{"id":106680,"date":"2014-05-09T20:26:42","date_gmt":"2014-05-09T19:26:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=106680"},"modified":"2014-12-29T18:41:39","modified_gmt":"2014-12-29T18:41:39","slug":"crimea-narrative-della-divisione-e-prospettive-di-una-peacebuilder","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/05\/crimea-narrative-della-divisione-e-prospettive-di-una-peacebuilder\/","title":{"rendered":"Crimea, narrative della divisione e prospettive di una peacebuilder"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"line-height: 1.5em;\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Crimea.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"504\" \/> Foto di http:\/\/www.youthunitedpress.com\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Fino a poco tempo fa, Iryna Brunova-Kalisetska, peacebuilder in conflitti di identit\u00e0 e diversit\u00e0 dell\u2019educazione in un contesto multiculturale e multireligioso, viveva e lavorava in Crimea. Dopo l\u2019annessione da parte della Russia della penisola ucraina, si \u00e8 ritrovata, come migliaia di persone, a dover affrontare una situazione che richiede scelte molto ardue. Per vari motivi, tra cui la preoccupazione per la sua incolumit\u00e0 personale, lascia la sua citt\u00e0 natale Sinferopoli, in Crimea e attualmente vive a Kiev, capitale dell\u2019Ucraina. Mentre prova a rimettere insieme la sua vita continua a dare il suo contribuito per trovare soluzioni pacifiche a una situazione che va sempre pi\u00f9 deteriorandosi.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Mentre i social media si concentrano sulla dimensione geopolitica della crisi, Iryna mette in luce gli effetti che il conflitto ha avuto sulla sua vita e su quella della popolazione ucraina dal novembre del 2013. Inoltre, durante una conversazione con Deniz Duzenli e Zahid Movlazadeh della Rete Globale per la Prevenzione dei Conflitti Armati (GPPAC), si \u00e8 soffermata sulle minacce e sulle possibilit\u00e0 degli interventi di peacebuilding.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Il GPPAC \u00e8 una rete guidata dalle societ\u00e0 civili con l\u2019obbiettivo di prevenire i conflitti armati in tutto il mondo. Iryna Brunova-Kalisetska \u00e8 un membro del GPPAC e lavora in Ucraina e nell\u2019Europa Orientale. Precedentemente Professore Associato di Psicologia presso l\u2019Universit\u00e0 Nazionale di Tavrida e coordinatrice di diverse iniziative di pace e di educazione per la risoluzione dei conflitti in Crimea e in altri contesti colpiti dal conflitto.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Gestire la propria identit\u00e0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal novembre dello scorso anno, ho dovuto prestare maggiore attenzione ed essere pi\u00f9 consapevole riguardo la distinzione dei diversi ruoli da me incarnati come lettrice universitaria, peacebuilder, attivista civile, psicologa ed esperta politica. Nella comunicazione e nel mio impegno pubblico quotidiano nelle conferenze universitarie, nelle riflessioni e comunicazioni tramite social media, nel mio impegno con i colleghi o con i destinatari dei progetti di educazione alla pace, vi \u00e8 una crescente riflessione interna sul modo in cui le mie parole ed azioni possono influenzare un interlocutore o un pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando e rianalizzando le mie risposte emotive dettate dalla paura, gli stereotipi e le percezioni distorte costituiscono una parte della mia routine mentale quotidiana. Tutto questo, a sua volta, gestisce il modo in cui manovro e rispondo a simili reazioni tra amici, colleghi e studenti nel tentativo di prevenire il loro stesso incoraggiamento della polarizzazione a livello individuale ed interpersonale \u2013 \u00e8 questa la responsabilit\u00e0 di cui un peacebuilder deve farsi carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Lavorare attraverso i valori fonte di divisioni<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cara amica, giornalista della Crimea, aveva delle forti convinzioni a favore della Russia e di Putin. Sin dal principio della divisione tra coloro a favore dell\u2019EuroMaidan e gli AntiMaidan, entrambe eravamo coscienti del fatto che le nostre interpretazioni e percezioni degli eventi a Kiev e in Crimea erano fondamentalmente opposte. Fummo comunque d\u2019accordo che queste differenze non si sarebbero dovute tradurre in uno scontro interpersonale. Tuttavia, contestualizzandole, le differenze si convertono in un meccanismo di peacebuinding. Voglio dire che ad un certo punto le