{"id":106262,"date":"2014-05-08T16:58:20","date_gmt":"2014-05-08T15:58:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=106262"},"modified":"2014-05-08T17:21:50","modified_gmt":"2014-05-08T16:21:50","slug":"sud-sudan-rapporto-amnesty","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/05\/sud-sudan-rapporto-amnesty\/","title":{"rendered":"Sud Sudan: nuovo rapporto di Amnesty"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/campoporfighiSudSusan-MSF-600x450.jpg\" width=\"600\" height=\"450\" \/> foto RSF<\/p>\n<p>Nuove ricerche svolte nel Sud Sudan, rese pubbliche oggi da un rapporto di Amnesty International, hanno rivelato atrocita\u2019 orribili commesse da entrambe le parti coinvolte nel conflitto: secondo l\u2019organizzazione per i diritti umani, gli attacchi contro i civili sulla base dell\u2019origine etnica e della presunta affiliazione politica costituiscono crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanita\u2019.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International contiene testimonianze di sopravvissuti ai massacri e alla violenza sessuale commessi nel corso di un conflitto che ha costretto oltre un milione di persone a lasciare le loro case e ha trascinato il piu\u2019 giovane paese della comunita\u2019 internazionale verso un disastro umanitario.<br \/>\nDa quando, nel dicembre 2013, e\u2019 esploso il conflitto tra le forze rivali fedeli rispettivamente al presidente Salva Kiir e all\u2019ex vicepresidente Riek Machar, la popolazione civile e\u2019 stata presa sistematicamente di mira nelle citta\u2019 e nei villaggi, nelle case, nelle moschee, negli ospedali e persino nelle basi delle Nazioni Unite dove aveva cercato rifugio. In alcuni di questi luoghi, i ricercatori di Amnesty International hanno trovato scheletri umani, corpi in decomposizione mangiati dai cani e fosse comuni, cinque delle quali a Bor che \u2013 secondo fonti governative \u2013 contenevano 530 cadaveri. Ovunque, hanno visto case saccheggiate e incendiate, ambulatori medici distrutti e depositi di aiuti alimentari depredati.<\/p>\n<p>\u201cLe nostre ricerche hanno rivelato l\u2019inimmaginabile sofferenza di molti civili impossibilitati a scappare dalla crescente spirale di violenza: persone massacrate proprio nei luoghi in cui si erano rifugiati, bambine e donne incinte stuprate, anziani e ammalati uccisi nei letti d\u2019ospedale\u201d \u2013 ha dichiarato Michelle Kagari, vicedirettrice di Amnesty International per l\u2019Africa Orientale.<\/p>\n<p>\u201cEntrambe le parti in conflitto hanno mostrato il totale disprezzo per i piu\u2019 elementari principi del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Coloro che, lungo tutta la catena di comando, hanno perpetrato, ordinato o tollerato questi gravi abusi, alcuni dei quali costituiscono crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanita\u2019, dovranno essere chiamati a renderne conto\u201d \u2013 ha aggiunto Kagari.<\/p>\n<p>Sebbene sia scaturito da uno scontro di natura politica, il conflitto ha assunto una chiara connotazione etnica tra i dinka, da cui provengono la maggior parte delle forze fedeli al presidente Kiir, e i nuer, il gruppo d\u2019origine della maggior parte dei disertori delle forze armate e delle milizie fedeli all\u2019ex presidente Machar. Civili appartenenti ai gruppi dinka, nuer e shilluk sono stati presi sistematicamente di mira solo a causa della loro etnia e della conseguente, presunta, affiliazione politica.<\/p>\n<p>Un sopravvissuto a un massacro ha raccontato di essere stato arrestato a Juba e portato, insieme ad almeno altre 300 persone, a una base militare: \u201cEravamo in stanze piccolissime, faceva tanto caldo e non avevamo acqua. A sera, abbiamo aperto la finestra per far entrare aria ma un attimo dopo i soldati hanno aperto il fuoco proprio dalla finestra. Nella mia stanza sono morte molte persone. I sopravvissuti si fingevano morti tra i cadaveri. Siamo sopravvissuti in 12\u201d.<\/p>\n<p>Una donna di Gandor ha descritto ad Amnesty International come sua cognata, di appena 10 anni, sia stata stuprata da una decina di soldati. Un\u2019altra donna ha raccontato di essere stata stuprata insieme ad altre 17 donne dai soldati governativi a Palop: \u201cEro incinta di tre mesi ma mi hanno violentato cosi\u2019 tante volte che il bambino e\u2019 uscito. Erano in nove. Se avessi rifiutato, mi avrebbero uccisa\u201d. La donna ha visto i soldati inserire larghi bastoni di legno nella vagina di sette donne che avevano rifiutato di essere stuprare. Le sette donne sono morte.<\/p>\n<p>A causa del conflitto, la situazione umanitaria nel Sud Sudan sta diventando sempre piu\u2019 precaria. La violenza in corso ha impedito a tante persone di rientrare alle loro terre nel periodo cruciale della semina. La carestia sara\u2019 quasi inevitabile. Con l\u2019arrivo della stagione delle piogge, le strade diventeranno presto impraticabili rendendo impossibile la fornitura di aiuti umanitari di cui c\u2019e\u2019 disperato bisogno nelle aree colpite dal conflitto. Le forniture di cibo e medicinali vengono deliberatamente bloccate, mentre le agenzie umanitarie sono state attaccate negli stati di Jonglei, Alto Nilo e Unita\u2019 e almeno tre operatori umanitari sono stati uccisi.