{"id":1030908,"date":"2020-02-09T13:03:07","date_gmt":"2020-02-09T13:03:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=1030908"},"modified":"2020-02-09T13:03:07","modified_gmt":"2020-02-09T13:03:07","slug":"il-tempo-della-caccia-alliceberg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2020\/02\/il-tempo-della-caccia-alliceberg\/","title":{"rendered":"Il tempo della caccia all\u2019iceberg"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\"><em>Tra gli allarmi, quasi tutti documentati e rigorosamente attenti a non generalizzare o creare panico, non pu\u00f2 non spiccare quello del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: \u00e8 assolutamente necessario ridurre le emissioni climalteranti del 45 per cento entro il 2030, e poi arrivare alla \u201cneutralit\u00e0 climatica\u201d, cio\u00e8 ridurre totalmente le emissioni di gas serra, entro il 2050. Le rilevazioni statistiche non sono state completate ma \u00e8 gi\u00e0 evidente che il decennio appena concluso \u00e8 stato il pi\u00f9 caldo della storia recente e che il livello dei mari s\u2019\u00e8 alzato tre volte pi\u00f9 di quanto previsto dagli scienziati. Ogni anno perdiamo il 13 per cento della superficie dei ghiacciai. Intanto, cresce il business dei cosiddetti cacciatori di iceberg: le navi che individuano un blocco galleggiante e lo trainano a riva per vendere a ricchi consumatori le loro acque particolarmente pure. Anche in Italia fa sempre pi\u00f9 caldo, l\u2019aria contiene sempre pi\u00f9 polveri sottili, i venti si fanno devastanti e le frane minacciano di seppellirci<\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>I dati per l\u2019intero 2019<\/strong><\/p>\n<p>Anche se le statistiche non sono state ancora elaborate per l\u2019intero anno, cominciano ad emergere delle prime indicazioni. L\u2019ultimo decennio \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 caldo della storia recente, almeno se si analizzano i dati raccolti a partire dal 1880. Inoltre, il livello dei mari si \u00e8 innalzato in misure tre volte superiori a quanto previsto dagli scienziati. Ma il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 quello fornito dal Segretario generale della Nazioni Unite, Guterres: <strong>\u00e8 assolutamente necessario ridurre le emissioni climalteranti del 45% entro il 2030 e arrivare alla \u201cneutralit\u00e0 climatica\u201d <\/strong>cio\u00e8 ridurre totalmente le emissioni di gas serra entro il 2050.<\/p>\n<p>La stessa fonte sottolinea che a partire da subito si devono ridurre tali emissioni del 7,6%\u00a0 ogni anno. Dovrebbe essere chiaro a tutti, governi in prima linea, che questo obiettivo vincolante \u00e8 molto difficile da raggiungere in sistemi economici che ormai da anni si sviluppano a tassi molto bassi (per mancanza di risorse e per strategie economiche inadeguate) e che se si tarda un anno a conseguire questo scopo o se qualche paese decide di non\u00a0 rispettarlo, negli anni seguenti tale percentuale sar\u00e0 ancora pi\u00f9 elevata. Sempre utilizzando questa fonte \u2013 che non \u00e8 certo la voce di uno scienziato senza freni o di un ambientalista catastrofista -, \u00e8 importante ricordare alcuni suggerimenti ai governi dei paesi industriali \u00a0circa le cose da fare per raggiungere questi obiettivi:<strong> imporre dei prezzi alle emissioni di CO2, smettere di dare sussidi pubblici ai produttori di carburanti fossili, bloccare l\u2019utilizzo del carbone a partire dal 2020, quotarsi per istituire il fondo da 100 miliardi per aiutare i paesi del sottosviluppo a raggiungere questi obiettivi.