{"id":101455,"date":"2014-04-16T21:29:35","date_gmt":"2014-04-16T20:29:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=101455"},"modified":"2014-04-16T21:29:35","modified_gmt":"2014-04-16T20:29:35","slug":"roma-tel-aviv-fratelli-darmi-alleati-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/roma-tel-aviv-fratelli-darmi-alleati-guerra\/","title":{"rendered":"Roma &#8211; Tel Aviv, fratelli d\u2019armi, alleati di guerra"},"content":{"rendered":"<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/fbcdn-sphotos-a-a.akamaihd.net\/hphotos-ak-frc3\/t1.0-9\/s720x720\/10003500_721448651231443_1970554454051069654_n.jpg\" width=\"720\" height=\"358\" \/> Israel Air Force FB page<\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Partnership antica e consolidata quella che lega militarmente l\u2019Italia a Israele. Un\u2019alleanza cresciuta all\u2019ombra di Washington e della Nato, ma che specie negli ultimi anni anni ha conseguito sempre maggiori spazi di autonomia, nel nome e per conto dei rispettivi complessi finanziari-industriali nazionali, affermati produttori ed esportatori di sofisticati sistemi di distruzione e morte a livello mondiale. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Una data in particolare consacra l\u2019affermazione di quello che \u00e8 oggi il <i>patto strategico d\u2019acciaio<\/i> Roma-Tel Aviv: il <b>16 giugno 2003<\/b>, quando i governi italiano e israeliano firmarono il \u201cmemorandum\u201d d\u2019intesa in materia di cooperazione nel settore militare. Il \u201cmemorandum\u201d \u00e8 a tutti gli effetti un accordo quadro generale, cio\u00e8 non solo un accordo tecnico, ma regola la reciproca collaborazione nel settore della difesa, con particolare attenzione all\u2019interscambio di materiale di armamento, all\u2019organizzazione delle forze armate, alla formazione e all\u2019addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale-militare. L\u2019accordo quadro prevede inoltre la realizzazione di \u201cscambi di esperienze tra esperti delle due parti\u201d e la \u201cpartecipazione di osservatori a esercitazioni militari\u201d. Esso \u00e8 stato approvato con voto quasi unanime del Parlamento italiano nel maggio 2005 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 giugno 2005.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">In verit\u00e0, le Camere avrebbero dovuto rigettare l\u2019accordo bilaterale in quanto palesemente in contrasto con la legge n. 185 del 1990 che regola l\u2019esportazione di armamenti italiani e vieta le vendite a paesi belligeranti o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali dei diritti umani. Israele rientra a pennello tra gli Stati che dovrebbero essere messi al bando in campo strategico-politico-economico e militare dall\u2019Italia. Da sempre le forze armate di Tel Aviv sono impegnate, come aggressori, su pi\u00f9 fronti di guerra e dal 1967 occupano ancora buona parte della West Bank. Inoltre il regime d\u2019apartheid instaurato contro la popolazione palestinese e gli stessi cittadini israeliani di origine araba \u00e8 stigmatizzato dalle principali organizzazioni non governative internazionali. Non ultimo, Tel Aviv non ha mai firmato il <i>Protocollo di Non Proliferazione Nucleare<\/i> e da tempo immemorabile, anche grazie la collaborazione tecnico-scientifica di Stati Uniti ed Unione europea, a Dimona, nel deserto del Negev, si costruiscono armi nucleari (secondo alcuni istituti di ricerca indipendenti, Israele sarebbe gi\u00e0 in possesso di pi\u00f9 di 200 testate). <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Il \u201cmemorandum\u201d Italia-Israele nel campo della difesa ha pure avuto il \u201cmerito\u201d di anticipare di pi\u00f9 di cinque anni il nuovo corso delle relazioni tra l\u2019Alleanza Atlantica e il governo israeliano. Il <b>2 dicembre 2008<\/b>, tre settimane prima circa della famigerata operazione di guerra \u201cPiombo Fuso\u201d contro la Striscia di Gaza, la Nato ha ratificato il cosiddetto \u201cProgramma di cooperazione individuale\u201d con Tel Aviv, comprensivo di \u201cscambio di informazioni tra i servizi d\u2019intelligence; connessione di Israele al sistema elettronico dell\u2019Alleanza; cooperazione nel settore degli armamenti; aumento delle esercitazioni militari congiunte; allargamento della cooperazione contro la proliferazione nucleare\u2026\u201d. A non impensierire i paesi della Nato neanche l\u2019uso massiccio a Gaza da parte israeliana di armi sconosciute o vietate dalle Convenzioni internazionali (fosforo bianco, bombe D.I.M.E., uranio impoverito).