Arrestati nel 1920, i due immigrati italiani vennero condannati a morte il 9 aprile 1927. L’esecuzione fu eseguita il 23 agosto in Massachusetts, al penitenziario statale di Charlestown, nei pressi di Boston. Come di prassi nel rituale del processo, dopo che era stato pronunciato il verdetto ai due imputati venne chiesto: «Avete qualcosa da dire a vostra discolpa?».
Bartolomeo Vanzetti fece un discorso memorabile, oggi molto attuale…

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco a un’udienza del processo nel Tribunale di Dedham, Massachusetts, nel 1923.
Primogenito di un piccolo proprietario terriero e gestore di una caffetteria che per un paio d’anni, dal 1881 al 1883, aveva lavorato in California, Bartolomeo Vanzetti, detto Trômlin, era nato a Villafalletto, in provincia di Cuneo, nel 1888 e negli Stati Uniti, dove viveva dal 1908, dal 1917 con la cittadinanza americana, aveva fatto tanti mestieri e dal 1919 si guadagnava da vivere come pescivendolo.
Era amico dell’operaio Nicola Sacco, originario di Torremaggiore, in provincia di Foggia, dove era nato nel 1891 in una famiglia di agricoltori che producevano e commerciavano olio e vino, e a 21 anni, nel 1912, si era sposato negli Stati Uniti, dove abitava e lavorava forse già da qualche anno.

Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, la prima mondiale, per evitare l’arruolamento nel 1917 Sacco e Vanzetti si rifugiarono in Messico insieme ad altri anarchici italiani, con cui nel 1918 fecero ritorno negli USA. Tutti vennero inclusi nella lista di sovversivi tenuti sotto osservazione e uno di loro, Andrea Salsedo, nel 1920 il 25 febbraio 1920 fu arrestato e il 3 maggio dichiarato suicida ‘precipitato’ dal 14° piano del Park Row Building di New York dove aveva sede il B.O.I. (Bureau of Investigation) dell’FBI. Il 5 maggio, mentre organizzava un comizio di protesta per l’assassinio dell’amico, Vanzetti venne arrestato insieme a Sacco e, incriminato per una rapina avvenuta a Bridgewater il 24 dicembre 1919, il 16 agosto fu condannato a una pena “non inferiore ai 12 anni e non superiore ai 15” anni di reclusione. Poi, l’11 settembre, Vanzetti e Sacco vennero incriminati di un delitto avvenuto il 15 aprile 1920: la rapina di un calzaturificio e la morte del contabile, Frederick Albert Parmente, e di una guardia giurata, Alessandro Berardelli. Sebbene scagionati dalla confessione del portoghese Celestino Madeiros, già condannato a morte per un altro crimine e il 23 agosto 1927 giustiziato insieme a loro – i due anarchici italiani vennero giudicati colpevoli.
All’udienza finale del processo che li ha condannati a morte, in risposta alla rituale domanda del giudice Sacco si dichiarò innocente e Vanzetti disse:
Sí. Quel che ho da dire è che sono innocente, non soltanto del delitto di Braintree, ma anche di quello di Bridgewater. E che oltre ad essere innocente di questi due delitti, in tutta la mia vita non ho mai rubato, né ucciso, né versato una goccia di sangue. Questo è ciò che voglio dire.
E non è tutto. Non soltanto sono innocente di questi due delitti, non soltanto in tutta la mia vita non ho rubato né ucciso né versato una goccia di sangue, da quando ho avuto l’età della ragione per tutta la mia vita ho combattuto per eliminare il delitto dalla Terra.
Queste due braccia sanno molto bene che per avere del denaro non avevo bisogno di andare in mezzo alla strada a uccidere un uomo. Sono in grado di vivere con le mie due braccia, e di vivere bene.
Anzi, potrei vivere anche senza lavorare, senza mettere il mio braccio al servizio degli altri. Ho avuto molte possibilità di rendermi indipendente e di vivere una vita agiata… Mio padre in Italia è in buone condizioni economiche… Certo, questa affermazione potrebbe essere considerata una vanteria. E in effetti mio padre e i miei parenti potrebbero dirvi cose che qui non verrebbero credute. Qui forse preferite pensare che siano poveri in canna e non credere a me che, vi assicuro, so che invece avrebbero sempre potuto darmi i mezzi per farmi una posizione qualora mi fossi deciso a fermarmi, a fare una famiglia, a cominciare una esistenza tranquilla... E qui lo dico per giungere ad un’altra conclusione, che è questa: non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina di Bridgewater, non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina ed agli omicidi di Braintree né è stato provato che io abbia mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue in tutta la mia vita; non soltanto ho lottato strenuamente contro ogni delitto, io ho rifiutato anche i beni, le gioie della vita e i vantaggi di una buona posizione perché considero ingiusto lo sfruttamento dell’uomo.