manifestazioni in Ucraina continuarono e ci fu un momento nel quale, in Crimea, furono molto probabili episodi di violenza interetnica. Due manifestazioni furono contemporaneamente programmate a Sinferopoli. Si deline\u00f2 la possibilit\u00e0 che i tatari di Crimea a favore dell\u2019EuroMaidan e i movimenti e le organizzazioni politiche russe si scontrassero con gravissime conseguenze. In linea con i nostri orientamenti politici, partecipammo a due diverse manifestazioni. Continuammo tuttavia a comunicare con l\u2019altra assicurandoci di trasmetterci a vicenda gli indicatori di aumento delle tensioni da ciascun lato o in caso ci fosse una proposta di attacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei continua a vivere in Crimea, mentre io mi sono trasferita a Kiev. Continuiamo a scambiarci osservazioni\u00a0 e percezioni da entrambi i lati \u2013 in questo caso, letteralmente attraverso le divisioni. \u00c8 di fondamentale importanza mantenere una connessione con una persona \u201cdall\u2019altro lato\u201d con la quale poter riflettere non solo su posizioni differenti ma anche parlare apertamente delle proprie paure e profonde preoccupazioni al riguardo, sapendo che la realt\u00e0 di queste differenze \u00e8 rispettata ed accettata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Le ardue scelte di identit\u00e0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli sviluppi recenti hanno colpito diversi gruppi in modi differenti, rimane per\u00f2 ancora da analizzare dettagliatamente la misura e le modalit\u00e0 in cui questi gruppi sono stati colpiti. Molti si sono visti costretti dal conflitto a scegliere tra identit\u00e0 multiple, che siano di natura etnica, culturale, linguistica, politica, regionale o civile. \u00c8 una scelta che devono fare persone che tradizionalmente popolano la penisola, con un bagaglio culturale diversificato: russi, ucraini, tartari di Crimea, ebrei, azerbaigiani, armeni, tedeschi, greci ed altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste decisioni sono molto pi\u00f9 dolorose\u00a0 per gli ucraini e i tatari di Crimea, i quali si identificano sia con l\u2019Ucraina che con la Crimea. Infatti, se gli ucraini della Crimea si sono sentiti abbandonati da Kiev subito dopo l\u2019occupazione russa, i tatari di Crimea hanno vissuto questa situazione come la recente deportazione del 1944 da parte dell\u2019Unione Sovietica. Attualmente, c\u2019\u00e8 rabbia e disperazione per l\u2019annessione della Crimea alla Russia, da sempre in opposizione. Stanno affrontando due opzioni: la scelta tra rimanere un cittadino ucraino in Crimea, le cui procedure per ottenere un permesso di residenza, per lavorare e per possedere una propriet\u00e0 sono poco chiare; oppure, diventare un cittadino russo, che renderebbe la vita quotidiana pi\u00f9 semplice, ma potrebbe esser visto come un atto di odio verso la propria madrepatria e identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Le implicazioni sulla vita quotidiana<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo alcune stime, circa 5.000 persone hanno gi\u00e0 lasciato la Crimea. Non vi \u00e8 alcuna informazione specifica sull\u2019identit\u00e0 etnica di queste persone, in ogni caso, il motivo principale \u00e8 chiaro: non vogliono vivere sotto la legge russa. La separazione familiare sta provocando delle perdite, molti si trovano ad affrontare la difficile decisione se rimanere a casa, in Crimea, dove il loro futuro \u00e8 incerto o spostarsi in altre regioni, in Ucraina o all\u2019estero per un futuro migliore. Per le generazioni pi\u00f9 giovani che sperano di costruire il loro futuro altrove, la decisione non \u00e8 facile come potrebbe sembrare, perch\u00e9 significa lasciare la famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persino i russi in Crimea non possono totalmente comprendere le conseguenze e il livello dell\u2019impatto sulle loro vite. Per esempio, i genitori russi di giovani ragazzi mai avrebbero potuto immaginare che i loro figli avessero dovuto arruolarsi nell\u2019esercito russo all\u2019et\u00e0 di 18 anni e prestare servizio nel Caucaso del Nord, che per molti non \u00e8 di certo l\u2019opzione pi\u00f9 ambita. Inoltre, vedono nelle loro vite una maggiore influenza e propaganda della politica russa. Per fare un esempio, un cartellone, apparso recentemente in una stazione ferroviaria in Crimea, ritrae i visi delle autorit\u00e0 dell\u2019opposizione russa descrivendoli come agenti di guerra sotto l\u2019influenza occidentale. Questo tipo di propaganda non \u00e8 mai stata comune in