{"id":100646,"date":"2014-04-12T13:10:35","date_gmt":"2014-04-12T12:10:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=100646"},"modified":"2014-04-12T13:10:35","modified_gmt":"2014-04-12T12:10:35","slug":"filippine-un-giorno-con-le-vittime-del-tifone-yolanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/filippine-un-giorno-con-le-vittime-del-tifone-yolanda\/","title":{"rendered":"Filippine: un giorno con le vittime del tifone Yolanda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><b>Ricordando il tifone che ha duramente colpito le Filippine, Pressenza rivisita queste scene con una lettera di ringraziamento a tutti coloro che hanno offerto il loro aiuto in quei giorni cos\u00ec difficili, per ricordare al mondo che molti di loro vivono ancora oggi in quelle condizioni e per permetterci anche di comprendere cosa si provi a essere tra le vittime ed essere un familiare lontano da casa e dalla tragedia.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><span style=\"line-height: 1.5em;\">di Niday R. Mayor<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Nella notte del 7 novembre 2013, alle 23:00 circa, chiamai mia sorella maggiore. Avevo intuito la sua preoccupazione ed insicurezza per le loro condizioni e capivo perfettamente come si sentiva in quel momento. Infatti, non appena le chiesi dei preparativi per l\u2019incombere del super tifone Yolanda, la sua voce inizi\u00f2 ad incrinarsi. Le assicurai che la situazione era sotto controllo, ma che dovevano comunque essere pronti al peggio. A quel punto, cominci\u00f2 ad informarmi dei loro preparativi: mi disse che in un angolo della casa, su un tavolo da studio avevano riposto alcuni pacchi imballati con vestiti e coperte, avevano cucinato cibo per due giorni, riempito bidoni e bottiglie con acqua potabile, messo lampade al cherosene e torce elettriche all\u2019interno di grandi scatole di biscotti vuote. Avevano anche calcolato dove rifugiarsi all\u2019interno dell\u2019abitazione nel caso in cui i tetti delle loro camere fossero volati via e non fossero pi\u00f9 abitabili. Soprattutto avevano stabilito da che parte della casa uscire, si sarebbero recati presso un enorme palo di legno sotto un grosso albero vicino alla loro abitazione. Mio nipote aveva legato quattro corde da un pilastro della casa al tronco di un albero ed aveva ordinato a ciascuno di stringere con forza la corda mentre si riparavano accanto al palo. Avrebbero anche dato fuoco alla cucina per riscaldarsi. Dopo avermi elencato i preparativi fatti, aggiunse: prega per noi e controlla sempre la nostra situazione. Quella fu la nostra ultima conversazione, perch\u00e9 quando richiamai, circa alle 2:00 dell\u20198 novembre 2013, il telefono era sempre irraggiungibile.<\/p>\n<p>La conversazione mi aveva lasciato turbato, perch\u00e9 avevo compreso quanto mia sorella e il resto della famiglia fossero gravemente in pericolo. Non ho pi\u00f9 chiuso occhio, me ne stavo attaccato alla radio, attendendo ansiosamente un aggiornamento sull\u2019imminente super tifone Yolanda. Tante volte provai a chiamarli sui cellulari, ma dall\u2019altro lato tutto quello che sentivo era: \u201cil numero da lei chiamato non \u00e8 al momento raggiungibile\u201d, oppure \u201cnessun servizio\u201d. Successivamente alla radio comunicarono che il tifone si dirigeva in prossimit\u00e0 della citt\u00e0 di Ormoc, casa nostra. Come era prevedibile il super tifone aveva sconvolto le popolazioni di Ormoc e delle provincie vicine. In