{"id":1047029,"date":"2020-03-03T12:55:56","date_gmt":"2020-03-03T12:55:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1047029"},"modified":"2020-03-03T12:55:56","modified_gmt":"2020-03-03T12:55:56","slug":"29-febbraio-2020-una-speranza-di-pace-per-lafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/03\/29-febbraio-2020-una-speranza-di-pace-per-lafghanistan\/","title":{"rendered":"29 febbraio 2020: una speranza di pace per l\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Il giorno 29 febbraio l\u2019ambasciatore americano Zalmay Khalilzad e il capo talebano mullah Abdul Ghani Baradar hanno firmato a Doha l\u2019accordo per la fine della guerra in Afghanistan, alla presenza del segretario di stato americano Michael Richard\u00a0Pompeo, dei leader di India, Indonesia, Pakistan, Qatar, Tajikistan, Turchia e Uzbekistan e di molti delegati internazionali.<\/p>\n<p>I termini fondamentali dell\u2019accordo prevedono il ritiro graduale delle forze della NATO, l\u2019impegno da parte talebana di \u201cnon permettere ai propri membri, altri individui o gruppi, incluso al-Qaida, di utilizzare il suolo afgano per minacciare la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati\u201d e di iniziare colloqui con \u201cle altre parti\u201d afgane per definire il futuro assetto del paese e per la cessazione delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p>Va notato che i talebani hanno imposto l\u2019esclusione dai negoziati del governo della Repubblica islamica dell\u2019Afghanistan; un effetto collaterale dell\u2019accordo \u00e8 che i talebani vengono formalmente riconosciuti dai paesi occidentali, mentre essi continuano a non riconoscere il governo di Kabul, che non viene mai nominato nel testo dell\u2019accordo.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, il segretario americano della difesa Mark Esper e il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg\u00a0hanno incontrato a Kabul il presidente afgano Ashraf Ghani per riassicurarlo sull\u2019impegno occidentale al raggiungimento di una pace per il beneficio di \u201ctutti\u201d gli afgani e per la stabilit\u00e0 regionale. Esper ha dichiarato gli USA pronti a annullare l\u2019accordo con i talebani qualora questi non onorino i loro impegni e Stoltenberg ha assicurato Ghani che la NATO \u201cmanterr\u00e0 il suo impegno a sostenere le forze di difesa e sicurezza governative e a lavorare a fianco del governo a supporto dei prossimi passi verso la pace\u201d.<\/p>\n<p>La firma \u00e8 seguita a una settimana di \u201criduzione di violenza a livello nazionale\u201d, concordata fra gli USA e i talebani lo scorso 21 febbraio come misura per la creazione di fiducia reciproca e condizione per la firma dell\u2019accordo di pace. Il presidente afgano aveva accettato la tregua in occasione della conferenza sulla sicurezza di Monaco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L<strong>a lunga e sanguinosa guerra Afgana<\/strong><\/p>\n<p>A seguito degli attacchi terroristici di al-Qaida del settembre 2001 e al rifiuto dell\u2019Emirato islamico creato dai talebani di consegnare Osama bin Laden e smantellare le basi di al-Qaida, gli USA e forze alleate (compresa la NATO) invasero l\u2019Afghanistan (operazione Enduring Freedom), costringendo i talebani a disperdersi e iniziare una lotta di resistenza contro il nuovo governo del paese, la Repubblica islamica istituita nel 2004, e le forze alleate.<\/p>\n<p>Nel tentativo di sconfiggere definitivamente i talebani, dal 2010 al 2012 Enduring Freedom si rafforz\u00f2 raggiungendo 140 mila militari impegnati (100 mila americani), ma ottenne limitati risultati.<\/p>\n<p>Dal 2015 le forze straniere (missione Resolute Support), formalmente, non sono pi\u00f9 direttamente impegnate nella guerra ai talebani, ma hanno il compito di formazione e \u201cassistenza\u201d delle forze della Repubblica islamica nella guerra civile e svolgere operazioni antiterrorismo. Nel corso del 2019 hanno operato la pi\u00f9 intensa campagna di attacchi aerei dell\u2019inizio del conflitto.