{"id":103305,"date":"2014-04-25T17:12:27","date_gmt":"2014-04-25T16:12:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=103305"},"modified":"2014-04-25T17:12:45","modified_gmt":"2014-04-25T16:12:45","slug":"24-aprile-2014-pensieri-giovane-turco-bianco-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/24-aprile-2014-pensieri-giovane-turco-bianco-2\/","title":{"rendered":"24 aprile 2014. Pensieri di un giovane turco bianco"},"content":{"rendered":"<p>Ieri era il 24 aprile 2014. Per un turco di Istanbul non \u00e8 una data facile. Provo a spiegarvi perch\u00e9.<\/p>\n<p>Partiamo dal giorno precedente, il 23 aprile. Questa data \u00e8 in teoria la festa nazionale dei bambini e l\u2019anniversario della fondazione del primo Parlamento Nazionale (1920), che ha dato vita alla nuova Repubblica di Turchia. Come bambino bianco, turco, residente a Istanbul, nato e cresciuto in una famiglia ex operaia e poi piccolo borghese, avevo sempre percepito il lato giocoso e festoso di questa giornata. Parlo delle cerimonie obbligatorie che facevamo a scuola. In una giornata di festa nazionale dedicata ai bambini, ci raggruppavano in cortile, in fila per due, divisi per classe, tutti rivolti verso l\u2019altare. Dapprima si ascoltava e si cantava l\u2019inno nazionale e l\u2019inno della scuola, poi prima uno studente e poi un maestro prendevano la parola e raccontavano, con discorsi o poesie, l\u2019importanza della fondazione del primo Parlamento per la nascita della Repubblica. Dopo questa carrellata patriottica, tutti a casa. Quindi una mezza giornata di festa. C\u2019era chi andava in giro con i genitori a fare un picnic, a mangiare in un ristorante, o a visitare un museo con il padre, come me.<\/p>\n<p>Soltanto a 17 anni ho capito che forse il 23 aprile non era una giornata gloriosa per i bambini del mio paese. Avevo realizzato un breve video con un mio compagno delle superiori grazie ad uno spunto che ci aveva dato un professore di storia. Si trattava di andare nei quartieri popolari, a due passi dal salotto turistico di Istanbul, Taksim. Sto parlando di quartieri come Kasimpasa, Dolapdere, Ferikoy e Kurtulus. Io ed il mio amico abbiamo girato per le officine meccaniche e le strade di questo quartiere per intervistare i lavoratori minorenni, una settimana prima della Festa Nazionale per i Bambini. Con un lavoro di montaggio analogico super casalingo abbiamo messo all\u2019inizio ed alla fine le immagini e la voce della protagonista del video musicale dei Metallica (Turn the Page). La protagonista era una lavoratrice del sesso e la si vedeva al Tribunale mentre parlava della sua vita e diceva che se si fosse trovata di nuovo nelle stesse condizioni avrebbe fatto di nuovo le stesse scelte. Una volta completato questo breve video amatoriale abbiamo avuto pure il coraggio di proiettarlo davanti a quasi tutti gli studenti della scuola e ad una marea di professori.<\/p>\n<p>All\u2019universit\u00e0 invece, pur non essendo pi\u00f9 un bambino ed iniziando a scrivere le mie prime sciocchezze su un giornale locale, avevo iniziato a conoscere per bene la situazione dei miei connazionali minorenni. Nella Turchia del 2014 le cose sono ulteriormente peggiorate. I numeri parlano da soli; i bambini e le bambine costituiscono quasi il 30% della popolazione totale, il 3% delle bambine viene costretto a sposare un uomo pi\u00f9 anziano, circa il 25% dei bambini e delle bambine vive sulla soglia della povert\u00e0, circa 2.000 minorenni sono in carcere. Secondo una ricerca realizzata dal sindacato confederale DISK, in Turchia ci sono pi\u00f9 di 8 milioni di lavoratori minorenni, cifra aumentata del 50% in questi ultimi dieci anni. E solo nel 2013 sono morti 59 lavoratori minorenni per gli incidenti sul lavoro.