{"id":101714,"date":"2014-04-18T18:40:32","date_gmt":"2014-04-18T17:40:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=101714"},"modified":"2014-04-19T14:04:05","modified_gmt":"2014-04-19T13:04:05","slug":"sicurezza-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/sicurezza-politica\/","title":{"rendered":"Sicurezza e politica di stato"},"content":{"rendered":"<p><i>Il 28 febbraio 2014 a Santa Barbara (California), il Professor Noam Chomsky ha tenuto la tredicesima conferenza annuale \u201cFrank K. Kelly\u201d della Nuclear Age Peace Foundation sul futuro dell&#8217;umanit\u00e0.<\/i><\/p>\n<p>Secondo il principio guida della teoria delle relazioni internazionali, la massima priorit\u00e0 degli stati \u00e8 quella di assicurare la sicurezza. Secondo la visione convenzionale formulata da George Kennan, il governo \u00e8 creato \u201cper assicurare ordine e giustizia interna e per provvedere alla difesa comune\u201d, spesso definita tutela dell&#8217;interesse nazionale. Spostandoci al presente, nell&#8217;ultimo numero della rivista National Interest uno dei principali studiosi realisti rielabora tale dottrina sostenendo che \u201cla struttura del sistema internazionale forza i paesi preoccupati per la loro sicurezza a competere con tutte le altre potenze\u201d, la caratteristica fondamentale della ragion di stato.<\/p>\n<p>L&#8217;affermazione sembra plausibile, quasi ovvia, fino a quando non la osserviamo pi\u00f9 da vicino e ci chiediamo: \u201cSicurezza per chi?\u201d Per la popolazione in generale? Per le autorit\u00e0 stesse? Per l&#8217;elettorato nazionale predominante? A seconda di quello che intendiamo, la credibilit\u00e0 dell&#8217;affermazione varia da trascurabile a molto alta.<\/p>\n<p>La difesa del potere dello Stato \u00e8 senza dubbio collocata molto in alto. Questo \u00e8 dimostrato dagli sforzi compiuti dagli stati per proteggersi dalla loro stessa popolazione e dal suo controllo. In un&#8217;intervista alla tv tedesca, Edward Snowden ha detto che il suo \u201cpunto di rottura\u201d \u00e8 stato \u201cvedere il direttore della National Intelligence, James Clapper, mentire al Congresso sotto giuramento\u201d negando l&#8217;esistenza di un programma di spionaggio nazionale. Secondo Snowden \u201cil popolo aveva il diritto di conoscere questi programmi. Il popolo aveva il diritto di sapere ci\u00f2 che il governo sta facendo in suo nome e ci\u00f2 che il governo sta facendo contro la popolazione\u201d. Daniel Ellsberg, Chelsea Manning e altre coraggiose figure che hanno agito secondo il medesimo principio democratico potrebbero dire la stessa cosa.<\/p>\n<p>La posizione delle autorit\u00e0 \u00e8 decisamente differente: il popolo non ha il diritto di sapere poich\u00e9 questo minerebbe gravemente la sicurezza. Vi sono diverse buoni motivi per essere scettici riguardo a una tale risposta. La prima \u00e8 che \u00e8 quasi completamente prevedibile: quando l\u2019azione di un governo viene scoperta, di riflesso questo si appella alla sicurezza. La risposta prevedibile quindi fornisce poche informazioni. La seconda ragione di scetticismo \u00e8 la natura delle prove presentate. John Mearsheimer, studioso di relazioni internazionali, scrive che \u201cl&#8217;amministrazione Obama non a caso inizialmente sosteneva che lo spionaggio da parte della NSA aveva ricoperto un ruolo chiave nello sventare cinquantaquattro complotti terroristici contro gli Stati Uniti, sostenendo che violasse il Quarto Emendamento per validi motivi. Questa per\u00f2 era una bugia. Il Generale Keith Alexander, direttore della NSA, alla fine ha ammesso davanti al Congresso che poteva esibire un solo successo, ossia la cattura di un immigrato somalo e di tre suoi complici residenti a San Diego, che avevano spedito 8.500 dollari a un gruppo terroristico in Somalia.\u201d Questa \u00e8 stata la conclusione della Commissione per la Privacy costituita dal governo per indagare sui programmi della NSA, con ampio accesso a materiali confidenziali e a funzionari della sicurezza.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, ovviamente, un senso in cui la sicurezza viene minacciata da un pubblico ben informato: la sicurezza del potere statale di non venire smascherato. L&#8217;idea di base \u00e8 stata ben espressa da Samuel Huntington, Professore di Scienze del governo ad Harvard: \u201cGli architetti del potere negli Stati Uniti devono creare una forza che pu\u00f2 essere percepita ma non vista&#8230; Il potere si mantiene forte quando resta nell&#8217;ombra; esposto alla luce del sole comincia a evaporare.\u201d Negli USA come da ogni altra parte, gli architetti del potere lo capiscono molto bene. Coloro che hanno lavorato sull&#8217;enorme massa di documenti desecretati non possono fare a meno di notare come la principale preoccupazione sia spesso la tutela delle autorit\u00e0 dalla propria popolazione, non la sicurezza nazionale in qualunque modo significativo.