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019esplosione di violenza nel Sud Sudan, lo scorso dicembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha unanimemente approvato l\u2019incremento temporaneo della forza di peacekeeping, ma il dispiegamento delle truppe aggiuntive e\u2019 stato lento e la Missione Onu nel Sud Sudan (Unmiss) e\u2019 in difficolta\u2019 nell\u2019adempimento al suo mandato di proteggere la popolazione civile.<\/p>\n<p>Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell\u2019Unione africana ha nominato una commissione d\u2019inchiesta sulle violazioni dei diritti umani ma i suoi membri hanno iniziato solo ora a indagare sul campo. Le promesse, da parte del governo del Sud Sudan, d\u2019indagare sulle violazioni commesse dalle sue forze, sono rimaste vane. Occorre urgentemente un\u2019azione concreta a livello locale, regionale e internazionale per porre fine alla violenza, fermare le rappresaglie contro i civili e chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani a rispondere delle loro azioni.<\/p>\n<p>Le raccomandazioni di Amnesty International<br \/>\n&#8211; alle Nazioni Unite: focalizzare maggiormente il mandato dell\u2019Unmiss sulla protezione dei civili, sulle indagini sulle violazioni dei diritti umani e sulla facilitazione dell\u2019accesso degli aiuti umanitari;<br \/>\n&#8211; alle parti in conflitto: cessare immediatamente ogni violazione del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e consentire a chi ne ha bisogno di accedere agli aiuti umanitari senza ostacoli;<br \/>\n&#8211; a entrambe le parti: cooperare in pieno alle indagini indipendenti e imparziali sulle violazioni dei diritti umani, compresa la commissione d\u2019inchiesta dell\u2019Unione africana, e prendere provvedimenti per portare i responsabili delle violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario di fronte alla giustizia.<\/p>\n<p><em>Altre testimonianze contenute nel rapporto<\/em><br \/>\nIl 16 dicembre 2013, nel quartiere Eden della capitale Juba, un ragazzo di 20 anni e altri due uomini sono stati arrestati dai militari nel cuor della notte. La madre del ragazzo ha raccontato ad Amnesty International: \u201cLi hanno portati via con le mani legate dietro la schiena, poi con la stessa corda hanno legato i piedi alle mani, come fossero pecore. Poi li hanno massacrati a colpi d\u2019arma da fuoco\u201d. La donna e\u2019 fuggita a casa di una vicina. Di li\u2019 a poco, e\u2019 stata stuprata insieme ad altre nove donne da un gruppo di soldati.<\/p>\n<p>All\u2019interno e nei pressi della cattedrale di Sant\u2019Andrea, a Bor, nello stato di Jonglei, nel gennaio 2014, sono stati rinvenuti i corpi di 18 donne, presumibilmente vittime di un attacco dell\u2019opposizione armata. Sei delle donne facevano parte della chiesa locale e tutte erano di etnia dinka.<br \/>\nA Malakal, nello stato dell\u2019Alto Nilo, Amnesty International ha visitato un deposito del Programma alimentare mondiale che nel gennaio 2014 era stato saccheggiato e distrutto dalle forze di opposizione che avevano appena assunto il controllo della citta\u2019. In meno di tre giorni sono state saccheggiate riserve di cibo destinate a nutrire 400.000 persone per tre mesi.<\/p>\n<p><em>Ulteriori informazioni sul rapporto<\/em><br \/>\nIl rapporto e\u2019 basato su informazioni raccolte da fonti primarie e secondarie nel corso di una missione di ricerca condotta da Amnesty International nel Sud Sudan nel marzo 2014. La missione ha visitato la capitale Juba e le citta\u2019 di Bor (stato di Jonglei), Bentiu (stato di Unita\u2019) e Malakal (stato dell\u2019Alto Nilo), ha intervistato oltre 100 testimoni e parlato con autorita\u2019 di governo locali, statali e nazionali, con esponenti dell\u2019Esercito di liberazione del popolo sudanese, della polizia e delle forze di opposizione.<\/p>\n<p>Il rapporto \u201cSouth Sudan. Nowhere safe: civilians under attack in South Sudan\u201d e\u2019 disponibile in lingua inglese all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/rapporto-sud-sudan-civili-uccisi-e-stuprati-spirale-violenza\" target=\"_blank\">http:\/\/www.amnesty.it\/<wbr \/>rapporto-sud-sudan-civili-<wbr \/>uccisi-e-stuprati-spirale-<wbr \/>violenza<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>foto RSF Nuove ricerche svolte nel Sud Sudan, rese pubbliche oggi da un rapporto di Amnesty International, hanno rivelato atrocita\u2019 orribili commesse da entrambe le parti coinvolte nel conflitto: secondo l\u2019organizzazione per i diritti umani, gli attacchi contro i 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