<\/p>\n<p>Per un turco bianco di Istanbul cresciuto nei quartieri di Ferikoy e Kurtulus, nel cuore della vecchia Costantinopoli, \u00e8 stato lento e difficile, ma non impossibile, accorgermi che nel mio quartiere non tutti i bambini vivevano in totale felicit\u00e0 e serenit\u00e0. Tuttavia, pur essendo cresciuto in questi quartieri fortemente popolati dalle persone di origine armena oppure di fede religiosa ebraica, le tematiche calde che li riguardavano mi risultavano nebulose. Non si parlava del 1915, del 24 aprile (data dei primi arresti tra l\u2019elite armena di Costantinopoli, seguiti da deportazioni e massacri che coinvolsero oltre un milione di persone), delle leggi per confiscare i beni agli armeni, di quello che \u00e8 successo nel 1934 in Tracia contro gli ebrei, dei cambiamenti legislativi del 1936 per limitare le loro attivit\u00e0 commerciali, della legge del 1942 sul reddito per le minoranze e del pogrom d\u2019Istanbul del 1955. Pur essendo cresciuto con Garen, Alen, Kirkor, Ser\u00e7o e pur chiamando zio e zia i nostri vicini Ha\u00e7ik, Hilda, Agop e Sona ho iniziato a farmi certe domande ed avere certe curiosit\u00e0 piuttosto tardi. Per un bambino nato un anno dopo l\u2019ultimo colpo di stato, durante una corsa verso l\u2019ospedale su un furgone dell\u2019esercito nella notte del coprifuoco del Primo Maggio, in una Turchia di armeni ed ebrei convertiti all\u2019Islam, obbligati a cambiare i loro nomi e costretti a vivere con un profilo turco-musulmano, in una Turchia dell\u2019inno nazionale e del giuramento della giovent\u00f9 letti collettivamente ogni luned\u00ec mattina e venerd\u00ec pomeriggio, in una Turchia dei programmi didattici con le materie \u201cReligione\u201d e \u201cSicurezza Nazionale\u201d, non era facile, o forse non era proprio possibile, capire, studiare, scoprire, indagare sul passato e sul presente. In un paese pieno di sentimenti nazionalistici e patriarcali sistematicamente inseriti nei piani didattici e politici e rafforzati da una cultura militarista, per un turco bianco di Istanbul di una famiglia piccolo borghese era difficile dissipare la nebbia.<\/p>\n<p>Ieri era il 24 aprile, l\u2019anniversario di uno dei dolori pi\u00f9 forti che una popolazione possa vivere. Nel secolo in cui sono nato e cresciuto io si continuava a vivere i dolori di questo genere da molte parti e i responsabili di questi reati provavano a riempire i grandi buchi che avevano creato con del fango, cercando di puntare il dito verso un altro caso. La Repubblica di Turchia, nata dalle ceneri di un impero durato circa 700 anni, ha tutt\u2019ora le frontiere chiuse con la sua vicina Armenia. Ieri il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha diffuso un comunicato in nove diverse lingue in merito a quello che \u00e8 successo all\u2019inizio del secolo. Il comunicato inizia con queste parole: \u201cIl 24 aprile, che ha un significato speciale per i nostri cittadini armeni e per tutti gli armeni del mondo, offre un\u2019occasione preziosa per dividere liberamente i pensieri in merito ad una tematica storica. Non si pu\u00f2 negare che gli ultimi anni dell\u2019Impero Ottomano siano stati un periodo difficile e doloroso per milioni di cittadini ottomani, armeni, arabi, curdi e turchi, a prescindere dalla loro fede religiosa e provenienza. Un atteggiamento equo e cosciente richiede la comprensione di tutti i dolori senza fare distinzioni di origine etnica e religiosa. Costruire una gerarchia dei dolori, oppure paragonarli tra di loro non avrebbe senso per chi li prova. Come dicevano i nostri antenati: \u201cLa fiamma brucia dove la si tocca\u201d. La frase del discorso di Erdogan ripresa dalla maggior parte dei media \u00e8 questa: \u201cCi auguriamo che gli armeni che hanno perso la \u00a0vita all\u2019inizio del ventesimo secolo riposino in pace e facciamo le nostre condoglianze ai loro nipoti\u201d.<\/p>\n<p>Un passo? Un gesto? Una cosa buona? Esaminiamo le reazioni degli addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Forse una delle reazioni pi\u00f9 importanti e significative viene dal Primo Ministro della Repubblica dell\u2019Armenia, Serj Sarkisyan: \u201cI turchi non sono nostri nemici. Il genocidio armeno \u00e8 vivo quanto la politica negazionista della Turchia. Crediamo che negare un reato equivalga a continuare a praticarlo. Per evitare i crimini di questo genere nel futuro bisogna riconoscerli e ripudiarli. Non possiamo dimenticare i turchi che all\u2019epoca, rischiando la vita, ci hanno aiutato.