<\/p>\n<p>Spesso la segretezza \u00e8 motivata dal bisogno di garantire la sicurezza di potenti settori interni. Un esempio costante \u00e8 l\u2019errata definizione di \u201caccordi di libero scambio\u201d, che in realt\u00e0 violano radicalmente i principi del libero scambio e in sostanza non riguardano il commercio, ma piuttosto i diritti degli investitori; di certo poi non sono accordi, se le persone fanno parte dei loro paesi. Questi strumenti sono in genere negoziati in segreto, come l&#8217;attuale Accordo Strategico Transpacifico di Cooperazione Economica (TPP). Non del tutto in segreto, ovviamente. Non sono un segreto per le centinaia di lobbisti e avvocati aziendali impegnati a redigere le disposizioni dettagliate, con un impatto facile da indovinare, in effetti mostrato dalle poche parti che hanno raggiunto il pubblico grazie a Wikileaks. Come Joseph Stiglitz giustamente conclude, con l&#8217;ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d&#8217;America (USTR) \u201cche rappresenta gli interessi delle imprese\u201d e non quelli delle persone, \u201cla probabilit\u00e0 che ci\u00f2 che emerga dai prossimi negoziati aiuti gli interessi degli americani medi \u00e8 scarsa; la prospettiva per i cittadini comuni di altri paesi \u00e8 ancora pi\u00f9 sconfortante\u201d.<\/p>\n<p>La sicurezza dell&#8217;elettorato nazionale dominante, soprattutto del settore aziendale, \u00e8 una normale preoccupazione delle politiche governative, cosa tutt\u2019altro che sorprendente, dato il suo ruolo di elaborazione di tali politiche. Gli esempi sono fin troppo numerosi. La priorit\u00e0 concessa alla tutela del potere privato rispetto a quello della popolazione generale \u00e8 spesso assoluta. Per citare un solo esempio di notevole valore attuale, nel 1959 il governo inizi\u00f2 un programma di 14 anni per esaurire le riserve nazionali di petrolio a beneficio dei produttori texani (e di qualche funzionario governativo). John Blair, che in seguito diresse l&#8217;indagine ufficiale sugli atti illeciti compiuti dalla corporazione stato-energia, concluse che l&#8217;accordo aveva avuto \u201cl&#8217;effetto a lungo termine di ridurre gravemente le riserve [di petrolio] della nazione [e imporre un] sostanziale onere sui consumatori, stimato da Adelman [esperto di petrolio del MIT] nei primi anni Sessanta a 4 milioni di dollari all&#8217;anno\u201d. Ovvero, trivellare il terreno per poi riempirlo di petrolio importato come riserva strategica. Adelman, che conosceva bene le udienze congressuali su questi temi, le descrisse ad una commissione del Senato come \u201csuperficiali\u201d, senza alcun riguardo per la sicurezza nazionale, il presunto motivo di tale programma. La protezione dei ricchi e dei potenti prevale facilmente sulla sicurezza nazionale \u2013 la sicurezza per la nazione.<\/p>\n<p>Adesso sta accadendo qualcosa di simile; su questo torner\u00f2 in seguito.<\/p>\n<p>Ci sono stati interessanti casi di conflitto tra queste due preoccupazioni primarie del governo: la sicurezza del potere dello stato e la sicurezza degli interessi dell&#8217;elettorato nazionale maggioritario. Cuba \u00e8 un esempio. Per 50 anni gli Stati Uniti hanno condotto una dura guerra economica contro di essa e per la maggior parte di questo tempo anche una sanguinaria e distruttiva guerra terroristica. Da quando, quarant\u2019anni fa, sono stati introdotti i sondaggi, la maggioranza ha sostenuto la normalizzazione delle relazioni con Cuba, ma ignorare l&#8217;opinione pubblica \u00e8 una pratica normale. Dato ancora pi\u00f9 interessante, anche potenti settori interni come le attivit\u00e0 agro-industriali, l\u2019industria farmaceutica e quella energetica erano interessati a normalizzare i rapporti con Cuba; \u00e8 raro che i loro interessi vengano ignorati, ma in questo caso ha prevalso un interesse di stato. Documenti interni dei primi anni Sessanta rivelano che la minaccia principale rappresentata da Cuba era la sua \u201criuscita sfida\u201d alle politiche USA fin dalla Dottrina Monroe \u2013 non una questione banale in quanto, come veniva apertamente riconosciuto, una tale insubordinazione poteva incoraggiare altri a fare lo stesso, demolendo il sistema di potere concepito dalla Dottrina e in seguito messo in pratica. Forse non si dovrebbe sottovalutare la rabbia suscitata dal fallimento dell&#8217;invasione alla Baia dei Porci.<\/p>\n<p>Un altro esempio \u00e8 l&#8217;Iran. \u00c8 probabile che le industrie energetiche statunitensi e altri sarebbero ben contenti di avere accesso alle risorse e ai mercati iraniani, ma gli interessi di stato non vanno in questa direzione\u00a0 &#8211; e \u00a0non per la prima volta. Nel 1953, dopo il colpo di stato militare ispirato dagli USA che rovesci\u00f2 la democrazia iraniana e install\u00f2 lo Sci\u00e0, Eisenhower ordin\u00f2 che le corporazioni statunitensi rilevassero il 40% delle concessioni petrolifere britanniche. Per motivi di profitto a breve termine, i giganti dell&#8217;energia erano riluttanti, ma le minacce del governo li costrinsero a piegarsi.