{"id":102220,"date":"2014-04-22T12:52:20","date_gmt":"2014-04-22T11:52:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=102220"},"modified":"2014-04-22T12:55:57","modified_gmt":"2014-04-22T11:55:57","slug":"possiamo-continuare-mangiare-tanta-carne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/possiamo-continuare-mangiare-tanta-carne\/","title":{"rendered":"Possiamo continuare a mangiare tanta carne?"},"content":{"rendered":"<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La carne \u00e8 diventata indispensabile nella nostra alimentazione. Sembra che non possiamo vivere senza. Se, fino a poco tempo fa, il suo consumo era un privilegio, un cibo riservato a eventi speciali, oggi \u00e8 diventato ormai un alimento quotidiano. Forse anche troppo quotidiano. Abbiamo davvero bisogno di mangiare tanta carne? Quale impatto ha questo comportamento sull&#8217;ambiente? Quali le conseguenze per il benessere degli animali? Per i diritti dei lavoratori? E per la nostra salute?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il consumo di carne \u00e8 associato al progresso ed alla modernit\u00e0. Infatti, secondo i dati del Ministero dell&#8217;agricoltura nello stato spagnolo, tra il 1965 ed il 1991, il suo consumo si \u00e8 quadruplicato, particolarmente nel caso delle carni suine. Negli ultimi anni, tuttavia, il consumo nei paesi industrializzati ha ristagnato ed \u00e8 addirittura diminuito in seguito, in particolare, ai vari scandali alimentari (mucca pazza, influenza aviaria, pollo alla diossina, carne equina invece di manzo, ecc.) e ad una maggiore preoccupazione per ci\u00f2 che mangiamo. In ogni caso, dobbiamo ricordare che ci sono tuttora, tanto pi\u00f9 in un contesto di crisi, grandi aree che non hanno la possibilit\u00e0 di mangiare cibi freschi o di qualit\u00e0 n\u00e9 di poter scegliere tra diete con o senza carne.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Viceversa, nei paesi emergenti come Brasile, Russia, Cina, Sud Africa &#8211; i cosiddetti &#8220;BRICS&#8221;-, la tendenza \u00e8 verso un aumento del consumo di carne. In questi paesi, che concentrano il 40% della popolazione mondiale, tra il 2003 ed il 2012 il consumo di carne \u00e8 aumentato del 6,3% e ci si aspetta una crescita del 2,5% tra il 2013 ed il 2022. Come mostra \u201cL&#8217;atlante della carne\u201e, il caso pi\u00f9 spettacolare \u00e8 quello della Cina, che \u00e8 passata in alcuni anni, dal 1963 al 2009, da un consumo giornaliero per persona di 90 chilocalorie a 694. I motivi? L&#8217;aumento della popolazione in questi paesi, la loro urbanizzazione, l&#8217;imitazione dello stile di vita occidentale da parte di una vasta classe media. Infatti, definirsi come \u201cnon vegetariano\u201e in India, paese vegetariano per antonomasia, \u00e8 diventato in alcuni settori della societ\u00e0 l&#8217;espressione di uno statuto sociale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Un consumo che costa caro al pianeta<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ma l&#8217;aumento del consumo di carne nel mondo non \u00e8 a costo zero, al contrario: risulta molto costoso tanto in termini ecologici che sociali. Per fare un esempio, secondo \u201cL&#8217;atlante della carne\u201e, per produrre un chilo di carne di vitello occorrono 15.500 litri d&#8217;acqua, mentre per produrre un chilo di grano ne occorrono 1.300 e per un chilo di carote soltanto 131. Cos\u00ec, per soddisfare l&#8217;attuale domanda di carne, uova e prodotti lattiero-caseari in tutto il mondo, servono ogni anno oltre 60 miliardi di animali da allevamento, allevamento che risulta estremamente costoso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L&#8217;industria zootecnica contribuisce alla fame nel mondo, poich\u00e9 un terzo del raccolto e il 40% della produzione di cereali nel mondo sono destinati ad alimentare il bestiame invece di sfamare direttamente le persone. E non tutti possono permettersi di acquistare un pezzo di carne dell&#8217;agribusiness. Secondo i dati del gruppo ETC, 3,5 miliardi di persone, cio\u00e8 la met\u00e0 degli abitanti del pianeta, potrebbero sfamarsi con quello che consumano questi animali.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Inoltre, nel modello attuale di produzione industriale e intensiva mucche, maiali e polli sono tra i principali generatori del cambiamento climatico. Chi l&#8217;avrebbe mai detto! Si ritiene che l&#8217;allevamento ed i prodotti derivati generino il 51% delle emissioni di gas a effetto serra. In pratica, secondo l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;agricoltura e l&#8217;alimentazione (FAO), una mucca ed il suo vitello in un&#8217;azienda zootecnica producono pi\u00f9 emissioni di un&#8217;automobile con 13.000 Km sul contachilometri. Ma consumando carne, i corresponsabili siamo noi .