<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">A seguito della ratifica dell\u2019accordo-quadro del giugno 2003 e dello sviluppo del programma di cooperazione Nato-Israele del dicembre 2008, le relazioni tra le forze armate italiane e israeliane sono cresciute esponenzialmente, mentre si \u00e8 registrata una vera e propria escalation nelle importazioni ed esportazioni di sistemi d\u2019arma. Le tappe pi\u00f9 significative e pi\u00f9 recenti della partnership militare Roma-Tel Aviv hanno visto nel <b>novembre 2009 <\/b>il vertice tra l\u2019allora ministro della difesa Ignazio La Russa, l\u2019omologo israeliano Ehud Barak e il premier Benjamin Netanyahu; la visita a Roma nel <b>luglio 2010<\/b> del Capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane, generale Gabi Ashkenazi; la visita del <b>dicembre 2010<\/b> a Tel Aviv del Capo di Stato maggiore italiano, generale\u00a0<b>Vincenzo Camporini, in cui si discusse di <\/b>\u201crafforzamento della collaborazione strategica a livello politico, militare e tecnico-industriale, consolidamento della conoscenza dei reciproci apparati militari e sviluppo di strumenti di raccordo e coordinamento delle attivit\u00e0 di pace italiane nelle aeree d\u2019interesse per lo stato israeliano (vedi missione Unifil in Libano <i>N.d.A.<\/i>)\u201d. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Il <b>7 e 8 febbraio 2011<\/b> si svolsero a Roma gli \u201cAir-to-Air Talks\u201d tra i comandi dell\u2019Aeronautica militare italiana e dell\u2019Israel Air Force. Le due delegazioni si soffermarono sulle \u201cesperienze maturate nei rispettivi teatri di operazione\u201d e su \u201calcune attivit\u00e0 addestrative congiunte\u201d, svolte l\u2019anno precedente sia in Italia che in Israele. I colloqui hanno riguardarono inoltre i principali programmi di cooperazione avviati in ambito industriale, specie nella ricerca, sperimentazione e produzione dei droni (velivoli a pilotaggio remoto), nella gestione logistica integrata del cacciabombardiere strategico multiuso \u201cJoint Strike Fighter F-35\u201d (di prossima introduzione in entrambe le forze aeree) e del velivolo d\u2019addestramento M-346 di produzione Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica), poi acquisito dagli israeliani. Sempre in ambito aeronautico, settore guida dell\u2019asse strategico tra Roma e Tel Aviv, il <b>14 giugno 2011<\/b>, il comandante delle forze aeree israeliane, generale Ido Nehushtan, giunse in Italia per un vertice con i responsabili dell\u2019Aeronautica e visitare i reparti di volo di Pratica di Mare, Lecce e Grosseto. Quattro mesi pi\u00f9 tardi i cacciabombardieri israeliani operarono per 15 giorni nei principali poligoni della Sardegna nell\u2019ambito dell\u2019esercitazione \u201cVega 2011\u201d, a cui parteciparono pure le forze aeree di Italia, Germania e Olanda. Per l\u2019occasione, due squadroni con cacciabombardieri F-15 ed F-16 ed un velivolo radar di nuova produzione \u201cEitam\u201d furono trasferiti nello scalo di Decimomannu (Cagliari), centro di comando e coordinamento dell\u2019intero ciclo addestrativo. L\u2019esercitazione in Sardegna fu seguita con particolare interesse dalla stampa di Tel Aviv: le missioni dei caccia israeliani furono finalizzate infatti a simulare un attacco agli impianti nucleari iraniani.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Il <b>16 dicembre 2011<\/b> si concluse nel deserto del Negev l\u2019esercitazione \u201cDesert Dusk\u201d a cui parteciparono 25 velivoli, tra cui gli \u201cEurofighter\u201d e i \u201cTornado\u201d dell\u2019Aeronautica militare italiana e gli F-15 ed F-16 israeliani. L\u2019esercitazione, sviluppatasi attraverso veri e propri duelli aerei e lanci di missili e bombe contro obiettivi a terra, fu finalizzata ad \u201caffinare le procedure e le tecniche di azione in missioni di controllo delle crisi (<i>Crisis Response Operations<\/i>)\u201d. L\u2019Italia schier\u00f2 nello scalo meridionale di Uvda (Eilat, mar Rosso) 150 militari; furono inviati in Israele pure i velivoli KC-767A del 14\u00b0 Stormo di Pratica di Mare e C130J della 46\u00aa Brigata Aerea di Pisa. L\u2019esercitazione \u201cDesert Dusk\u201d segu\u00ec di poco meno di un mese l\u2019operazione \u201cPilastro di difesa\u201d, scatenata dalle forze armate israeliane contro Gaza. In soli otto giorni di bombardamento, i caccia israeliani colpirono 1.500 obiettivi, il doppio di quelli attaccati nei 34 giorni della guerra in Libano nel 2006. Oltre 170 palestinesi rimasero uccisi mentre furono distrutte circa 450 abitazioni e danneggiate oltre 8.000. