalla produzione che l&#8217;agricoltura \u00e8 \u201cincatenata\u201d al petrolio.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">L&#8217;attuale sistema agricolo, con la coltivazione di cibo in grandi serre che prescindono dalla stagionalit\u00e0 e dal clima, comporta la necessit\u00e0 sia di derivati del petrolio che di un elevato consumo energetico. Pompe, contenitori, tubi imbottiti, reti, tetti e teli, tutto \u00e8 di plastica. La Spagna, <\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.alecoconsult.com\/index.php?id=espana-cuenta-con-66000-hectareas-de-cultivos-de-invernaderos-de-plastico\"><span lang=\"es-ES\">secondo i dati del Ministero dell&#8217;Agricoltura e dell&#8217;Ambiente<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">,\u00a0\u00e8 il primo paese per estensione della coltivazione con uso di materie plastiche nell\u2019Europa Mediterranea, con 66.000 ettari coltivati, la maggior parte in Andalusia, e pi\u00f9 precisamente ad Almeria; seguono a una certa distanza Murcia e le Canarie. E cosa si fa con tanta plastica una volta che non serve pi\u00f9?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">L&#8217;uso intensivo di fertilizzanti chimici e pesticidi \u00e8 un ulteriore esempio della dipendenza dal petrolio del modello agricolo. Secondo il rapporto\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.sustainweb.org\/publications\/?id=98http:\/\/orgprints.org\/4138\/1\/4138.pdf\"><span lang=\"es-ES\">Eating oil: food supply in a changing climate<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">, la commercializzazione di fertilizzanti e pesticidi \u00e8 aumentata rispettivamente del 18% e del 160 %, tra il 1980 e il 1998. Il sistema agricolo dominante ha bisogno di alte dosi di fertilizzanti a base di petrolio e gas naturale, come ammoniaca, urea, ecc, che sostituiscono i nutrienti del terreno. Le multinazionali petrolifere come Repsol, Exxon Mobile, Shell e Petrobras hanno nel loro portafoglio investimenti nella produzione e nella commercializzazione di fertilizzanti agricoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">I pesticidi chimici sintetici sono un&#8217;altra importante dimostrazione di questa dipendenza dai combustibili fossili. La rivoluzione verde, come abbiamo analizzato, ha diffuso l\u2019uso di pesticidi chimici e, di conseguenza, la necessit\u00e0 del petrolio per fabbricarli. Per non parlare poi dell&#8217;impatto ambientale che comporta l\u2019uso di questi agrotossici, dell&#8217;inquinamento e dell&#8217;esaurimento del terreno e delle acque, e delle conseguenze sulla salute di agricoltori e consumatori.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\"><strong>Alimenti viaggiatori<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Il petrolio \u00e8 necessario anche per i\u00a0lunghi viaggi che trasportano gli alimenti dal luogo dove vengono coltivati \u200b\u200ba quello dove vengono consumati. Si stima che il cibo percorra in media circa 5000 chilometri dal campo alla tavola, secondo\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/amigosdaterra.net\/info\/080513_adt\/images\/documentos\/03_doc-a.cooperacion\/120428_informe_alimentoskm.pdf\"><span lang=\"es-ES\">un rapporto di Amici della Terra<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">,\u00a0con conseguente utilizzo di idrocarburi e aumento dell\u2019inquinamento. Questi &#8220;alimenti viaggiatori&#8221;, secondo il rapporto, generano quasi 5 milioni di tonnellate di CO2 all&#8217;anno, contribuendo al peggioramento del cambiamento climatico.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">La globalizzazione alimentare, nella sua corsa per ottenere il massimo beneficio, trasferisce la produzione alimentare, cos\u00ec come ha fatto con tanti altri settori dell&#8217;economia produttiva. Da un lato, produce su larga scala nei paesi del Sud del mondo, approfittando di condizioni di lavoro precarie e di una legislazione ambientale inesistente, vendendo poi qui le sue merci a prezzi competitivi. Dall\u2019altro lato, produce nel Nord, grazie alle sovvenzioni agricole nelle mani delle grandi imprese, commercializzando poi tali prodotti dall&#8217;altra parte del pianeta, vendendo sotto costo e facendo concorrenza sleale alla produzione autoctona. Qui risiede la ragione dell\u2019esistenza degli alimenti chilometrici: massimo vantaggio per pochi; massima precariet\u00e0, povert\u00e0 e inquinamento ambientale per tutti gli altri.