Il principio di autoderminazione dei popoli è un principio sacrosanto su cui si è basato il processo di decolonizzazione avvenuto sia in forma pacifica e concordata con l’ex stato colonizzatore e sia in forma di conflitto armato, come emblematici sono stati i casi dell’Algeria, del Vietnam e della piccola Timor Est, dove il governo indonesiano scatenò una repressione che più di un esperto di diritto internazionale definì come genocidio.
Ciononostante tocca essere chiari per evitare che, dopo la tanto attesa decolonizzazione, si scatenino atroci guerre civili come fu ad esempio il caso del subcontinente indiano dove nel momento dell’indipendenza si sancì la separazione del Pakistan e del Bangladesh musulmani dall’Unione Indiana, arrivando ad un conflitto armato, a stragi compiute da entrambe le parti e a milioni di profughi, un conflitto che prosegue ai nostri giorni con la pace armata o meglio con la guerra congelata di due potenze dotate di armi nucleari.
L’Unione Indiana tuttavia è uno stato plurinazionale e multireligioso.
Il Mahatma Gandhi sognava che con l’indipendenza non si arrivasse ad una divisione territoriale con l’attuale Pakistan e con il Bangladesh, ma immaginava e sognava l’unità e la fraterna convivenza tra i popoli dell’India che avrebbero dovuto fondare la propria fusione in un solo popolo, composto da genti con lingue, culture, religioni diverse, ma unite da valori civici, da un patriottismo non nazionalista e da un ideale di India Paese non allineato con le potenze mondiale e promotore di Pace nel Mondo. Significativo è il fatto che venne ucciso da un fanatico Indù ovvero della stessa religione del Mahatma, che lo considerava un traditore.
Anche la Jugoslavia era il frutto di una Unione di nazionalità diverse: Sloveni, Croati, Serbi, Albanesi del Kosovo, Musulmani della Bosnia Erzegovina, Macedoni di lingua Slava e di lingua Albanese, Montenegrini, Rom di diversi gruppi, Ungheresi, Turchi, Rumeni, Slovacchi, Bulgari, Rutenici, Italiani e Tedeschi (queste ultime due nazionalità notevolmente ridottesi a seguito della Seconda Guerra Mondiale per la migrazione in Italia ed in Germania di decine di migliaia di persone, ma gli Italiani che decisero di rimanere non subirono discriminazioni ed avevano riconosciuta una rappresentanza nelle Istituzioni dello Stato).
Il Maresciallo Tito e la Lega dei Comunisti, riconoscevano alle diverse nazionalità e religioni (Cattolici, Ortodossi, Musulmani, Ebrei, Protestanti) Autonomia Culturale e Rappresentanza Politica, erano però condannati i nazionalismi che puntavano alla creazione di stati nazionali ed etnici e che quindi puntavano alla dissoluzione della Federazione Socialista, cosa che effettivamente accadde un decennio dopo la morte del Maresciallo.
Stessa cosa si può dire per l’Unione Sovietica, che univa decine di popoli diversi sotto la bandiera del socialismo e dell’internazionalismo proletario e che ha lasciato il posto (non senza guerre civili sanguinose come quella in Cecenia e quella tra Armeni ed Azeri) ad una decina di stati nazionali, ciascuno con varie minoranze nazionali al proprio interno più o meno tollerante o discriminate.
Alcune di queste guerre sono tutt’ora in corso o congelate su confini di fatto (come la guerra tra la Repubblica di Moldavia e l’autoproclamata Repubblica Moldava della Trasnistria) oppure sono tuttora in corso come quella catastrofica e sanguinosissima Guerra civile iniziata nel 2014 e poi ad una “guerra su vasta scala” tra l’Ucraina, appoggiata dalla Nato, e la Federazione Russa che ha unilateramente annesso la Crimea e gran parte del Dombass.
Una guerra di aggressione, secondo il Diritto Internazionale, derubricata dalla propaganda Grande Russa a “Operazione Speciale di Denazificazione” così come come quella della Nato contro la Repubblica Serba fu chiamata allora “Guerra Umanitaria”.
