Nel 2025 le imprese attive nel campo della ristorazione sono state oltre 324.000,  in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma capaci di generare una domanda vicina ai 100 miliardi di euro, in crescita del 3,7%. Si tratta di uno sviluppo moderato che conferma la solidità del comparto, anche se non consente ancora di recuperare pienamente i livelli pre-pandemia in termini reali. Accanto ai segnali positivi emergono criticità strutturali rilevanti, come la riduzione dell’occupazione dipendente, la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato e una produttività ancora debole, legata a un modello fortemente basato sul lavoro umano. Sono alcuni dei dati del Rapporto Ristorazione 2026 della Fipe (https://www.fipe.it/), che evidenzia come il settore della ristorazione in Italia continui a rappresentare un pilastro dell’economia nazionale, pur trovandosi in una fase di trasformazione.  Il settore mostra inoltre una fragilità diffusa, testimoniata da un turnover elevato: a circa 10.000 nuove aperture si contrappongono oltre 25.000 chiusure, segno di modelli di business spesso poco sostenibili. I prezzi continuano a crescere (+3,2%), riflettendo gli effetti dell’inflazione, mentre gli investimenti risultano più cauti e selettivi.  Il rapporto evidenzia come la ristorazione italiana resti profondamente legata alla dimensione familiare: oltre un terzo delle imprese nasce da una tradizione tramandata e circa il 70% degli imprenditori è affiancato quotidianamente da familiari. Il passaggio generazionale non è però più scontato come in passato, poiché molti imprenditori, pur legati alla propria attività, sono consapevoli delle difficoltà del mestiere e preferirebbero per i figli percorsi diversi. Nel complesso, il quadro che emerge dal Rapporto Fipe descrive un settore in equilibrio tra continuità e cambiamento, ancora fortemente radicato nei valori tradizionali ma chiamato ad affrontare sfide decisive come la sostenibilità economica, l’innovazione e il ricambio generazionale (https://www.fipe.it/wp-content/uploads/2026/04/Ristorazione-2026.pdf). 

Il prossimo 16 maggio in tutto il territorio nazionale e in diversi Paesi esteri si celebrerà la quarta edizione della Giornata della Ristorazione. Insignita nel 2023 della Medaglia del Presidente della Repubblica per il suo alto valore simbolico e patrocinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero del Turismo, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e dal Ministero della Cultura, la manifestazione si conferma anche per il 2026 come un evento popolare, inclusivo e profondamente legato ai valori dell’ospitalità italiana. La grande novità di quest’anno è che la Giornata della Ristorazione è entrata ufficialmente nell’ordinamento italiano: con il via libera definitivo del Senato lo scorso 30 aprile, la ricorrenza è diventata infatti legge dello Stato. Quest’anno la Giornata della Ristorazione si afferma come un’importante iniziativa culturale sottolineando il profondo legame tra educazione e ristorazione. Chef e imprenditori del mondo della ristorazione incontreranno gli alunni delle scuole primarie, presenti in tutto il territorio italiano. Ogni personalità sarà portavoce di un tema speciale volto a trasmettere ai bambini l’importanza del legame tra memoria, emozioni e cibo. Per l’edizione 2026, i pubblici esercizi aderenti saranno invitati a dedicare un piatto speciale al riso, ingrediente scelto come simbolo della giornata per raccontare tradizione, creatività, identità territoriali e cultura dell’accoglienza.

Di recente son o stati presentati i risultati inediti del rapporto “The Italian Table Abroad, monitoring sulla presenza e sul posizionamento dei ristoranti italiani all’estero”, che ha certificato il valore della cucina italiana come infrastruttura strategica e strumento di rappresentanza culturale. L’indagine, promossa da FIPE e realizzata da Sociometrica, ha analizzato 1.486 ristoranti in dieci capitali europee, monitorando oltre 115.000 voci di menu per definire il posizionamento del “brand Italia”. I risultati confermano la straordinaria forza della tavola italiana. Il rating medio dei ristoranti analizzati è 8,95 su 10, mentre il prezzo medio del piatto principale è di 30,30 euro. La cucina italiana mantiene quindi un posizionamento di forte accessibilità e con livelli di apprezzamento molto elevati. Londra e Parigi guidano la classifica dell’Autenticità, segnalando che nei mercati più sofisticati la ristorazione italiana tende a specializzarsi maggiormente e a valorizzare le identità regionali. Sul piano delle tipologie, la pizzeria si conferma il format più presente e più replicabile: 345 locali, prezzo medio inferiore alla media generale e Indice di Valore pari a 12,5. L’osteria, pur numericamente marginale, raggiunge il valore più alto, con un Indice di Valore di 13,3 e un rating medio di 9,21. L’analisi dei menu mostra una ricchezza straordinaria. L’85,9% dei cluster semantici compare in un solo ristorante: ciò significa che la ristorazione italiana all’estero non esporta un menù standardizzato, ma una varietà vastissima di proposte, adattamenti, tradizioni e invenzioni, che non sono distinzioni solo nominali ma sostanziali. La Pizza Margherita è il piatto più diffuso, seguita dal Tiramisù e dallo Spritz; questa è la triade che impera nella cucina italiana all’estero (https://www.fipe.it/wp-content/uploads/2026/05/Sintesi-per-la-stampa-1.pdf). 

Qui tutte le info sulla Giornata della Ristorazione 2026: https://www.giornatadellaristorazione.it/