<\/p>\n<p>In casi come questi si potrebbe certamente obiettare che lo stato \u00e8 preoccupato degli interessi a lungo termine del settore imprenditoriale, a differenza dei meschini timori dei suoi dirigenti. Tuttavia, gli occasionali casi di conflitto tra la preoccupazione per la sicurezza dello stato e la preoccupazione per le imprese sono di un certo interesse.<\/p>\n<p>Al contrario, vi sono solide prove che la sicurezza della popolazione &#8211; \u201cla sicurezza nazionale\u201d, come il termine si dovrebbe intendere \u2013 non \u00e8 un&#8217;alta priorit\u00e0 per le politiche governative. Tra gli esempi attuali si possono citare la campagna globale di terrore che Obama sta sostenendo con grande entusiasmo e la \u201cguerra al terrorismo\u201d dichiarata da Reagan nel 1981 e ripresa da Bush vent\u2019 anni dopo. Questo vale anche per la pianificazione strategica, soprattutto nel caso del nucleare, in una misura spesso non riconosciuta.<\/p>\n<p>Diamo un&#8217;occhiata ad alcuni casi. Prendiamo per esempio l&#8217;assassinio di Osama Bin Laden. Il presidente Obama lo ha menzionato con orgoglio lo scorso maggio in un importante discorso sulla sicurezza nazionale, ampiamente ripreso dai mass media, ma \u00e8 stato ignorato un paragrafo fondamentale.<\/p>\n<p>Obama ha elogiato l&#8217;operazione, ma ha aggiunto che non pu\u00f2 essere la norma. Il motivo, ha detto, \u00e8 che i rischi \u201cerano immensi\u201d. I SEAL (le forze speciali d\u2019elite della Marina americana, n.d.T.) potevano essere \u201ccoinvolti in uno scontro a fuoco prolungato\u201d; per fortuna non \u00e8 andata cos\u00ec, ma \u201cabbiamo pagato un alto prezzo riguardo ai nostri rapporti con il Pakistan e la ripercussione dell&#8217;invasione del paese sulla popolazione pakistana \u00e8 stata forte\u201d.<\/p>\n<p>Aggiungiamo adesso alcuni dettagli: in caso di cattura, i SEAL avevano l\u2019ordine di combattere per liberarsi. Se fossero rimasti \u201ccoinvolti in uno scontro a fuoco prolungato\u201d non sarebbero stati abbandonati al loro destino, anzi, l&#8217;intera forza armata statunitense sarebbe stata usata per liberarli. Il Pakistan ha un esercito forte, ben addestrato e deciso a proteggere la sovranit\u00e0 nazionale. Possiede inoltre armi nucleari e gli specialisti pakistani sono preoccupati della penetrazione di jihadisti nel loro sistema di sicurezza. Non \u00e8 un segreto inoltre che la popolazione \u00e8 stata inasprita e radicalizzata dalla campagna di terrore con i droni e da altre politiche USA.<\/p>\n<p>Mentre i SEAL erano ancora nella zona dove si trovava Bin Laden, il capo di stato maggiore pakistano Kayani venne informato dell&#8217;invasione e ordin\u00f2 \u201cdi affrontare ogni aeromobile non identificato\u201d, pensando che provenisse dall&#8217;India. Intanto a Kabul, il Generale Petraeus comand\u00f2 \u201cagli aerei da guerra statunitensi di reagire\u201d se i pakistani \u201cavessero interferito con i loro jet da guerra\u201d. Come ha detto Obama, per fortuna non \u00e8 accaduto il peggio, cosa che poteva essere abbastanza spiacevole. In ogni caso i rischi sono stato affrontati senza un\u2019evidente preoccupazione, o un commento successivo.<\/p>\n<p>Ci sarebbe ancora molto da dire riguardo a questa operazione e al suo immenso costo per il Pakistan, ma esaminiamo piuttosto da vicino l&#8217;interesse per la sicurezza in generale, iniziando con quella dal terrore, per poi focalizzarci sulla pi\u00f9 importante questione della difesa dalla distruzione istantanea causata dalle armi nucleari.<\/p>\n<p>Il programma di assassinio globale di Obama, fino ad oggi la pi\u00f9 grande campagna terroristica al mondo, \u00e8\u00a0anche una campagna che genera terrorismo. \u00c8 un\u2019idea comune, al pi\u00f9 alto livello, che \u201cper ogni persona innocente che uccidi, crei dieci nuovi nemici,\u201d come sostiene il generale McChrystal. Il concetto di \u201cpersona innocente\u201d, oggi comune nel dibattito USA, ci dice quanto ci siamo evoluti negli ultimi 800 anni, dalla Magna Carta, che stabiliva il principio di presunta innocenza, un tempo considerato la base della legge anglo-americana. Quella \u00e8 storia antica. Oggi, la parola \u201ccolpevole\u201d significa \u201cscelto per essere assassinato dal presidente Obama,\u201d e \u201cinnocente\u201d significa \u201cnon ancora designato per quello status\u201d.