Ho rifiutato di mettermi negli affari perché comprendo che essi sono una speculazione ai danni degli altri: non credo che questo sia giusto e perciò mi rifiuto di farlo.
Ciò che voglio dire, dunque, è che non soltanto sono innocente di tutte le accuse che mi sono state mosse, non soltanto non ho mai commesso nemmeno un delitto nella mia vita, in cui forse ho compiuto degli errori, ma non dei crimini, io ho combattuto tutta la vita per eliminare i delitti, i crimini che la legge ufficiale e la morale ufficiale condannano, anche il delitto che la morale ufficiale e la legge ufficiale ammettono e santificano: lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.
Perciò se c’è una ragione per cui io qui sono imputato, se c’è una ragione per cui voi potete condannarmi in pochi minuti, ebbene, la ragione è questa e nessun’altra.
I giornali hanno riferito le parole di un galantuomo, il migliore che i miei occhi abbiano visto da quando sono nato: un uomo la cui memoria durerà e si estenderà, sempre, più vicina e più cara al popolo, nel cuore stesso del popolo, almeno fino a quando durerà l’ammirazione per la bontà e per lo spirito di sacrificio.
Parlo di Eugene Debs (*).
“Nemmeno un cane – egli ha detto – nemmeno un cane che ammazza i polli avrebbe trovato una giuria americana disposta a condannarlo sulla base delle prove che sono state prodotte contro di noi“.
Quell’uomo … era onesto e riversava sugli altri la sua onestà … aveva una effettiva esperienza di tribunali, di carceri e di giurie. Proprio perché rivendicava al mondo un po’ di progresso, egli fu perseguitato e diffamato dall’infanzia alla vecchiaia, e in effetti è morto non lontano dal carcere.
Egli sapeva che siamo innocenti, come lo sanno tutti gli uomini di coscienza, non soltanto in questo ma in tutti i paesi del mondo: gli uomini che hanno messo a nostra disposizione una notevole somma di denaro a tempo di record sono tuttora al nostro fianco, il fiore degli uomini d’Europa, i migliori scrittori, i più grandi pensatori d’Europa hanno manifestato in nostro favore. I popoli delle nazioni straniere hanno manifestato in nostro favore.
È possibile che soltanto alcuni membri della giuria, soltanto due o tre uomini che condannerebbero la loro madre, se facesse comodo ai loro egoistici interessi o alla fortuna del loro mondo; è possibile che abbiano il diritto di emettere una condanna che il mondo, tutto il mondo, giudica una ingiustizia, una condanna che io so essere una ingiustizia?
Se c’è qualcuno che può sapere se essa è giusta o ingiusta, siamo io e Nicola Sacco.
Lei ci vede, giudice Thayer: sono sette anni che siamo chiusi in carcere.
Ciò che abbiamo sofferto, in questi sette anni, nessuna lingua umana può dirlo eppure – lei lo vede – davanti a lei non tremo, la guardo dritto negli occhi, non arrossisco, non cambio colore, non mi vergogno e non ho paura.
Eugene Debs diceva che nemmeno un cane – qualcosa di paragonabile a noi – nemmeno un cane che ammazza i polli poteva essere giudicato colpevole da una giuria americana con le prove che sono state prodotte contro di noi. Io dico che nemmeno a un cane rognoso la Corte Suprema del Massachusetts avrebbe respinto due volte l’appello – nemmeno a un cane rognoso.
Si è concesso un nuovo processo a Madeiros perché il giudice o aveva dimenticato o aveva omesso di ricordare alla giuria che l’imputato deve essere considerato innocente fino al momento in cui la sua colpevolezza non è provata in tribunale, o qualcosa del genere. Ebbene, quell’uomo ha confessato. Quell’uomo che era già stato processato ha confessato, e la Corte gli ha concesso un altro processo.
Noi abbiamo dimostrato che non poteva esistere un altro giudice sulla faccia della terra più ingiusto e crudele di quanto lei, giudice Thayer, sia stato con noi. Lo abbiamo dimostrato. Eppure ci si rifiuta ancora un nuovo processo.
Noi sappiamo che lei nel profondo del suo cuore riconosce di esserci stato contro fin dall’inizio, prima ancora di vederci. Prima ancora di vederci lei sapeva che eravamo dei radicali, dei cani rognosi. Sappiamo che lei si è rivelato ostile e ha parlato di noi esprimendo il suo disprezzo con tutti i suoi amici, in treno, al Club dell’Università di Boston, al Club del Golf di Worcester nel Massachusetts.
Sono sicuro che se coloro che sanno tutto ciò che lei ha detto contro di noi avessero il coraggio civile di venire a testimoniare forse Vostro Onore – e mi dispiace dirlo perché lei è un vecchio e anche mio padre è un vecchio come lei – forse Vostro Onore siederebbe accanto a noi, e questa volta con piena giustizia.
