Dall’amico e compagno anarchico Vincenzo del Circolo Bakunin di Roma, gruppo che aderisce alla storica Federazione Anarchica Italiana, ho ricevuto due comunicati stampa di un gruppo anarchico ucraino, che peraltro ha un rapporto conflittuale con la maggioranza dei gruppi anarchici in Italia e nel resto del mondo e per di più su una questione non secondaria che riguarda l’identità del movimento anarchico e cioè l’antimilitarismo.

Riporto, tradotti in Italiano, due tra i loro ultimi comunicati stampa e poi, necessariamente, un mio commento giacchè per Pressenza il ripudio della lotta armata e della guerra è totale ed assoluto.

I due comunicati stampa vengono dal gruppo Колективи Солідарності • Solidarity Collectives:

I membri dello squat anarchico CP3-2 di Odessa, Ucraina, mandano i loro saluti alla rivoluzione femminile in Rojava.

Dal Rojava all’Ucraina, persone di diversa provenienza hanno intrapreso la lotta per difendere il diritto delle comunità all’autodeterminazione.

Combattenti internazionalisti come Dmitry ‘Ilya’ Petrov e Finbar Cafferkey hanno incarnato questo impegno. Dopo aver difeso la rivoluzione in Rojava, entrambi si sono uniti alla resistenza contro l’invasione russa dell’Ucraina, dove sono stati uccisi durante la battaglia per Bakhmut nel 2023

Oggi, mentre le Unità di Protezione delle Donne (YPJ) affrontano con una crescente incertezza e continue minacce alla loro stessa esistenza nel contesto della transizione politica in corso in Siria, i membri del CP3-2 di Odessa esprimono la loro solidarietà alle donne che hanno svolto un ruolo centrale nella difesa e nella costruzione dell’amministrazione autonoma nel nord e nell’est della Siria.

A sostegno della campagna #WeAreAllYPJ, chiedono solidarietà internazionale alle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) e si battono per il loro riconoscimento costituzionale come forza armata legittima nel futuro della Siria presso il Ministero della Difesa.

Odessa, 19 Giugno 2026

Siamo solidali con @kyivpride e con tutti coloro che hanno partecipato alla Marcia dell’uguaglianza 🏳️‍🌈🏳️‍⚧️

Nonostante le provocazioni dell’estrema destra e la minaccia di attacchi russi, oggi a Kiev circa 5.000 persone sono scese in piazza per dichiarare che i diritti della comunità LGBTQ+ non possono essere rinviati a “dopo la guerra”.

Una colonna separata  del corteo era formata da soldati LGBTQ+, dai veterani e dai familiari dei militari, che portavano i ritratti dei compagni caduti. Un promemoria per dire che le persone queer non solo chiedono l’uguaglianza, ma la conquistano ogni giorno.

Tra gli attivisti dei Collettivi di Solidarietà e i soldati che sosteniamo, ci sono anche persone queer. Lottano, fanno volontariato, si impegnano in attività sindacali e civiche e sono parte della resistenza ucraina.

Sosteniamo le richieste di KyivPride:
* Non approvare il nuovo Codice civile;
* Riconoscere le unioni civili per tutti;
* Introdurre una legislazione efficace contro i crimini d’odio;
* Introdurre il riconoscimento legale dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione.

Siamo solidali con coloro che lottano per un’Ucraina libera dall’occupazione, dall’oppressione e dalla discriminazione.

Kiev, 22 Giugno 2026

Колективи Солідарності • Solidarity Collectives

📷 @casparsfotos e Mauro Carlo Zanella

Pubblico questi due comunicati stampa, facendo un piccolo strappo alla regola di Pressenza che ripudia ogni guerra, sempre e comunque, in quanto la guerra in sè e per sè è un crimine contro l’umanità, sicuramente il più grave.

Non esistono guerre giuste, neppure la guerra in cui un popolo si difende da un’aggressione di un esercito straniero, perchè ad uccidere ed a morire è sempre la povera gente.

Si obietterà che il nazismo è stato sconfitto grazie alla vittoria militare degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica, dell’Inghilterra e dei loro alleati che mise fine alla Seconda Guerra mondiale: è vero, ma il  nazifascismo sconfitto a Roma, a Berlino e a Tokyo si è preso la sua rivincita a Hiroshima e a Nagasaky, due dei più grandi crimini contro l’Umanità della Storia, i cui autori, a partire dal presidente degli Stati Uniti d’America Harry Truman, a differenza dei responsabili di Auschwitz e degli altri campi di sterminio, non pagarono in nessun modo, in quanto vincitori, i loro crimini.

Intendiamoci non sto dicendo che in quella guerra non ci fosse un  male assoluto da combattere.

Dico che le brigate partigiane in Italia dopo il 25 Aprile si sciolsero e furono le donne e gli uomini della resistenza partigiana al nazifascismo, sia quella armata e sia quella, non meno coraggiosa e decisiva, non armata, che regalarono al popolo italiano la Costituzione della Repubblica in cui decretarono che “L’Italia ripudia la guerra”.