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo l&#8217;attentato alla maratona di Boston, Obama ordin\u00f2 un attacco in un remoto villaggio dello Yemen. Veniamo di rado a conoscenza di tali crimini, ma un ragazzo del villaggio si trovava negli Stati Uniti e testimoni\u00f2 riguardo all\u2019operazione di fronte ad una commissione del Senato. Sostenne che per anni i jihadisti avevano tentato di incitare gli abitanti del paese contro gli Stati Uniti, senza ottenere risultati. Sapevano solo quello che il giovane gli aveva raccontato, un quadro positivo, visto che ci\u00f2 che aveva trovato negli Stati Uniti gli era piaciuto. Un solo omicidio compiuto nel villaggio da un drone, uccidendo una persona che a suo parere si poteva facilmente catturare, ha giustificato la propaganda jihadista, forse aiutando ancora una volta ad ingrossare i ranghi delle reti terroriste proliferate sotto la \u201cguerra al terrorismo\u201d.<\/p>\n<p>Se le cose stanno cos\u00ec, non ci sarebbe alcuna novit\u00e0. La Brookings Institution ha appena pubblicato uno studio antropologico sulle societ\u00e0 tribali scritto da Akbar Ahmed, che ha ricevuto un\u2019ottima accoglienza. \u00a0Il sottotitolo dice: \u201cCome la guerra americana al terrorismo \u00e8 diventata una guerra globale all&#8217;Islam tribale\u201d. Questa guerra globale fa pressione sui repressivi governi centrali, spingendoli a intraprendere sanguinosi e distruttivi assalti contro i nemici tribali di Washington. La guerra, avverte Ahmed, pu\u00f2 portare all&#8217;estinzione una forma di societ\u00e0 tradizionale, quella delle trib\u00f9, con gravi conseguenze anche per i responsabili, come abbiamo visto in Pakistan, in Yemen e altrove. E anche per gli americani. Le culture tribali, evidenzia Ahmed, si basano sull&#8217;onore e sulla vendetta: \u201cOgni atto di violenza provoca in queste societ\u00e0 un contrattacco: pi\u00f9 forte \u00e8 l&#8217;attacco ai membri della trib\u00f9, pi\u00f9 il contrattacco sar\u00e0 feroce e sanguinario\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo stiamo sviluppando la tecnologia per facilitare un terrore di cui noi stessi saremo il bersaglio. Nella principale rivista britannica di affari internazionali, David Hastings Dunn dimostra come i droni sempre pi\u00f9 sofisticati che stiamo progettando siano un&#8217;arma perfetta per i gruppi terroristici, che li riconoscono come \u00a0\u201cl&#8217;espressione finale di un asimmetrico conflitto paradossalmente simmetrico\u201d. Sono economici, facili da ottenere e in generale \u201cpossiedono diverse qualit\u00e0 che, combinate, ne fanno potenzialmente lo strumento ideale per l&#8217;attacco terroristico del ventunesimo secolo\u201d, come spiega in dettaglio Dunn e come potremmo scoprire negli anni a venire.<\/p>\n<p>Il senatore Adlai Stevenson III, riferendosi ai suoi molti anni di servizio nella commissione del Senato sull&#8217;intelligence, scrive che \u201cla cyber sorveglianza e la raccolta di metadati fanno parte della continua reazione all&#8217;11 settembre, con pochi terroristi da esibire, se non addirittura nessuno e una condanna quasi universale. Gli Stati Uniti vengono visti come un paese che combatte l&#8217;Islam, sia gli sciiti che i sunniti, sul terreno con i droni e per procura in Palestina, dal Golfo Persico all&#8217;Asia Centrale. La Germania e il Brasile sono sdegnati delle nostre intromissioni e queste che cosa hanno provocato?\u201d<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 che hanno provocato una crescente minaccia terroristica e un isolamento internazionale. Stevenson ha pienamente ragione riguardo alla \u201ccondanna quasi universale\u201d. L&#8217;ex capo della CIA Michael Hayden ha ammesso di recente che \u201cal momento non c&#8217;\u00e8 un solo governo sul pianeta che sia d\u2019accordo con la logica giuridica dietro a queste operazioni, eccetto l&#8217;Afghanistan e forse Israele\u201d. E probabilmente si sbaglia riguardo all&#8217;Afghanistan.<\/p>\n<p>Le conclusioni di Hayden si riflettono in un sondaggio di WIN\/Gallup International pubblicato a dicembre sulla domanda: \u201cQuale paese pensi sia oggi la pi\u00f9 grande minaccia per la pace nel mondo?\u201d Gli USA erano di gran lunga in testa, con tre volte pi\u00f9 voti del Pakistan, il secondo classificato, una posizione ingigantita dal voto indiano. L&#8217;opinione pubblica rigetta nettamente l&#8217;ossessione nazionale che l&#8217;Iran costituisca la pi\u00f9 grave minaccia alla pace mondiale. Ed \u00e8 un&#8217;ossessione che quasi nessun altro condivide.<\/p>\n<p>Il sondaggio non \u00e8 stato riportato dai media statunitensi tradizionali. Ci\u00f2 che gli americani dovrebbero credere \u00e8 che \u201cper generazioni, gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo unico di ancora per la sicurezza globale e di difensori dei diritti umani\u201d, come il presidente Obama ha dichiarato mentre le sue bombe piovevano sulla Libia, violando la Risoluzione 1973 adottata nel marzo 2011 dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU. Questa richiedeva un \u201ccessate il fuoco immediato\u201d e azioni per proteggere i civili \u2013 compresi gli abitanti di aree ridotte al livello di Grozny dalle bombe NATO, secondo quanto riferito dalla stampa occidentale. Se la maggior parte del mondo disapprova l\u2019immagine di noi stessi che preferiamo, possiamo allegramente ignorarlo o condannarlo per la sua arretratezza.