Emergono gravi incongruenze sulla posizione della V5006 della Finanza che per il Gan e il Coan era a Le Castella dove, però, quella notte non arrivò

“La motovedetta V5006 del Roan di Vibo, Guardia di Finanza, naviga in zona Le Castella”. Così è scritto nel diario degli avvenimenti del Coan di Pratica di Mare compilato tra il 25 e il 26 febbraio 2023. L’informazione arriva dalla sala operativa del Gan di Taranto. Peccato che non fosse vero, perché quella motovedetta, quella notte, non ha mai superato Capocolonna ed è rimasta ben lontana, per condizioni meteo avverse, da Le Castella. Eppure, quel documento ufficiale riporta questo dato, che è stato fatto emergere nel corso dell’udienza del 2 ottobre dall’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, all’epoca ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma.

L’avvocato, interrogando il maresciallo Antonio Staiano, in servizio la notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 alla centrale operativa del Coan, ha chiesto conferma della provenienza di quel messaggio – che è agli atti del processo – ottenendo la risposta che il diario è redatto dagli operatori della sala e che le informazioni ricevute vengono ascoltate in vivavoce da tutti i presenti nella stanza. Quindi, per il Gan di Taranto la motovedetta V5006 era a Le Castella, mentre in realtà si trovava sottocosta a Crotone dalle 21 del 25 febbraio per le condizioni meteo avverse dopo Capocolonna, e per questo non aveva potuto battere la zona a cui era assegnata. Una notizia che, nell’ottica difensiva, serve a ribadire come il flusso informativo di quella notte da parte della Finanza abbia avuto delle gravi pecche.

Le discrepanze emerse durante il processo

Il capitano Antonio De Maria, comandante della sezione operativa del Coan, rispondendo al pm sulle due ore di attesa della motovedetta della Finanza in porto dopo la segnalazione, ha dichiarato: “Non è un’attesa anomala”.

Le testimonianze sulla valutazione termica

De Maria è l’ufficiale della Finanza al quale l’esperto Frontex di law enforcement, Walter Pascalicchio, aveva inviato con qualche minuto di anticipo la segnalazione del caicco “per velocizzare l’informazione”. Pascalicchio, interrogato nel giugno 2026 dal pm Matteo Staccini, aveva inviato un messaggio a De Maria con la sua ipotesi che il caicco “fosse pieno di siriani”, perché in quei giorni c’era stato il terremoto in Siria.

De Maria, rispondendo all’avvocato di parte civile Marco Bona, ha spiegato la sua valutazione, definita “bello caldo”, in merito alla foto del caicco ripresa dalle telecamere termiche. In Tribunale ha detto: “In alcune zone c’era una risposta di calore. Pascalicchio ha contestualizzato la possibilità che questo potesse essere riferito al terremoto in Siria e io ho dato comunque una valutazione oggettiva solo della valutazione termica, anche perché ricordo quella sera di aver chiesto se fosse, o meglio, prima della foto, di aver chiesto se fosse una barca a vela tipicamente utilizzata per il traffico di migranti.

Ho chiesto se fosse una barca a vela, che è l’imbarcazione tipica per questi traffici. Al contrario, sicuramente c’era la risposta termica, stiamo parlando comunque di febbraio, di una barca che tipicamente ha una propulsione in linea d’asse. Se non sbaglio, mi parlava della possibilità di un’utenza telefonica intercettata dal sistema dell’aereo e questo, in parte, avvalorava il fatto che fosse un’imbarcazione sicuramente da valorizzare dal punto di vista tecnico-operativo. Ma che, per certi versi, escludeva la possibilità che ci fossero migranti a bordo”.

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