Quando ha emesso la sentenza contro di me al processo di Plymouth lei ha detto – per quanto mi è dato ricordare in buona fede – che i delitti sono in accordo con le mie convinzioni – o qualcosa del genere – ma ha tolto un capo d’imputazione, se ricordo esattamente, alla giuria. La giuria era così prevenuta contro di me che mi avrebbe giudicato colpevole di tutte e due le imputazioni, per il solo fatto che erano soltanto due. Ma mi avrebbe giudicato colpevole di una dozzina di capi d’accusa anche contro le istruzioni di Vostro Onore.
Naturalmente, io ricordo che lei disse che non c’era alcuna ragione di ritenere che io avessi avuto l’intenzione di uccidere qualcuno, anche se ero un bandito, facendo cadere cosi l’imputazione di tentato omicidio… Onestamente riconosco che fu lei a togliere di mezzo quell’accusa, giudicandomi soltanto per tentato furto con armi, o qualcosa di simile. Ma lei, giudice Thayer, per quel tentato furto mi ha dato una pena maggiore di quella comminata a tutti i 448 carcerati di Charlestown che hanno attentato alla proprietà, che hanno rubato; eppure nessuno di loro aveva una sentenza di solo tentato furto come quella che lei mi aveva dato… A Charlestown ci sono ladri di professione che sono stati in metà delle galere degli Stati Uniti, gente che ha rubato o che ha ferito un uomo sparandogli … Nessuno di loro è stato condannato da 12 a 15 anni come lo sono stato io da lei, per tentato furto. E per di più lei sapeva che non ero colpevole.
Lei sa che la mia vita, la mia vita pubblica e privata in Plymouth, dove ho vissuto a lungo, era così esemplare che uno dei più grandi timori del pubblico ministero Katzmann era proprio questo: che giungessero in tribunale le prove della nostra vita e della nostra condotta. Egli le ha tenute fuori con tutte le sue forze, e c’è riuscito. Lei sa che se al primo processo, a Plymouth, avessi avuto a difendermi l’avvocato Thompson, la giuria non mi avrebbe giudicato colpevole.
…
Siamo stati processati in un periodo che è già passato alla storia.
Intendo, con questo, un tempo dominato dall’isterismo, dal risentimento e dall’odio contro il popolo delle nostre origini, contro gli stranieri, contro i radicali…
… la giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra.
La giuria non si rendeva conto che c’è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici, e che perciò si comporta da spia, e commette dei reati nel paese in cui vive allo scopo di favorire i paesi nemici. Noi non siamo uomini di questo genere … siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta.
Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo – giorno per giorno – le conseguenze e i risultati dell’ultimo conflitto.
Noi siamo più convinti di prima che la guerra sia ingiusta, e siamo contro di essa ancor più di prima.
Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all’umanità: «State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un’illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov’è la libertà? Vi hanno promesso la prosperità. Dov’è la prosperità?».
Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov’è l’elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov’è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov’è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità? Dov’è il rispetto per la vita umana? Dove sono il rispetto e l’ammirazione per la dignità e la bontà della natura umana?
Mai come oggi, prima della guerra, si sono avuti tanti delitti, tanta corruzione, tanta degenerazione.
…
Ho già detto che non soltanto non sono colpevole di questi due delitti, ma non ho mai commesso un delitto in vita mia non ho mai rubato, non ho mai ucciso, non ho mai versato una goccia di sangue, e invece ho lottato contro i crimini, ho lottato sacrificando anche me stesso per eliminare i delitti che la legge e la chiesa ammettono e santificano.
Questo è ciò che volevo dire.
Non augurerei a un cane o a un serpente, alla più miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso.
Ma la mia convinzione è un’altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso.
Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di più per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.
Ho finito. Grazie.
https://latradizionelibertaria.over-blog.it/article-sacco-81526248.html
50 anni dopo, il 23 agosto 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis ha proclamato: «Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti». A tale affermazione, che non è un formale riconoscimento della loro innocenza, e conseguentemente nemmeno dell’accanimento politico e giudiziario di cui sono stati vittime, non è conseguita la riabilitazione dei due anarchici.
* Tra i fondatori del sindacato IWW, Eugene Victor Debs venne candidato alle elezioni presidenziali nel 1900 con il Partito Socialdemocratico d’America e con il Partito Socialista nel 1904, nel 1908, nel 1912 e nel 1920 mentre, dopo l’arresto effettuato applicando la legge federale Espionage Act del 1917, dal 1918 era recluso per la condanna a 10 anni di pena per aver istigato alla diserzione con discorsi che “ostacolavano il reclutamento” e, graziato nel 1921, morì nel 1926 per le complicazioni della malattia presa in carcere.


Egli sapeva che siamo innocenti, come lo sanno tutti gli uomini di coscienza, non soltanto in 