<\/p>\n<p>Inoltre non vi \u00e8 praticamente alcun riconoscimento dell&#8217;ampia votazione occidentale che mostra come nel mondo arabo l&#8217;Iran sia impopolare, ma non venga per questo considerato un pericolo dalle popolazioni, che nella stragrande maggioranza ritengono gli USA e Israele le maggiori minacce che si trovano di fronte. In questo caso, quello che gli americani dovrebbero credere \u00e8 che gli arabi appoggiano la posizione USA nei riguardi dell&#8217;Iran. Questo \u00e8 vero, se seguiamo la pratica standard di limitare la nostra attenzione ai dittatori amici, ignorando le popolazioni, un\u2019interessante dimostrazione degli atteggiamenti elitari nei riguardi della democrazia.<\/p>\n<p>Le campagne di omicidi dei droni sono uno strumento con il quale la politica di stato mette consapevolmente a repentaglio la sicurezza. Lo stesso vale per le sanguinose operazioni delle forze speciali, per altre politiche del tipo menzionato da Stevenson e per l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, che ha segnato un enorme aumento del terrorismo in Occidente, confermando le previsioni dell\u2019intelligence britannica e americana. \u00a0Guidati da una diversa concezione della sicurezza, i pianificatori non si sono curati di questo aspetto.<\/p>\n<p>Neanche la distruzione istantanea causata dalle armi nucleari \u00e8 mai stata una preoccupazione prioritaria delle autorit\u00e0 statali, come rivelano i documenti. Consideriamo ancora alcuni esempi, partendo dai primi anni dell&#8217;era atomica. A quel tempo gli USA godevano di una potenza preponderante e di una notevole sicurezza: controllavano l&#8217;emisfero, tutti e due gli oceani e le zone che vi si affacciavano. Esisteva comunque una minaccia potenziale: i missili balistici intercontinentali con testate nucleari. Nella sua esauriente analisi delle politiche nucleari, basata su fonti di alto livello, McGeorge Bundy scrive che \u201clo sviluppo tempestivo dei missili balistici durante l&#8217;amministrazione Eisenhower costituisce uno dei migliori risultati di quegli otto anni. Bisogna per\u00f2 riconoscere che il pericolo nucleare per gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Sovietica oggi potrebbe essere decisamente minore se quei missili non fossero mai stati costruiti.\u201d Aggiunge poi un eloquente commento: \u201cNon sono a conoscenza di alcuna seria proposta, all\u2019interno o all\u2019esterno di entrambi i governi, per bandire in qualche modo i missili balistici attraverso un accordo\u201d. In sostanza, pare che non si sia nemmeno provato a prevenire l&#8217;unica seria minaccia per gli USA, quella della distruzione totale.<\/p>\n<p>Era possibile prevenirla? Difficile affermarlo con sicurezza. Forse si \u00e8 presentata qualche opportunit\u00e0, ma il clima di incredibile isteria di quel periodo impediva di scorgerla. Ed era davvero incredibile. La retorica di alcuni documenti come il NSC-68 (un rapporto top secret dell\u2019intelligence americana dell\u2019aprile 1950, che port\u00f2 a un aumento degli investimenti militari in funzione anti-sovietica, n.d.T.) \u00e8 abbastanza scioccante, anche senza considerare l\u2019ordine di Acheson, segretario di stato di Truman,\u00a0 di essere \u201cpi\u00f9 chiari della verit\u00e0\u201d. Un\u2019indicazione di possibili opportunit\u00e0 \u00e8 la straordinaria proposta avanzata da Stalin nel 1952: la Germania avrebbe potuto riunificarsi con elezioni libere, a condizione di non partecipare ad alleanze militari ostili. Non si tratta certo di una condizione esagerata, alla luce della storia dello scorso mezzo secolo.<\/p>\n<p>La proposta di Stalin fu presa sul serio solo dallo stimato commentatore politico James Warburg, ma per il resto venne perlopi\u00f9 ignorata o ridicolizzata. Dottrine recenti hanno iniziato ad adottare una visione diversa. Lo studioso Adam Ulam, ferocemente anti-sovietico, considera la validit\u00e0 della proposta di Stalin un \u201cmistero irrisolto\u201d. Senza pensarci su due volte Washington ha respinto l&#8217;iniziativa di Mosca, scrive, su basi \u201cdecisamente poco convincenti,\u201d lasciando aperta \u201cla domanda principale\u201d: \u201cStalin era davvero disposto a sacrificare la neonata Repubblica Democratica Tedesca sull&#8217;altare della vera democrazia\u201d, con conseguenze per la pace nel mondo e per la sicurezza americana che potevano essere enormi? L&#8217;illustre studioso della guerra fredda Melvyn Leffler, riesaminando una recente ricerca negli archivi sovietici, osserva che molti studiosi furono sorpresi di scoprire che \u201cLavrentij Beria \u2013 il sinistro e brutale capo della polizia segreta \u2013 propose che