<\/strong><\/p>\n<p>Inutile ricordare che nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 stato finora fatto malgrado le sollecitazioni formulate da una Conferenza delle Parti all\u2019altra. Possiamo solo ricordare una recente notizia proveniente dalla Germania, forse il solo paese europeo in linea con le indicazioni emerse in sede Onu. Il governo Merkel sembra \u00a0aver approvato un piano che prevede l\u2019uscita dal carbone, e in termini molto concreti e con le relative scadenze,\u00a0 messo a punto in 200 pagine con i governi regionali delle zone minerarie e ora dovr\u00e0 essere approvato dal parlamento prima della pausa estiva. Entro la fine dell\u2019anno in corso \u00e8 prevista la chiusura degli impianti pi\u00f9 obsoleti mentre gli altri saranno chiusi entro il 2038 (e forse entro il 2035).<\/p>\n<p><strong>Le recenti situazioni pi\u00f9 gravi \u00a0e gli eventi estremi<\/strong><\/p>\n<p>Una attenzione particolare \u00a0\u00e8 stati dedicata dai giornali di tutto il mondo al fenomeno delle \u201cacque alte\u201d a Venezia, poich\u00e9 la citt\u00e0 appartiene all\u2019immaginario di moltissime popolazioni a causa degli ininterrotti flussi turistici. In questa sede ci sembra opportuno segnalare\u00a0 che non si \u00e8 trattato dell\u2019evento che si ripete ormai da decenni, ma per la prima volta si sono verificate quattro maree eccezionali in una settimana e la pi\u00f9 alta ha raggiunto i 187 centimetri.\u00a0 Vengono quindi in mente i dati recentemente riportati dalla rivista \u201cFuture\u201d relativi agli effetti dei previsti innalzamenti dei livelli dei mari, oltre a quelli gi\u00e0 verificatisi in molte isole dell\u2019Oceania e della Tailandia.\u00a0 Secondo le fonti utilizzate, entro il 2050 oltre 300 milioni di persone potrebbero essere minacciate\u00a0 e citt\u00e0 come Venezia e Mumbai (ex Calcutta) sarebbero sommerse. Inoltre, entro il 2100 il loro numero salirebbe fino a 600 milioni , in quanto sarebbero colpite anche citt\u00e0 come Dacca, Ho chi Min City,\u00a0 Alessandria d\u2019Egitto,\u00a0 parti di New Orleans, Amsterdam, Anversa, Gent e Londra; in totale sono oltre un miliardo le persone che vivono al di sotto di un metro sul livello del mare e la Banca Mondiale ha stimato i danni in oltre mille miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Continua senza soste lo scioglimento dei ghiacciai e ormai perdiamo ogni anno il 13% della loro superficie; in particolare la Groenlandia negli ultimi venti anni ha visto accelerare lo scioglimento. Inoltre non \u00e8 ancora chiaro quanta acqua dolce va a finire negli oceani; alcune stime indicano che il 69% \u00e8 ancora all\u2019interno dei ghiacciai, mentre il 30% effettua percorsi sotterranei e solo l\u20191% \u00e8 raccolta in bacini superficiali. Viceversa si stanno amplificando le attivit\u00e0 dei cosiddetti \u201ccacciatori di iceberg\u201d, cio\u00e8 di navi che individuano un iceberg e lo trainano a riva per vendere a ricchi consumatori le loro acque particolarmente pure. \u00a0Nel loro complesso, \u00a0i circa 12.000 eventi estremi, (uragani, cicloni, ondate di calore, siccit\u00e0, alluvioni e inondazioni), in 20 anni, cio\u00e8 tra il 1999 e il 2018, hanno causato 495.000 vittime umane, e perdite economiche superiori ai 3500 miliardi di dollari, secondo il Climate Risk Index calcolato dal German Watch.\u00a0 Per l\u2019Italia le vittime sono state oltre 20.000 e i danni hanno superato i 33 miliardi di dollari. Infine in Russia si \u00e8 registrato un inizio inverno mai cos\u00ec caldo a partire dal 1886.