{"id":102669,"date":"2014-04-24T10:08:11","date_gmt":"2014-04-24T09:08:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=102669"},"modified":"2014-04-24T10:08:11","modified_gmt":"2014-04-24T09:08:11","slug":"futuro-pianeta-dipende-58-persone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/futuro-pianeta-dipende-58-persone\/","title":{"rendered":"Il futuro del nostro pianeta dipende da 58 persone"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Roberto Savio.-<\/strong><\/p>\n<p>Il 13 aprile, anche se l&#8217;avvenimento \u00e8 passato inosservato, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato la terza e ultima parte di un rapporto che ci avverte, senza mezzi termini, che abbiamo solo 15 anni per evitare di superare di due gradi la soglia di sicurezza del riscaldamento globale. Se dovessimo superarla, le conseguenze sarebbero drammatiche.<\/p>\n<p>Solo i pi\u00f9 miopi non si rendono conto di cosa comporterebbe: dall&#8217;innalzamento del livello del mare a un aumento della frequenza di \u00a0uragani e tempeste, con impatti negativi sulla produzione alimentare.<\/p>\n<p>In un mondo normale e partecipativo, in cui l\u201983 per cento delle persone in vita oggi lo sar\u00e0 anche tra 15 anni, questo rapporto avrebbe provocato una reazione drammatica.<\/p>\n<p>Invece, non c\u2019\u00e8 stato neanche un commento da parte dei leader dei 196 paesi in cui vivono 7.500 milioni di &#8220;consumatori&#8221; del pianeta.<\/p>\n<p>Gli antropologi, che studiano le somiglianze e le differenze tra gli esseri umani e gli altri animali, gi\u00e0 molto tempo fa giunsero alla conclusione che non sotto tutti gli aspetti l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 superiore.<\/p>\n<p>Ad esempio, rispetto agli altri animali, l\u2019essere umano possiede meno capacit\u00e0 di adattamento in caso di terremoti, uragani e altri disastri naturali. Invece, gli animali in questi casi avvertono sintomi premonitori e disagio.<\/p>\n<p>Il primo volume di questo rapporto dell&#8217;IPCC, pubblicato nel settembre 2013 a Stoccolma, ha stabilito che gli esseri umani sono la principale causa del riscaldamento globale, mentre il secondo, pubblicato a Yokohama il 31 marzo, ha invece affermato che &#8220;negli ultimi decenni, i cambiamenti climatici hanno avuto impatti sugli ecosistemi naturali e umani, in tutti i continenti e in tutti gli oceani&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;IPCC \u00e8 composto da oltre 2.000 scienziati di tutto il mondo e per la prima volta dalla sua istituzione, da parte delle Nazioni Unite nel 1988, \u00e8 giunto a conclusioni finali definitive. La conclusione principale \u00e8 che per fermare la corsa verso il punto di non ritorno, le emissioni globali devono essere ridotte tra il 40 e il 70 per cento entro il 2050.<\/p>\n<p>Il rapporto avverte che &#8220;solo i grandi cambiamenti istituzionali e tecnologici forniranno una probabilit\u00e0 superiore al 50 per cento&#8221; che il riscaldamento globale non superi il limite di sicurezza, aggiungendo che le misure devono iniziare entro e non oltre i prossimi 15 anni e devono completarsi in 35 anni.<\/p>\n<p>Vale la pena notare che due terzi dell&#8217;umanit\u00e0 ha meno di 21 anni e in gran parte saranno loro a dover sostenere gli enormi costi della lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>La raccomandazione principale dell&#8217;IPCC \u00e8 molto semplice: le principali economie dovrebbero fissare una tassa sull&#8217;inquinamento da anidride carbonica, aumentando il costo dei combustibili fossili per spingere il mercato delle fonti energetiche pulite come l&#8217;eolico, il solare e il nucleare.<\/p>\n<p>Dieci paesi sono responsabili del 70 per cento dell&#8217;inquinamento totale mondiale dei gas a effetto serra, mentre gli Stati Uniti e la Cina sono responsabili del 55 per cento di tale quota.<\/p>\n<p>Entrambi i paesi stanno prendendo misure serie per combattere l&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p>Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha cercato invano di ottenere l&#8217;approvazione del Senato e ha dovuto esercitare la sua autorit\u00e0 nell&#8217;ambito della Legge dell\u2019Aria Pulita del 1970 per ridurre l&#8217;inquinamento di carbonio da veicoli e impianti industriali, favorendo l\u2019uso di tecnologie pulite. Tuttavia, non si pu\u00f2 fare nulla senza il sostegno del Senato.