Al contrario gli Usa e il Regno Unito impararono subito dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi a ricorrere ai bombardamenti a tappeto sulle città nemiche. Bombardamenti che ieri come oggi sono considerati dal diritto internazionale veri e propri crimini di guerra e contro l’Umanità perché colpiscono principalmente civili indifesi.

Gli Usa impararono così bene la lezione che diedero loro i nazifascisti a Bilbao, a Guernica e successivamente a Coventry, che ancora oggi  in ogni guerra non esitano, con Israele e i loro alleati della Nato, ad usare i bombardamenti a tappeto come prassi quotidiana, illudendosi in tal modo di sollevare i popoli conto i loro governi.

Con il rispetto dovuto a chi si  arruola volontario, combatte e muore in Palestina, in Kurdistan, ma anche in Ucraina e in Donbass, su fronti contrapposti, per la difesa della propria terra e della propria gente, sento la necessità di dire che la lotta armata in generale e la guerra in particolare non possono in alcuno modo risolvere positivamente i conflitti in corso oggi nel mondo.

La guerra in Ucraina non potrà mai essere vinta da nessuno, ma potrà trascinarsi per anni ed anni causando centinaia e centinaia di migliaia di morti, dispersi, invalidi.

Senza contare che resta in campo la possibilità di una escalation che ci porti via via ad una guerra globale, totale e atomica.

Non si vuole qui proporre agli ucraini la resa, ma altre forme di difesa popolare e nonviolenta, fatte di non collaborazione con l’aggressore, disobbedienza civile, boicottaggio e perfino azioni di sabotaggio.

La maggioranza degli anarchici ucraini, una forza politica con una antica e mai domata tradizione, che nasce dall’insurrezione contadina degli anni 1917 – 1918, ha scelto di partecipare alla guerra con i propri battaglioni.

Sono battaglioni di persone che dichiarano di voler combattere contro i fascismo russo di Putin e del Patriarca di Mosca Cirillo II, che ha proclamato la crociata contro l’occidente corrotto dai Pride della comunita Lgbtq+.

Questi soldati li ho incontrato  a Kiev, a Majdan Nezaleznosti (Piazza dell’Indipendenza) nell’Agosto del 2025 ai funerali del pittore anarchico David Chichkan.

Uomini e donne con la “A cerchiata” sul basco, con i battaglioni dei gay e delle lesbiche, ma tutti inquadrati nell’esercito ucraino e che quindi combattono fianco a fianco con i battaglioni formati dai gruppi dell’estrema destra filonazista, come il battaglione Azov, che, pur essendo autore di stragi di civili, per moltissimi Ucraini è il battaglione dei coraggiosi difensori della città di Mariupol.

Non si vuole quindi negare che forze filo naziste siano presenti nell’esercito Ucraino, al punto di aver costretto il Presidente polacco Tadeusz Nawrocki, esponente di un partito conservatore e  filoatlantico, a revocare l’onorificenza dell’Ordine dell’Aquila Bianca al presidente Zelensky, che sdegnato l’ha rispedita per posta, senza considerare la gravissima provocazione, fatta all’intero popolo polacco, di aver battezzato un battaglione dell’esercito con il nome di un’organizzazione armata ucraina UPA, perché durante la Seconda Guerrra Mondiale aveva combattuto contro i sovietici… peccato che  i suoi soldati furono alleati dei tedeschi e  furono responsabili dello sterminio di oltre centomila polacchi, oltre che di un numero imprecisato di rom e di ebrei.

Sognavano in tal modo di creare un’Ucraina etnicamente pura, e quindi abbracciarono ideali che si ispiravano al modello nazista ed il loro sogno divenne un incubo per le loro vittime.

La guerra Ucraina è una questione assai complessa poichè tutti pensano di aver ragione, mentre in realtà hanno tutti soltanto delle ragioni parziali, che li spingono ad odiarsi ed a combattere dopo 80 anni di pacifica convivenza.

Chi vuole trovare le vie della Pace non ha paura di analizzare la complessità di un conflitto perchè nella complessità ci sono le parziali ragioni di tutti e la comprensione delle legittime ragioni di ciascuno può guidare la via di un’autentica riconciliazione.

Chi per mobilitarsi cerca di capire prima chi sono i “buoni” ed i “cattivi” non arriverà da nessuna parte. Troverà solo, da una parte e dall’altra, povera gente mandata al macello, corrotti signori della guerra e i soliti pescecani che nelle guerre fanno sempre affari d’oro.

E’ per questa ragione che noi non abbiamo dubbi a schierarci e ad appoggiare chi, più o meno consapevolmente, rifiuta di uccidere e morire da una parte o dall’altra del fronte.

Scrisse lo scrittore Friedrich Durrenmatt: “Patria, si fa chiamare lo Stato quando si accinge ad uccidere”.