il Cremlino offrisse all&#8217;Occidente un accordo per l&#8217;unificazione e la neutralizzazione della Germania\u201d, concordando \u201cdi sacrificare il regime comunista nella Germania Est per ridurre le tensioni tra est e ovest\u201d e migliorare le condizioni politiche ed economiche nazionali in Russia \u2013 opportunit\u00e0 che furono sprecate per assicurare la partecipazione tedesca alla NATO. In queste circostanze, non \u00e8 impossibile che si potesse arrivare ad accordi in grado di proteggere la sicurezza della popolazione dalla pi\u00f9 grave minaccia all&#8217;orizzonte. A quanto pare per\u00f2 questa possibilit\u00e0 non fu neanche presa in considerazione, un altro segnale di come la vera sicurezza giochi un ruolo irrilevante nelle politiche di stato.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 emerso di nuovo negli anni seguenti. Quando Nikita Krusciov assunse la carica di segretario del Partito Comunista sovietico, si rese conto che la Russia non poteva competere militarmente con gli USA, il paese pi\u00f9 ricco e potente della storia, dotato di vantaggi impareggiabili. Per superare l\u2019arretratezza economica russa e gli effetti devastanti della guerra, sarebbe stato quindi necessario invertire la corsa agli armamenti: \u00a0Krusciov propose perci\u00f2 una netta riduzione reciproca delle armi offensive. L\u2019amministrazione Kennedy, insediata da poco, prese in considerazione l&#8217;offerta e la respinse, puntando invece a una rapida espansione militare. Secondo il defunto Kenneth Waltz, sostenuto da altri analisti strategici legati all&#8217;intelligence statunitense, all&#8217;amministrazione Kennedy \u201csi deve la crescita pi\u00f9 significativa delle spese militari strategiche e convenzionali in tempo di pace che il mondo abbia mai visto&#8230; nonostante allo stesso tempo Krusciov stesse cercando di portare a termine una considerevole riduzione delle forze convenzionali e di seguire una strategia di deterrenza minima. E lo abbiamo fatto anche se l\u2019equilibrio delle armi strategiche favoriva in modo netto gli Stati Uniti\u201d. Ancora una volta si danneggia la sicurezza nazionale e si accresce il potere dello stato.<\/p>\n<p>La reazione sovietica fu di piazzare missili a Cuba nell&#8217;ottobre del 1962, una mossa motivata anche dalla campagna terroristica di Kennedy contro Cuba, con un&#8217;invasione pianificata per quel mese, un piano di cui Russia e Cuba erano probabilmente venute a conoscenza. Questo port\u00f2 il mondo al \u201cpi\u00f9 pericoloso momento della storia,\u201d secondo le parole di Arthur Schlesinger. Al culmine della crisi, a fine ottobre, Kennedy ricevette una lettera segreta da Krusciov con l\u2019offerta di chiudere la questione con un ritiro pubblico e simultaneo dei missili russi da Cuba e dei missili statunitensi Jupiter dalla Turchia.\u00a0 Questi ultimi erano obsoleti, tanto che si era gi\u00e0 deciso di ritirarli per sostituirli con i ben pi\u00f9 letali sottomarini Polaris. Kennedy valut\u00f2 che se avesse rifiutato, la probabilit\u00e0 di una guerra nucleare sarebbe stata tra il 30 e il 50% \u2013 una guerra che avrebbe distrutto l&#8217;emisfero settentrionale, secondo l\u2019avvertimento di Eisenhower. Kennedy rifiut\u00f2. \u00c8 difficile pensare a una decisione pi\u00f9 orrenda nella storia. Peggio ancora, questi viene elogiato per il sangue freddo e la saggezza di statista dimostrati in quell\u2019occasione.<\/p>\n<p>Dieci anni dopo, Henry Kissinger proclam\u00f2 un allarme nucleare negli ultimi giorni della guerra arabo-israeliana del 1973. Il fine era di convincere i russi a non interferire con le sue delicate manovre diplomatiche, volte ad assicurare una vittoria israeliana, ma limitata, cos\u00ec che gli Stati Uniti potessero mantenere il controllo unilaterale della regione. E le manovre\u00a0 erano davvero delicate. Gli USA e la Russia avevano imposto in modo congiunto un cessate il fuoco, ma Kissinger inform\u00f2 in segreto Israele che poteva ignorarlo. Da qui il bisogno dell&#8217;allarme nucleare per intimidire i russi. Come al solito la sicurezza della popolazione non aveva alcuna importanza.<\/p>\n<p>Dieci anni dopo, in un momento molto teso, l&#8217;amministrazione Reagan avvi\u00f2 operazioni per sondare le difese aeree russe, simulando attacchi aerei e navali e un&#8217;allerta nucleare di livello Defcon1. I missili strategici Pershing II erano stati installati in Europa. Reagan annunci\u00f2 l&#8217;Iniziativa di Difesa Strategica (SDI), che i russi considerarono un&#8217;arma efficace al primo colpo, una classica interpretazione di difesa missilistica. E altre tensioni stavano crescendo. Naturalmente queste azioni provocarono un grande allarme in Russia, che a differenza degli Stati Uniti era decisamente vulnerabile ed era stata pi\u00f9 volte invasa e quasi distrutta. Nel 1983 questo port\u00f2 al diffuso timore che scoppiasse una guerra. Documenti da poco pubblicati rivelano che il pericolo era ancora pi\u00f9 grave di quanto gli storici credessero. Un recente studio della CIA intitolato \u201cThe War Scare Was for Real\u201d (La paura della guerra era reale) conclude che l&#8217;intelligence statunitense aveva forse sottovalutato le preoccupazioni dei russi e la minaccia di un loro attacco nucleare preventivo. Le esercitazioni \u201cdiventarono quasi un preludio a un attacco nucleare preventivo\u201d, secondo un rapporto apparso in un numero recente del<em> Journal of Strategic Studies.