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Dal <b>3 all\u20198 novembre 2012<\/b>, si tenne invece nelle acque prospicienti la citt\u00e0 di Haifa, la prima edizione dell\u2019esercitazione congiunta delle Marine militari <i>Rising Star, <\/i>a cui parteciparono i palombari artificieri del Gruppo operativo subacquei del COMSUBIN (Comando Subacquei ed Incursori) di La Spezia e i <i>Divers, <\/i>specialisti sommozzatori israeliani. L\u2019esercitazione ebbe come fine il \u201ccontrasto della minaccia costituita dagli ordigni esplosivi improvvisati\u201d e la \u201cbonifica a bordo delle unit\u00e0 navali e subacquee\u201d. \u201cLe minacce terroristiche o i fenomeni di pirateria stanno portando le Forze di sicurezza ed in particolare le Marine militari dei paesi occidentali a studiare assetti e procedure efficaci\u201d, spieg\u00f2 il Comando italiano nel comunicato di presentazione della missione. La seconda edizione di <i>Rising Star<\/i> si tenne ancora ad Haifa esattamente un anno dopo (dal <b>4 al 8 novembre 2013<\/b>). Stavolta per\u00f2 fu potenziato l\u2019assetto militare italiano: con i palombari del COMSUBIN giunse in Israele pure la fregata lanciamissili \u201cGrecale\u201d, unit\u00e0 impegnata da tempo negli scacchieri di guerra in Medio Oriente, Nord Africa e Corno d\u2019Africa, nelle missioni Ue e Nato anti-pirateria e, da qualche mese, nell\u2019operazione aeronavale di contrasto alle migrazioni \u201cMare Nostrum\u201d. Gli israeliani furono rappresentati a <i>Rising Star 2013<\/i> dalla corvetta \u201cEilat\u201d, da una serie di unit\u00e0 minori di supporto e dal gruppo subacqueo nazionale. Temi principali dell\u2019esercitazione sono stati il \u201csoccorso e la salvaguardia della vita in mare, il controllo del traffico mercantile e la reazione ad attacchi asimmetrici\u201d. Secondo quanto si legge nel sito del Ministero della difesa italiano, \u201coltre alle attivit\u00e0 subacquee, <i>Rising Star<\/i> ha permesso lo svolgimento di una serie di lezioni e conferenze da parte dei palombari italiani sulle esperienze maturate nei recenti interventi condotti\u00a0sul relitto del Costa Concordia, a Genova sulla torre del porto e, ultimamente, a Lampedusa\u201d.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Negli stessi giorni in cui ad Haifa si svolgeva l\u2019esercitazione bilaterale, a Roma, il Capo di Stato Maggiore della difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, riceveva l\u2019omologo israeliano, generale Binyamin Gantz. Al centro dei colloqui, lo sviluppo della cooperazione bilaterale, in particolare \u201cnell\u2019ambito dell\u2019addestramento congiunto, delle capacit\u00e0 Cyber Warfare e degli equipaggiamenti militari e dello scambio informativo nel contrasto ai traffici illeciti e al terrorismo internazionale, in particolare nell\u2019area mediorientale, anche con riferimento alla missione UNIFIL\u201d. Sempre nel mese di <b>novembre 2013<\/b>, nel deserto del Negev si tenne la pi\u00f9 grande esercitazione di guerra aerea mai svolta in Israele. Denominata \u201cBlue Flag\u201d, ha visto protagonisti un centinaio di velivoli e un migliaio di militari di Israele, Usa, Italia e Grecia. Nella base aerea di Ovda, l\u2019Aeronautica italiana rischier\u00f2 stavolta 140 militari, 8 tra cacciabombardieri Tornado ECR ed AM-X (provenienti rispettivamente dal 50\u00b0 stormo di Piacenza e dal 51\u00b0 Stormo di Istrana), nonch\u00e9 i velivoli KC-767A di Pratica di Mare e C130J della Brigata Aerea di Pisa. Nel corso delle esercitazioni a fuoco, furono impiegati massicciamente bombe e missili a guida di precisione, simulando attacchi in profondit\u00e0 in un \u201cterritorio nemico dotato di forti difese aeree\u201d. Alla vigilia di \u201cBlue Flag\u201d, il generale Amikam Norkin dell\u2019Aeronautica israeliana rese noto che Tel Aviv aveva avviato la sperimentazione di \u201cnuove procedure per abbreviare la durata delle future guerre\u201d e \u201caccrescere di dieci volte il numero di obiettivi da individuare e distruggere\u201d. Inoltre furono condotti lunghi periodi di addestramento finalizzati all\u2019esercizio del rifornimento in volo e all\u2019esecuzione di missioni a lungo raggio, in modo da consentire alle forze aeree israeliane di poter intervenire a livello intercontinentale. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">L\u2019ultima tappa del rafforzamento dei legami politico-strategici e militari tra Italia e Israele porta la data del <b>2 dicembre 2013<\/b>, quando a Roma si tenne il vertice<b> <\/b>tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il premier Enrico Letta. L\u2019incontro bilaterale fu preceduto da un meeting alla Farnesina tra i rappresentanti dei due governi al fine d\u2019identificare i settori prioritari di cooperazione su cui puntare in futuro. Al primo posto, secondo il resoconto dell\u2019ICE di Tel Aviv, ci sarebbe lo sviluppo del <b>settore energetico<\/b> \u201csoprattutto tenendo conto delle recenti scoperte di nuovi immensi giacimenti di gas nelle acque territoriali israeliane\u201d. \u201cA breve \u2013 sempre secondo l\u2019ICE &#8211; Israele potrebbe produrre il doppio dell\u2019energia che consuma, e si trova ad affrontare il problema di trasformare ed esportare il proprio gas in eccesso. Oggetto della collaborazione tra i due paesi potrebbero quindi essere la costruzione di pipeline, porti, impianti per la liquefazione e la rigassificazione. Tra gli accordi in divenire anche la possibilit\u00e0 di utilizzare la <i>Trans Adriatic Pipeline<\/i> (TAP)\u201d. Sempre in ambito energetico, gli israeliani hanno espresso l\u2019interesse per la cosiddetta \u201cmetanizzazione del parco veicoli\u201d nazionale. Altro settore \u201cprioritario\u201d della partnership tra Roma e Tel Aviv \u00e8 quello <b>aerospaziale<\/b>, dalle spiccate ricadute in campo bellico, gi\u00e0 al centro di un accordo di cooperazione scientifico-accademico ed industriale del 2011 che ha permesso all\u2019Italia di diventare il principale partner di Israele dopo la NASA. Per l\u2019ICE di Tel Aviv, la sfida \u00e8 quella di lanciare \u201ciniziative congiunte per poi trovare sbocco comune sul mercato Usa\u201d. Altro settore chiave per l\u2019interscambio tra i due paesi \u00e8 quello della <b>cyber-security<\/b> in cui gli israeliani sono tra i leader mondiali.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Al vertice di Roma del 2 dicembre 2013 sono stati sottoscritti <b>12 accordi bilaterali<\/b>, <b>dall\u2019energia alla sanit\u00e0, alla sicurezza fino alla cultura e alla ricerca.<\/b> In particolare, sono stati siglati un <b>accordo sulla pubblica sicurezza<\/b> che prevede un \u201creciproco scambio di informazioni per prevenire e reprimere la criminalit\u00e0 organizzata e missioni periodiche di funzionari e tecnici degli enti dei due Paesi in materia di sicurezza informatica\u201d; un <b>memorandum d\u2019intesa sulla Protezione civile<\/b>; un memorandum relativo allo sviluppo del mercato del gas liquefatto e dei gasdotti. Sono state siglate pure due dichiarazioni congiunte sull\u2019istruzione e l\u2019high-tech, un accordo di cooperazione e coproduzione cinematografica, un protocollo sanitario tra la Regione Abruzzo e il governo israeliano, una lettera d\u2019intenti tra il policlinico Gemelli e due istituti israeliani. Firmati infine un memorandum d\u2019intesa tra il Politecnico di Torino e l\u2019<i>Israel institute of technology<\/i> e un memorandum d\u2019intesa sull\u2019acqua che ha coinvolto Acea.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Nell\u2019ultimo decennio, \u00e8 soprattutto nell\u2019area<b> della co-produzione e dell\u2019esportazione di sistemi d\u2019arma<\/b> che si \u00e8 consolidato l\u2019asse Roma &#8211; Tel Aviv. Anche stavolta pu\u00f2 essere individuata una data-chiave, il <b>18 novembre 2004<\/b>, quando al summit di Roma tra l\u2019allora ministro della difesa del governo Sharon, Shaul Mofaz, l\u2019omologo italiano Antonio Martino e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, fu annunciato lo stanziamento congiunto di <b>181 milioni di dollari<\/b> per \u201clo sviluppo di un nuovo sistema di guerra elettronica progettato per inabilitare i velivoli nemici\u201d. Da