quanto unico membro della famiglia lontano dal luogo del disastro, vivevo in uno stato di angoscia e tachicardia. Nei cinque giorni che seguirono la distruzione di Ormoc, Tacloban ed altre citt\u00e0, non ebbi modo di sapere cos\u2019era successo alla mia famiglia. Pensieri e domande si susseguivano nella mia mente: saranno sopravvissuti al super tifone? dove saranno? come staranno? Giorno dopo giorno, il mio stato d\u2019animo cominci\u00f2 a cedere. Desideravo ardentemente di ricevere informazioni sulle condizioni della popolazione di Ormoc e nell\u2019esatto momento in cui vidi in televisione l\u2019entit\u00e0 della tragedia, non riuscii a trattenere le lacrime. Il desiderio di avere informazioni sulla mia famiglia era cos\u00ec intenso\u2026 cos\u00ec difficile da contenere. In diverse occasioni provai a prenotare un viaggio, ma non erano disponibili n\u00e9 aerei n\u00e9 autobus che mi portassero direttamente sul posto. Un senso di impotenza si era impossessato di me. Era la stessa sensazione che provai 23 anni prima quando un\u2019alluvione mortale colp\u00ec la citt\u00e0 provocando pi\u00f9 di ottomila vittime.<\/p>\n<p>Dopo sei giorni, esattamente il 14 Novembre 2013, ricevetti notizie da mio nipote di Cebu: la mia famiglia era sopravvissuta all\u2019attacco distruttore del super tifone Yolanda. Mi disse: \u201cservono loro urgentemente cibo, vestiti, coperte e cherosene per le lampade\u201d. E aggiunse: \u201ce <i>trapal [N.d.T: teli] <\/i>per proteggersi dalla pioggia\u201d.\u00a0 Esclusi i <i>trapal<\/i>, mio nipote aveva inviato i beni di prima necessit\u00e0 alla nostra famiglia e fornito viveri extra ai vicini. Dopo sette giorni di sopravvivenza nella nostra casa senza tetto, mia sorella fu trovata stesa sotto le macerie, respirando affannosamente. Fu trasportata all\u2019ospedale e subito le fu diagnosticata una polmonite a causa dell\u2019alternarsi di temperature alte e basse, del trauma e della tensione psicologica provocata dalla tragedia. Fortunatamente si riprese in pochi giorni e le fu proibito di occuparsi dei lavori domestici. Cos\u00ec come le altre case della regione anche la nostra non fu esente dal vento furioso del super tifone Yolanda, il quale si \u00e8 portato via gran parte della nostra casa senza tetto. Tuttavia grazie a coloro che hanno offerto una preghiera, molti cittadini di Ormoc, per la seconda volta, sono sopravvissuti alla pi\u00f9 recente catastrofe della loro vita.<\/p>\n<p>Intorno all\u201911 novembre 2013, Willa Tecson, un\u2019amica, mi scrisse per informarsi della situazione della mia famiglia. Senza dirglielo alla sua domanda versai lacrime di gioia. Le dissi francamente che la mia famiglia aveva urgente bisogno di cibo, acqua potabile e cherosene per le lampade notturne. Willa mi disse che avrebbe chiesto aiuto agli amici attraverso i mezzi di comunicazione. Nell\u2019arco di una settimana mi comunic\u00f2 che era riuscita a raccogliere trentotto piccole scatole di aiuti assortiti. \u00c8 cos\u00ec che tutto cominci\u00f2, con gli aiuti di Willa e le risposte positive della gente dal cuore grande, le vittime del super tifone Yolanda ricevettero una boccata d\u2019ossigeno: alimenti immediatamente disponibili per nutrirli in quei primi giorni bui dopo Yolanda.<\/p>\n<p>La mia famiglia e io, i miei vicini e qualche residente del nostro <i>baranggay [N.d.T. quartiere]<\/i>\u00a0vogliamo mandare un caloroso \u201cGrazie\u201da tutti coloro che ci sono stati vicini in questi tristi momenti in cui la SPERANZA era quasi o del tutto scomparsa.