Negli ultimi dieci anni l’Italia ha registrato un miglioramento significativo nella diffusione dell’attività fisica: la quota di popolazione totalmente sedentaria è scesa dal 40% del 2015 al 33% nel 2024, per un totale di 4,7 milioni di persone inattive in meno. Tuttavia, persistono forti divari territoriali e socio-demografici. Il Mezzogiorno, i piccoli comuni, le persone con basso titolo di studio, le donne e gli over-65 presentano livelli di inattività significativamente superiori alla media nazionale.

Parallelamente, pur in miglioramento, la dotazione infrastrutturale (oltre 78.000 impianti sportivi attivi, +5,3% rispetto al 2020) e la spesa pubblica nel settore (6,1 miliardi di Euro totali, +43% rispetto al 2015) restano inferiori alla media UE. Si può dire, sintetizzando, che il trend è positivo, ma la piena accessibilità allo sport rappresenta ancora una sfida strutturale per il Paese.

A destare particolare preoccupazione da un po’ di tempo a questa parte è però la “fuga” dei giovanissimi dallo sport, il cosiddetto drop-out sportivo, che fino a poco tempo fa si manifestava intorno ai sedici anni e che oggi inizia addirittura a farsi sentire già a partire dagli 11 anni. Infatti, il fenomeno è particolarmente rilevante tra i giovani tra i 10 e i 24 anni, dove le ragazze registrano tassi di abbandono più alti rispetto ai ragazzi (21,6% contro 15,1%), con un’età media di uscita dallo sport leggermente più precoce (14 anni per le ragazze contro 15 per i ragazzi). Tra le motivazioni più frequenti si segnalano la perdita di interesse, le difficoltà economiche e l’insufficienza o la scarsa accessibilità degli impianti sportivi.

La ricerca OFFSIDE: il drop-out sportivo nella Generazione Z, promossa congiuntamente dagli Enti di Promozione Sportiva ASC (Attività Sportive Confederate) e CSI (Centro Sportivo Italiano) e rientrante nell’ambito dei progetti finanziati da Sport e Salute, aveva già evidenziato nel 2022 come nelle scuole secondarie di 1° grado, il 25% dichiarava di aver smesso e l’8% di non aver mai praticato attività sportiva. Una percentuale che diminuiva alle superiori, dove 1 studente su 2 dichiarava di svolgere attività sportiva (56%), mentre il 35% dichiarava di aver smesso e il 9% di non aver mai praticato attività sportiva.

Dall’analisi delle motivazioni per età, emergeva che sia nelle scuole di I° che di II° grado sicuramente la motivazione principale dell’abbandono era rappresentata dalla mancanza di tempo (18% per le scuole medie) e dell’aumento degli impegni (29% per le scuole superiori), seguita dal cambiamento degli interessi (15% medie e 13% superiori). Per entrambe le scuole secondarie di primo e secondo grado emergevano anche altre motivazioni significative come: un costo troppo elevato, la troppa fatica/impegno, i genitori che sono in disaccordo con la pratica.

E la “fuga” dei giovani e giovanissimi dallo sport è confermata anche dalla recente ricerca dell’Osservatorio Valore Sport, su dati ISTAT 2025 elaborati da TEHA Group, presentata lo scorso giugno nell’ambito dello Sport Business Forum 2026: in adolescenza la pratica sportiva cala progressivamente con l’aumentare dell’età. Nel 2024 ha praticato sport il 75% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, si scende poi al 66% tra i 15 e i 17 anni e al 56% tra i 18 e i 19 anni. Parallelamente, cresce il tasso di abbandono: 9% nella fascia 11-14 anni, 16% tra i 15 e i 17 anni, fino al 28% tra i 18 e i 19 anni. Una disaffezione nei confronti della pratica sportiva che indubbiamente trova radice nella scarsa cultura del movimento. La ricerca ha messo in evidenza che le vere criticità si concentrano in 5 ambiti vitali per i giovani: la famiglia, la scuola, l’allenatore, il centro sportivo e il quartiere. Sono i 5 ambiti che devono, in quota parte, concorrere affinché lo sport sia (o ridiventi) desiderabile per le nostre ragazze e i nostri ragazzi e compatibile con le altre attività che li impegnano quotidianamente.

Non mancano iniziative e strategie contro l’abbandono sportivo giovanile, come il progetto Youth Drop-In Sport, finanziato dal programma Erasmus+ Sport 2024, che ha affrontato il fenomeno dell’abbandono sportivo giovanile (drop-out) tra i 13 e i 19 anni, con l’obiettivo di fornire raccomandazioni pratiche alle società sportive di base per creare ambienti inclusivi, flessibili e motivanti, riducendo il rischio di abbandono e favorendo la continuità della pratica sportiva.

Il Progetto ha sviluppato 8 raccomandazioni chiave per le società sportive, con esempi pratici: 1. Multisport: evitare la specializzazione precoce solo per un singolo sport, offrendo pacchetti di attività diverse. 2. Motivazione e engagement: introdurre gamification e co-design per rendere l’esperienza più coinvolgente. 3. Sessioni flessibili: proporre micro-allenamenti e formule drop-in per adattarsi agli impegni scolastici. 4. Formazione coach: sviluppare competenze di empatia, ascolto e inclusività. 5. Coinvolgimento giovani: creare spazi di leadership e raccogliere feedback. 6. Supporto psicologico: attivare desk di ascolto e protocolli di reinserimento post-infortunio. 7. Partnership scuola-club sportivi: organizzare eventi congiunti e condividere calendari. 8. Role model: coinvolgere mentori e proporre percorsi multipli nello sport.

Qui i dati ISTAT su “La pratica sportiva in Italia”: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/06/La-pratica-sportiva-in-Italia_2024.pdf.

Qui l’infografica del progetto Youth Drop-In Sport: https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2025/drop-out_sportivo_infografica.pdf.