<\/em><\/p>\n<p>Secondo un servizio della BBC dello scorso settembre la situazione in realt\u00e0 era ancora pi\u00f9 pericolosa: proprio nel mezzo di questi drammatici sviluppi, i sistemi di preallarme della Russia rilevarono un missile in arrivo lanciato dagli Stati Uniti, inviando un allarme dei pi\u00f9 alti livelli. Il protocollo per l&#8217;esercito sovietico era di rispondere con un altro attacco nucleare. L&#8217;ufficiale in servizio, Stanislav Petrov, decise di disubbidire agli ordini e non rifer\u00ec l\u2019allarme ai suoi superiori. Ricevette un rimprovero ufficiale, ma grazie alla sua disubbidienza oggi siamo vivi per parlarne.<\/p>\n<p>La sicurezza della popolazione non era una priorit\u00e0 nell&#8217;agenda di Reagan e nemmeno in quella dei suoi predecessori. Le cose sono continuate cos\u00ec fino a oggi, senza contare i numerosi e quasi catastrofici incidenti, riesaminati in un agghiacciante nuovo libro di Eric Schlosser. \u00c8 difficile contestare la conclusione dell&#8217;ultimo comandante dello Strategic Air Command, il generale Lee Butler, secondo cui siamo sopravvissuti all&#8217;era nucleare \u201cgrazie a una qualche combinazione di abilit\u00e0, fortuna e intervento divino, quest&#8217;ultimo, sospetto, in proporzione maggiore delle altre due\u201d.<\/p>\n<p>Il generale Butler descrive il piano strategico USA del 1960 per un attacco totale automatico come \u201cil documento pi\u00f9 assurdo e irresponsabile che io abbia mai esaminato in vita mia\u201d, con la possibile eccezione della sua probabile controparte sovietica. Un altro concorrente pu\u00f2 essere la normale e serena accettazione delle minacce alla sopravvivenza, quasi troppo incredibile per essere resa a parole.<\/p>\n<p>Le parole per\u00f2 sono l\u00e0 per essere lette, dalle farneticazioni quasi isteriche del NSC-68 \u2013 e coloro che pensano che questa sia un&#8217;esagerazione potrebbero leggere questo significativo documento \u2013 fino al presente. Le parole appaiono nero su bianco anche nei documenti di alto livello che delineano la dottrina strategica USA, come ad esempio un importante studio dello Strategic Command di Clinton (STRATCOM), responsabile delle armi nucleari, intitolato Essentials of Post-Cold War Deterrence \u00a0(Elementi essenziali del post-guerra fredda). Questo studio \u00e8 stato pubblicato molti anni dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e mentre gli USA stavano espandendo la NATO verso est, violando le promesse fatte a Gorbachev quando aveva acconsentito all&#8217;unificazione della Germania nell\u2019ambito della NATO.<\/p>\n<p>Lo studio riguarda \u201cil ruolo delle armi nucleari nell&#8217;era post guerra fredda\u201d. Una conclusione fondamentale \u00e8 che gli USA devono mantenere il diritto al primo attacco, anche contro stati non-nucleari. Inoltre, le armi nucleari devono essere sempre disponibili, a portata di mano, poich\u00e9 \u201cgettano un&#8217;ombra su ogni crisi o conflitto\u201d. Vanno usate costantemente, cos\u00ec come si usa una pistola prendendo la mira, ma senza sparare durante una rapina in un negozio, un punto che Dan Ellberg ha pi\u00f9 volte sottolineato. STRATCOM continua avvisando che \u201cchi pianifica non dovrebbe essere troppo razionale nel determinare&#8230; \u00a0ci\u00f2 che l&#8217;avversario valuta di pi\u00f9\u201d. Tutto questo deve diventare un bersaglio. \u201cNon dobbiamo dipingerci come troppo logici e razionali&#8230; Il fatto che gli USA potrebbero diventare irrazionali e vendicativi se i loro interessi vitali venissero colpiti dovrebbe diventare parte dell&#8217;immagine nazionale che presentiamo\u201d. \u00c8 \u201cvantaggioso [per la nostra posizione strategica] se alcuni elementi possano apparire potenzialmente &#8216;fuori controllo&#8217;\u201d, rappresentando quindi una minaccia costante di attacco nucleare \u2013 una grave violazione dello statuto ONU, se a qualcuno dovesse interessare.<\/p>\n<p>Qui non si ritrova granch\u00e9 delle affermazioni di George Kennan sull&#8217;ordine, la giustizia o la difesa comune e nemmeno sull\u2019obbligo di rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e compiere sforzi \u201cin buona fede\u201d per eliminare questo flagello dalla Terra. Ci\u00f2 che riecheggia, piuttosto, \u00e8 un adattamento del famoso distico di Hilaire Belloc sulla mitragliatrice Gatling: \u201cComunque vada, noi abbiano la bomba atomica e loro no\u201d &#8211; per citare il grande storico africano Chinweizu.