allora, gli affari per i mercanti di morte dei due paesi si sono fatti sempre pi\u00f9 fitti: secondo una ricerca dell\u2019<i>Archivio Disarmo<\/i> basata su dati ISTAT, nel <b>2005<\/b> il governo italiano autorizz\u00f2 contratti di vendita ad Israele, in base alla legge 185, per <b>circa 1,3 milioni di euro<\/b>. Pi\u00f9 recentemente, come evidenzia la <i>Rete Italiana per il Disarmo<\/i>, le vendite autorizzate al governo di Tel Aviv superano complessivamente i <b>due milioni di euro l\u2019anno<\/b>, e riguardano in particolare armi di calibro superiore ai 12,7mm e aeromobili, sistemi d\u2019arma ad energia diretta e apparecchiature elettroniche. Tra le holding e le imprese italiane maggiormente coinvolte spiccano <i>Finmeccanica<\/i>, <i>Simmel Difesa<\/i>, <i>Beretta<\/i>, <i>Northrop Grumman Italia<\/i>, <i>Elettronica S.p.A.<\/i>. Quest\u2019ultima, con sede a Roma, nel giugno 2009, ha costituito una joint venture con l\u2019industria militare israeliana \u201cElbit\u201d per sviluppare un sistema direzionale di \u201ccontromisura\u201d a raggi infrarossi (<i>Directional Infrared Countermeasure System &#8211; DIRCM<\/i>), da implementare su elicotteri e velivoli da trasporto militari e \u201cneutralizzare\u201d la minaccia proveniente dai \u201cManpads\u201d, <\/span><span style=\"font-family: Arial;\">i missili terra-aria che possono essere lanciati con sistemi a spalla<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman;\">. Per la cronaca, l\u2019italiana <i>Elettronica<\/i> compare tra gli sponsor (insieme ad IBM e Finmeccanica) del convegno internazionale tenutosi nel novembre 2012 presso l\u2019Aula Magna dell\u2019Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma, dal titolo <i>Armi cibernetiche e processo decisionale<\/i>, ed organizzato dal Centro Interdipartimentale di Studi Strategici Internazionali e Imprenditoriali (CSSII) dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze, diretto da Umberto Gori, docente di Scienze politiche dell\u2019ateneo toscano e membro del comitato scientifico dell\u2019azienda privata israeliana \u201cMaglan Information Defense Technologies\u201d.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Ci sono poi le aziende che operano in settori d\u2019alta tecnologia \u201ccivile\u201d ma con ricadute in campo militare: tra esse <b><i>ST Microelectronics<\/i><\/b>, il gigante italo-francese dei semiconduttori, che nel 2000 ha acquisito la societ\u00e0 israeliana \u201cWaferscale\u201d con investimenti pari a circa 70 milioni di dollari; <b><i>Telecom Italia<\/i><\/b> che nel 1998 ha acquisito il 26,4% di \u201cGolden Lines\u201d (una delle tre societ\u00e0 israeliane autorizzate ad operare nella telefonia internazionale) e che insieme al alcuni partner israeliani ha costituito nel 1999 la societ\u00e0 \u201cMed 1\u201d per la posa e la gestione di un cavo a fibre ottiche tra Mazara del Vallo e Tel Aviv, oggi la principale arteria per le comunicazioni telefoniche tra Israele e l\u2019Europa. Nel maggio 2000, ancora <i>Telecom Italia<\/i> ha varato il \u201cprogetto Nautilus\u201d per la realizzazione di circa 7.000 km di cavi a fibre ottiche nel Mediterraneo: il primo tra Catania e Haifa via Creta; il secondo tra Catania e Tel Aviv, con potenziale estensione ad Alessandria d\u2019Egitto; il terzo da Creta verso Atene ed Istanbul. Nel 2005 <i>Telecom Italia<\/i> \u00e8 divenuta l\u2019unica proprietaria del Consorzio, dopo aver acquistato le restanti quote dai partner israeliani. Sempre nel campo della telefonia cellulare e delle tecnologie satellitari, di recente il gruppo israeliano <b><i>Polar Investments<\/i><\/b> ha acquisito l\u2019italiana <i>Telit<\/i> con sede a Trieste. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">A rendere ancora pi\u00f9 intrigato l\u2019interscambio in campo militare tra le aziende italiane e quelle israeliane ci sono poi i contratti stipulati all\u2019estero da societ\u00e0 controllate dalle maggiori holding nazionali, non considerati nei rapporti annuali del governo italiano sull\u2019export di armi. Nel dicembre 2007, ad esempio, <i>DRS Technologies Inc., <\/i>azienda\u00a0 del gruppo Finmeccanica con sede a Parsippany, New Jersey, ha sottoscritto un contratto di 6 milioni di dollari con l\u2019U.S. Army\u2019s Tank-Automotive and Armaments Command (TACOM) per produrre autoarticolati da 80 tonnellate per il trasporto dei carri armati \u201cMerlava\u201d in dotazione alle forze armate israeliane. