{"id":1036726,"date":"2020-02-17T09:25:35","date_gmt":"2020-02-17T09:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1036726"},"modified":"2020-02-17T09:25:35","modified_gmt":"2020-02-17T09:25:35","slug":"revisonismo-nero-e-foibe-non-conoscenza-dei-fatti-e-manipolazioni-politiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/02\/revisonismo-nero-e-foibe-non-conoscenza-dei-fatti-e-manipolazioni-politiche\/","title":{"rendered":"Revisonismo nero e foibe: non conoscenza dei fatti e manipolazioni politiche"},"content":{"rendered":"<p>La Regione Piemonte distribuir\u00e0 in tutte le scuole superiori del territorio una copia del fumetto <em>Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un&#8217;italiana <\/em>edito da <strong>Ferrogallico<\/strong>. Il volume racconta la storia della giovane studentessa istriana 23enne morta nel 1943.<\/p>\n<p>Condividiamo la preoccupazione per lo sdoganamento progressivo del\u00a0 revisionismo storico-culturale del periodo fascista. Ci \u00e8 sembrato tuttavia di notare, nell&#8217;evolversi del dibattito, una sorta di nebulosit\u00e0 generale riguardo alla conoscenza dei fatti realmente accaduti.<\/p>\n<p>E&#8217; diventato necessario rivolgersi ad un esponente della categoria che, per definizione, recupera ed analizza i dati completi per una chiave di lettura del periodo: uno storico.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi cercato di fare il punto sull&#8217;argomento con Alberto Pantaloni, Dottore in Scienze Storiche e Documentarie e\u00a0 membro della redazione centrale della rivista di storia critica \u00abHistoria Magistra\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 la tua opinione nel merito di questa iniziativa?<\/strong><\/p>\n<p>La ritengo fondamentalmente una speculazione politica, un\u2019operazione di propaganda da parte delle forze politiche che sono al governo della Regione in questo momento.<\/p>\n<p>Il problema qui non \u00e8 il fatto che la casa editrice sia vicina a formazioni di estrema destra o che vi scriva il figlio di Mario Merlino (che \u00e8 libero di scrivere dove vuole), ma il fatto che l\u2019Assessora all\u2019Istruzione (Elena Chiorino di Fratelli d\u2019Italia) decida di investire 6000 euro di soldi pubblici per far diffondere un fumetto che non ha alcuna aderenza storica degli eventi, dal valore quindi assolutamente diseducativo. Non c\u2019\u00e8 alcuna memoria condivisa da favorire in questa operazione, perch\u00e9 si tratta di una ricostruzione di un episodio drammatico e crudele, come la morte di Norma Cossetto, al di fuor di qualsiasi contesto storico, anzi in un contesto storico artefatto, nel quale si omettono le responsabilit\u00e0 del nazifascismo nella mattanza della Seconda Guerra Mondiale o addirittura si parla di \u00abJugoslavi invasori dell\u2019Istria\u00bb. D\u2019altronde, come ha recentemente ricordato anche Angelo d\u2019Orsi, viviamo in un\u2019epoca pericolosa, nella quale i fatti storici non sono pi\u00f9 di pertinenza della storiografia, cio\u00e8 della comunit\u00e0 interpretativa che li studia (o dovrebbe farlo) in modo rigoroso e scientifico, ma della politica e della magistratura.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 a tuo parere, il tema delle foibe \u00e8 stato sempre cos\u00ec caro alle destre italiane?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Diciamo che il fenomeno storico delle Foibe e dell\u2019esodo degli Italiani dalla Giulia subito dopo la fine della guerra, cos\u00ec come quello delle \u201critorsioni\u201d contro esponenti grandi e piccoli del fascismo e della Repubblica sociale italiana da parte di pezzi del movimento partigiano e comunista (si pensi alla \u201cVolante Rossa\u201d) \u00e8 sempre stato il cavallo di battaglia di una destra radicale e neofascista che ha tentato in questo modo di ricostruirsi una \u201cverginit\u00e0 politica\u201d, ispirando una visione dei sanguinosi eventi di quel periodo improntati a una sorta di \u201cequivalenza\u201d, di \u201cequidistanza\u201d fra fascisti e repubblichini da una parte e partigiani (in particolar modo quelli azionisti e social-comunisti) dall\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il contesto storico in cui \u00e8 maturato l&#8217;eccidio delle foibe?