Si dice che una regina, di chi si tratti non c’è certezza storica, a chi le disse che il popolo aveva fame rispose: “Se non hanno pane che mangino le brioches”.

Con la stessa arroganza, Edi Rama ha deciso di stanziare 4 milioni di euro per contribuire alle spese di un mega concerto del rapper statunitense Kanye West, che rischiava di fallire a pochi giorni dall’evento, per i troppi biglietti rimasti invenduti, a causa del prezzo davvero esorbitante (dai 292 ai 339 euro) a fronte di un salario medio di circa 400 euro e con pensionati che sopravvivono con 110 euro mensili.
Ieri sera, nel presidio di massa davanti al palazzo del primo ministro, gli interventi denunciavano questo scandalo, che ha aggiunto altra benzina sul fuoco della protesta. Il cartello ripreso nel titolo dell’articolo evidenzia la vergognosa lontananza tra i problemi della gente e le azioni del primo ministro.
Inizialmente Rama aveva rassicurato che il governo avrebbe stanziato “solamente”(!) i costi della logistica, dell’accoglienza e della sicurezza”, senza specificare la spesa complessiva e assicurando che le spese sarebbero state coperte da investitori privati albanesi, tedeschi e turchi.
Poi a pochi giorni dal concerto, di fronte all’ormai certo flop, la decisione di utilizzare 40 milioni di euro, prelevati dal fondo di riserva dello Stato, utilizzando in modo assolutamente improprio l’articolo 101 della Costituzione, che consente al governo di fare decreti, in caso di necessità e di urgenza, senza bisogno di passare dall’approvazione del Parlamento.
Il decreto è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio, generando ulteriore indignazione nei confronti di questo politico che ormai, più che governare, regna come un sovrano assoluto.
Ci si chiede se Edi Rama abbia perso completamente il polso del Paese o se davvero crede che eventi come questo possano avere una ricaduta positiva sull’immagine dell’Albania, generando ingenti ricadute economiche.
Per la piazza è solo l’ultimo episodio della corruzione che accompagna ogni decisione governativa e questo non fa che alimentare la protesta quotidiana.
Infine, ma non per questo ultimo come importanza, questo milionario rapper afro americano si definisce nazista, sostiene di amare Adolf Hitler e nega la Shoah. Si è candidato tre volte alla presidenza degli Stati Uniti, ma si è fatto fotografare con il cappello “Make American Great Again” a sostegno di Donald Trump.
Nel 2020 la sua candidatura “civetta” (fatta per disperdere voti di giovani afro americani, è stata finanziata da Elon Musk.
Profondamente misogino, nelle sue canzoni le donne sono solo oggetto di piacere, è nettamente contrario ai movimenti femministi e alla legalizzazione dell’aborto.
Infine è arrivato a sostenere che la schiavitù degli afro americani sia resistita nei secoli per colpa loro.
Un ottimo testimonial insomma per l’Albania ed il suo impresentabile primo ministro.