<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">I maltrattamenti rappresentano il lato pi\u00f9 crudele dell&#8217;allevamento industriale, nel quale gli animali non sono pi\u00f9 esseri viventi ma diventano cose e merci. Il documentario \u201cSamsara\u201e, senza peraltro mostrare scene di violenze esplicite, dimostra la brutalit\u00e0 occulta ed estrema degli allevamenti industriali da carne e da latte, dove le condizioni di vita degli animali sono deplorevoli, dove i dipendenti li massacrano, li colpiscono, li squartano come se fossero oggetti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Si tratta di un modello produttivo che trova la sua origine nei mattatoi di Chicago dell&#8217;inizio del XX secolo, nei quali la produzione in catena di montaggio permetteva, in appena quindici minuti, di macellare e sezionare una mucca. Un metodo cosi &#8216;efficace&#8217; che Henry Ford l&#8217;ha adottato per la fabbricazione di automobili. Per il capitale, non ci sono differenze tra una macchina e un essere vivente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E per noi? La distanza tra i campi e il nostro piatto \u00e8 talmente cresciuta negli ultimi anni, che come consumatori non siamo gi\u00e0 pi\u00f9 consapevoli del fatto che dietro una salsiccia, una lasagne o una carbonara, c&#8217;era la vita.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Lavoro precario<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Le condizioni di lavoro dei dipendenti in questi allevamenti lasciano molto a desiderare. In effetti, tra gli animali che vi sono sacrificati ed i salariati che vi lavorano ci sono pi\u00f9 punti comuni di quanto quest&#8217;ultimi possano immaginare. Upton Sinclair, nel suo brillante romanzo \u201cLa giungla\u201e, nel quale elabora il ritratto della vita precaria dei lavoratori dei mattatoi di Chicago nei primi anni del secolo scorso, lo mostrava chiaramente: \u201cL\u00e0 si sacrificavano gli uomini nello stesso modo in cui si sacrificava il bestiame; tagliavano i loro corpi ed i loro cuori in pezzi e li trasformavano in dollari ed in centesimi\u201e. Oggi, molti mattatoi impiegano in queste condizioni precarie immigrati di varia provenienza, i messicani negli Stati Uniti, per esempio, come mostra l&#8217;eccellente film di Richard Linklater \u201cFast Food Nation\u201e, o quelli provenienti dall&#8217;Europa dell&#8217;Est nei paesi del centro dell&#8217;Unione europea. Cent&#8217;anni dopo, il lavoro di Sincler \u00e8 ancora attuale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L&#8217;industria zootecnica produce di per s\u00e9 un effetto dannoso sulla nostra salute. La somministrazione\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: small; font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; color: #5e6066; line-height: 1.5em;\">sistematica e preventiva di farmaci agli animali, in \u00a0modo che possano sopravvivere in quelle miserevoli condizioni fino al mattatoio, e per ingrassarli pi\u00f9 rapidamente ed a costo inferiore per l&#8217;impresa, comporta lo sviluppo di batteri resistenti a queste sostanze. Batteri che possono in seguito trasmettersi rapidamente agli esseri umani attraverso, principalmente, la catena alimentare. Secondo l&#8217;organizzazione mondiale della sanit\u00e0, vengono oggi somministrati pi\u00f9 antibiotici ad animali sani che non a persone ammalate. In Cina, ad esempio, si stima che oltre 100.000 tonnellate di antibiotici vengano somministrati agli animali ogni anno, nella maggior parte dei casi senza alcun controllo. Come indicato nell'&#8221;Atlante della carne&#8221;, negli USA l&#8217;80% degli antibiotici \u00e8 destinato al bestiame. E non \u00e8 tutto, la stessa FAO riconosce che in questi ultimi 15 anni il 75% delle malattie epidemiche umane ha origine in malattie degli animali, come l&#8217;influenza aviaria e l&#8217;influenza suina, e in conseguenza di un modello di allevamento insalubre.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Chi ci guadagna da un tale modello? Evidentemente, non noi, anche se ci vogliono convincere del contrario. Una manciata di multinazionali controllano il mercato: Smithfield Foods, JBS, Cargill, Tyson Foods, BRF, Vion. Ottengono notevoli profitti con un sistema che contamina l&#8217;ambiente, rafforza il cambiamento climatico, sfrutta i lavoratori, maltratta gli animali e ci fa ammalare.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Una domanda si impone allora: possiamo continuare a mangiare tanta carne?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #5e6066;\"><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">* Articolo originariamente pubblicato in catalano su \u00abEtselquemenges.cat\u00bb, 18\/02\/2014.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Traduzione dal francese di <a href=\"http:\/\/it.linkedin.com\/pub\/giuseppina-vecchia\/2b\/942\/802\/en\">Giuseppina Vecchia<\/a> per Pressenza<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La carne \u00e8 diventata indispensabile nella nostra alimentazione. 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