Sono stati tre giorni straordinari quelli passati con lo Standing Group Movimenti Sociali e Partecipazione Politica della Società Italiana di Scienza Politica.
Per l’Assemblea No ponte è stata l’occasione per confrontarsi con ricercatori e ricercatrici che hanno assunto l’inchiesta sui movimenti sociali come obiettivo della loro attività. È stato un modo per portare a verifica le esperienze e le riflessioni fatte in tanti anni di mobilitazione. È stato un modo per mettersi in ascolto di esperienze fatte nell’incontro con tante altre occasioni di lotta in tanti altri territori.
Ciò che ha senz’altro reso proficue queste giornate è stata la scelta di intrecciare discorsi e pratiche attraverso forme diverse di comunicazione. Vogliamo dirlo con le parole stesse dello Standing Group: “Quest’anno la ricchezza di linguaggi e stili è stata la cifra che ha caratterizzato questa edizione: tanti i progetti e lavori di studenti e studentesse di dottorato che combinano più discipline e metodi di analisi dei conflitti sociali e dell’azione collettiva; tante le forme di confronto e discussione con l’attivismo locale, dalle tavole rotonde, ai gruppi di lavoro, fino al linguaggio teatrale e a quello delle passeggiate. Ragionare sulla minaccia del Ponte sullo Stretto, a partire dalla lunga storia del movimento che da decenni vi si oppone, è stata un’occasione per confrontarci sul tema delle grandi infrastrutture come modello di governo dei territori”.
Usciamo da queste giornate con ancora maggiore consapevolezza che la costruzione della decisionalità dal basso nei territori si forma nell’azione collettiva e nella condivisione di saperi e pratiche diverse. Sappiamo di avere incrociato nuove compagne e compagni di strada con cui costruire ancora nuove traiettorie di lotta. Ci serviranno queste giornate nel prossimo futuro.
Sappiamo bene come il continuo rinvio dell’avvio dei cantieri sia il frutto della lotta No Ponte. Sebbene, infatti, in tutti questi anni sia stato costruito un meccanismo di appropriazione di risorse pubbliche, l’obiettivo di creare consenso intorno all’opera non è stato raggiunto. Sappiamo bene che si è tentato di dare al ponte la sembianza della speranza, dell’ultima speranza per il nostro territorio, ma anche questo non è andato a buon fine. Lo testimoniano i fallimenti delle mobilitazioni a favore del ponte, ma ancora di più lo testimonia la rimozione di questo tema dalla campagna elettorale della nostra città.
Alla nostra parte ascriviamo la ricchezza e la bellezza dei nostri cortei. Ne stiamo organizzando ancora uno, per l’otto agosto, convinti sempre più che il no ponte, a Messina, sia il linguaggio della giustizia sociale.

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