\u201d<\/p>\n<p>In qualit\u00e0 di portavoce del Segretario di Stato americano, Jen Psaki ha affermato: \u201cAccogliamo con piacere la dichiarazione del Primo Ministro della Turchia in merito alle sofferenze degli armeni nel 1915\u201d. Sempre dagli USA arriva un\u2019altra breve dichiarazione, stavolta negativa. Secondo Aram Hamparian, attuale direttore del Comitato Nazionale Armeno d\u2019America, \u201cAnkara sta cercando di negare il genocidio in diverse forme. Il Primo Ministro Erdogan con questa dichiarazione cerca di sfuggire alle responsabilit\u00e0 comportate dal genocidio\u201d. Un altro commento a bruciapelo arriva via Twitter da Stefan F\u00fcle, Commissario europeo per l&#8217;allargamento e la politica europea di vicinato: \u201cAccolgo con piacere la dichiarazione del Primo Ministro Erdogan in merito agli armeni. La riconciliazione \u00e8 un valore chiave dell\u2019Unione Europea. Mi auguro che seguiranno altri passi con questo spirito\u201d.<\/p>\n<p>Sono arrivate reazioni anche dal mondo non istituzionale. Il giornalista libanese Vahakn Keshishian, che insegna all\u2019Universit\u00e0 Americana di Beirut, ha dichiarato: \u201cIl concetto del dolore comune \u00e8 una versione aggiornata della politica negazionista. In ogni caso sentire il Primo Ministro turco dire qualcosa di diverso da \u2018No, non \u00e8 successo niente\u2019 d\u00e0 un po\u2019 di speranza. All\u2019epoca la societ\u00e0 parlava cos\u00ec e lo stato non diceva nulla. Oggi la societ\u00e0 fa passi avanti rispetto allo stato; se quest\u2019ultimo prosegue in questa direzione possiamo ben sperare.\u201d Khatchig Mouradian, direttore della rivista statunitense Armenia Weekly, invece ha parlato cos\u00ec: \u201cErdogan ha semplicemente detto: \u2018Questo non \u00e8 un genocidio, tutti hanno sofferto. Ormai \u00e8 giunto il momento di risolvere questo problema. Il vostro popolo non \u00e8 stato sterminato,\u00a0 ma comunque condoglianze\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Adesso facciamo una carrellata di reazioni di persone residenti in Turchia. Artak \u015eakaryan, un armeno turcologo: \u201cIn realt\u00e0 non \u00e8 cambiato nulla. Di nuovo ha proposto di riaprire gli archivi e costruire una commissione sulla storia. Fare le condoglianze agli armeni e subito dopo metterli nella stessa barca con le persone morte durante la Prima Guerra Mondiale \u00e8 stata una mossa intelligente, ma il motivo della morte di quelle persone \u00e8 diverso. Ovviamente commemoriamo con rispetto le persone morte durante una guerra, ma non possiamo mettere sullo stesso piano le decine di migliaia di persone che hanno perso la vita affogate in mare.\u201d Secondo Orhan Dink, fratello dell\u2019ex direttore armeno-turco del quotidiano Agos, assassinato nel 2007, \u201cE\u2019 un passo importante per la costruzione della democrazia in Turchia rispetto alla storica dichiarazione \u2018Ci hanno tradito i loro antenati\u2019. Trovo molto importante la dichiarazione del Primo Ministro. Possiamo definirla tardiva, ma costituisce un primo passo che deve avvicinare pian piano i due popoli verso una strada di normalizzazione\u201d. Aris Nalc\u0131, direttore del canale televisivo IMC Tv: \u201cSi vedr\u00e0 nei prossimi giorni se \u00e8 un gesto onesto oppure una mossa strategica un anno prima del centenario del 1915. Proporre una commissione di indagini storiche non \u00e8 una soluzione, vuol dire passare la palla agli storici. In precedenza la parte turca non aveva voluto condividere i suoi documenti, cos\u00ec la parte armena aveva abbandonato il tavolo.\u201d<\/p>\n<p>Il quotidiano nazionale di centro sinistra, Cumhuriyet ha usato questo titolo: \u201cCondoglianze per il novantanovesimo anniversario\u201d, il quotidiano nazionale Milliyet, tendenzialmente vicino al governo ha scritto \u201cCondoglianze in nove lingue\u201d, il quotidiano nazionale Hurriyet: \u201cMessaggio storico in nove lingue\u201d, il quotidiano nazionale SoL, organo di stampa del Partito Comunista di Turchia: \u201cLo spettacolo di Erdogan per il 24 aprile\u201d, Akit, quotidiano nazionale del movimento fondamentalista: \u201cLa favola del genocidio\u201d, Yeni Safak, un altro quotidiano nazionale del movimento fondamentalista: \u201cAbbiamo un dolore in comune\u201d, Yeni Cag, quotidiano nazionale del movimento nazionalista: \u201cUn secondo colpo all\u2019unit\u00e0 nazionale. Dopo l\u2019apertura verso i curdi, adesso l\u2019apertura verso gli armeni\u201d.