L’occasione offerta dalla presentazione del lavoro di Angela Fais Pietre senza popolo (LAD) stata preziosa e come tale interpretata e vissuta dalla partecipazione attenta e propositiva all’iniziativa di sabato pomeriggio alla Casa del Popolo “Peppino Impastato” di Palermo.
Numerosi interventi e analisi critiche hanno riguardato un tema da tempo rimosso dalla sinistra politica e sociale: categorie e concetti riguardano le dinamiche di trasformazione dello “spazio urbano” come effetto e strumento dello sviluppo del capitalismo attuale, neoliberista e finanziarizzato.
L’introduzione di Pino Bertoldo (Casa del Popolo) e la relazione dell’autrice, Angela Fais, hanno proposto analisi e possibili percorsi di “resistenza attiva” a partire dalla città intesa come terreno di conflitto: da un lato la natura predatrice delle logiche economico-politiche del capitalismo –rendita e speculazione immobiliare come terreno di valorizzazione e fonte di profitti- e dall’altro la riappropriazione dello spazio urbano da parte dei suoi abitanti.
I processi di “gentrificazione” e “turistificazione” selvaggi in atto pongono le questioni dello spazio urbano come fondamentali rispetto a quel “diritto alla città” come riconquista del “vivere in comune” da parte dei suoi abitanti.
L’autrice ha evidenziato la trasformazione in “merce” della città ripercorrendone lo sviluppo storico e teorico, soffermandosi su strumenti di analisi e categorie che devono diventare percorsi reali di “cittadinanza attiva”, di “resistenza”.
Il dibattito ha posto interrogativi e proposte concrete, percorsi di conflittualità sul territorio urbano come “ricomposizione” di quei settori di ceti subalterni, di classe, che stentano a ritrovarla nei luoghi della produzione, nella frammentazione, parcellizzazione e precarizzazione del lavoro.
L’iniziativa non si è “chiusa” con i saluti finali ma ha rinviato a momenti successivi il “fare resistenza” come filo rosso che percorre tutto il libro: da studiare e da agire nella realtà concreta.
Il 13 giugno sarà presentato un libro sugli anni 70… estremamente attuale ed importante come analisi storico-politica comparata al presente: Alessandro Barile, Alberto Pantaloni (a cura di), Il sogno della rivoluzione. La nuova sinistra negli anni settanta, Mimesis, Milano 2026.

Il volume vuole offrire una panoramica di alcune delle principali tematiche del “lungo Sessantotto” italiano: dalla “strategia della tensione” all’autonomia operaia in fabbrica, dalla lotta armata ai femminismi, dal Settantasette a Democrazia proletaria; obiettivo del lavoro è quello di tornare a riflettere sugli anni settanta provando a rimettere al centro delle questioni la contesa politica, arricchita degli sguardi, dei punti di vista e delle acquisizioni di due decenni abbondanti di storiografia sull’argomento.

Superata l’epoca della “memoria possessiva” dei protagonisti, è possibile oggi riflettere sul decennio d’oro della partecipazione politica in Italia mettendolo in relazione con le principali contraddizioni del “paese mancato”: lo Stato stragista e la debolezza della borghesia nazionale; l’eccezionalità italiana del “lungo Sessantotto”, la sua durata e la sua capillarità sociale; le contraddizioni del violento sviluppo economico fatto di arricchimento, sradicamento, migrazioni interne e sconvolgimenti culturali; il ruolo del Pci – il più forte partito comunista d’Occidente ma, al tempo stesso, il più forte competitor e poi avversario dei movimenti; l’irruzione del privato, inteso come valorizzazione del “personale”, nella lotta politica, in una genesi dell’intersezionalità delle lotte che appare come uno dei caratteri duraturi dei “global seventies”.

E ancora: il rapporto tra la nuova sinistra e le elezioni, un rapporto contraddittorio e incompiuto dalle perduranti conseguenze; il senso della sconfitta politica degli anni settanta, che lascia in eredità un palazzo insensibile alle richieste di cambiamento e una sinistra dilaniata tra riformisti e movimentisti, una frattura che di fatto non si ricomporrà più se non in occasionali contingenze; infine, la fine del partito come “avanguardia” – nella parabola di Democrazia proletaria – in favore di un partito come “struttura di servizio” dei movimenti, delle istanze della società civile e dei fermenti culturali provenienti dal basso e dal mondo dell’associazionismo.

Tutto questo fa degli anni settanta un crogiolo di problematiche ancora attuali – anacronistiche e attuali al tempo stesso – su cui conviene ancora ragionare in sede storica ma anche in sede di riflessione politica. Il volume ha infatti l’obiettivo di non rimanere confinato alla discussione storica degli eventi, ma anche al confronto politico, rivolto al passato e al presente.

Il dibattito sarà dunque un’occasione significativa per riflettere su quegli anni alla luce del presente.
Un dibattito attualissimo ed utilissimo, specie per le nuove generazioni di attivisti e militanti.

 

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