<\/p>\n<p>Attualmente la NATO \u00e8 presente con circa 16000 militari, 12-13 mila degli USA; accanto alla missione Resolute Support operano circa 20000 mercenari americani. La missione italiana \u00e8 composta da 800 persone, 145 mezzi terrestri e 8 aerei, suddivisi fra Kabul e Herat, nella parte occidentale del paese. La componente principale proviene dalla 132<sup>a <\/sup>brigata corazzata Ariete dell\u2019esercito, con personale e mezzi della marina e aeronautica militari e dei carabinieri, che assistono e curano la formazione della polizia afgana.<\/p>\n<p>Globalmente gli USA hanno impiegato nella guerra oltre 775000 militari, alcuni ripetutamente, subendo 2348 morti e 20589 feriti in azione, con un impegno finanziario superiore a un bilione di dollari.<\/p>\n<p>Si stima che la guerra dal 2001 abbia causato la morte di circa 157000 persone direttamente impegnate: 42100 fra talebani e altri insorti, 64000 membri delle forze di sicurezza governative, 3600 delle forze internazionali, fra cui 53 italiani, 3800 mercenari, 424 operatori umanitari e 67 giornalisti. A queste si aggiungono circa 100000 vittime civili, con 43000 decessi; dal 2014 al 2019 vi sono state ogni anno oltre 10000 vittime civili, con 3400 morti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I passi verso l\u2019accordo <\/strong><\/p>\n<p>Tentativi di composizione pacifica del conflitto afgano vennero avanzati da varie parti, in particolare dal presidente Hamid Kazai, a partire dal 2007 e intensificati dal 2010 anche con incontri segreti fra gli USA e i talebani, il cui allora comandante in seconda Baradar era particolarmente favorevole a contatti con gli americani. Le maggiori difficolt\u00e0 erano costituite dal reciproco non-riconoscimento delle parti, la presenza di vari potentati locali, in conflitto fra di loro, e la preoccupazione dei paesi occidentali che i talebani volessero re-instaurare nel paese la stretta legge islamica imposta negli anni del loro governo, discriminando in particolare le donne e i minori e negando diritti umani essenziali.<\/p>\n<p>Nel corso del 2017 si andava rafforzando presso la popolazione un diffuso consenso alla cessazione della guerra civile e il 27 febbraio 2018 il nuovo presidente Ashraf Ghani propose un coraggioso processo verso la pace con i talebani, non preso in considerazione dalla controparte. Il successivo 7 giugno Ghani e i talebani annunciarono un mutuo cessate il fuoco durante le celebrazioni dell\u2019Eid alla fine del Ramadan; durante la tregua vi furono varie iniziative di gruppi pacifisti e rappresentanti talebani raggiunsero Kabul per colloqui con funzionari governativi.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019altissimo peso della guerra e al riconoscimento dell\u2019impossibilit\u00e0 di sconfiggere i talebani sul campo, il presidente americano Donald Trump, anche in vista della prossima competizione elettorale, decise di ricercare un accordo con i talebani, per poter far rientrare le forze americane dall\u2019Afghanistan, come promesso nella sua precedente campagna elettorale.<\/p>\n<p>Nel luglio 2018 ufficiali americani iniziarono colloqui segreti con i talebani presso il loro ufficio politico di Doha; il 5 settembre fu nominato inviato speciale per l\u2019Afghanistan l\u2019ambasciatore Khalilzad, di origine afgana, che immediatamente intraprese negoziati con la delegazione talebana, guidata da Sher Mohammed Abas Stanekzai e Baradar, fatto liberare dagli americani dalla prigione pakistana ove era rinchiuso dal febbraio 2010.<\/p>\n<p>Nel febbraio 2019, a Mosca ebbe luogo un incontro infra-afgano tra i talebani e altre figure afgane, fra cui Karzai, ma non membri del governo di Ghani. Dopo una nuova fase di colloqui tra americani e talebani, iniziati il successivo 25 febbraio Khalilzad dichiar\u00f2 che era stata raggiunta una bozza di accordo di pace, prevedente il ritiro delle truppe internazionali e l\u2019impegno talebano a non permettere operazioni di altri gruppi jihadisti nel e dal paese.