<\/strong><\/p>\n<p>Partendo dal generale al particolare, gli eventi vanno posizionati all\u2019interno di quella che prima il filosofo tedesco prestato alla storia (da revisionista) Ernst Nolte e poi gli storici Eric Hobsbabwm ed Enzo Traverso hanno chiamato la \u00abguerra civile europea\u00bb (1914-1945) fra fascismo e antifascismo, una guerra civile che ha per\u00f2 responsabilit\u00e0 chiare ed inequivocabili nei cosiddetti Imperi centrali prima e nelle potenze dell\u2019Asse nazifascista dopo. La loro politica colonialista, razzista e di sopraffazione non ha prodotto \u201csolo\u201d la Shoa, ma persecuzioni che, oltre all\u2019eliminazione fisica di qualunque opposizione politica democratica, sono sfociate in vere e proprie operazioni di pulizia etnica. Mussolini vedeva l\u2019Italia come un centro propulsore di una nuova Europa, ispirato all\u2019ideologia fascista. La rivista \u00abAntieuropa\u00bb (la testata, creata dal regime, \u00e8 gi\u00e0 eloquente) scriveva che \u00abL\u2019Europa di domani sarebbe stata fascista e arrogantemente aggressiva, poi ch\u00e9 nel mondo non restava spazio alcuno per i deboli e i timorosi\u00bb. Questa arroganza aggressiva fu praticata anche sul confine orientale italiano e gi\u00e0 prima dell\u2019avvento al potere del fascismo. Le popolazioni slovene e croate persero quella autonomia culturale e linguistica di cui avevano sempre goduto durante il dominio asburgico. Come ha recentemente scritto Piero Purini, gi\u00e0 all\u2019indomani della fine della prima guerra mondiale, l\u2019autorit\u00e0 italiana ha imbastito una politica di espulsione di tutti i cittadini di nazionalit\u00e0 variamente slava e austro-tedesca. Parliamo di un vero e proprio spopolamento della Venezia Giulia. Ad esso, lo Stato italiano prefascista prima fece corrispondere una massiccia militarizzazione dei territori e poi una altrettanto copiosa immigrazione \u201citaliana\u201d. Il fascismo, infine, complet\u00f2 l\u2019opera di \u201cbonificazione etnica\u201d attraverso l\u2019assimilazione forzata o l\u2019espulsione dei residui esponenti della comunit\u00e0 slovena e croata, con annessi frequentissimi episodi di violenza con arresti, bastonature, uccisioni e torture di slavi. Nell\u2019aprile del 1941, quando le forze armate tedesche e italiane oltrepassarono i confini della Jugoslavia, il capo del fascismo dett\u00f2 la linea da tenere nei confronti delle popolazioni slave quando afferm\u00f2: \u00abMettiamoci bene in testa che questa gente non ci amer\u00e0 mai. Quindi nessuno scrupolo\u00bb. Per il duce, bisognava procedere \u00abcon l&#8217;annientamento di uomini e cose\u00bb. Ancora, il 1\u00b0 marzo 1942, in una circolare del famigerato generale Mario Robotti e dell\u2019alto Commissario per la Provincia di Lubiana Emilio Grazioli, veniva ordinato ai militari italiani di \u00abinternare a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle citt\u00e0 e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali\u2026compresi i ceti pi\u00f9 elevati\u00bb. Ci\u00f2 non poteva non avere conseguenze: gi\u00e0 molto prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, le societ\u00e0 segrete irredentiste slave, preesistenti allo scoppio della Grande Guerra, si erano rese responsabili di numerosi attacchi a militari, civili e infrastrutture italiane. Infine di nuovo Mussolini, il 31 luglio 1942 dichiar\u00f2 che ai partigiani bisognava rispondere con il ferro e con il fuoco: \u00abDeve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri quando occorre. Questa tradizione di leggiadria e tenerezza soverchia va interrotta\u00bb. Nessuno scrupolo bisognava avere per le sofferenze delle popolazioni, se appoggiavano il movimento di liberazione, dovevano pagarne le conseguenze, scrisse il dittatore.