La testimonianza del capo turno della sala operativa della Capitaneria di porto: non chiamai il Roan perché ci aveva detto che ci ricontattava in caso di necessità
Fa registrare il primo vero aspro scontro giudiziario tra Guardia di finanza e Capitaneria di porto l’udienza del 10 luglio del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer love il cui naufragio, il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro (Crotone), causò la morte di 94 persone. Sul banco degli imputati per omicidio e naufragio colposo ci sono sei militari: quattro della Guardia di Finanza e due della capitaneria di porto. Davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Alfonso Scibona, sono stati evidenti i tentativi di scaricare le responsabilità del mancato intervento tra i due corpi dello Stato.
Il Roan disse che ci avrebbero ricontatto in caso di necessità
Entrando nel merito della conversazione con il Roan, Spanò ha specificato: “Io sapevo che dalle 20 alle 6 ci sarebbe stata in mare la motovedetta della Finanza… mare permettendo. Se ci fosse stato mare grosso sarebbe rientrata prima invece dopo 4 ore da inizio turno, mi è stato detto che era in mare”. Invece in mare, come emerge dagli atti, non c’era alcuna nave. La V5006 era rientrata per bunkeraggio alle 23.55. La motovedetta insieme al pattugliatore ‘Barbarisi’ erano nel porto a Crotone da dove prenderanno il mare tra le 2.30 e le 2.46 per poi ritirarsi per condizioni meteo avverse alle 3.32.
Di questo, però, alla Guardia costiera non viene detto nulla. “Mai saputo che difficoltà hanno avuto navi Gdf. Mai saputo” ripete Spanò ai giudici di Crotone.
L’operatore della sala operativa del V Mrsc di Vibo Valentia viene a sapere del ritiro delle unità della Finanza dal Roan alle 3:48 del 26 febbraio, a pochi minuti dal naufragio. Il pm gli chiede come mai non avesse chiamato lui prima il Roan per informarsi sulla situazione: “Non ho richiamato il Roan di Vibo Valentia perché quella sera mi è stato detto che era una loro attività di polizia e non potevo entrare in attività di polizia. Poi mi era stato detto che ci avrebbero ricontattato in caso di necessità. Io sapevo che c’era una loro unità in mare e sapevo che mi avrebbero ricontattato per un eventuale impiego anche sotto il loro coordinamento per operazione di polizia”.
Procedura anomala contattare i CC
In risposta al pm Spanò ha poi aggiunto: “La Finanza non ha comunicato posizione del target alle 3.48. Noi avevamo solo la posizione della segnalazione di Frontex. Io alle 3.48 sapevo che loro al radar non avevano battuto nulla. Poi da lì a qualche minuto vengo contattato da Capitaneria porto Crotone il cui operatore Ciccarrone mi dice che era in contatto con carabinieri di Crotone che avevano ricevuto chiamata satellitare dalla barca. Contestualmente i carabinieri erano al telefono con il Roan che gli aveva detto che loro motovedetta, di rientro, aveva battuto un target al radar. Questo avviene tra le 4 e le 4.30. Io pensavo che Roan avesse contattato direttamente la Capitaneria di Crotone non che l’avessero contattata tramite i carabinieri. Questo l’ho saputo dopo. Per me questa procedura è un’anomalia”.
Le contestazioni dei difensori degli imputati
Opposizioni, segnalazioni di domande nocive, contestazioni. Domande per far cadere in contraddizione. La tensione tra gli avvocati degli imputati si è accesa quando i difensori dei militari della Finanza hanno iniziato a confutare le dichiarazioni di Spanò nella sua relazione rispetto alle parole della conversazione principale del processo. Le parti civili hanno assistito anche con soddisfazione alle schermaglie.
L’avvocato Giuseppe Di Rienzo, che difende Giuseppe Grillo (l’operatore del Roan con cui parlava Spanò), ha contestato il fatto che Spanò non avesse mai riferito nominativi di motovedette come invece aveva scritto nella relazione: “Io stavo fornendo la disponibilità, ma mi è stato detto: no, procediamo noi” ha ribadito il militare della Guardia costiera aggiungendo: “Ho detto a Siciliano di Roccella di stare pronti nel caso il Roan mi chiamasse, ho avvisato Crotone. Ho avvisto entrambi di tenersi pronti. Ho dato disponibilità: se loro mi dicevano che serviva motovedetta avrei avvisato chi di competenza per far partire le unità”.
Su richiesta dell’avvocato Marilena Bonofiglio, difensore di Francesca Perfido (ufficiale di servizio della Capitaneria di porto nella sala operativa dell’Imrcc di Roma la notte del naufragio) Spanò ha specificato che gli equipaggi delle motovedette sono negli alloggi dei comandi delle Capitaneria di Porto.
“Ho valutato io che la Gdf attendesse sotto costa”
L’avvocato Tiziano Saporito, difensore del luogotenente della Finanza Antonino Lo Presti, ha chiesto di spiegare il senso della comunicazione di Spanò alla centrale operativa dell’Imrcc di Roma nella quale informava l’ufficiale Francesca Perfido che il Roan aveva comunicato la presenza di una unità della Finanza che avrebbe atteso il caicco sotto costa. “Chi gli ha detto sotto costa?” chiede il legale. “Non mi è stato riferito che erano sotto costa. Per me attendere significa mettersi in posizione sotto costa, mi è stato detto ‘l’attenderà’ non che andava all’intercetto al largo”. risponde Spanò.
Altra contestazione della difesa ha riguardato il fatto che Spanò, dopo aver saputo alle 3.48 del retrofront delle motovedette della Finanza, abbia sostenuto di aver effettuato una ricerca per verificare la presenza di altre unità che potessero dargli informazioni, ma di non averne trovate. Saporito ha mostrato al testimone una mappa estratta dal sistema Pelagus alle ore 3.48 chiedendo di indicare se ci fossero altre navi: “Ci sono tre mercantili ma abbastanza al largo rispetto alla costa. Io ho cercato sotto costa”. Poi, su richiesta di precisazione dell’avvocato Bonfiglio ha affermato: “Cercavo qualche unità commerciale in zona che potesse aver visto o battuto presenza del caicco. Non l’ho fatto prima perché sapevo che c’era la Finanza ed era un’attività polizia e non posso entrare nella loro attività. Io ho cercato unità da Capo Rizzuto a scendere che fossero a ridosso della costa e lì non ce n’erano. Rispetto al punto di avvistamento del target queste barche sono molto lontane”.
L’avvocato Alice Massara, difensore di Nicolino Vardaro (all’epoca comandante del Gruppo Aeronavale della Finanza di Taranto) ha chiesto se l’annullamento del pattugliamento della Finanza viene solitamente comunicato alla Capitaneria di porto. “Non so se è obbligo, a me non pare di ricordare altro evento simile. Personalmente mi è capitato che durante le attività, la finanza abbia poi chiesto nostro ausilio”.
Il processo riprenderà il 18 settembre alle 14.30.