<\/p>\n<p>Il 12 agosto 2019, gli USA e i talebani completarono l\u2019ottava fase di negoziati nel Qatar con la definizione dell\u2019accordo; Khalilzad puntava all\u2019approvazione finale prima delle elezioni presidenziali afgane, che si annunciavano di esito incerto fra la riconferma di Ghani e la nomina del suo rivale Abdullah Abdullah, capo del governo. Trump, tuttavia, cancell\u00f2 i colloqui di pace a seguito di un attacco a Kabul, in cui rimasero uccisi un soldato americano e 11 civili. Negoziati ripresero nel dicembre 2019, e, nonostante la situazione di incertezza politica a seguito delle non decisive elezioni afgane, portarono alla definizione del presente accordo, da firmare appunto il 29 febbraio, previa una settimana di \u201criduzione della violenza a livello nazionale\u201d da tutte le parti in conflitto.<\/p>\n<p>Va ricordato che a creare i presupposti dell\u2019inizio dei negoziati hanno contribuito anche varie organizzazioni non governative; in particolare il movimento Pugwash ha promosso pi\u00f9 incontri negli ultimi anni con personalit\u00e0 delle parti interessate a Kabul, Islamabad e Doha, definendo una proposta di pace in 19 punti (<a href=\"https:\/\/pugwashconferences.files.wordpress.com\/2017\/01\/pugwash-brochure-afghanistan-19points.pdf\">https:\/\/pugwashconferences.files.wordpress.com\/2017\/01\/pugwash-brochure-afghanistan-19points.pdf<\/a>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La tregua propedeutica<\/strong><\/p>\n<p>La settimana di \u201criduzione di violenza\u201d si \u00e8 svolta a partire dalla mezzanotte del 21 febbraio: dovevano sospendere le operazioni aggressive sia le forze governative e della coalizione internazionale sia quelle dei talebani, in ogni parte del paese.<\/p>\n<p>Nei comunicati emessi simultaneamente delle due parti non si sono precisati i termini della \u201criduzione di violenza\u201d (formulazione voluta dai talebani che hanno rifiutato un totale \u201ccessate il fuoco\u201d), ma in via ufficiosa \u00e8 trapelato che i talebani sospendevano gli attacchi suicidi, i lanci di razzi e i bombardamenti e il posizionamento di mine nelle strade. Le forze della coalizione fermavano i bombardamenti aerei e terrestri, ma continuavano a compiere azioni di antiterrorismo contro gli affiliati di al-Qaida e del Daesh attivi nel paese.<\/p>\n<p>La verifica della tregua fu affidata da parte americana al gen. Scott Miller, comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, che attiv\u00f2 un canale di contatto con responsabili talebani per tenere sotto controllo la situazione e affrontare le evenienze.<\/p>\n<p>Lo scopo della riduzione delle violenze era di creare un clima favorevole alla formulazione dell\u2019accordo di pace, ma anche di verificare quanto i capi dei talebani siano in grado di controllare tutti i loro gruppi dispersi sul terreno e operanti in relativa autonomia. La tregua \u00e8 stata sostanzialmente rispettata, a comprova dell\u2019effettiva unit\u00e0 dei talebani e il controllo esercitato dai loro comandanti.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi il paese veniva colpito da fra 50 e 80 attacchi quotidiani, con 30-40 morti, per cui una riduzione a una decina di eventi era gi\u00e0 considerato un ottimo risultato. Il primo giorno della tregua vi sono stati 8 scontri, una mezza dozzina il secondo; il terzo giorno tre gravi incidenti hanno causato 7 vittime, fra cui 4 civili, inclusa una donna. Un altro caso violento si \u00e8 avuto il giorno 26 quando un ordigno improvvisato \u00e8 stato fatto esplodere a Kabul ferendo almeno 9 civili; i talebani hanno negato la loro responsabilit\u00e0 attribuendola a \u201cforze oscure miranti al fallimento dell\u2019accordo\u201d. Le autorit\u00e0 afgane parlano di attacchi di bassa intensit\u00e0 in varie provincie.