<\/p>\n<p>La stessa relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena, incaricata dal Governo italiano e dal Governo sloveno di mettere a punto un&#8217;interpretazione condivisa dei rapporti italo-sloveni fra il 1880 e il 1956, dichiar\u00f2 nel 2001 che foibe ed esodo giuliano \u00absi verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra e appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l&#8217;impegno a eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di l\u00e0 delle responsabilit\u00e0 personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo e allo stato italiano, assieme a un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell&#8217;avvento del regime comunista, e dell&#8217;annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo. L&#8217;impulso primo della repressione part\u00ec da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in violenza di Stato l&#8217;animosit\u00e0 nazionale e ideologica diffusa nei quadri partigiani\u00bb. Al di l\u00e0 delle valutazioni politiche che ognuno pu\u00f2 fare, non c\u2019\u00e8 alcun richiamo o riferimento a presunti \u201cgenocidi\u201d o \u201cpulizie etniche\u201d di Italiani.<\/p>\n<p><strong>Ci sono dati attendibili sull&#8217;ampiezza del fenomeno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 impossibile una stima precisa delle vittime ritrovate nelle foibe, a causa della quasi totale mancanza di documenti. Tuttavia, recenti studi (riassunti dallo storico Jo\u017ee Pirjevec nell\u2019intervista concessa a \u00abInternazionale\u00bb), fanno credere che fra infoibamenti, esecuzioni sommarie, decessi per malattie dovute alle deportazioni o agli imprigionamenti, non si dovrebbero superare le 2.630 persone. Nel giugno del 1945, la Commissione Alleata di Controllo del generale Eisenhower ritrovo nella foiba di Basovizza 150 corpi, dei quali 149 soldati tedeschi e un civile. Parlare quindi di \u00abgenocidio italiano\u00bb come fanno le forze politiche di estrema destra, \u00e8 non solo storicamente sbagliato, ma politicamente irresponsabile. Stesso discorso vale per l\u2019esodo dai territori assegnati alla Jugoslavia alla fine della guerra: la propaganda parla di 350.000 persone (dati non verificati n\u00e9 dimostrati). Lo storico Sandi Volk, anch\u2019esso intervistato da \u00abInternazionale\u00bb, prende come base il censimento precedente allo scoppio del conflitto: ipotizzando che tutti gli Italiani siano fuggiti dall\u2019Istria e da Trieste (cosa che in tutta evidenza non \u00e8 accaduta), si arriverebbe a un numero poco inferiore le 157.000 persone.<\/p>\n<p><strong>Ci sono dati attendibili sui crimini di guerra italiani in Slovenia e Croazia?<\/strong><\/p>\n<p>Lo storico Eric Gobetti, pur ammettendo che sia impossibile arrivare a una quantificazione esatta, ci fornisce dei numeri parziali che ci fanno cogliere meglio il contesto di cui parlavo prima: circa 7.000 fucilati fra Sloveni e Montenegrini e circa 100.000 i rinchiusi nei campi di concentramento, dei quali 5.000 morti di stenti e di malattie. A questi, ricorda sempre Gobetti, andrebbero poi sommate le vittime, non quantificabili, dovute alle deportazioni, alle distruzioni dei centri abitati, o alle azioni dei collaborazionisti del nazifascismo (ustascia croati, cetnik serbi, ecc.).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Alberto Pantaloni si \u00e8 laureato in Scienze Storiche e Documentarie con una tesi su Eric Hobsbawm. \u00c8 membro della redazione centrale della rivista di storia critica \u00abHistoria Magistra\u00bb. Nei suoi studi si \u00e8 prevalentemente occupato di storia dei movimenti sociali e politici nell\u2019Italia degli anni Settanta, del movimento delle donne nel Novecento italiano e di storia della storiografia marxista in Gran Bretagna. E&#8217; autore dei libri &#8220;La dissoluzione di Lotta continua e il movimento del &#8217;77&#8221; e &#8220;1969. L&#8217;assemblea operai studenti&#8221; (DeriveApprodi).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Regione Piemonte distribuir\u00e0 in tutte le scuole superiori del territorio una copia del fumetto Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un&#8217;italiana edito da Ferrogallico. Il volume racconta la storia della giovane studentessa istriana 23enne morta nel 1943. 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