Lettera aperta dei Disarmisti esigenti alle realtà del 9 settembre contro il DDL antisemitismo e a chi rifiuta il pensiero unico.
Care amiche, cari amici, stiamo scendendo in piazza il 9 settembre per una battaglia sacrosanta: difendere la libertà di criticare Israele e denunciare un genocidio senza essere bollati come antisemiti. È il terreno della democrazia sostanziale. Ma serve lucidità strategica per guardare oltre il perimetro immediato. Chi, infatti, vuole criminalizzare la critica a Israele? Lo stesso blocco di potere che vuole blindare l’atlantismo a ogni costo e spinge per la guerra infinita in Ucraina, con il rischio concreto di escalation fino al confronto diretto NATO-Russia e persino all’uso di atomiche tattiche in una guerra nucleare limitata.
Siamo di fronte a due facce della stessa medaglia repressiva, con un meccanismo speculare: se critichi Israele sei antisemita; se critichi la NATO e le armi a Kiev sei putiniano. In entrambi i casi l’obiettivo è trasformare ogni dissenso geopolitico in reato, in estremismo. Per questo chi si batte contro il DDL liberticida non può fermarsi a metà del guado. Difendere la libertà di parola su Gaza senza difenderla sull’atlantismo è un’operazione monca. La censura di oggi che imbavaglia chi guarda a Gaza è la preparazione culturale all’arruolamento di domani in questa guerra contro la Russia proclamata inevitabile. Il passo successivo è lo stato di guerra permanente, che non tollera voci fuori dal coro, come dimostra l’iter del 13° decreto di aiuti militari all’Ucraina, i cui dettagli i prossimi giorni passeranno secretati al COPASIR per poi arrivare in Parlamento come semplice comunicazione.
Proponiamo – la proposta proviene da chi si è sempre mobilitato fisicamente sotto i palazzi del Potere ogniqualvolta che in questi anni questi decreti erano comunicati dal governo – un salto di qualità: non bandierine divise, ma un patto strategico per la libertà e contro la guerra. Uniamo le proteste in un grande presidio permanente sotto i Palazzi del Potere a partire, appunto, da inizio settembre. Potreste essere voi a fare da punto di riferimento per la protesta generale prolungando il vostro presidio del 9 settembre.
Il nostro messaggio deve essere chiaro: la vera libertà è una sola: né armi a Israele né armi all’Ucraina per alimentare guerre senza fine. Il collegamento tra difesa della Costituzione che tutela la critica e difesa dell’Art.11 che ripudia la guerra è l’unico argine.
Dalla contestazione di una legge repressiva alla contestazione del decreto di guerra: bisogna andare alla radice, attaccando la politica di guerra che rende necessarie le leggi repressive.
Collegare Costituzione e Art.11 non è un vezzo teorico, ma un imperativo politico per impedire che il dissenso venga monopolizzato dalle destre radicali: è notevole che ora siano le uniche a scendere in piazza. Se i movimenti democratici abdicano alla critica radicale dell’atlantismo, lasciano una voragine.
Il successo di AfD in Sassonia- Anhalt lo dimostra: se lasciamo cadere la bandiera della pace, la rabbia sociale causata dalle politiche di guerra viene intercettata dai populismi reazionari. Non possiamo lamentarci dell’avanzata nera in Europa se non diamo sponda sistemica al disagio. Un presidio contro i decreti di guerra e le strette autoritarie impedisce che il malcontento diventi reazione nera.
Come ricordava Calamandrei, la democrazia è una conquista quotidiana. L’Art.11 non è un reperto museale, ma il nostro scudo vivo. Spezziamo la museruola e svuotiamo gli arsenali: presidio permanente da metà settembre, perché la vera pace non è assenza temporanea di conflitto, ma l’atto supremo di giustizia e libertà che restituisce voce ai popoli.
Saluti pacifisti, nella speranza di un proficuo lavoro comune,
Alfonso Navarra