<\/p>\n<p><b>Pacchi e consegna<\/b><\/p>\n<p>L\u2019imballaggio degli aiuti \u00e8 stato realizzato grazie all\u2019intervento di due giovani, Willa e un amico, e due madri della SDC (Swiss Agency for Development and Cooperation), <i>nanay [N.d.T. mamma] <\/i>Rosalia e Chona. Gli aiuti erano sistematicamente e attentamente impacchettati in scatole sigillate. Alle 17:00 circa del 17 novembre 2013, Willa e i suoi aiutanti portarono questi aiuti all\u2019aeroporto locale dove l\u2019aereo dell&#8217;AirAsia li avrebbe trasportati a Cebu. Il 19 novembre 2013, furono scaricati a Mactan, Cebu. Il giorno seguente, mio nipote Jasper Movilla, li richiese e sistem\u00f2 tutte le scatole nel suo dormitorio. Grazie all\u2019aiuto dei suoi studenti, Jasper spese solo circa 700,00 pesos (circa 11,00\u20ac) per merendine e per l\u2019affitto di un <i>jeepney<\/i>, un mezzo di trasporto pubblico, per trasportare le 15 scatole.<\/p>\n<p>Gli aiuti furono trasportati dall\u2019abitazione di Jasper al porto Pier 4 di Cebu. Abbiamo noleggiato un furgone per 800,00 pesos (circa 13,00\u20ac) per il trasporto degli alimenti al porto e pagato 400,00 pesos (circa 6,50\u20ac) ai facchini che hanno caricato le 15 scatole sulla nave. Non abbiamo pagato nulla per la tassa di imbarco e di trasporto, in quanto il proprietario della nave, Roble Shipping, era uno zio della mia cara mamma. Le scatole viaggiarono verso Ormoc nella notte del 12 dicembre 2013. La mattina seguente, il 13 dicembre 2013, finalmente gli aiuti arrivarono al porto di Ormoc. Il sindaco della citt\u00e0 ci aveva predisposto gratuitamente una macchina di consegna per cui abbiamo speso solo 600,00 pesos (circa 10,00\u20ac) per i due facchini (300,00 pesos ciascuno) che caricarono le scatole nei veicoli adibiti alla consegna. Inoltre, consegnammo ai facchini qualche genere di prima necessit\u00e0 e <i>noodles<\/i> per la colazione. Gli alimenti furono sistemati nell\u2019abitazione senza tetto di mia sorella per impacchettarli e ridistribuirli al principale baranggay.<\/p>\n<p>Il 22 novembre 2013, gli aiuti avrebbero dovuto attraccare ad Ormoc, ma si verific\u00f2 un ritardo dovuto a problemi di sicurezza nello scarico e nella distribuzione all\u2019interno delle aree colpite dalla tragedia. Nei pressi del porto e nel centro commerciale di Ormoc vi erano tante persone in agitazione. Anche di giorno le vittime del tifone affamate e disperate avrebbero afferrato qualunque cosa senza ritegno dai passeggeri in arrivo e dalla gente per le strade affollate. Una situazione cos\u00ec disperata aveva diffuso la paura tra i cittadini pi\u00f9 pacifici, tra cui mia sorella, che mi ordin\u00f2 di ritardare l\u2019invio fin quando i militari non avessero ripulito l\u2019area del porto di Ormoc e le altre aree, centri di distribuzione degli aiuti.<\/p>\n<p><b>Distribuzione degli aiuti<\/b><\/p>\n<p>Siamo riusciti a imballare 240 buste in plastica di alimenti assortiti dalle 15 scatole donate da persone singole o gruppi. I beni impacchettati erano destinati principalmente alle vittime di Yolanda che vivevano nelle zone pi\u00f9 remote del baranggay Labrador, a Ormoc. Un prete missionario aveva informato mia sorella di questo posto, la distribuzione ebbe luogo il 14 dicembre 2013, giorno stabilito in cui le vittime dovevano incontrare altre vittime della tragedia del super tifone Yolanda. Sarebbe stato difficile per me gestire questi aiuti da solo, ma grazie all\u2019impegno di alcuni familiari, amici e membri della famiglia, il compito \u00e8 stato svolto con maggiore facilit\u00e0, trasformandosi in un\u2019occasione di unione. Dal momento in cui non disponevamo di automobili da utilizzare durante la distribuzione, abbiamo noleggiato due tricicli a 250,00 pesos (circa 4,00\u20ac) ciascuno per trasportare passeggeri e alimenti. Gli autisti dei tricicli furono di grande aiuto per mantenere la pace e l\u2019ordine durante la distribuzione.