<\/p>\n<p>Il nuovo onnipotente presidente della Cina, Xi Jinping, considera l\u2019ambiente una priorit\u00e0, anche perch\u00e9 fonti ufficiali hanno stimato cinque milioni di morti l\u2019anno a causa dell\u2019inquinamento nel suo paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina per\u00f2 ha bisogno di carbone per la sua crescita economica e la posizione di Xi al riguardo \u00e8: &#8220;perch\u00e9 dovremmo frenare il nostro sviluppo, quando i paesi ricchi, dopo aver causato loro questo problema, adesso chiedono a noi di adottare misure per rallentare la nostra crescita?&#8221;.<\/p>\n<p>Si crea cos\u00ec un circolo vizioso. I paesi del Sud chiedono \u00a0finanziamenti per i costi di abbattimento dell\u2019inquinamento ai paesi ricchi, che a loro volta vogliono che i paesi del Sud smettano di inquinare e si facciano carico loro dei costi.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify; line-height: 1.5em;\">Di conseguenza nella sintesi del rapporto, che \u00e8 proprio indirizzata ai governanti, sono state rimosse le premesse che avrebbero potuto suggerire la necessit\u00e0 che il Sud debba fare di pi\u00f9, mentre i paesi ricchi hanno spinto per evitare un linguaggio da cui potesse emergere la necessit\u00e0 di assumersi degli obblighi finanziari da parte loro.<\/span><\/p>\n<p>Ci\u00f2 preannuncia impegni vaghi per la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici a Lima, dove si dovrebbe raggiungere un nuovo accordo globale (da non dimenticare il disastro della conferenza di Copenaghen nel 2009).<\/p>\n<p>La chiave per qualsiasi accordo \u00e8 nelle mani degli Stati Uniti. Il Congresso americano ha bloccato qualsiasi iniziativa sul controllo del clima, offrendo a Cina, India e agli altri paesi inquinatori una comoda via d\u2019uscita: &#8220;perch\u00e9 dovremmo assumerci impegni e fare sacrifici, se gli Stati Uniti non partecipano?&#8221;.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che i repubblicani hanno trasformato i cambiamenti climatici in uno dei loro simboli d\u2019identit\u00e0. L&#8217;ultima volta che \u00e8 stata proposta una tassa sul carbone nel 2009, dopo il voto a favore della Camera dei Rappresentanti controllata dai democratici, il Senato dominato dai repubblicani l\u2019ha respinta.<\/p>\n<p>Nelle elezioni del 2010, alcuni politici che avevano votato a favore della tassa sul carbone hanno perso il seggio e questo ha favorito il controllo della Camera da parte dei repubblicani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, l&#8217;unica speranza per coloro che vogliono un cambiamento \u00e8 attendere le elezioni del 2016 e sperare che il nuovo presidente degli Stati Uniti sia in grado di cambiare la situazione. \u00a0Questo \u00e8 un buon esempio del perch\u00e9 gli antichi Greci dicevano che la speranza \u00e8 l&#8217;ultima dea&#8230;<\/p>\n<p>Il quadro \u00e8 molto semplice. Il Senato americano \u00e8 composto da 100 membri, il che significa che bastano 51 voti per approvare un progetto di legge che imponga una tassa sui combustibili fossili.<\/p>\n<p>In Cina la situazione \u00e8 diversa. Nella migliore delle ipotesi, le decisioni sono prese dal Comitato Permanente del Comitato Centrale, composto da sette membri che sono il vero potere del Partito Comunista.<\/p>\n<p>In altre parole, il futuro del nostro pianeta lo decidono 58 persone su una \u00a0popolazione mondiale di circa 7.700 milioni di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Rebeli\u00f3n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduzione dallo spagnolo di Martina Marsili<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Savio.- Il 13 aprile, anche se l&#8217;avvenimento \u00e8 passato inosservato, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato la terza e ultima parte di un rapporto che ci avverte, senza mezzi termini, che abbiamo 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