<\/p>\n<p>Alla fine dello scorso anno, in Australia, 200 incendi che sono durati oltre tre mesi, hanno causato 26 morti e distrutto oltre 2000 abitazioni, mentre le zone completamente bruciate hanno superato i 10 milioni di ettari, e le vittime tra gli animali sembra si aggirino intorno al miliardo di unit\u00e0. In particolare sono state colpite le zone di protezione per i koala, almeno ottomila de 23mila esemplari hanno perso la vita nelle zone incendiate. L\u2019ondata di calore che ha colpito il paese \u00e8 stata in media superiore ai 42 gradi, con punte fino ai 47 gradi e il fumo dei roghi ha raggiunto il Cile a 12.chilometri di distanza. Purtroppo si deve registrare il fatto che nello stesso periodo l\u2019Australia ha aperto la miniera di carbone Carmichael del gruppo Adani, \u00e8 il terzo esportatore mondiale di combustibili fossili e soprattutto ha collaborato con Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita per boicottare ogni decisione in sede COP 25, contribuendo moltissimo al suo sostanziale fallimento.<\/p>\n<p>Finalmente si riparla dei rottami spaziali, cio\u00e8 della miriade di oggetti (satelliti non pi\u00f9 funzionanti, motori e parti di razzi, ecc.) che \u00e8 attualmente in orbita intorno alla terra e comincia a metter a rischio i prossimi lanci e la stazione internazionale (che gi\u00e0 due volte ha dovuto spostarsi per evitare questi meteoriti creati dall\u2019uomo). I satelliti in orbita sono 4994, dei quali 1957 sono attivi e 3037 sono ormai inutilizzabili. I detriti vengono classificati secondo le loro orbite e le loro dimensioni: tra i 750 chilometri e i 2000 chilometri di altezza, sono almeno 23.000 quelli superiori a dieci centimetri di lunghezza mentre ce ne sono almeno 500mila da uno a dieci centimetri; sono circa 150 milioni quelli di dimensioni inferiori a 1 millimetro. Sono stati effettuati alcuni tentativi di \u201cpulizia\u201d dei rottami spaziali, ma alcuni non sono riusciti e quindi manca ancora qualunque progetto di intervento significativo.<\/p>\n<p>Nel settore delle materie prime si segnalano le attivit\u00e0 delle prime imprese che stanno iniziando su scala industriale la raccolta e la estrazione del litio, il componente essenziale per le batterie destinate alle auto elettriche, e che \u00e8 contenuto nei depositi di sale di un numero piuttosto limitato di paesi. In particole, l\u2019estrazione \u00e8 ormai in corso nel triangolo Argentina, Cile e Bolivia, nelle aree che risultano contenere circa l\u201985% della preziosa materia prima. Restano invece irrisolti due problemi cruciali: se le auto elettriche dovessero realmente raggiungere i livelli di produzione finora indicati, i giacimenti di litio esistenti in natura sarebbero sufficienti per la produzione delle necessarie batterie? E ancora, tenendo conto dell\u2019esigenza di ricaricare continuamente le loro batterie, siamo realmente sicuri che tali auto siano rispettose delle esigenze del clima del pianeta?<\/p>\n<p><strong>Cosa succede in Italia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 2019 si chiude con il mese di dicembre pi\u00f9 caldo dal 1800, e che ha raggiunto un 1,9 gradi centigradi in pi\u00f9 rispetto al periodo 1981-2010.<\/strong> L\u2019anno nel suo complesso \u00e8 il quarto pi\u00f9 caldo dall\u2019inizio delle rilevazione\u2019 in quarto \u00e8 preceduto dagli anni 2014, 2015 e 20 18. Quindi, almeno in Italia, negli ultimi anni si \u00e8 ampiamente superata quella temperatura massima di 1,5 gradi, indicata dagli scienziati dell\u2019IPCC come il livello massimo da non superare, se si vuole avere il tempo di realizzare gli obiettivi in materia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti. E\u2019 stato anche registrato un record di aumento della velocit\u00e0 dei venti, oltre cento chilometri all\u2019ora, che in particolare hanno causato molti danni nelle regioni meridionali.