<\/p>\n<p>Il presidente Trump ha dichiarato che la tregua \u00e8 stata sostanzialmente rispettata e che pertanto si poteva procedere alla firma dell\u2019accordo il giorno 29, come previsto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I termini dell\u2019accordo di pace<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accordo gi\u00e0 dal titolo sottolinea le difficolt\u00e0 formali dei negoziati e l\u2019asimmetria esistente<\/p>\n<p>fra le parti: l\u2019\u201cAgreement for Bringing Peace to Afghanistan between the Islamic Emirate of Afghanistan which is not recognized by the United States as a state and is known as the Taliban and the United States of America\u201d si articola in quattro parti correlate, ciascuna da implementare in conformit\u00e0 con la propria tempistica e i termini concordati.<\/p>\n<p>L\u2019accordo sulle prime due parti apre la strada alle ultime due parti. \u201cGli obblighi dell\u2019emirato islamico dell\u2019Afghanistan (che non \u00e8 riconosciuto dagli Stati Uniti come stato ed \u00e8 noto come i talebani) in questo accordo si applicano nelle aree sotto il loro controllo fino alla formazione e insediamento del nuovo governo islamico afgano, come determinato dal dialogo e dai negoziati infra-afgani.\u201d<\/p>\n<p>Il testo preciso delle quattro parti impone<\/p>\n<ol>\n<li>Garanzie e meccanismi di applicazione che impediscano l\u2019uso del suolo dell\u2019Afghanistan da qualsiasi gruppo o individuo contro la sicurezza degli Stati Uniti e suoi alleati.<\/li>\n<li>Garanzie, meccanismi di applicazione e definizione di un calendario per il ritiro di tutte le forze straniere dall\u2019Afghanistan.<\/li>\n<li>Dopo l\u2019annuncio delle garanzie per un ritiro completo delle forze straniere e la definizione di una scale dei tempi con testimoni internazionali, e le garanzie e l\u2019annuncio in presenza di testimoni internazionali che il suolo afgano non verr\u00e0 utilizzato contro la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati, i talebani avvieranno negoziati intra-afgani con le parti afgane il 10 marzo 2020.<\/li>\n<li>Un cessate il fuoco permanente e completo sar\u00e0 un punto all\u2019ordine del giorno del dialogo e dei negoziati infra-afgani. I negoziati definiranno la data e le modalit\u00e0 del permanente e globale cessate il fuoco, compresi meccanismi di attuazione congiunti, che saranno annunciate insieme al completamento e all\u2019accordo sulla tabella di marcia per il futuro politico dell\u2019Afghanistan.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019accordo precisa quindi i termini delle prime due parti. Per la seconda vengono precisati sei punti.<\/p>\n<p>Gli USA si impegnano al ritiro dall\u2019Afghanistan di tutto il personale non-diplomatico suo e della coalizione entro 14 mesi; entro 135 giorni le forze americane saranno ridotte a 8600 militari e quelle alleate in analoga proporzione, ritirandosi da 5 basi militari; verificato il rispetto da parte talebana degli obblighi della seconda parte, verr\u00e0 completato il ritiro delle forze della coalizione nei successivi 9 mesi e mezzo.<\/p>\n<p>Gli USA si impegnano immediatamente a lavorare con tutte le parti impegnate per definire un piano per il rapido rilascio di prigionieri militari e politici, come segno per costruire la fiducia reciproca. Fino a 5000 talebani e 1000 prigionieri delle altre parti saranno rilasciati entro il 20 marzo.<\/p>\n<p>Con l\u2019inizio dei negoziati infra-afgani, gli Stati Uniti procederanno a una revisione amministrativa delle attuali sanzioni statunitensi contro membri talebani con l\u2019obiettivo di eliminarle entro il 27 agosto 2020 e si impegnano a far ritirare le sanzioni del Consiglio di<\/p>\n<p>sicurezza delle Nazioni Unite contro personalit\u00e0 talebane entro il 29 maggio 2020.<\/p>\n<p>Infine, gli Stati Uniti e i loro alleati si asterranno dalla minaccia o dall\u2019impiego della forza contro l\u2019integrit\u00e0 territoriale o l\u2019indipendenza politica dell\u2019Afghanistan o dall\u2019intervenire nei suoi affari interni.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019impegno talebano a non dar spazio in Afghanistan a ogni gruppo o individuo contro la sicurezza degli Stati Uniti e suoi alleati, si precisa che: i talebani si impegnano a non cooperare con tali gruppi, incluso al Qaida, o individui, n\u00e9 di permettere loro l\u2019uso del suolo afgano, inviando un chiaro messaggio e istruiranno i propri membri a non cooperare con loro; i talebani impediranno a tali gruppi di assumere, addestrare e raccogliere fondi e non li ospiteranno in conformit\u00e0 con gli impegni contenuti nel presente accordo.