<\/p>\n<p>I piani per il futuro non sono affatto promettenti. L&#8217;ufficio di bilancio del Congresso ha riportato in dicembre che l&#8217;arsenale nucleare statunitense coster\u00e0 350 miliardi di dollari nel prossimo decennio, con costi di modernizzazione quadruplicati dal 2024 al 2030. Secondo uno studio del Centro di Non proliferazione del Monterey Institute of International Studies gli USA spenderanno 1 trilione di dollari per l&#8217;arsenale nucleare nei prossimi 30 anni, una percentuale del budget militare \u201cparagonabile alla spesa per l&#8217;acquisto di nuovi sistemi strategici negli anni Ottanta sotto il presidente Ronald Reagan\u201d. E ovviamente gli USA non sono soli. Come ha osservato il generale Butler, \u00e8 quasi un miracolo che finora siamo sfuggiti alla distruzione. Pi\u00f9 a lungo sfidiamo la sorte, meno possiamo sperare in un intervento divino per perpetuare il miracolo.<\/p>\n<p>Nel caso delle armi nucleari, almeno sappiamo fin dall\u2019inizio come sconfiggere questa minacciosa catastrofe, ma c&#8217;\u00e8 un altro grave pericolo che getta la sua ombra su ogni visione del futuro: il disastro ambientale. In questo caso la via di fuga non \u00e8 cos\u00ec chiara, sebbene pi\u00f9 a lungo rimandiamo, pi\u00f9 grave diventa la minaccia \u2013 e non in un futuro lontano. L&#8217;impegno dei governi per la sicurezza dei loro popoli \u00e8 dunque ben dimostrato dal modo in cui affrontano questo problema.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ora un maggiore entusiasmo negli Stati Uniti per i \u201c100 anni di indipendenza energetica\u201d poich\u00e9 siamo diventati \u201cL&#8217;Arabia Saudita del prossimo secolo\u201d &#8211; molto probabilmente l&#8217;ultimo secolo della civilt\u00e0 umana se le politiche attuali continuano. Si potrebbe addirittura considerare il discorso di due anni fa di Obama un&#8217;eloquente campana a morto per la specie. Il presidente proclam\u00f2 con orgoglio, ricevendo grandi applausi, che \u201cora, sotto la mia amministrazione, l&#8217;America sta producendo pi\u00f9 petrolio che in qualsiasi altro periodo degli ultimi otto anni. E\u2019 importante saperlo. Negli ultimi tre anni, ho ordinato alla mia amministrazione di aprire milioni di acri all&#8217;esplorazione di gas e petrolio in 23 stati differenti. Pi\u00f9 del 75% delle nostri potenziali risorse di greggio si trova ora in alto mare. Abbiamo quadruplicato il numero di trivelle operanti ad altezze record. Abbiamo costruito nuovi gasdotti e oleodotti, sufficienti a circondare la Terra e oltre\u201d.<\/p>\n<p>Gli applausi dicono anche qualcosa riguardo all&#8217;impegno del governo per la sicurezza. Il presidente stava parlando a Cushing, Oklahoma, una \u201ccitt\u00e0 petrolifera\u201d come lui stesso aveva annunciato nel salutare il suo pubblico riconoscente. In realt\u00e0 LA citt\u00e0 petrolifera, descritta come \u201cil pi\u00f9 importante centro di scambio di petrolio greggio in America del Nord\u201d. E i profitti delle industrie saranno di certo protetti, poich\u00e9 \u201cprodurre pi\u00f9 petrolio e gas qui a casa\u201d continuer\u00e0 ad essere \u201cuna parte fondamentale\u201d della strategia energetica delineata dal presidente.<\/p>\n<p>Quello che sta accadendo ricorda i programmi che ho descritto in precedenza &#8211; \u00a0esaurire il petrolio nazionale a vantaggio dei produttori texani, invece di usare il meno costoso petrolio saudita, a scapito della sicurezza nazionale. Lo stesso vale anche oggi. La protezione della nazione esigerebbe di lasciare il petrolio nella terra, per accedervi, se necessario, se le risorse straniere al momento disponibili fossero in qualche modo bloccate. In questo caso per\u00f2 le minacce alla vera sicurezza sono molto pi\u00f9 serie.<\/p>\n<p>Riassumendo, c&#8217;\u00e8 un senso nel quale la sicurezza \u00e8 senza dubbio un&#8217;alta priorit\u00e0 per i pianificatori del governo: la sicurezza del potere dello stato e del suo elettorato principale, il potere privato concentrato. Tutto ci\u00f2 comporta che il sistema vada protetto dal controllo pubblico. In questi termini tutto ha un senso abbastanza razionale, anche la logica del suicidio collettivo.<\/p>\n<p>Ammesso che l\u2019opinione pubblica permetta che tutto ci\u00f2 continui. Questo \u00e8 sempre il punto fondamentale.<\/p>\n<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Cecilia Benedetti<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><em>\u00a0<\/em><\/h3>\n<h3><em>\u00a0<\/em><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 28 febbraio 2014 a Santa Barbara (California), il Professor Noam Chomsky ha tenuto la tredicesima conferenza annuale \u201cFrank K. 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