<\/p>\n<p>Mentre ci dirigevamo alla zona di nostra priorit\u00e0, ci imbattemmo in un gruppo di donne e bambini e fummo costretti a dare 20 scatole alle donne ed altre 15 ai bambini scalzi che elemosinavano cibo con insistenza. Non li conoscevamo nemmeno ma erano praticamente in lacrime quando strinsi le loro mani e mi indicarono da lontano le loro abitazioni devastate e rase al suolo. Nemmeno l\u2019ombra di un oggetto risparmiato dall\u2019ira del super tifone Yolanda. Da quanto ci dissero, da quasi un mese mangiavano e dormivano sulle macerie. Avevano cominciato a ricostruire le loro case utilizzando pezzi di legno ritrovati nelle macerie degli edifici vicini. Nonostante l\u2019apparente situazione senza speranza, quasi tutti coloro che ho avuto modo di conoscere in questo breve incontro avevano ancora dentro di s\u00e9 tanta speranza, a prescindere dalla preoccupazione per i lenti sforzi del governo locale nel fornire gratuitamente materiali da costruzione e mezzi di sostentamento alle famiglie vittime del tifone.<\/p>\n<p>Dopo aver dato qualche pacco di aiuti a quel piccolo gruppo di persone lungo la strada principale, riprendemmo il nostro viaggio verso la zona remota del baranggay Labrador, a Ormoc. Mentre attraversavamo una strada rocciosa, mi resi conto che gli aiuti a disposizione non erano pi\u00f9 sufficienti per il numero previsto di bisognosi che stavano pazientemente attendendo il nostro arrivo. Riguardando l\u2019elenco calcolai che mancavano aiuti per circa 35 individui. Pertanto, arrivati sul posto, dovetti tristemente confessare alla popolazione locale che i nostri alimenti erano sufficienti solo per 205 persone. Per fortuna i loro capi escogitarono una soluzione accettabile per far fronte al problema: coloro che ricevevano un pacco di aiuti dovevano cedere un barattolo del cibo ricevuto che si andava ad aggiungere a quelli degli altri. Una volta raccolti tutti i 205 barattoli furono equamente divisi tra gli ultimi registrati, risolvendo cos\u00ec il problema della scarsit\u00e0 di aiuti. Cos\u00ec tutti furono resi felici, anche gli ultimi 35 registrati.<\/p>\n<p>Un grazie infinite (daghang salamt) a voi che avete pregato per le vittime di Yolanda e generosamente donato loro il vostro tempo, i vostri sforzi e i vostri prodotti. Noi stiamo provando con tutte le nostre forze ad affrontare e superare ci\u00f2 che ci \u00e8 successo. Presto Ormoc e i suoi cittadini si rialzeranno ANCORA\u2026 Bamgon Ormoc ug Bangon Pilipinas!!!<\/p>\n<p align=\"center\">\u2026\u2026MABUHAY\u2026\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em>Traduzione dall&#8217;inglese di Francesca Vanessa Ranieri<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordando il tifone che ha duramente colpito le Filippine, Pressenza rivisita queste scene con una lettera di ringraziamento a tutti coloro che hanno offerto il loro aiuto in quei giorni cos\u00ec difficili, per ricordare al mondo che molti di 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