<\/p>\n<p>I talebani si impegnano a trattare coloro che chiedono asilo o residenza in Afghanistan in base alla legislazione internazionale sulla migrazione e agli impegni del presente accordo. I talebani non forniranno visti, passaporti, permessi di viaggio o altri documenti legali per entrare in Afghanistan a coloro che rappresentano una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e suoi alleati.<\/p>\n<p>L\u2019accordo si conclude con prospettive generali: gli Stati Uniti chiederanno il riconoscimento e l\u2019approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per questo accordo. Gli Stati Uniti e i talebani mirano a relazioni positive tra di loro e si aspettano che le relazioni tra gli Stati Uniti e il nuovo governo islamico afgano, determinato dal dialogo e dai negoziati infra-afgani, saranno positive; gli USA cercheranno una cooperazione economica per la ricostruzione con il nuovo governo e non interverranno nei suoi affari interni.<\/p>\n<p>Un funzionario americano in conferenza stampa ha dichiarato che non ci sono clausole mantenute segrete.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>I problemi aperti<\/strong><\/p>\n<p>Mentre la scala dei tempi del rientro delle forze armate della coalizione \u00e8 chiaramente specificata, rimane vaga la verifica del rispetto degli obblighi da parte talebana, condizione per il completamento del ritiro stesso. In particolare non \u00e8 chiaro come confermare la rescissione dei legami con al-Qaida, dato che la rete Haqqani affiliata ad al-Qaida fa parte della leadership talebana. Il segretario della difesa americano ha dichiarato che il ritiro delle forze \u201cdipender\u00e0 dalle condizioni reali\u201d, ma non ha precisato quali siano tali condizioni, n\u00e9 come verranno accertate.<\/p>\n<p>Molti osservatori e uomini politici temono che l\u2019obiettivo reale del presidente Trump sia solo di poter ritirare comunque e al pi\u00f9 presto le truppe americane dall\u2019Afghanistan, senza correre il rischio di subire la presa di Kabul da parte dei talebani, e quindi che sia pronto a transigere sul puntuale rispetto talebano delle condizioni negoziate.<\/p>\n<p>Rimane diffusa in America la diffidenza verso i talebani; la settimana precedente alla firma, 22 rappresentanti del partito repubblicano hanno scritto a Pompeo ed Esper esprimendo \u201cuna seria preoccupazione\u201d rispetto al trattato di pace e richiedendo \u201cdi non porre la sicurezza del popolo americano nelle mani dei talebani e di non abbandonare il nostro alleato, il presente governo afgano\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la natura del previsto nuovo governo afgano, l\u2019accordo precisa solamente che deve essere \u201cislamico\u201d, senza riferimenti a un regime democratico e al rispetto dei diritti umani, in particolare delle donne e della societ\u00e0 civile, n\u00e9 al recepimento della legislazione internazionale. Poich\u00e9 i talebani hanno insistito di comparire nell\u2019accordo come \u201cIslamic Emirate of Afghanistan\u201d rimane la preoccupazione che possano voler re-introdurre la stretta forma di sharia imposta quando l\u2019Emirato era al potere.<\/p>\n<p>Uno dei capi talebani, Sirajuddin Haqqani, in una lettera al New York Times del 21 febbraio, ha cercato di tranquillizzare la comunit\u00e0 internazionale sul futuro del paese, rispondendo che la natura del governo \u201cdipender\u00e0 dal consenso fra gli afghani, raggiunto in genuine discussioni e deliberazioni libere dal dominio e interferenze esterne, senza posizioni pregiudiziali\u201d. In particolare si dichiara certo che si \u201ccostruir\u00e0 un sistema islamico in cui tutti gli afgani avranno uguali diritti, dove saranno protetti i diritti delle donne garantiti dall\u2019islam, inclusa l\u2019istruzione e il lavoro.