<\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Nel 2007 sono state importate in Spagna oltre 29 milioni di tonnellate di cibo, il 50% in pi\u00f9 rispetto al 1995. Tre quarti erano cereali, preparati a base di cereali e mangimi per l&#8217;alimentazione zootecnica, provenienti soprattutto da Europa e America centrale e meridionale, come indicato nel <a href=\"http:\/\/amigosdaterra.net\/info\/080513_adt\/images\/documentos\/03_doc-a.cooperacion\/120428_informe_alimentoskm.pdf\">rapporto<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/amigosdaterra.net\/info\/080513_adt\/images\/documentos\/03_doc-a.cooperacion\/120428_informe_alimentoskm.pdf\"><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><span lang=\"es-ES\">\u00a0Alimenti chilometrici<\/span><\/span><\/span><\/a><span lang=\"es-ES\">.\u00a0Anche i cibi tipici che consumiamo, come ceci o vino, provengono da migliaia di chilometri di distanza. L\u201987% dei fagioli che mangiamo qui provengono dal Messico, la loro coltivazione in Spagna \u00e8 caduta a picco. Che senso ha il traffico internazionale di alimenti da un punto di vista sociale e ambientale? Nessuno.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Secondo il rapporto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sustainweb.org\/publications\/?id=98http:\/\/orgprints.org\/4138\/1\/4138.pdf\">Eating oil: food supply in a changing climate<\/a>, un tipico pasto domenicale in Gran Bretagna con patate italiane, carote del Sud Africa, fagiolini Tailandesi, carni bovine provenienti dall\u2019Australia, broccoli del Guatemala, fragole della California e mirtilli della Nuova Zelanda come dessert genera, a causa del trasporto, 650 volte pi\u00f9 gas serra rispetto a quelli che verrebbero emessi se quel cibo fosse coltivato e comprato localmente. Il numero totale di chilometri che l&#8217;insieme di questi &#8220;alimenti viaggiatori\u201d compie dal campo alla tavola \u00e8 di 81 mila, l&#8217;equivalente di due giri completi del pianeta Terra. E\u2019 irrazionale se si considera che molti di questi prodotti sono coltivati anche localmente. La Gran Bretagna importa grandi quantit\u00e0 di latte, carne di maiale, agnello e altri alimenti di base, nonostante ne esporti altrettante quantit\u00e0, e lo stesso accade qui in Spagna.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\"><b>Mangiare plastica<\/b><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Che cosa succede una volta che il cibo raggiunge il supermercato? Plastica e ancora plastica, fatta con derivati del petrolio. Cos\u00ec, troviamo l\u2019imballaggio primario che contiene il prodotto, un confezionamento secondario che mette in mostra l\u2019alimento sullo scaffale e alla fine lo portiamo a casa in una busta di plastica. In Catalogna, ad esempio, dei 4 milioni di tonnellate di rifiuti all&#8217;anno,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.residusiconsum.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=226:analisi-de-la-produccio-de-residus-associada-a-la-cistella-estandard-de-la-compra&amp;catid=35:estudis-2010&amp;Itemid=62\">i contenitori di plastica sono il<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/www.residusiconsum.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=226:analisi-de-la-produccio-de-residus-associada-a-la-cistella-estandard-de-la-compra&amp;catid=35:estudis-2010&amp;Itemid=62\"><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><span lang=\"es-ES\">\u00a025%<\/span><\/span><\/span><\/a><span lang=\"es-ES\">. I supermercati confezionano tutto, la vendita sfusa \u00e8 ormai storia.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/premsa.gencat.cat\/pres_fsvp\/AppJava\/notapremsavw\/detall.do?id=36307\"><span lang=\"es-ES\">Uno studio commissionato dall&#8217;Agenzia Catalana del Consumo<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">\u00a0evidenzia che comprare in negozi di vicinato invece che in supermercati o in centri commerciali genera il 69% in meno di rifiuti.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Un aneddoto personale illustra bene questa tendenza. Quando ero piccola, a casa mia si comprava l\u2019acqua in grandi bottiglie di vetro di otto litri; oggi invece quasi tutta l&#8217;acqua che viene venduta \u00e8 imbottigliata in contenitori di plastica. Ed \u00e8 anche diventato di moda acquistare confezioni di sei bottiglie da un litro e mezzo. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi, quindi, che dei 260 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica nel mondo, la maggior parte di essi sono contenitori di acqua o latte, come\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.terra.org\/categorias\/peliculas\/plastic-planet\"><span lang=\"es-ES\">indicato dalla Fondazione Terra<\/span><\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">.\u00a0La Spagna, secondo tale fonte, \u00e8 il produttore leader in Europa di sacchetti di plastica usa e getta e ne \u00e8 il terzo consumatore. Si stima che la durata media dell&#8217;utilizzo di un sacchetto di plastica \u00e8 di 12 minuti, ma la sua decomposizione pu\u00f2 richiedere 400 anni. Traete voi le conclusioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Viviamo in un mondo di plastica, come brillantemente ha illustrato l&#8217;austriaco Werner Boote nel suo film\u00a0\u2018<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.rtve.es\/alacarta\/videos\/dias-de-cine\/dias-cine-plastic-planet\/1419992\/\">Plastic Planet<\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">\u2018\u00a0nel quale afferma: &#8220;La quantit\u00e0 di plastica che abbiamo prodotto dall&#8217;inizio dell&#8217;era della plastica \u00e8 abbastanza per avvolgere fino a sei volte il pianeta con le buste&#8221;. Inoltre, che impatto ha la sua onnipresenza nella vita quotidiana sulla nostra salute? Un testimone in questo film dice: &#8220;Noi mangiamo e beviamo plastica&#8221;. E questo, come denuncia il documentario, prima o poi lo sconteremo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">La grande distribuzione non ha solo contribuito al largo consumo di grandi quantit\u00e0 di plastica, ma anche all&#8217;uso della macchina per andare a fare la spesa. La proliferazione di ipermercati, grandi magazzini e centri commerciali nelle periferie della citt\u00e0 obbliga a prendere l\u2019auto per raggiungere questi grandi centri. Se prendiamo l&#8217;esempio della Gran Bretagna, come indicato nel rapporto\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.sustainweb.org\/publications\/?id=98\">Eating oil: food suply in a changing climate<\/a>,<\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">\u00a0tra gli anni 1985\/86 e 1996\/98 il numero di viaggi alla settimana a persona in auto per fare acquisti \u00e8 passato da 1,7 a 2,4. Anche la distanza totale percorsa per persona \u00e8 aumentata da 14 km a 22 km a settimana, con un incremento del 57%. Pi\u00f9 chilometri, pi\u00f9 petrolio e pi\u00f9 CO2 a scapito anche del commercio locale. Se nel 1998 in Spagna esistevano 95.000 negozi,\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/esthervivas.com\/2007\/11\/21\/la-distribucion-moderna-la-invasion-de-los-supermercados\/\">nel 2004 questa cifra era scesa a 25.000<\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\"><b>Cosa fare?<\/b><\/p>\n<p class=\"western\"><span lang=\"es-ES\">Secondo\u00a0<\/span><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/crashoil.blogspot.com.es\/2010\/11\/la-agencia-internacional-de-la-energia.html\">l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia<\/a><\/span><\/span><span lang=\"es-ES\">,\u00a0la produzione di petrolio convenzionale ha raggiunto il picco nel 2006. In un mondo in cui il petrolio scarseggia, cosa e come mangeremo? In primo luogo, \u00e8 necessario notare che pi\u00f9 l\u2019agricoltura \u00e8 industriale, intensiva, chilometrica e globalizzata pi\u00f9 dipende dal petrolio. Al contrario un sistema contadino, agroecologico, locale e stagionale comporta meno dipendenza dai combustibili fossili. La conclusione credo sia ovvia.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"es-ES\">Es urgente apostar por un modelo de agricultura y alimentaci\u00f3n antag\u00f3nico al dominante, que ponga en el centro las necesidades de la mayor\u00eda y el ecosistema. No se trata de una vuelta rom\u00e1ntica al pasado, sino de la imperiosa necesidad de cuidar la tierra y garantizar comida para todos. O apostamos por el cambio o cuando no quede m\u00e1s remedio que cambiar, otros, como tantas veces, van a hacer negocio con nuestra miseria. No dejemos que se repita la historia.<\/p>\n<p lang=\"es-ES\">*Articolo su P\u00fablico.es, 04\/05\/2014.<\/p>\n<p lang=\"es-ES\">Traduzione dallo spagnolo di Martina Marsili<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se non sembra, mangiamo petrolio. L&#8217;attuale modello di produzione, distribuzione e consumo alimentare \u00e8 dipendente dall\u2019 &#8220;oro nero&#8221;. Senza petrolio, non potremmo mangiare come siamo abituati a fare. 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