La fredda e grigia Milano di gennaio è solo un quadro alle finestre; basta uscire di casa, percorrere le strade che da Porta Genova portano a San Vittore per rendersi conto del calore della città, dello spirito delle persone che ci vivono. Oggi a Milano 600 anime hanno sfilato in solidarietà ad Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41bis, dal 20 ottobre in sciopero della fame.

 

Alfredo si trova in carcere da oltre dieci anni per aver gambizzato l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, azione da lui rivendicata. Dal 4 maggio dello scorso anno è stato condannato per strage politica a causa di un attacco alla caserma dei Carabinieri di Fossano avvenuto sedici anni fa, una “strage” senza vittime e senza feriti.

Il 19 dicembre il tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato il ricorso contro l’applicazione del 41-bis, confermando la misura per i prossimi quattro anni. Questa la motivazione:  «Lo status detentivo ordinario, anche in regime di alta sicurezza, non consente di contrastare adeguatamente l’elevato rischio di comportamenti orientati all’esercizio da parte di Alfredo Cospito del suo ruolo apicale nell’ambito dell’associazione di appartenenza».

Il carcere duro venne inserito nella sua forma attuale nell’ordinamento penitenziario italiano dopo le stragi mafiose del 1992 in cui vennero uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed è applicato soprattutto contro detenuti condannati per mafia, per impedire che i boss criminali comunichino con l’esterno.

Con l’applicazione del 41-bis, per la magistratura i rapporti tra Cospito e i suoi compagni del movimento anarchico sono paragonabili a quelli tra appartenenti a gruppi della criminalità organizzata. Cospito è considerato pericoloso come un boss mafioso.

Motivazioni che lasciano forti dubbi, come Alfredo stesso dichiara:  “Io so che se non risolvono questo problema morirò. Sarà la mia ultima battaglia, ma andrò comunque fino in fondo. Ho solo quest’arma, ho solo il mio corpo. Sono un anarchico; per definizione l’anarchia non ha una struttura formale, non ho reti a cui impartire ordini. Noi combattiamo lo Stato, ma non ci sono legami di questo tipo, per questo non merito il 41 bis [..] Sono costretto a usare lo sciopero della fame per farmi sentire, perché è l’unico mezzo che mi è consentito. Io ancora reggo, ma se continuo così so che tra poco non avrò più la forza per alzarmi da questo letto”.

Il 41bis è un tema di forte discussione; c’è chi ne chiede l’abolizione considerandolo uno strumento anticostituzionale e contrario alla finalità rieducativa e chi invece lo vede come uno strumento indispensabile per contrastare le organizzazioni mafiose.

Ma questa vicenda non ha nulla a che fare con questioni di sicurezza; si tratta di una pena spropositata, di una vessazione gratuita.

Attraverso i suoi scritti Alfredo Cospito riflette e fa riflettere; per questo è stato punito. Ha solo il suo corpo per portare avanti una lotta nonviolenta contro uno strumento di oppressione dell’uomo contro l’uomo.

Foto di Andrea Mancuso e Andrea De Lotto