<\/p>\n<p><strong>L\u2019altro fenomeno in aumento \u00e8 l\u2019inquinamento dell\u2019aria, al nord lo smog per periodi di cinque o sei giorni continuativi\u00a0 ha caratterizzato ampi territori, mentre le grandi citt\u00e0 hanno visto aumentare la presenza di polveri sottili, in parte dovute al traffico, che per\u00f2 rappresenta solo il 30% della Pm10, ma anche al riscaldamento degli edifici, malgrado sia vietato superare i 19 gradi<\/strong>.<\/p>\n<p>In Italia \u00e8 finalmente emerso nelle sue reali dimensioni \u00a0il fenomeno delle frane e degli smottamenti, perch\u00e9 hanno cominciato a danneggiare anche autostrade e strade statali di grande importanza. La causa prima \u00e8 il disboscamento ma soprattutto la mancanza di sorveglianza e manutenzione delle opere. Nel paese viadotti e gallerie sono 7317 e alcuni quotidiani hanno cominciato a pubblicare liste di opere a rischio e la televisione a fine gennaio ha fatto vedere una galleria dove finalmente si verificava lo stato dell\u2019opera. Ovviamente si dovrebbe elaborare ed attuare un piano complessivo di interventi, per\u00f2 si scopre che manca una mappa ufficiale dei rischi, nonostante l\u2019Unione Europea l\u2019avesse gi\u00e0 richiesta nel 2018. Due governi fa era stata effettuata una rilevazione delle opere da realizzare immediatamente: erano 10.386 casi, ma l\u2019agenzia che li dovrebbe attuare non \u00e8 ancora entrata in funzione. In pi\u00f9, sembra siano almeno 1600\u00a0 le situazioni per le quali non \u00e8 abbastanza chiaro chi sono i responsabili delle opere e quindi chi se ne dovrebbe occupare.\u00a0 E intanto il numero delle frane cresce rapidamente: dalle 383.800 del 2005 si \u00e8 passati alle 620.800 del 2018 e i pochi finanziamenti destinati al settore restano addirittura in parte inutilizzati.<\/p>\n<p><strong>Una notizia positiva, ma quanto lavoro da fare!<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche una notizia indubbiamente positiva e che apre nuove prospettive per la salvaguardia dell\u2019ambiente. <strong>In Olanda, alla fine di dicembre, la Corte Suprema ha condannato in via definitiva \u00a0il governo olandese a ridurre entro il 2020 le emissioni di gas ad effetto serra \u00a0di almeno il 25% rispetto al 1990<\/strong>. Secondo i giudici il mancato intervento costituisce una violazione degli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani.\u00a0 Questa sentenza \u00e8 il risultato\u00a0 del lavoro della Fondazione \u00a0ambientalista \u201cUrgenda\u201d, che a partire dal 2013 ha esercitato crescenti pressioni per ottenere questo risultato. Altre informazioni si trovano sul sito della Fondazione e sono state riprese da L\u2019Extra Terrestre\u00a0 del 9 gennaio scorso. Tale evento costituisce un precedente prezioso per analoghe iniziative da lanciare in tutti i paesi dell\u2019Unione ed \u00e8 possibile che dei gruppi in Italia abbiano gi\u00e0 deciso di procedere in questa direzione. Questo tipo di risultati richiede un lavoro non indifferente che pu\u00f2 durare degli anni (sicuramente troppi se si tengono presenti i tempi molto stretti dei disastri climatici) per\u00f2 permettono di tenere sotto pressione i governi e di imporre attivit\u00e0 che finora sono state assenti nella maggior parte dei paesi. Inoltre non si deve dimenticare che a livello di base e nei confronti degli enti locali \u00e8 possibile imporre uno stato di emergenza climatica, che a sua volta, sempre a livello istituzionale,\u00a0 impone dei comportamenti pi\u00f9 adeguati alle attuali condizioni di danni ambientali diffusi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra gli allarmi, quasi tutti documentati e rigorosamente attenti a non generalizzare o creare panico, non pu\u00f2 non spiccare quello del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: \u00e8 assolutamente necessario ridurre le emissioni climalteranti del 45 per cento 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