Viceversa ci sono stati plurinazionali che esistono da secoli, come la Confederazione Elvetica che unisce Francesi, Tedeschi, Italiani e parlanti il Romancio, mentre gli Jenisch/Yeniche, popolazione nomade di lingua tedesca sono stati riconosciuti come minoranza nazionale solo nel 1977.
La comunità ebraica si è ridotta a 18 000 persone, ma lo Yiddischè è tutelato come lingua minoritaria, mentre la situazione realmente problematica con veri abusi (sterilizzazione ottenuta con l’inganno e sequestro dei figli proseguite fino agli anni Settanta) riguarda I Rom e i Sinti. Inoltre contro i lavoratori migranti non mancano ricorrenti pulsioni xenofobe.
L’Unione Europea, embrione di Stato confederate plurinazionale, nasce a Ventotene come so ialista e democratica, ma non avrà mai un cuore ed un’anima fintanto che sarà guidata da un personale politico neoliberista, guerrafondaio e malato di suprematismo bianco.
La questione palestinese, difficilmente potrà risolversi definitivamente se non con una Palestina (che chi vuole può chiamare Israele), laica, democratica, “libera dal fiume fino al mare” da ogni forma di fascismo (in primis dal sionismo suprematista e genocida) per tutti coloro che siano disposti a viverci non da coloni, ma da cittadini rispettosi dei diritti umani di tutti. Sembrava impossibile ma questo è ciò che è accaduto in Sudafrica.
Il caso Italiano è forse tra i più interessanti: l’articolo 3 riconosce uguaglianza a tutti i cittadini senza discriminazioni di sorta, mentre l’articolo 2 riconosce i diritti umani e infine l’articolo 10 garantisce il diritto d’asilo.
L’ottenimento della cittadinanza italiana è possibile, ma è reso difficoltoso soprattutto rispetto ai tempi di attesa a seguito di leggi restrittive dovute soprattutto alla conclamata xenofobia della Lega.
In ogni caso la Costituzione della Repubblica Italiana, non disegna uno stato degli Italiani, nel senso dei parlanti come lingua madre l’Italiano, è invece una Repubblica Antifascista e Democratica, che ripudia la guerra, che promuove i diritti umani nella loro interezza: sociali, civili e individuali e che mette al bando ogni suprematismo anche con leggi antidiscriminatorie.
Ttutto questo sta nella nostra amatissima Costituzione, ma resta un obiettivo da realizzare nella sua completezza ed è continuamente messo in discussione dalle forze politiche eredi del fascismo o dichiaratamente xenofobe e razziste.
Insomma i popoli sono entità storicamente costruite dagli esseri umani e un individuo può avere una identità plurinazionale o sentirsi cittadino del mondo e dichiararsi cosmopolita o internazionalista.
Il concetto di popolo andrebbe ripulito da ogni pulsione etnico-nazionalista e suprematista… si tratta di recuperare nella loro pienezza quei principi universalistici del Cristianesimo (“Non c’è qui nè Giudeo nè Greco; non c’è schiavo nè libero; nè maschio nè femmina, poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”, Paolo di Tarso, Lettera ai Galatina, metà del I secolo dopo Cristo) dell’Islam e di gran parte delle altre religioni (ma non di tutte e non da tutte coerentemente vissute nei secoli dalle varie chiese quando hanno benedetto guerre, schiavitù e razzismo discriminando arbitrariamente gli infedeli) e soprattutto degli ideali Anarchici (“Nostra Patria è il mondo intero” Pietro Gori, Stornelli d’Esilio, 1895), Socialisti (“I confini scellerati cancelliam dagli emisferi”, Filippo Turati, Inno dei Lavoratori, 1886) e Comunisti (“Proletari di tutti i Paesi, unitevi!” Karl Marx e Friedrich Engels, il Manifesto del Partito Comunista, 1848).
Il termine Popolo dovrebbe essere riferito unicamente alla intera comunità umana presente in un territorio statale.
Pertanto la vera autodeterminazione dei popoli si costruisce sul rispetto dei diritti umani e su una sovranità fondata su un’autentica Democrazia, con le più ampie forme di partecipazione possibile, un sistema informativo libero e plurale oltre che da un sistema scolastico fedele nei suoi obiettivi ai valori imprescindibili dalla carta Costituzionale e quindi volto a formare cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri.