<\/p>\n<p>Anche dal mondo politico sono arrivati reazioni di ogni tipo. Il segretario generale del Partito Laburista, Dogu Perin\u00e7ek, detenuto per il processo Ergenekon e liberato da poco: \u201cSe a fare questa dichiarazione fosse stato il Primo Ministro avrei detto che si era inchinato. Solamente il portavoce dell\u2019imperialismo avrebbe potuto fare questa dichiarazione. In un momento in cui l\u2019unit\u00e0 territoriale del paese \u00e8 a rischio, Erdogan non difende n\u00e9 la patria, n\u00e9 l\u2019indipendenza e nemmeno l\u2019egemonia\u201d. Garo Palyan, membro del comitato centrale amministrativo del nuovo partito HDP(Partito democratico dei popoli); \u201cQuesta dichiarazione dimostra che lo stato non pu\u00f2 pi\u00f9 portare avanti una politica negazionista. Nel testo si notano ancora le solite proposte, come quella della commissione per le indagini storiche. E\u2019 comunque un primo passo per comprendere le sofferenze. Si parla del fatto che le persone siano state obbligate ad abbandonare il territorio, invece che usare la solita formula del \u2018cosiddetto genocidio\u2019. E\u2019 importante continuare in quest\u2019ottica per poter costruire un ponte con gli armeni\u201d.<\/p>\n<p>In effetti a prima vista la dichiarazione di Erdogan sembra un passo avanti e un gesto positivo compiuto per la prima volta da un esponente di cos\u00ec alto livello; per inquadrarla correttamente bisogna per\u00f2 fare un\u2019analisi trasversale, altrimenti la scienza della politica non sarebbe molto diversa dalla promozione pubblicitaria di un nuovo prodotto introdotto nel mercato. Erdogan \u00e8 al potere da circa dodici anni ed \u00e8 la prima volta che compie un gesto del genere. Dopo dodici anni di attesa e proprio un anno prima dell\u2019attesissimo anniversario del 1915, una simile tempistica lascia leggermente perplessi. Il governo armeno e le organizzazioni armene della diaspora si stanno preparando da tempo al 2015, progettando una serie di azioni diplomatiche, legali, politiche e culturali. Poche ore dopo la dichiarazione, in risposta alle domande dei giornalisti, Erdogan ha detto: \u201cSenza risolvere il problema del Nagorno Karabakh (zona da anni di grande conflitto tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaijan), non possiamo avere un rapporto normale con gli armeni\u201d. Nel 2011 durante un programma televisivo (canale NTV) lamentandosi degli attacchi nei suoi confronti da parte dei giornalisti e scrittori che indagavano sul suo passato Erdogan esclam\u00f2: \u201cScusatemi, ma mi hanno dato dell\u2019ebreo, dell\u2019armeno e del greco. Ora basta!\u201d.<\/p>\n<p>Concludo riportando un pezzo dell\u2019ultimo articolo del giornalista Hakan Aksay pubblicato sul sito di notizie T24: \u201cSono sempre Erdogan e i suoi uomini a sostenere le forze degli islamici radicali per distruggere gli equilibri che non si riescono a cambiare in Siria. Sono sempre loro ad aver iniziato la fase della pace con i curdi, ma senza compiere dei passi effettivi e qualche volta cercando di colpirli attraverso le altre forze curde esterne. Sono sempre loro che vogliono controllare i media, la giustizia, il Parlamento, Twitter, Youtube e la manifestazione del Primo Maggio. Per fare la pace con altri popoli bisogna uscire dal circolo vizioso della religione-nazionalismo e credere nella democrazia e nei diritti umani. Il potere che non fa questo, che cambia sempre la sua posizione e reagisce basandosi sui calcoli opportunistici, ha un futuro discutibile. Oggi \u00e8 il 24 aprile: armeni, turchi, curdi, arabi, dovremmo tutti quanti condividere le sofferenze del passato. Tutti insieme parlando, discutendo, indagando, scrivendo, disegnando, riempiendo le strade e le sale, cantando e piangendo. Si dovrebbero compiere alcuni passi attesi da tempo per stare insieme, uno accanto all\u2019altro e per rimuovere la nebbia. I responsabili dell\u2019omicidio di Hrant Dink devono essere trovati e vanno scoperti anche quelli del massacro di Uludere. E\u2019 la fiducia a fare da cemento per la pace e l\u2019amicizia tra i popoli. La fiducia si ottiene in questo modo, non con la furbizia e le finte.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri era il 24 aprile 2014. Per un turco di Istanbul non \u00e8 una data facile. Provo a spiegarvi perch\u00e9. Partiamo dal giorno precedente, il 23 aprile. 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