Mimma, questo era il nome da battaglia di Irma Bandiera, indossava un vestito leggero di colore rosso a pallini bianchi, quasi a voler rivendicare da giovane donna quale era una vita bella e libera: lei era una combattente per la libertà, una delle 75.000 donne che avevano aderito alla Resistenza, e la sera del 7 agosto 1944 venne arrestata dagli aguzzini fascisti che, dopo avere tentato inutilmente con indicibili sevizie di estorcerle i nomi dei compagni, la uccideranno una settimana dopo.

La storia di questa giovane combattente ha preso vita nell’appassionato racconto con cui Ketty Giannilivigni – della Biblioteca delle Donne –  ha aperto la manifestazione Donne e diritti. Storia di una lotta, svoltasi alla vigilia di questo 2 giugno, nella cornice del rinnovato Istituto Gramsci Siciliano presso i Cantieri Culturali alla Zisa nella città di Palermo, in occasione della ricorrenza dell’80° anniversario della proclamazione della Repubblica e del primo voto esercitato dalle donne nella nostra storia.

Dopo i saluti del Presidente dell’Istituto prof. Salvatore Nicosia, che ci ha consegnato il suo personale ricordo di giovane ragazzino di quel giorno, nonché la lettura da parte di Giannilivigni del testo del 1943 incentrato sulla Resistenza delle donne, l’attrice Evarossella Biolo, con l’accompagnamento musicale intenso e coinvolgente della chitarrista Paola Selva, ha recitato a leggìo un testo scritto da Marco Artusi che ripercorre la millenaria storia della lotta delle donne per la conquista dei propri diritti.

Un percorso che, partendo dalla narrazione omerica del culto maschile degli eroi, mette in luce l’origine della società patriarcale fino ad arrivare alla Rivoluzione Francese dove l’attivista e scrittrice Olympe de Gouges pagherà con il patibolo la sua pretesa di scrivere la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina: anche nell’epoca rivoluzionaria la subordinazione femminile è un elemento costitutivo della nuova moralità democratica.

“Che donna impudente quella Olympe, ad intromettersi negli affari della Repubblica abbandonando le preoccupazioni della casa”: è questo l’epiteto che le viene rivolto per aver osato reclamare pari diritti per le donne e anche per gli schiavi, nella stessa epoca in cui in Inghilterra si esprimeva il pensiero della protofemminista Mary Wollstonecraft. Ma persino Rousseau auspica la restaurazione dei ruoli fra uomo e donna ponendo alla base della società come sola entità naturale la famiglia.

Il  racconto prosegue con l’avvento della Rivoluzione Industriale che vede l’ingresso in fabbrica delle donne avendo come conseguenza l’affermazione di una nuova coscienza di classe, anche se al prezzo di salari dimezzati rispetto a quegli degli uomini: una storia di diritti sociali e civili che percorre strade impervie e assai lente, rievocata dal racconto della Biolo, sino ad arrivare alla prima possibilità di ottenere il voto nel 1912 alla quale però Giolitti si opporrà considerandola “un salto nel buio”.

Paradossalmente sarà il fascismo ad ammettere per la prima volta le donne al voto per le amministrative salvo poi abolirle del tutto, prima che questo diritto possa essere esercitato, con l’instaurazione della dittatura fascista e del regime dei podestà: per il fascismo alla donna è riservato il ruolo di madre in antitesi al ruolo guerresco attribuito agli uomini.

È la Resistenza il vero cambio di passo, giacché attraverso la lotta partigiana il ruolo delle donne emergerà come mai era stato prima di allora: donne combattenti e determinanti nella costruzione della futura società, a tal punto da venir loro finalmente riconosciuto il diritto pieno di voto alle prime elezioni libere che si svolgeranno dopo la guerra, quelle del 2 giugno 1946 per il referendum monarchia-repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

All’Assise che darà corpo alla nostra Costituzione troveranno posto 21 donne le quali daranno un contributo fondamentale per la scrittura di molti articoli, tra tutti l’art. 3 incentrato sul principio di uguaglianza.

I loro nomi ed i loro volti vengono evocati ed esposti al pubblico che assiste e fra loro spicca quello di Teresa Mattei, la più giovane di loro e una delle donne simbolo della lotta per l’emancipazione femminile che Togliatti avrebbe definito “la maledetta anarchica” per le sue posizioni spesso in controtendenza rispetto alla linea del PCI. A lei si deve, tra le altre cose, l’individuazione della mimosa quale fiore simbolo per la lotta delle donne.

 

Conclusosi il momento teatrale, la manifestazione è proseguita attraverso le testimonianze di Valentina Chinnici, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, e Mariangela Di Gangi, consigliera comunale a Palermo, sul ruolo delle donne negli organi rappresentativi. I loro contributi sono stati coordinati da Piera Fallucca.

La Chinnici ha posto l’attenzione sulla centralità della scuola intesa come cuore di una società democratica e a tal proposito ha fatto riferimento ad una delle idee propugnata da una delle madri costituenti, Laura Bianchini, finalizzata a realizzare una gratuità senza limiti dell’istruzione. Per la parlamentare regionale, è necessario agire unite contro il partito patriarcale trasversale che ancora impedisce alcune importanti innovazioni legislative atte a garantire la massima partecipazione delle donne nell’attività istituzionale e politica.

A seguire la Di Gangi ha ulteriormente rimarcato i tentativi di marginalizzazione delle donne nelle istituzioni, spesso considerate solo quando si occupano di “cosi di fimmini” quali sono le politiche sociali atte a rendere concreto il principio di eguaglianza nella società. Ma anche su questo fronte c’è grande difficoltà a far passare certi temi, come quello attualissimo dell’educazione sessuo-affettiva che sta alla base di un efficace contrasto all’ideologia dominante del maschio, generatrice di violenza sulle donne. Di Gangi su questo è chiara: la strada da percorrere per rendere concreto il principio costituzionale di uguaglianza è ancora tanta e c’è bisogno di tante altre donne per portare avanti queste battaglie.

Il messaggio conclusivo è dunque questo: la parità è un diritto che si conquista giorno dopo giorno e un’eredità da trasmettere alle nuove generazioni, tenendo sempre presente che i diritti conquistati vanno difesi continuamente dai tentativi ricorrenti di rimetterli in discussione.