Crimea. C&#8217;era una barzelletta popolare sui gruppi russi che protestavano contro l\u2019EuroMaidan che diceva che questa sarebbe potuta essere la loro ultima protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le maggiori implicazioni pratiche, provocate dalla situazione attuale, riguardano la vita quotidiana. Avvocati e notai licenziati in Ucraina non possono praticare in quella che oggi \u00e8 la Russia. Propriet\u00e0, matrimoni ed anche bambini appena nati non possono essere registrati. Questo sta provocando rabbia e frustrazione, il tutto peggiorato dalla nuova situazione politica. I partiti politici russi sono gi\u00e0 presenti, pronti per le elezioni locali programmate per settembre. La gente teme di non poter prenderne parte a causa del lungo e povero processo per ottenere un passaporto russo e acquisire il diritto di voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Il peacebuilding in Ucraina<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso dimentichiamo che in un contesto di violenza in atto, parlare o impiegare approcci di peacebuilding \u00e8 percepito in modo diverso rispetto alle situazioni pre o post-violenza. Una popolazione colpita dal conflitto non ha necessariamente la capacit\u00e0 emotiva di pensare in termini di peacebuilding. Spesso pensiamo che i gruppi abbraccerebbero con entusiasmo iniziative del genere, la realt\u00e0 \u00e8 differente. Qual \u00e8 il mezzo pi\u00f9 efficace per promuovere il dialogo quando la popolazione \u00e8 preoccupata prima di tutto per la propria incolumit\u00e0 e sicurezza fisica e rivolgersi alle armi sembra l\u2019opzione pi\u00f9 fattibile per difendersi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto rete, stiamo facendo tutto ci\u00f2 che si possa fare in questa situazione: psicologi professionali della rete hanno aiutato i diversi gruppi della Crimea sia prima che dopo l\u2019annessione. I miei colleghi del GPPAC hanno riconciliato gruppi soprattutto di differenti citt\u00e0 per allentare le tensioni. Siamo anche attivi nel fornire analisi del conflitto e condividerle con importanti istituzioni e con il pubblico sia attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali che i social media. Altri membri non ucraini della rete, soprattutto dalla Moldavia, dalla Bielorussia e dalla Russia stanno offrendo il loro aiuto e consigli su strategie di prevenzione del conflitto efficaci che possano essere impiegate in questa situazione di crisi in Ucraina. Il lavoro \u00e8 stato avviato anche nell\u2019Ucraina orientale \u2013 membri della rete hanno recentemente visitato la citt\u00e0 di Donec\u2019k e trascorso qui qualche giorno occupandosi di gruppi di diversa appartenenza politica e culturale per identificare gli incentivi e le opportunit\u00e0 potenziali per riconciliarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto rete GPPAC, abbiamo sviluppato un processo che cerca di indirizzare la crisi alimentando il dialogo condotto dalle societ\u00e0 civili tra i diversi gruppi all\u2019interno della nazione, in cui diversi gruppi di interesse riescono ad articolare le loro necessit\u00e0, le paure e le motivazioni con la speranza di giungere ad una comprensione condivisa del modo in cui risolvere le tensioni sia a breve che a lungo termine. Inoltre, stiamo esaminando la riconciliazione delle societ\u00e0 civili, dei media e degli esperti politici dell\u2019Ucraina e della Russia per intavolare un dialogo tra le parti divise della societ\u00e0. Continueremo a monitorare la situazione da vicino mentre condividiamo le nostre analisi con il pubblico e con le autorit\u00e0 politiche, quando possibile. Si tratta di un processo a lungo termine che dipende enormemente dalla realt\u00e0 politica e dagli spazi della societ\u00e0 civile da occupare. In generale, c\u2019\u00e8 tanto lavoro per un peacebuilder, e come sempre ho paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Zahid Movlazadeh sostiene il lavoro del GPPAC in Europa Orientale;<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Deniz Duzenli \u00e8 Content Manager presso il Segretariato Globale del GPPAC. www.gppac.net.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Traduzione dall&#8217;inglese di Francesca Vanessa Ranieri<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foto di http:\/\/www.youthunitedpress.com\/ Fino a poco tempo fa, Iryna Brunova-Kalisetska, peacebuilder in conflitti di identit\u00e0 e diversit\u00e0 dell\u2019educazione in un contesto multiculturale e multireligioso, viveva e lavorava in Crimea. 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