
foto di Redazione Sardigna
L’Unione Sindacale di Base ha convocato per il giorno del 18 maggio uno sciopero generale, in difesa degli equipaggi della Global Sumud Flotilla, attaccati dalla marina militare israeliana in acque internazionali, e insieme contro il precariato e l’economia di guerra.
Anche Cagliari ha dato il suo contributo alla riuscita della giornata di protesta. La mattina, per le vie cittadine si è snodato un lungo corteo per i diritti sul lavoro. In particolare erano presenti le lavoratrici ed i lavoratori impegnati nelle cooperative sociali per la cura delle persone. Un settore particolarmente colpito dalla piaga del precariato, con contratti a tempo e diritti sul lavoro sempre più erosi. I manifestanti, per lo più donne lavoratrici, hanno voluto chiarire a gran voce che l’educatore è una figura professionale di grande importanza nella società attuale e che dovrebbe avere garanzie di stabilità e una giusta remunerazione, mentre oggi il settore è divorato dall’instabilità e a farne le spese sono anche gli utenti, disabili e persone in stato di fragilità, che non possono usufruire di un servizio continuo e adeguato.
Non meno di ottocento persone hanno percorso le strade del capoluogo sardo, scandendo slogan e raccontando al microfono le proprie difficoltà a lavorare senza garanzie, come materiale usa e getta e non come persone.
In serata l’appuntamento è stato invece in piazza Yenne, in occasione del duecentesimo giorno di presidio per la Palestina. Giunte le notizie degli arrembaggi pirateschi alla Flotilla, ci si è mobilitati d’urgenza in solidarietà con gli attivisti attaccati dalle forze armate israeliane, come al solito in totale spregio del diritto internazionale e davanti agli occhi distratti o conniventi dei governi europei.
Alcune centinaia di persone hanno sfilato in corteo, per ricordare il genocidio ancora in atto a Gaza e in Palestina e l’inammissibile prepotenza del governo israeliano, spalleggiato dagli Stati Uniti, che continua ad agire come se l’intero Mediterraneo facesse parte delle sue acque territoriali. La manifestazione si è conclusa in piazza costituzione, dove si sono svolti gli interventi finali.
Una giornata intensa, per ricordare che i diritti sul lavoro continuano ad essere negati dall’economia di guerra in cui i paesi europei, l’Italia fra i primi, si stanno assurdamente infilando.