\u201d Per quanto riguarda la legislazione internazionale, i talebani \u201cresteranno impegnati in tutte le convenzioni internazionali purch\u00e9 compatibili con i princ\u00ecpi islamici\u201d. Il continuo riferimento ai princ\u00ecpi islamici e la molteplicit\u00e0 delle interpretazioni delle scuole coraniche su come tali princ\u00ecpi si traducono nella vita civile e sulla societ\u00e0 non permettono di avere prospettive certe sui piani telebani per il futuro del paese.<\/p>\n<p>Estremamente delicato si presenta l\u2019avvio del cruciale processo di negoziati infra-afgani per la creazione del nuovo governo del paese. L\u2019Afghanistan si presenta molto frammentato: oltre al conflitto aperto fra talebani e il governo attuale, rimangono in molte zone potentati, veri signori della guerra, in lotta fra loro, e lo stesso governo \u00e8 diviso e disfunzionale, difficilmente in grado di guidare dei negoziatori forti e rappresentanti dell\u2019opposizione e personalit\u00e0 che sostengano la visione di un Afghanistan repubblicano e costituzionale.<\/p>\n<p>Solo dopo 5 mesi la commissione elettorale ha enunciato i risultati delle ultime elezioni del settembre 2019 proclamando vincitore Ghani di strettissima misura. Il risultato non \u00e8 stato accettato da Abdullah che ha dichiarato di voler formare un proprio governo. Gli americani hanno chiesto a Ghani di rimandare al 9 marzo il proprio insediamento, previsto il 27 febbraio per non interferire con la firma dell\u2019accordo, ma il conflitto fra i due contendenti e i loro sostenitori \u00e8 molto alto, difficilmente componibile entro il proposto inizio dei negoziati con i talebani.<\/p>\n<p>Un ruolo cruciale per rendere efficace il processo di pace sar\u00e0 il ruolo dei paesi che si sono offerti di assistere lo svolgimento dei negoziati; Norvegia e Germania si sono offerte di ospitarli, Indonesia, gli USA e Uzbekistan, assieme all\u2019ONU intendono fornire supporto e facilitare i colloqui, che devono rimanere totalmente nelle mani delle parti afgane.<\/p>\n<p>L\u2019inizio dei negoziati \u00e8 cruciale per raggiungere un cessate il fuoco, che \u00e8 quindi differito<\/p>\n<p>nel tempo; il trattato non prevede neppure la prosecuzione della tregua oltre la settimana del 21 febbraio, con il pericolo di incidenti armati estremamente pregiudizievoli dello sviluppo del processo di pace.<\/p>\n<p>Se veramente si raggiunger\u00e0 un livello ragionevole di pace nel paese sotto un governo unitario, qualunque sia la forma del governo e il suo grado di democrazia, i problemi che dovr\u00e0 affrontare sono enormi. Oltre tre generazioni di afghani hanno vissuto sempre in guerra e il passaggio a una situazione di non belligeranza non sar\u00e0 agevole, anche perch\u00e9 di fatto moltissimi hanno trovato sostentamento appunto nelle varie forme di attivit\u00e0 belliche.<\/p>\n<p>L\u2019economia di guerra ha favorito la corruzione e ha sviluppato il mercato nero dominato dai narcotici; l\u2019Afghanistan produce l\u201980% dell\u2019oppio mondiale e la maggior parte del hashish. Il paese \u00e8 fra i pi\u00f9 poveri del mondo e la sua economia dipende per circa il 20% dalla coltivazione dell\u2019oppio e la produzione e commercio di eroina e hashish.<\/p>\n<p>La costruzione di un\u2019economia di pace legale e sostenibile e il raggiungimento di condizioni di vita accettabili per tutti gli afghani richieder\u00e0 un\u2019effettiva comunione d\u2019intenti fra tutte le forze del paese ma anche un deciso sostegno e collaborazione internazionali, una sfida per l\u2019Afghanistan e tutto il mondo.<\/p>\n<p>La popolazione afgana, i paesi della regione e tutta la comunit\u00e0 mondiale ha bisogno che si raggiunga una pace sicura nel paese e, con tutti i suoi limiti e intrinseche difficolt\u00e0, l\u2019accordo del 29 febbraio \u00e8 un passo necessario e pu\u00f2 costituire un cruciale punto di partenza.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Padova, 1 marzo 2020<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno 29 febbraio 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