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\"><b>Il 2012 passer\u00e0 certamente alla storia come un anno chiave nelle relazioni tra i complessi militari industriali dei due paesi<\/b>. Risale a febbraio, infatti, la decisione da parte d\u2019Israele di sottoscrivere l\u2019accordo preliminare per l\u2019acquisto di 30 caccia M-346 \u201cMaster\u201d di Alenia Aermacchi da assegnare alle <i>Tigri volanti<\/i> del 102\u00b0 squadrone dell\u2019Aeronautica militare per addestrare i piloti alla guida dei cacciabombardieri di nuova generazione come \u201cEurofighter\u201d, \u201cGripen\u201d, Rafale, F-22 ed F-35, ma che potranno essere utilizzati anche per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave. I \u201cMaster\u201d sono in via d\u2019assemblaggio nello stabilimento Alenia di Venegono Inferiore (Varese); <i>Northrop Grumman Italia<\/i> fornir\u00e0 invece il sistema per la misura di assetto e direzione \u201cLISA 200\u201d, basato su giroscopi a fibre ottiche realizzati nello stabilimento di Pomezia. Il giro d\u2019affari della commessa si attesta intorno al miliardo di dollari ma prevede vantaggiose contropartite per le industrie israeliane. \u201cElbit Systems\u201d, azienda specializzata nella produzione di tecnologie avanzate, svilupper\u00e0 il nuovo software che sar\u00e0 caricato sugli addestratori per consentire ai piloti di esercitarsi alla guerra elettronica, alla caccia alle installazioni radar e all\u2019uso di sistemi d\u2019arma all\u2019avanguardia. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">In cambio dei caccia, Tel Aviv ha imposto la vendita alle forze armate italiane di due velivoli di pronto allarme (<i>Early warning and control &#8211; AEW&amp;C<\/i>) \u201cEitam\u201d del tipo \u201cGulfstream 550\u201d, prodotti dalle aziende Israel Aerospace Industries &#8211; IAI ed Elta Systems, con relativi centri di comando, controllo e sistemi elettronici avanzati (valore complessivo 800 milioni di dollari circa). Selex Elsag (Finmeccanica), s\u2019incaricher\u00e0 per conto delle aziende israeliane di fornire i sottosistemi di comunicazione dei velivoli e i link tattici secondo gli standard Nato. Le forze armate italiane dovranno pure acquistare un sistema satellitare elettro-ottico ad alta risoluzione di seconda generazione \u201cOptasat 3000\u201d, in grado di operare in ogni condizione atmosferica, anch\u2019esso di produzione di IAI ed Elbit Systems. <i>Prime contractor<\/i> degli israeliani sar\u00e0 Telespazio, azienda controllata <\/span><a rel=\"nofollow\" name=\"1456abb5c7b4a066__GoBack\"><\/a><span style=\"font-family: Times New Roman;\">da Finmeccanica e dalla holding francese Thales, che assicurer\u00e0 la costruzione del segmento terrestre, il lancio e la messa in orbita del nuovo sistema satellitare tra il novembre 2015 e il dicembre 2016. Telespazio ha sottoscritto con il Ministero della difesa italiano un contratto del valore di 270 milioni di dollari. Personale della societ\u00e0 sar\u00e0 dislocato in Israele durante le fasi di preparazione al lancio del satellite, nonch\u00e9 presso il Centro di Controllo di Tel Aviv durante le fasi di post-lancio. Il completamento dei test in orbita sar\u00e0 realizzato successivamente dal Centro Spaziale del Fucino di Telespazio e il nuovo apparato militare sar\u00e0 poi pienamente integrato nel sistema satellite e radar \u201cCosmo-Skymed\u201d in uso alle forze armate italiane. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Sempre nel corso del 2012, l\u2019Aeronautica militare ha deciso di dotare i propri elicotteri EH101 e gli aerei da trasporto C27J \u201cSpartan\u201d e C130 \u201cHercules\u201d con il nuovo sistema <\/span><span style=\"font-family: Arial;\">di contromisure a raggi infrarossi DIRCM co-prodotto da <i>Elettronica <\/i>e da \u201cElbit\u201d, con una spesa complessiva di 25 milioni e mezzo di euro. Inoltre \u00e8 stato raggiunto l\u2019accordo perch\u00e9 a partire del 2013 i missili israeliani aria-terra a corto raggio \u201cSpike\u201d armino gli elicotteri d\u2019attacco AW-129 \u201cMangusta\u201d di AugustaWestland, altra azienda di punta del gruppo Finmeccanica. <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman;\">I missili, prodotti dall\u2019israeliana \u201cRafael\u201d, hanno una gittata tra gli 8 e i 25 km, e possono esseri equipaggiati con tre differenti tipologie di testata bellica a seconda dell\u2019uso: anticarro, antifanteria e per la distruzione di bunker.