Sono stati inaugurati mercoledì 12 agosto, e proseguiranno fino a domenica 16 agosto, i lavori della XII Conferenza internazionale dei Musei per la pace, l’evento a cadenza triennale della Rete internazionale dei Musei per la pace (International Network of Museums for Peace), la più importante organizzazione internazionale dedita al coinvolgimento, allo sviluppo e alla proiezione internazionale, promuovendone la conoscenza e i contenuti presso il pubblico più ampio, dei Musei per la pace.
I principi ispiratori del movimento, fondato nel 1992, costituitosi come associazione internazionale, consistono nel riunire musei, memoriali e organizzazioni, di carattere istituzionale e non, che promuovono la pace, la nonviolenza e la riconciliazione attraverso l’educazione, la ricerca e lo scambio culturale. Le sue mission e vision sono, infatti, proprio quelle, da un lato, di consentire ai musei per la pace (e alle organizzazioni che hanno le medesime caratteristiche e perseguono i medesimi obiettivi) di reperire risorse e collaborare nel lavoro di promozione della cultura della pace, a livello nazionale e internazionale; e, dall’altro, di identificare, condividere e diffondere conoscenze e buone pratiche tra tali musei nella direzione dell’educazione e della promozione della pace positiva.
La storia delle conferenze internazionali dei Musei per la pace è una vera e propria “storia nella storia”, non solo per i contenuti di volta in volta trattati, ma anche per i luoghi, spesso particolarmente significativi dal punto di vista dei movimenti per la pace, in cui si sono svolte. Così, la prima conferenza (1992) si è tenuta a Bradford, in Gran Bretagna, la città che ospita uno dei Musei per la pace più noti e importanti a livello mondiale, con una collezione di oltre 16 mila oggetti culturali, che ricostruiscono la storia di movimenti e «costruttori di pace» attraverso i suoi tre segmenti principali: obiezione di coscienza, movimenti contro il nucleare e personalità e movimenti per la pace a livello europeo e internazionale.
La quinta conferenza (2005) ha avuto come sede la storica città di Gernika, e anche in questo caso, l’attinenza simbolica e politica è più che palese, essendosi svolta presso il locale Museo per la Pace: una straordinaria istituzione museale ed educativa con uno spaccato dedicato (anche) alla tragica storia della città. E così ancora nel caso della nona conferenza (2017) a Belfast, con il supporto di Incore (International Conflict Research Institute), l’Istituto internazionale di ricerca sui conflitti, basato presso il campus universitario Magee a Derry-Londonderry.
Si giunge così, in questo ideale giro del mondo, alla conferenza di quest’anno, ospitata in un altro luogo della cultura di grande importanza internazionale, il Museo canadese dei diritti umani, a Winnipeg, uno dei musei tematici più rilevanti a livello globale, ospitato in uno straordinario esempio di architettura contemporanea, caratterizzata da linee curve e geometrie sghembe, con superfici irregolari e oltre tre quarti delle pareti inclinate a diverse angolature, un progetto dell’architetto Antoine Predock, concepito peraltro utilizzando computer grafica e modellazione 3D. Al suo interno ospita ben cinque piani di esposizioni e installazioni in un ideale percorso ascendente che, partendo dalla presentazione generale del tema dei diritti umani e passando per la denuncia delle guerre, delle grandi violazioni, e dei genocidi, arriva infine alla proiezione nell’attualità e al lavoro necessario, oggi, per i diritti umani ovunque nel mondo.
È questo lo scenario che ospita la XII Conferenza internazionale dei Musei per la pace che si articola, in base al programma, in tre tematiche e una serie di domande-tema. Le tematiche sono la decolonizzazione delle istituzioni museali, la costruzione della pace e dei diritti, il lavoro nel settore del patrimonio culturale e della costruzione della pace, il nesso, in particolare, tra cultura (e patrimonio culturale) e pace (e costruzione della pace).
Tra le domande, invece, cinque interrogativi: Come possono i musei creare spazi di riconciliazione e di apprendimento oltre le proprie mura? Come possono i musei e i loro operatori e operatrici diventare co-creatori di pace nelle comunità in cui si trovano? Come possono i musei superare una concezione limitata di (presunta) “oggettività” o “neutralità” per schierarsi invece a favore della pace e della giustizia? Qual è il ruolo dei musei nel sostenere le comunità nell’affrontare i conflitti in corso? Cosa possono fare i musei e le altre istituzioni impegnate nella costruzione della pace per garantire il rispetto dei diritti umani e per sostenere una cultura di pace, verità, equità, giustizia, coraggio attraverso le loro realizzazioni?
Molte le sessioni del programma che si annunciano di particolare interesse attraverso i panel tematici lungo le quali sono organizzate: collaborazione comunitaria, costruzione di ponti e contrasto delle tensioni tra musei e comunità; centralità delle conoscenze e dei saperi indigeni nella costruzione della pace; educazione basata nello spazio e musei come spazi di salvezza; approcci innovativi all’educazione alla pace in chiave trasformativa; presentazione e illustrazione dei musei per la pace; risalto delle esperienze di quanti/quante lavorano in istituzioni orientate alla pace; musei della pace in quanto chiamati ad affrontare conflitti, violazioni e colonialismo.
Qui, in particolare, nella sessione tematica dedicata all’educazione basata nello spazio e musei come spazi di salvezza, con un approfondimento sul carattere politico, educativo e trasformativo dei musei per la pace, sarà presentato anche il lavoro di ricerca, a cura di chi scrive, sul tema Inspiring Hope, Shaping Space. Peace Museums between place-based education and peace-building (“Ispirare la speranza, plasmare lo spazio. I musei della pace tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace”), sui contenuti e gli sviluppi della ricerca-azione H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment and Sharing) per Corpi civili di pace, volta alla ricerca, mappatura e significazione dei contenuti del patrimonio culturale, in particolare il patrimonio jugoslavo di scultura monumentale negli spazi aperti, al fine di promuovere una cultura di pace e generare risorse per la convivenza pacifica.
La conferenza ospiterà alcuni momenti di grande impatto e visibilità. Tra questi, in particolare, la conferenza e conversazione con Autumn Peltier, una delle attiviste per i diritti delle popolazioni indigene più attive e determinate a livello mondiale. Autumn Peltier, oggi ventunenne, ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale a 13 anni, con l’intervento da lei tenuto davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ha partecipato poi, nel 2018 e 2019, al Vertice di Azione per il Clima del Segretario Generale delle Nazioni Unite a New York, è stata più volte finalista per l’International Children’s Peace Prize, il “Nobel” per la pace dei giovani attivisti e attiviste; le è stata dedicata, nel 2022, una mostra presso il Canadian Museum of History di Ottawa, e, tra i diversi riconoscimenti, ha conseguito la Medaglia dei Volontari dal Governatore Generale del Canada. Sul grande schermo è nota per il documentario da lei curato, The Water Walker, trasmesso su HBO Canada e oggi disponibile, come contenuto didattico, in molte scuole canadesi.
Contenuti e programma della conferenza sono disponibili al sito: https://humanrights.ca.










