Chiedo ad un ragazzo: “Quanto pensate di andare avanti con questa protesta? Non credo che Rama abbia alcuna intenzione di dimettersi…”

“A questa domanda posso risponderti con un tatuaggio che ho fatto con un amico in Italia mentre eravamo ubriachi, si abbassa la maglietta e sotto il collo ha scritto in italiano: “Che cazzo ne so”.

Penso che la mia domanda abbia meritato questa risposta. Sarebbe come chiedere a Mani Rosse fino a quando ci saranno proteste il giovedì davanti al Viminale per denunciare le complicità italiane con il migranticidio o ad Andrea De Lotto fino a quando dureranno le proteste quotidiane in piazza Duomo a Milano in solidarietà con il popolo palestinese.

Uno vorrebbe rispondere fino alla vittoria, ma in realtà è già un miracolo che le nostre proteste e la loro protesta, numericamente assai più numerosa, resistano nel tempo come la goccia che scava la pietra.

La “spallata finale” non sembra essere all’orizzonte: i manifestanti possono contare su 4 o 5 parlamentari (una giovane eletta ha lasciato il partito di Edo Rama e gli altri rappresentano i tre piccoli partiti di vera opposizione).

I manifestanti non hanno sindacati su cui contare per uno sciopero generale risolutivo, e non esistono “giovani colonnelli” dell’esercito in grado di destituire il governo per restituire la sovranità al popolo, come accadde il 25 aprile del 1974 in Portogallo, con la Rivoluzione dei Garofani.

“Noi speriamo di riuscire a costringere Edi Rama a dimettersi, ma in ogni caso io vengo qui ogni sera perché sento di dover fare la mia parte; questo posso fare e questo faccio, e poi mi piace stare qui insieme a tanta gente che la pensa come me, mi dà energia, forza e speranza” mi dice il ragazzo.

Ha scritto sul suo cartello da un lato: “Di quanti Fenicotteri c’è bisogno per salvare la natura?” e dall’altro lato: “Quanti parlamentari servono per vendere una nazione?”

La ragazza che sta con lui invece ha sul cartello le principali richieste della protesta in crescendo:
“Cancellare il progetto (del resort a Sazan)
Abrogare la legge 21 del 2024
Dimissioni di Rama
RNBBNB ossia le iniziali in Albanese di Rama in prigione, Berisha in prigione”.

Una donna mi dice: “Dobbiamo mettere al primo posto l’abrogazione della legge che permette questo scempio, cioè di costruire anche nelle riserve naturali. Se ci riusciamo il piano di Rama salterà e credo che lui stesso possa essere incriminato da qualche magistrato onesto”.

Sul suo cartello infatti c’è scritto in inglese:
“Nessun intervento edilizio nelle aree protette
Abrogare la legge 21-2024
Ripristinare la tutela del patrimonio naturale albanese

Un’altra donna mi dice: “Al primo posto c’è la lotta alla corruzione. Ma tutto deve cambiare. Servono riforme economiche che creino posti di lavoro così che nessuno, e i giovani in particolare, sia costretto ad emigrare.”

Un militante del partito di sinistra Levizja Bashke, che regge uno dei loro striscioni, mi confida che è piuttosto improbabile che Rama si dimetta perché rischierebbe seriamente la prigione per corruzione. La stessa cosa vale per molti deputati che non avrebbero motivo di sfiduciarlo.

Il presidente della Repubblica, un ex generale, è una figura puramente simbolica e non ha il potere di sciogliere il Parlamento.

“È una battaglia molto difficile, ma fino a che la gente scenderà in piazza noi saremo qui, a fare la nostra parte. La lotta potrebbe essere lunga, senza vittorie immediate, ma noi continueremo lottare come abbiamo sempre fatto, anche quando eravamo in pochi a farlo. Gramsci la chiamava “guerra di posizione”: una lenta ma costante avanzata, ma alla fine vinceremo” dichiara l’attivista.