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">La collaborazione per i programmi \u201cOptsat 3000\u201d, M-346 ed \u201cEitam\u201d consentir\u00e0 alle aziende d\u2019armi italo-israeliane di rafforzare la propria presenza nei mercati internazionali. <b>Selex ES<\/b> ed <b>AEL Sistemas S.A<\/b>, societ\u00e0 controllata da Elbit Systems e dalla brasiliana Embraer, hanno costituito nel 2013 una <b>joint venture<\/b> per la produzione di tecnologie e sistemi radar a scansione meccanica da destinare ai velivoli d\u2019attacco e di trasporto delle forze armate del Brasile e di altri paesi sudamericani. Inizialmente la joint venture s\u2019incaricher\u00e0 della manutenzione e del supporto dei radar \u201cGabbiano T20\u201d prodotti da Selex, che saranno montati entro la met\u00e0 del 2014 sui velivoli di sorveglianza aerea Embraer KC-390 e molto probabilmente anche sui nuovi velivoli senza pilota che saranno acquisiti dalle forze armate brasiliane. La partnership tra Selex e AEL potr\u00e0 allargarsi in futuro anche nel campo dell\u2019avionica di precisione e dei sistemi di sicurezza avanzati. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Roma e Tel Aviv puntano inoltre a cooperare nella <b>produzione e nella gestione logistica del nuovo cacciabombardiere multiruolo a capacit\u00e0 nucleare F-35<\/b>, uno dei programmi pi\u00f9 costosi della storia mondiale dell\u2019aviazione da guerra. Nell\u2019ottobre 2010,\u00a0Israele ha firmato un accordo con il governo degli Stati Uniti per l\u2019acquisizione, secondo procedura <i>Foreign Military Sales<\/i>, di 20 F-35A \u201cLightning II\u201d di Lockheed Martin, versione a decollo e atterraggio convenzionale del JSF, con opzione per altri 55, sempre mediante aiuti Usa. Israele sar\u00e0 quindi il primo paese, non parte del consorzio che ne ha curato lo sviluppo, a ricevere il cacciabombardiere. Le consegne sono previste a partire dal 2016 fino al 2018. L\u2019accordo per un valore di 2,75 miliardi di dollari (ma che potrebbe superare i 10 miliardi di dollari se sar\u00e0 esercitata l\u2019opzione), prevede la partecipazione alla produzione di industrie locali, prime fra tutte IAI e Elbit Systems.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Le aziende del gruppo Finmeccanica e quelle israeliane puntano infine a sviluppare congiuntamente nuovi velivoli a pilotaggio remoto UAV (i famigerati droni), il settore del marcato aerospaziale che ha generato i fatturati e i profitti maggiori degli ultimi anni. Insieme ai sofisticati sistemi missilistici anti-missile, quello dei droni \u00e8 certamente il campo dove Israele ha mietuto i maggiori riconoscimenti internazionali. Un rapporto pubblicato il 19 maggio 2013 dalla societ\u00e0 di consulting statunitense <i>Frost &amp; Sullivan<\/i> ha rilevato che Israele \u00e8 oggi il principale esportatore al mondo di velivoli senza pilota, superando i giganti aerospaziali con sede negli States. <i>Frost &amp; Sullivan<\/i> ha calcolato che i contratti d\u2019esportazione di droni israeliani hanno generato fatturati per 4,62 miliardi di dollari nel periodo <b>2005-2012<\/b>. Il principale mercato dei droni israeliani \u00e8 l\u2019Europa, con pi\u00f9 della met\u00e0 delle vendite. Subito dopo seguono i paesi del Sud Est asiatico con il 33.3% delle esportazioni, seguiti da Sud America, Nord America e Africa. Ben sette paesi della coalizione internazionale ISAF in Afghanistan utilizzano oggi droni made in Israele, tra cui Australia, Canada, Francia, Germania e Spagna. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Uno dei modelli di aerei senza pilota che ha riscosso grande successo sui mercati mondiali \u00e8 l\u2019\u201cHeron\u201d delle Israel Aerospace Industries, un drone che viaggia a medie altitudine per tempi medio-lunghi, simile alla classe \u201cMQ-1 Predator\u201d in dotazione alle forze armate Usa e italiane. L\u2019\u201cHeron\u201d \u00e8 utilizzato prevalentemente per la sorveglianza e le attivit\u00e0 d\u2019intelligence contro obiettivi terrestri e marittimi; pu\u00f2 essere equipaggiato con una serie di radar modulari, sensori e attrezzature di telerilevamento altamente sofisticate, ma come accaduto durante la guerra in Libano del 2006, pu\u00f2 essere armato con missili aria-terra e convertito in spietato drone-killer. Il velivolo \u00e8 gi\u00e0 stato acquisito dalle forze aeree israeliane, indiane, turche e francesi, mentre Canada e Australia hanno firmato protocolli per future acquisizioni. Pure il Comando di US SOUTHCOM lo impiega in attivit\u00e0 di contrasto delle imbarcazioni di migranti e al traffico di stupefacenti; Unione europea e l\u2019agenzia Frontex per il \u201ccontrollo\u201d delle frontiere hanno espresso l\u2019interesse per un suo uso nelle crociate anti-migrazione lanciate nel Mediterraneo. Qualche mese fa, il governo britannico ha firmato invece un accordo per lo sviluppo del nuovo drone \u201cWatchkeeper\u201d, prodotto dalla compagnia israeliana Elbit System a partire dal modello \u201cHermes 450\u201d che l\u2019aviazione israeliana ha pi\u00f9 volte utilizzato contro la Striscia di Gaza. <\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">In Israele ben <b>6.784 imprenditori privati<\/b> si occupano di esportazione di armi. Un numero a cui va aggiunta l\u2019industria statale e che insieme ad essa ha consentito ad Israele di raggiungere il <b>sesto posto<\/b> nella classifica dei maggiori esportatori di armi al mondo, scavalcando Canada, Cina, Svezia e Italia. Nel 2012, secondo un rapporto del quotidiano israeliano Ha\u2019aretz, il <b>valore totale delle esportazioni israeliane di armi \u00e8 stato pari a 7 miliardi di dollari<\/b> (+20% rispetto al 2011).<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">L\u2019Italia, oltre ad essere un esportatore di armamenti \u00e8 un cliente preferenziale di Israele: negli ultimi due anni le <b>importazioni<\/b> di tecnologie militari hanno superato il valore complessivo di <b>50,7 milioni di euro<\/b>. Tra le principali aziende acquirenti compaiono l\u2019industria <i>Simmel<\/i> che si rifornisce in Israele di componenti per bombe e la <i>Beretta<\/i> (componenti per armi automatiche, pistole e mitragliatori). A ci\u00f2 si aggiungono le acquisizioni di materiale bellico realizzate con fondi non provenienti dal ministero della difesa, come avvenuto ad esempio con una decina di radar fissi e mobili\u00a0 EL\/M-2226 ACSR (<i>Advanced Coastal Surveillance Radar<\/i>) realizzati da \u201cElta Systems\u201d. I radar dovevano entrare a far parte della nuova <i>Rete di sensori di profondit\u00e0 per la sorveglianza costiera<\/i> che la Guardia di finanza sta implementando per contrastare gli sbarchi dei migranti in Sicilia, Puglia e Sardegna, ma le proteste dei Comitati No radar hanno impedito sino ad oggi la piena operativit\u00e0 del programma. Acquistati grazie alle risorse del \u201cFondo europeo per le frontiere esterne\u201d, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, le apparecchiature israeliane hanno una portata di oltre 50 chilometri e sono appositamente progettate per individuare imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. Gli EL\/M-2226 fanno parte della famiglia di trasmettitori <i>Linear Frequency Modulated Continuous Wave<\/i> (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), che operano emettendo microonde estremamente pericolose per l\u2019uomo, la fauna e la flora. Per la loro installazione, la Guardia di finanza ha scelto alcune importanti aree protette e riserve naturali. Quasi a riprova di come la partnership italo-israeliana incarni appieno le contraddizioni della globalizzazione neoliberista: un crimine contro l\u2019uomo, il diritto e l\u2019ambiente; generatrice di militarizzazioni e guerre infinite, globali e permanenti; un business di morte che si alimenta trasferendo ingenti risorse pubbliche a favore del capitale finanziario privato, con pesanti tagli al welfare e ai diritti sociali.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Intervento all\u2019incontro-dibattito <i>Palestina. Dall\u2019occupazione militare a quella umanitaria<\/i>, organizzato da Free Palestine Roma, presso la Facolt\u00e0 di Scienze Politiche \u2013 Universit\u00e0 Roma tre, mercoled\u00ec 19 febbraio 2014.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israel Air Force FB page \u00a0 Partnership antica e consolidata quella che lega militarmente l\u2019Italia a Israele. 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